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C'è in questa edizione del Festival di Santarcangelo di Romagna una straordinario, quanto in parte inatteso, intersecarsi di suggestive scadenze e di auspicate ri-partenze. In primo luogo è l'edizione numero 50, che segna dunque mezzo secolo di una vita con le radici nel secolo breve e la chioma che fiorisce nel nuovo millennio. Poi, finalmente, attesta sostanzialmente la ripresa di una ben strana stagione estiva, fiaccata dal lungo periodo di chiusura che ha colpito più di altri i tradizionali protagonisti dei nostri festival, giovani e compagnie di ricerca come noto, ma per questo ancora più vogliosa di ritrovare i suoi spazi. Festival 20-50 dunque, 20 per l'anno di svolgimento ed insieme 50 a indicare un fondamentale genetliaco ed un rinnovato orizzonte temporale, ma quello che più attira

l'attenzione, dalle stesse parole dei due direttori artistici Daniela Nicolò e Enrico Casagrande dei “Motus”, è il fatto che questa situazione improvvisa fosse stata in qualche modo già anticipata nelle linee guide del loro progetto, quasi si sapesse, prima, il suo accadere in una sorta di presente distopico di un passato dimenticato e di un futuro ancora da costruire.
“Far out”, strano, bizzarro, un festival così concepito già nel 2019, scrive Daniela Nicolò, concepito per arrivare appunto da un futuro immaginato e fantastico, fantastico perché appunto immaginato ma anche perché colorato di felici intendimenti, poiché dal passato faticano ad arrivare segnali e codici, perduti nella nostra contemporanea incapacità di sognare, imprigionati come siamo in un presente eterno e senza sbocchi.
Così Santarcangelo paradossalmente è oggi “futuro fantastico”, portandosi dietro, e recuperando per un curioso salto temporale, aspettative e speranze di quel passato vicino-lontano “descritto da Asimov”, disperse in questo strano oggi ma ancora più necessarie dopo la scossa della pandemia.
Una piattaforma di lancio, per restare in tema, da cui, scrivono ancora i due Direttori, “ripartiamo dagli scenari del nostro paese stanco e incattivito, per meglio mettere a fuoco a distanza. Con gli occhi che bruciano”.
Sarà questo, tra l'altro, un festival in tre fasi. Dopo luglio infatti, dedicato soprattutto alle compagnie nazionali pronte a ripartire, ci sarà un autunno dei giovani che avranno ripreso, dopo l'interruzione, la loro elaborazione artistica nelle diverse residenze riattivate nel paese, e infine, l'anno prossimo, sempre sotto la direzione di Casagrande e Nicolò, alcune interessanti esperienze dal mondo, già invitate ma impossibilitate ad essere presenti subito.
Ma ora in viaggio (dal futuro) tra il 15 e il 16 luglio.

JOOKLO DUO
Si parte in musica e si parte insieme, sotto una leggera pioggia, tra organizzatori, volontari e ospiti, in Piazza Ganganelli, cuore simbolico, da sempre del festival. Virginia Genta (sassofono) e David Vanzan (batteria) ci hanno accompagnato dentro al Festival, invitandoci con la loro musica ad oltrepassare i primi confini, quelli della percezione consueta e irrigidita per aprirci da subito alla novità.

QUATTRO LEZIONI SUL CORPO POLITICO E LA CURA DELLA DISTANZA
Virgilio Sieni, ancora una volta, si fa maestro soprattutto nella capacità di mettere a disposizione dei molti la sua visione dinamica del corpo. Gesto e movimento come lascito dell'immagine e dell'immaginazione, a partire da quattro famosissimi dipinti del nostro rinascimento. Chi può partecipa alla lezione, chi vuole vi assiste seduto o in un angolo di Piazza Ganganelli. L'esito è una coreografia dello spazio ma anche della nostra mente, all'insegna della distanza e della figura che nella distanza si forma.

SE RESPIRA EN EL JARDIN COMO EN UN BOSQUE
Singolare ma non inusuale sperimentazione e indagine sulla natura e sugli accadimenti del teatro, vissuta si direbbe sulla propria pelle estetica, prima che fisica. La compagnia “El Conde de Torrefiel” crea una drammaturgia per una persona ricostruendo la dinamica, perenne ma ancora in parte misteriosa e sempre nuova, tra attore e spettatore. Due persone, a turno, sono l'attore guidato dalle voci dei drammaturghi e poi lo spettatore dell'altro sul palcoscenico del teatro Il Lavatoio. Si esperisce così il paradosso della scena, tra ripetizione e continua mutevole contingenza, verificando il valore dell'interpretazione attoriale capace di traslare e rinnovare nella continuità.
Testo di Pablo Gisbert, voce di Tanya Beyeler. Composizione sonora Rebecca Praga. Una coproduzione Santarcangelo Festival, Cielo Drive, CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Gulia, con il supporto del Programma per l'Internazionalizzazione della Cultura Spagnola (PICE) e di Acciòn Cultural Espanola (AC/E).

LA MAPPA DEL CUORE DI LEA MELANDRI
Una sonda intercettata negli anno 80 della nuova cultura femminile rappresentata nelle pagine della rivista “Ragazza In”. Lea Melandri ne conduceva una rubrica di corrispondenza. Da quelle lettere (“Eleusi conserva cose che però mostra a chi vi ritorna” ha scritto Seneca), la compagnia Ateliersi costruisce una drammaturgia di voci dal passato che segna il mutamento di tante percezioni ed identità, tra genere e liberazioni condivise. Femminismo ma non solo, a produrre uno strano e a volte stridente contrasto tra l'allora e l'oggi, così inatteso e diverso. Nel segno del coinvolgimento continuo del pubblico, che ha caratterizzato questi giorni, una di quelle lettrici, alla fine sale sul palco a ripercorrere quelle sue parole. A tessere la trama la voce musicale e davvero straordinaria di Francesca Pizzo.
Di e con Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi, in Piazza Galassi. Musiche arrangiate da Vincenzo Scorza e Mauro Sommavilla. Una produzione con il sostegno di MiBACT, Regione Emilia Romagna e Comune di Bologna.

SECSI SHOP
Uno studio ancora incompleto della durata di venti minuti, che ci e si mette di fronte ai nostri tabù, a partire da quello, inevitabile, del sesso. Ci guidano i “quotidiana.com”, capaci di tessere con la loro semplice presenza una trama trasparente delle nostre inibizioni e delle nostre sconfitte, le più semplici. Una drammaturgia in grado di aprire il dialogo, stretto sui protagonisti, alla prospettiva di chi ascolta, sagace e intelligente, profondo e disincantato sulle tracce di un ironia di cui sentiamo spesso la mancanza. Strumenti di controllo o vie di fuga, tra repressione ed equilibri sociali ed esistenziali. Come al solito convincenti.
Di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni. Una coproduzione di Teatro della Caduta, quotidiana.com, con il sostegno della Regione Emilia Romagna e in collaborazione con Armunia Residenze Artistiche. In un vero negozio, il negozio Ferrini all'uopo svuotato.

ENERGHEIA (UNPLUGGED)
La dimensione dinamica degli sguardi ricostruiti in una coreografia che si compone nello stesso spazio che va componendo. Una ulteriore tappa della ricerca di Paola Bianchi, sospesa tra danza e drammaturgia.
Coreografia e Danza Paola Bianchi. Musiche dal vivo di Fabrizio Modonese Palumbo. Disegno luci Paolo Pollo Rodighiero. Tutor Roberta Nicolai e Raimondo Guarino. Sguardo esterno Ivan Fantini.

FAMILY AFFAIR SANTARCANGELO
Uno strano progetto di teatro documentario, come paradossalmente si definisce, in cui si confondono estetica e sociologia, psicologia ed antropologia. La famiglia contemporanea, nella sua concretezza storica ed esistenziale, portata materialmente in scena con le sue storie, consuete. Eppure il palcoscenico riesce in una improvvisa mutazione, imponendo spontaneamente sovrapposizioni ed inversioni di ruoli che riescono a mostrare nel profondo ciò che in apparenza sfugge. Così i bambini parlano con le parole dei genitori, i mariti con quelli delle mogli, le mogli con quelle dei padri in una benevola e felice confusione sotto il cielo, che supera differenze e steccati, tra persone, culture e religioni. Si direbbe la spontaneità organizzata, come quella della piccola che si aggirava con i suoi giocattoli sulla scena, recuperata a tempo prima di precipitarsi sulla platea. Concept e regia ZimmerFrei. Regia video Anna de Manincor. Suono Massimo Carozzi. Assistente alla regia Muna Mussie. Comunicazione Gaia Raffiotta.

Questi ultimi due spettacoli nel verde spazio di “Nellospazio” ai confini del paese, suggestivo, nel rispetto delle attuali restrizioni, tra alberi e comode panche.un festival che è un ritorno atteso, anche se solo qualche tempo fa quasi insperato, ed insieme un auspicio a che possano essere sempre più coinvolti quei segmenti e quelle energie del teatro ancora ai margini e tuttora a rischio sopravvivenza. Attendiamo le prossime fasi che comunque, visto quanto è successo in questo esordio, si preannunciano altrettanto interessanti.