Tintarella di luna

Ciò che a mio avviso contraddistingue i mondi fantastici, dimezzati e rampanti ovvero inesistenti di Italo Calvino è la loro straordinaria capacità di raccontare la realtà dell'esistenza umana, non solo quella interiore latamente onirica e suggestivamente inconscia, ma anche quella concreta del transito nel tempo e nello spazio organizzato della comunità e della storia. Con questa drammaturgia leggera ma non troppo, dunque, Giorgio Gallione porta in scena Italo Calvino e la sua immaginazione, assai bontempelliana, proprio nella sua capacità di narrare il tempo man mano presente, il suo cioè e con esso il nostro, qui e ora nella contingenza del teatro, perché appunto, come ricorda il foglio di scena, “la fantasia è come la marmellata, bisogna solo spalmarla su una solida fetta di pane”. Uno spettacolo suggestivo che la scrittura letteraria prima e quella scenica poi tenta di ancorare al senso dell'oggi, ma talora sfuggente sulla superficie sdrucciolevole di un fantasticare fiabesco e anche, se

vogliamo, un po' troppo divertissement. Rimarchevole peraltro l'intento di disarticolare lo sguardo letterario, frammentandolo nei molti linguaggi che popolano la drammaturgia, dalla danza al canto alla performance quasi circense, ma che a volte restano tra loro un po' come separati in casa.
All'interno di questo luminoso e colorato apparato si muovono sotto-traccia suggestioni biografiche e malinconici ricordi, passioni travolgenti come quella per il cinema, e amori impossibili e abbandoni esistenziali.
Si intuisce così, nell'accennato trasporto verso bionde attrici, la lunga e controversa storia di amore con l'attrice e scrittrice Elsa De Giorgi, bellissima e colta, che contrassegnò lunghi anni della vita di Calvino.
Una storia d'amore tardivamente rivelata dalla stessa Elsa che ne scrisse in un libro autobiografico. Non tutti sanno inoltre che la De Giorgi dispose il lascito della sua biblioteca teatrale ricco anche un in folio di Shakespeare  al Museo Biblioteca dell'Attore di Genova, che ne è custode.
Non solo dunque le cosmogonie cosmicomiche del palindromo Qfwfq, ma anche i romanzi più famosi di Calvino si alternano nei richiami, ai saggi critici fino alle confessioni autobiografiche nascoste ne “L'avventura di uno spettatore”.
Un approccio appassionato e affezionato ad un autore complesso, in fondo molto teatrale, che meritava forse più coraggio e fiducia negli spettatori, cui sono a volte risparmiate le spine di una riflessione che sa andare oltre la favola.
È la seconda produzione di questa stagione del Teatro Nazionale di Genova in collaborazione con DEOS – Danse Ensemble Opera Studio, per la regia e la drammaturgia di Giorgio Gallione. Sul palcoscenico tre interpreti di qualità, Andrea Nicolini (Un Calvino quasi somigliante), Rosanna Naddeo, dalla voce e dal canto performanti e un allampanato mutante e metamorfico Cristiano Dessì. Insieme a loro un valido ensemble di danzatori: Luca Alberti, Diletta Brancatelli, Giuseppe Insalaco, Angelica Mattuiazzi, Valentina Squarzina e Francesca Zaccaria, per le coreografie di Giovanni Di Cicco.
Musiche di Palo Silvestri, con nostalgiche citazioni, scene di Marcello Chiarenza, costumi di Francesco Marsella e luci di Aldo Mantovani, per un effetto complessivo adeguato.
Al teatro Gustavo Modena di Genova Sampierdarena dal 14 al 25 ottobre. Alla prima una sala piena con le limitazioni Covid e molti applausi e chiamate in scena per tutti.

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