T.i.r. la rivoluzione del Teatro di Genova

Ce l'aveva anticipato, il Direttore Davide Livermore nel corso di una intervista in piena pandemia, che l'estate 2020 del Teatro Nazionale di Genova sarebbe stata una sorpresa. La forza e l'intelligenza del teatro per allontanare pericoli che allora sembravano insuperabili e per offrire nuovamente al pubblico la presenza, la indispensabile presenza dei suoi attori sul palcoscenico, la magica dinamica del recitare e comunicare. È nato così, anzi se vogliamo è stato recuperato da una precedente diversa sperimentazione dello stesso Livermore, “T.I.R. - Teatro in Rivoluzione” l'evento che potrà caratterizzare l'estate, periodo tradizionalmente di chiusura, genovese e ligure, evento che, proprio come un pianeta o un satellite, cercherà di rivoluzionare da un angolo all'altro della regione. Cos'è infatti “Teatro In Rivoluzione”, è soprattutto portare la bellezza in piazza, farla toccare quasi, fonderla con i luoghi e le comunità che li abitano, è rimescolare il teatro, oltre i generi e le rigide divisioni, è non far dimenticare, dopo tanta lontananza, che di quella bellezza abbiamo sempre bisogno, forse più di prima, per sconfiggere l'imbarbarimento che insidia la nostra contemporaneità votata, nei singoli

e nelle istituzioni, al denaro.
Si è cominciato, dunque, ieri 7 agosto con “BASTIANO E BASTIANA” felice operina di un Mozart appena undicenne, che già Livermore aveva sperimentato in quel di Valencia, e ora ripropone in questa aggiornata sua messa in scena.
Una collaborazione con il Teatro Carlo Felice,  che forse qualcuno criticherà, ma che sorprende per il suo essere amalgama pienamente drammaturgico, non solo per la mescolanza con il recitato degli attori in scena, ma per la sua stessa struttura narrativa e nella sua stessa sintassi scenica, a ricordare in fondo che il Teatro d'opera è innanzitutto “Teatro”.
Due innamorati sul finire dell'Arcadia, il loro amore contrastato ed un Mago, deus ex machina di ogni risoluzione, questi gli elementi base della narrazione, nel cui sviluppo rintracciamo già elementi del Mozart maturo, quello del “Flauto Magico” o anche del “Don Giovanni, ma, insieme a quelle, anche suggestioni del teatro seicentesco ed elisabettiano, a partire ad esempio dalla shakespeariana “Tempesta”.
Amalgama e dissonanze, simmetrie e asimmetrie, per un processo di riconoscimento in scena di quella che abbiamo esteticamente chiamato “la Bellezza” dell'arte e del teatro, via e transito dell'umanità dell'essere umano e dell'essere umani.
E proprio il Nietzsche di “Umano, troppo umano” scrive: “Già di natura più fine è quella gioia che nasce alla vista di tutto ciò che è regolare e simmetrico […] Solo dopo esserci in certo qual modo saturati di quest'ultima gioia, nasce il sentimento, ancora più fine, che anche nell'infrangere la simmetria e la regolarità possa esserci godimento; quando ciò per esempio stimola a trovare ragione nell'apparente irrazionalità; per la qual cosa esso esiste allora come una specie di estetico risolvere enigmi, come un genere superiore della gioa dell'arte.”
Così da una narrazione all'apparenza ingenua o infantile si sviluppa in una messa in scena che raccoglie i più diversi elementi sintattici, anche i più inaspettati come il circo, ad esempio, o il teatro dei burattini, la percezione dei sentimenti ed il piacere dell'immersione fantastica, della festa che coinvolge le persone, ma anche il luogo, una bellissima Piazza della Vittoria.
Bravi gli attori per le previste parti recitate, bravi i cantanti e bravi i professori d'orchestra e la giovane direttrice, capace di dirigere e insieme stare “dentro” lo spettacolo. Un ottimo esordio.
Di Wolfang Amadeus Mozart, regia di Davide Livermore. Una produzione del Teatro Nazionale di Genova, che riprende la prima produzione del Palau De Les Arts Reina Sofia di Valencia.
Cantanti Valentino Buzza tenore, Giorgia Rotolo soprano, Jorge Eleazar Alvarez Mora baritono. Attori Cristiano Dessì, Sergio Gil, Paolo Li Volsi, Valentina Virando. Direzione musicale e cembalo Aïda Bousselma. Musicisti Quintetto d’archi Teatro Carlo Felice: Giovanni Fabris I violino, Pierdomenico Sommati II violino, Giuseppe Ambrosini viola, Riccardo Agosti violoncello, Andrea Lumachi contrabbasso.
Così si è cominciato. T.I.R. proseguirà con altri spettacoli di prosa e in altri luoghi fino al 5 settembre, alle soglie della nuova stagione. Rimandiamo, e consigliamo, per i particolari al comunicato stampa con il programma completo pubblicato.

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