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Non è stato facile quest'anno, per i motivi più che noti, ma alla fine ce l'ha fatta. Lunaria Teatro torna dunque ad animare le serate genovesi con il suo, ormai tradizionale, “Festival in una notte d'estate”.
Un cartellone misto come nella tradizione, tra musica, narrazione e drammaturgia, dedicato al tema “Percorsi: Terre vicine e Terre Lontane” nella consueta prevalente localizzazione di Piazza San Matteo a Genova, nei primi vicoli del centro storico, appena sotto Piazza de Ferrari. Giovedì 6 agosto è stato il momento di Francesco Foti con questo suo monologo che della leggerezza fa tramite di scoperte e riscoperte intime ma insieme condivise. Il viaggio come consueta metafora del procedere dell'esistenza, senza prendersi troppo sul serio, appunto, ma senza mai dimenticare sentimenti e relazioni, la

sostanza cioè della nostra identità, anche quando sembra sfuggente. Sfuggente o altrove, in un mondo che però sembra sognato, o meglio percepito attraverso un sogno ad occhi aperti, il sogno che svela e fa comprendere. Foti attraversa così, con sintassi da varietà talora un po' televisivo, luoghi esistenziali personali che diventano man mano simboli partecipati da ciascuno.
Il viaggio nella mitica metropoli nordamericana è una occasione dunque, per conoscere, per essere conosciuto e infine per conoscersi, tratteggiati come siamo nelle identità altrui, nel come gli altri ci vedono e ci rimandano, a specchio, la nostra immagine. Si alternano così figure più o meno distinte, maschere, macchiette, sketches e figuranti che di altro ci dicono.
Metafora nella metafora, l'attore che vuole imparare l'inglese, balzo verso il futuro.
Uno spettacolo discretamente tratteggiato, divertente e capace di afferrare l'attenzione di un pubblico che, nei limiti consentiti dalla situazione, era presente numeroso e che ha apprezzato con i suoi applausi.

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