Il dramma del mese

La notte di Antigone di Giacomo Ferraù e Giulia Viana

Scritto da Damiano Pignedoli.

ANTIGONE, l’antica tragedia greca creata da Sofocle attorno a una delle mitiche figlie di Edipo, è la riflessione più lucida e profonda che sia mai stata scritta sul conflitto tra la legge interiore di un’anima umana e quella fissata pubblicamente, secondo un sistema disciplinato di norme, da un rigido organismo statale. Vi si racconta, infatti, dello scontro avvenuto per il trono di Tebe tra i due fratelli della protagonista, che si sono dati la morte a vicenda. Uno è Eteocle, reputato buono e giusto, degno di onori funebri; l’altro è Polinice, il reietto e cattivo, dichiarato nemico della patria. Una versione che tuttavia collide con l’amore pietoso della sorella, inducendola alla ribellione contro l’imposizione del re tebano, Creonte, di lasciare il cadavere di Polinice senza sepoltura alla cruda mercé di bestie feroci.
Sul luogo fratricida, del resto, lei ha visto soltanto un corpo esanime e martoriato. Ed è lì, in quel momento, che guardandolo capisce e assume una superiore consapevolezza. Osserva il corpo di Polinice e si rende conto che lui ed Eteocle sono le due facce della stessa medaglia, dello stesso fratello: amato e criticato, redarguito, allontanato e poi rincorso di nuovo. Così che, sulle nude spoglie di questi, nasce autenticamente Antigone. Quella, cioè, che attacca Creonte alla luce del sole e ne mette in dubbio la parola al punto da venir reclusa, nei fatti intombata, in una caverna.
Il sovrano alza intorno a lei dei muri di silenzio, un abisso che la isola per limitarne l’azione. E chi conosce la storia mitica sa che la giovane non uscirà mai più da quell’antro tombale.
Ma se invece, per un’ultima volta, la nostra Antigone riuscisse ad alzare la testa?
Se fosse in grado di sollevarsi dal suolo e puntare il dito verso Creonte? Un re senza volto, quasi inafferrabile, al quale chiedere – continuamente e con ostinazione – giustizia?
Perché, infine, cosa significa svegliarsi e ritrovarsi Antigone?
Probabilmente, le Antigoni di ogni tempo e luogo sono donne che si battono per aprire la strada ad altre Antigoni. Donne che cercano la verità sfidando il sistema, animate da un senso di giustizia che sorge dall’amore verso un proprio fratello, o simile, «ultimo fra gli ultimi»: tanto più se inafferrabile e sottratto alla vita, sentendo però proprio per questo la dura presenza della sua assenza.
Antigone, d’altronde, non si nasce. Semmai, ci si scopre. E, sempre, lottando.

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Scritto da Giacomo Ferraù e Giulia Viana, prodotto dalla loro compagnia Eco di fondo, LA NOTTE DI ANTIGONE è un dramma andato in scena in anteprima il 29 novembre 2019 a Milano, presso Campo Teatrale. Interpretato dagli stessi drammaturghi, con Ferraù anche regista, è ispirato alla figura di Ilaria Cucchi: assurta alle ribalte della cronaca per la sua tenace ricerca della verità in merito alla morte del fratello Stefano, avvenuta il 22 ottobre 2009 a Roma, in cupe circostanze che hanno coinvolto medici e agenti penitenziari. In scena, oltre ai due autori, compaiono: Edoardo Barbone, Enzo Curcurù e Ilaria Longo, fra le luci e le scene di Giuliano Almerighi, i suoni di Gianluca Agostini e secondo i movimenti scenici di Riccardo Olivier. Lo spettacolo ha il patrocinio di Amnesty International Italia e, dopo una nuova anteprima tenutasi il 4 settembre 2020 al Castello Sforzesco di Novara, è previsto in prima nazionale il prossimo 12 ottobre 2020 al festival Primavera dei Teatri di Castrovillari, in provincia di Cosenza. Per ogni altra informazione e approfondimento, si veda il sito internet “www.ecodifondo.it”.

«Abbiamo studiato le differenti variazioni del mito a partire dalla tragedia di Sofocle e approfondito il caso Cucchi confrontandoci con altre storie, altri casi di cronaca. Abbiamo intervistato differenti personalità del settore confrontandoci con diversi punti di vista, come Laura Petruccioli (Amnesty International Italia), Alessio Scandurra (Associazione Antigone), Valentina Calderone (A Buon Diritto) e diverse cooperative sociali di ex detenuti ed ex tossicodipendenti. Siamo giunti a una sintesi concentrandoci nel raccontare le paure, i dubbi, la rabbia, il sentimento di frustrazione e profondo dolore che ha dovuto affrontare una sorella nella notte in cui sceglie se mostrare pubblicamente le foto del corpo martoriato di suo fratello.»
(Dalle note di presentazione dello spettacolo)

Giacomo Ferraù si forma prima a Roma, laureandosi al DAMS nel 2005, e poi a Milano all’Accademia dei Filodrammatici dove si diploma nel 2007. Regista, attore e drammaturgo, è direttore artistico con Giulia Viana della compagnia Eco di fondo, che ha fondato con lei nel 2009 a Milano. Come interprete recita in numerose messinscene e viene diretto da teatranti come Bruno Fornasari, Francesca Cavalli, Claudio Autelli e, in modo speciale, César Brie, per il quale interpreta i drammi KARAMAZOV, ORFEO ED EURIDICE e SUZANNE. Come regista, invece, monta una decina di spettacoli scrivendone inoltre la drammaturgia con la stessa Viana. Creazioni che affrontano in genere storie mitiche o fiabesche, reinventate alla luce di scottanti temi attuali. Tra queste si ricordano, appunto, talune produzioni per Eco di fondo: LE ROTAIE DELLA MEMORIA che ha vinto il Premio ANPI Cultura nel 2008 e il Premio Riccardo Pradella sei anni dopo; NATO IERI, finalista al Premio Scenario Infanzia 2012; O.Z., STORIA DI UN’EMIGRAZIONE del 2015; a cui segue un anno dopo LA SIRENETTA, prima di un biennio che lo vede impegnato in qualità di regista nel campo dell’opera lirica con due produzioni per il Festival della Valle d’Itria, ALTRI CANTI D’AMOR e IL TRIONFO DELL’ONORE, e una terza per AsLiCo ovvero CARMENSITA. Nel 2018 riprendono comunque le sue reinvenzioni con Viana di miti e fiabe, da cui trae la regia per lo spettacolo POLLICINO e, l’anno seguente, quella già menzionata riguardante LA NOTTE DI ANTIGONE. Lavoro preceduto dalla pièce DEDALO E ICARO – scritta da Tindaro Granata – che dirige con Francesco Frongia per una coproduzione con il Teatro dell’Elfo di Milano. Da ricordare, infine, la sua vittoria del Premio Fantasio Piccoli al Festival Internazionale della Regia 2010 e il riallestimento de IL TRIONFO DELL’ONORE (prodotto dal Festival della Valle D’Itria) a Tokyo nel 2019; mentre, attualmente, è al lavoro sulla messinscena intitolata SONO SOLO NELLA STANZA ACCANTO, una coproduzione Eco di fondo e Compagnia Caterpillar.

Giulia Viana si diploma nel 2005 al corso di Nouveau Cirque della Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone” e, due anni più tardi, all’Accademia dei Filodrammatici di Milano dove vince, peraltro, la borsa di studio intitolata a Giuseppe Chiodi. Attrice e drammaturga, nel 2009 – come detto – fonda e dirige con Giacomo Ferraù l’associazione Eco di fondo. Recita frattanto in parecchie produzioni teatrali, lavorando con registi quali Roberto Trifirò, Karina Arutyunian, Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani, oltre ai già citati Fornasari, Cavallo, Autelli e Brie. Collabora inoltre con la storica compagine marionettistica di Gianni e Cosetta Colla dal 2010 al 2014: un anno durante il quale, per giunta, si aggiudica il premio di migliore attrice all’International Theatrical Festival di Lomza in Polonia, per la sua perfomance come Pinocchio nell’omonimo spettacolo di Zaches Teatro. Nel mentre interpreta e, con Ferraù, scrive le drammaturgie delle suddette messinscene sospese tra mito, fiaba e cocente attualità, prodotte da Eco di fondo. A queste sono da aggiungere le sue prove da attrice in altre produzioni della sua compagnia, tra cui quelle nate su testi di maestri del teatro contemporaneo: ossia ORFEO ED EURIDICE di César Brie del 2014 e, un triennio prima, COPPIA APERTA dalla commedia COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA di Dario Fo e Franca Rame. Da menzionare, inoltre, la sua interpretazione del pluripremiato ANGELS IN AMERICA di Tony Kushner, riallestito dal Teatro dell’Elfo nel 2019. Completa, infine, il suo profilo di eclettica artista lavorando nelle tre opere liriche dirette da Giacomo Ferraù dal 2017 in avanti: ALTRI CANTI D’AMOR, di cui è interprete e aiuto regista di Ferraù; con il quale e Luana Gramegna monta poi CARMENSITA; mentre, sempre con lo stesso e Libero Stelluti, nel 2018 realizza IL TRIONFO DELL’ONORE. Tutto ciò, continuando a dedicarsi alla prosa e alle proprie attualizzate versioni drammatiche di storie mitiche, di cui la sua Antigone ispirata a Ilaria Cucchi è uno degli ultimi e fulgidi esempi.

Foto di Cristina Pileggi

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