Per le parti di lei che sono mie

Tre storie di prigionia, ma non tanto di prigionia fisica quanto piuttosto e soprattutto di prigionia mentale e interiore, quella le cui sbarre sono ben più forti e le possibilità e le occasioni di evasione sono rare e altrettanto raramente raccolte. Tre racconti che guardano il destino, che parlano del destino che improvvisamente svolta e si ripiega rinchiudendoci nelle sue vie, mentre ne osserviamo gli sviluppi tragici, lucidi e consapevoli ma insieme incapaci di opporci perché, in fondo, complici di quella che ci sembra giustizia ma è forse solo rivalsa impotente. Tre casi di cronaca famosissimi, protagoniste tre donne che man mano chiaramente riconosciamo  al di là delle differenze dispiegate talora nel racconto in scena, che la scrittura, figurativamente claustrofobica e ritmicamente ossessiva e

ossessionante, trasfigura in topos universali, in linee essenziali che riescono ad andare oltre la contingenza della cronaca giudiziaria, sovrapponendosi e quasi influenzandosi l'una con l'altra.
Tre donne dunque, prigioniere del destino eppure mai passive, che rispondono l'una all'altra e l'una dell'altra, dei loro sogni e dei loro desideri, ma soprattutto dei loro gesti assassini.
Non c'è condanna nella trama di questa drammaturgia che propone tre diversi racconti neri di Maurizio de Giovanni, ma non c'è neanche condivisione e tenerezza, c'è solo lucidità e distacco quasi che, alla fine, i gesti compiuti non appartenessero veramente alle tre protagoniste.
È uno spettacolo al femminile che la regia di Mercedes Martini rende dinamico e movimentato, oltre le barriere ed i muri che “non” dividono le tre donne tra loro, e noi spettatori dalle loro storie tormentate.
Efficace la prova delle tre protagoniste, paradossalmente capaci di sovrapporsi mantenendosi distinte.
Terzo spettacolo della venticinquesima rassegna di drammaturgia contemporanea del Teatro Nazionale di Genova, ne chiude positivamente la prima fase.
Produzione Teatro Nazionale di Genova. Regia di Mercedes Martini. Interpreti Federica Granata, Lisa Lendaro e Lucia Fontanelli. Assistente alla regia Federica Kessisoglu. Luci di Aldo Mantovani.
Nel retropalco  del teatro della Corte di Genova,  adibito efficacemente in osservanza alle norme anti covid dal 15 al 25 luglio. Molti gli applausi.

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