Appelli, interventi, lettere aperte da parte degli operatori teatrali sulla chiusura delle sale

Orsola Patrizia Ghedini, presidente di ATER FONDAZIONE

Mentre stavamo chiudendo questo numero di ATERnews, nel quale abbiamo voluto dare una particolare attenzione alle scuole, all’indomani della loro apertura, e al rapporto tra scuola e teatro, l’aggravarsi della pandemia da Covid-19 ha nuovamente imposto la chiusura dei teatri e contemporaneamente messo gli adolescenti e i ragazzi in una difficile condizione di didattica a distanza. Come è stato sottolineato ampiamente, ciò significa privarli di quelle relazioni sociali con i coetanei, indispensabili alla formazione della loro identità e alla loro crescita, che solo la scuola in presenza può garantire e sottrarli nel contempo a quelle opportunità offerte dal Teatro ragazzi per assumere uno sguardo più ampio sulla realtà, coltivare un pensiero altro, sperimentare quelle emozioni che l’esperienza teatrale consente.
La chiusura dei teatri ci ha posto subito di fronte alla domanda sul come affrontarla, aprendo immediatamente una riflessione più ampia sul come mantenere in vita le relazioni con il pubblico, quello giovane, quello adulto e più maturo, quello più colto e quello in condizioni più sfavorevoli o di difficoltà, in quella logica di teatro come servizio pubblico, necessario al benessere dei cittadini, che costituisce un riferimento costante della nostra azione.
Pur consapevoli che il teatro sul web non potrà mai sostituire lo spettacolo dal vivo, e pur non disponendo degli strumenti e delle risorse tecnologiche dei grandi teatri, non abbiamo però certo voluto rassegnarci al silenzio o all’inerzia.
Con i teatri, con i Comuni, con le compagnie, abbiamo così lavorato per un teatro a distanza, che mantenesse vivi i legami tra noi e il desiderio di ritrovarci in presenza appena sarà possibile. Il progetto sul quale siamo impegnati è quello di un calendario di spettacoli in streaming a partire da quelli che, per quanto in numero ridotto, avevamo previsto nei vari Cartelloni per gli ultimi mesi del 2020 e i primi del 2021. Lo stiamo arricchendo con altre iniziative culturali, che con i territori abbiamo individuato anche per testimoniare la ricchezza delle diverse realtà.
Di questo progetto, TEATRI NELLA RETE, vi parleremo nel prossimo numero.
Sarà anche un modo per mantenere un filo rosso con Teatri di vicinanza, il progetto che ci ha accompagnato durante il lockdown della primavera scorsa e che ci ha consentito di mantenere aperto il dialogo con gli spettatori, i teatri e le comunità di cui fanno parte.

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Teatro delle Ariette

Dove saremo nel mese di dicembre? Probabilmente a casa.
Le attività teatrali aperte al pubblico sono sospese dal 24 ottobre. Tutte le tournée dei nostri spettacoli, previste fino al 31/12, sono state annullate o rinviate a data da destinarsi.
I laboratori sono sospesi. Le attività previste in sede le abbiamo rinviate o annullate, alcune non abbiamo nemmeno fatto in tempo a comunicarle, il dpcm ci ha preceduti.
Siamo in zona arancione e in linea teorica non possiamo uscire dal nostro comune se non per comprovati motivi di lavoro, ma il nostro lavoro non si può fare, è stato in un certo senso abolito.
In linea teorica, perché in realtà continuiamo a portare avanti un progetto nel comune di Castelfranco Emilia. Andiamo a incontrare persone che ci raccontano la loro vita per realizzare un film documentario intitolato "Stranieri?". Questo progetto ci permette di continuare un po' a lavorare, a incontrare persone in carne e ossa e a valicare i confini del nostro comune.
Per quanto riguarda il futuro... alle Ariette ci sono tante cose da fare e sicuramente non ci annoieremo. Il grano l'abbiamo già seminato, ma dobbiamo sistemare i campi, gli alberi, le siepi, dobbiamo fare legna e pulire il bosco, occuparci degli animali e programmare le rotazioni, i trapianti e le semine primaverili.
Tutte queste cose si possono fare, il teatro no.
In questi ultimi giorni ci è sembrato di capire che i teatri non riapriranno il 4 dicembre.
Abbiamo anche avuto il sentore che questa sospensione non sarà breve, che forse si potrà riaprire a marzo o a maggio.
Se l'emergenza Covid dovesse durare a lungo, dovremmo pensare di rinunciare nella nostra vita allo spettacolo dal vivo, al teatro, ai concerti. Dovremmo smettere di stringerci la mano, abbracciarci, mostrarci a viso scoperto. Dovremmo vivere nella paura che tutto quello che tocchiamo sia sporco, contaminato, avvelenato.
Facciamo fatica a immaginare una vita così.
Siamo confusi, disorientati. Nessuna promessa di ristoro può ristorarci, perché quello che ci manca davvero non sono i soldi ma la vita.
Cosa dobbiamo fare, spettacoli in streaming? Web radio e web tv? Inventare qualcosa di nuovo? Videoconferenze? Tacere e aspettare? Darci alla scrittura? Praticare la disubbidienza civile? Stare alle Ariette e pensare soltanto ai nostri campi? Tornare a essere contadini e basta?
Avremmo tanto bisogno di parlare con voi, come abbiamo fatto questa estate, nei campi delle Ariette, attorno al testo di Catherine Zambon "E riapparvero gli animali", ma oggi non si può fare.
Voi cosa fate, cosa potete fare, come vivete questo momento, come immaginate il futuro?
Ci farebbe veramente piacere sapere cosa state pensando, continuare il dialogo.
Se ne avete voglia scriveteci, potete rispondere a questa nostra lettera.
L'indirizzo lo sapete Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Dateci una mano ad attraversare questo tempo sospeso, così pieno di domande.
Speriamo di leggervi presto, aspettando di potervi rivedere.

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Santarcangelo dei Teatri

Con enorme tristezza (e spaesamento) ci troviamo a dover cancellare Winter Is Coming, questo ennesimo far-out festival, costruito con tanto lavoro e passione e dialoghi espansi fra l’equipe del Festival e costellazioni di artiste e artisti emergenti intercettati in una attenta e lunghissima scansione panoramica. Lo annulliamo perché - insieme ai gruppi - abbiamo realizzato che con le attuali (e in continua mutazione ) restrizioni sanitarie non sarebbe mai potuto essere il Festival che immaginavamo, fatto non solo di presentazioni di spettacoli, ma spazio di scambio, incontro confronto (e scontro) fra artiste, artisti, pubblico, curatrici e curatori: avevamo in previsione di ospitare in quei giorni due meeting europei dei network di cui Santarcangelo è parte, ovvero Create to Connect ➝ Create to Impact e BE PART, entrambi sospesi per ovvi motivi di mobilità degli operatori, che avevano risposto con entusiasmo a questa opportunità di incontro con una scena italiana sotterranea. Volevamo garantire alla compagnie il confronto con sguardi altri e lontani dal contesto artistico strettamente italiano: un'opportunità unica e fondamentale per chi - come le realtà invitate - lavora sulla commistione dei linguaggi che soprattutto nella scena internazionale sono in particolar modo ricercate. Non è più possibile ora, ma non rinunciamo: abbiamo deciso di accogliere questo frame invernale nella summer shining edition di luglio, ridisegnando tutto il Festival futuro proprio alla luce del confronto con e fra le nuove generazioni. Eravamo così felici delle scelte che “tremavamo di gioia” e impazienza nel condividere con il pubblico questa emozione, tanto che questa seconda chiusura ci addolora anche più della prima rinuncia estiva ad un programma internazionale ampio e faticosamente costruito: ora è diverso, ora sono in gioco i sentimenti e il futuro della “nostra migliore gioventù” che fatica orribilmente a trovare uno spazio e un tempo per esprimersi, che cerca di urlare a denti stretti la sua caduca esistenza. Ci sono regole e decreti, ma c’è anche una situazione cristallizzata di sovvenzioni e leggi ministeriali asfissianti che non aiutano a liberarsi dal giogo dell’impotenza obbligata. Quindi è giusto chiudere, rimandare, aspettare, ma la mente galoppa e si fa piccolo il foro di luce infondo al tunnel, ancor più ora con i rallentamenti dovuti alla pandemia che come al solito falcidiano le fasce più deboli della società civile tutta, quindi inevitabilmente i precari della scena.

Come reagire? Abbiamo aperto una piattaforma di dialogo per mantenere il fuoco vivo e ricostruire chirurgicamente il tessuto lacerato, dando avvio a una serie di lunghi confronti che stiamo faticosamente portando avanti in rete, per immaginare un possibile formato alternativo e non la forzata trasposizione online degli spettacoli, da molti gruppi comunque rifiutata.

Non volevamo - in quanto direzione artistica – proporre una “formuletta sostitutiva” che permettesse a tutte e tutti di apparire, ma lanciare ai lupi solitari di Winter Is Coming l’opportunità di immaginare una modalità che oltrepassasse i moduli un po’ abusati dell’online. Si è scatenato un confronto vivissimo e acceso fra chi rifiutava un'ulteriore presenza/palliativo produttiva e chi invece voleva far sentire la propria voce focalizzandosi su questioni strettamente politiche e di tutela del lavoro. Ore di dialogo, estenuanti, ma bellissime.

Siamo giunti a una decisione comune, ovvero quella di aprire un frame online il 5 dicembre - ancora in sensibile evoluzione - che accoglierà le sfumature e le differenze di ciascuna realtà in una modalità fluida rispetto al tempo e agli spazi d’azione: avverrà su Zoom esplorandone al pieno le potenzialità e utilizzandolo anche come piattaforma performativa. Abbiamo deciso di recuperare per questa giornata fuori-formato il titolo che avevamo scelto per il primo degli incontri pubblici del Festival, ovvero Dopo la fine del mondo: teatro per bande, gruppi, e predatori solitari, previsto proprio per il 5 dicembre e destinato a “dar voce alle artiste e agli artisti ospiti che stanno in questi difficili tempi intraprendendo percorsi di autonomia rispetto alle maglie del sistema”. Il titolo nasceva da un cortocircuito tra passato, presente e futuro, perché evoca il claim dell’edizione 1992 di Santarcangelo Festival diretta da Antonio Attisani, quando Motus presentò, nel cosiddetto spazio giovani-proposte, la prima creazione teatrale Stati d’assedio, ispirata proprio a un testo apocalittico come Lo Stato d’assedio di Camus, da rileggere oggi per le sinistre assonanze con il momento pandemico attuale... Ci piace partire da questa ri-evocazione passata che accoglieva i primi latrati della nostra generazione che si faceva strada in un panorama diversissimo, ma con al centro il fuoco dell’indipendenza. Necessità vitale anche per tutte le compagnie coinvolte che si confronteranno - con forme e modalità poetico/politiche diverse - proprio su questa domanda: ovvero cosa significa oggi intraprendere percorsi di creazione indipendenti e fuori dai recinti.

Questa giornata non sarà che una scintilla in un tempo oscuro, ne siamo consapevoli, ma è una piccola time-capsule: una piattaforma di lancio di pratiche comuni che tenteremo di allargare ad altre realtà della scena italiana ed estera e che si propagherà sino a luglio, dove, finalmente, sarà possibile vedere le opere, così come vanno viste, con altri corpi nello spazio, vicini o distanziati, soli o in branco.

Lunedì 30 novembre forniremo maggiori informazioni su come partecipare e seguire la diretta.

www.santarcangelofestival.com

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Davide D'Antonio Direttore artistico di Residenza IDRA e Wonderland festival

Wonderland Festival si concentra in tre settimane tra novembre e dicembre, ma Wonderland non è concepito per essere solo una semplice vetrina.

Wonderland si sviluppa durante tutto l'anno. Se la massima visibilità è nel periodo in cui è concentrata la programmazione “pubblica” del festival, il suo svolgimento è attraverso attività di formazione, residenze, aperture al pubblico, attività di promozione nelle scuole, incontri formali e non, momenti preziosi di incontro, scambio e accompagnamento alla fruizione dei contenuti del festival che prevedono il coinvolgimento di centinaia, ma forse possiamo anche azzardare a contarne fino a migliaia, di possibili pubblici di ogni età, formazione e tipo di interesse.

A causa del lock-down e delle sue disastrose conseguenze, tutto questo è stato realizzato in maniera a dir poco rocambolesca, grazie alle enormi fatiche di tutti coloro i quali rendono possibili questi processi di coinvolgimento dell'intera comunità: un rapporto certosino che il festival intesse grazie ad un dialogo serrato con le istituzioni, con tutti gli stakeholders ed i tanti soggetti che sostengono anche economicamente il progetto, attraverso un fitto scambio di confronto con gli artisti, con la collaborazione costruttiva degli insegnanti nelle università e nelle scuole fino al prezioso aiuto dei tanti volontari che già si erano dati disponibili. Tutti animati dalla ferma intenzione di riprendere a costruire il nostro futuro dopo le incertezze di questi ultimi mesi.

Il festival è come un collo di bottiglia (e cosa altro potrebbe essere in una terra che è regina della produzione vinicola!?) dove viene incanalata tutta questa incredibile energia, per poi esplodere in una manciata di giorni festosi che vedono una nuova umanità parlare, emozionarsi, abbracciarsi...sentirsi una volta tanto comunità.

Già la pandemia aveva evidentemente cambiato il senso del festival, rendendo lo champagne decisamente meno frizzante. Il programma del festival è stato modificato radicalmente ben cinque volte in otto mesi – bisogna ammettere – con l’estrema pazienza degli artisti che sono poi il cuore del progetto.

Ed infine questa doccia fredda: il DPCM che impone la chiusura dei teatri, ora addirittura fino al e dicembre (e dopo? Chi lo sa!), proprio durante le date previste per Wonderland Festival 2020.

Questa situazione non ci mette nelle condizioni di poter realizzare nessun festival.

Cercheremo di lasciare un segno entro la fine dell'anno, ma al condividere un sciatto vinello in bicchieri di plastica, preferiamo lasciar riposare il vino e godercene uno più strutturato il prossimo anno. Rimane certo come un sapore di amaro in bocca, di insoddisfazione, di rabbia e un senso di solitudine diffuso che corrisponde forse ai nostri tempi, dove la qualità della vita di ogni individuo è ormai subordinata all’andamento della diffusione della pandemia.

Per questo rivolgiamo a tutti voi un abbraccio per ora solo virtuale.

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FIRMA LA PETIZIONE
Una firma non costa nulla,
ma può fare tanto

C.Re.S.Co apprende con favore che il Ministro Franceschini ha deciso di stanziare un sostanzioso ristoro per le scuole di Danza; qualche giorno fa un altro stanziamento significativo è stato predisposto per il ristoro relativo ai mancati incassi di quegli stessi teatri che avevano già ricevuto garanzia dell’intero finanziamento 2020 a valere sul FUS (Fondo unico dello spettacolo) a prescindere dallo svolgimento o meno di attività.

Come arcipelago che comprende al suo interno realtà eterogenee e come pensatoio che si interroga sull’intero sistema dello spettacolo dal vivo, ogni qual volta riscontriamo un investimento dello Stato in cultura e spettacolo siamo naturalmente portati a gioirne. Crediamo tuttavia che una gioia maggiore possa derivare al sistema intero da un investimento derivante da una visione d’insieme e da obiettivi condivisi.

In questi mesi, quando è salita la tensione,  si è concretizzato un decreto che soddisfa una categoria di soggetti gravemente danneggiati. È indubbio che ogni azione intrapresa provi ad arginare situazioni gravi, perciò l’intento non è contestarne la necessità; ma è difficile (se non impossibile), guardando dall’esterno, comprendere la razio che porta all’individuazione dei soggetti da ristorare e alle modalità di attuazione messe in campo.

Siamo oggi nel pieno della seconda ondata di contagi, se ne parlava dall’inizio dell’estate, sapevamo che sarebbe arrivata, la stavamo aspettando: non ci sono più gli estremi per parlare di emergenza e di provvedimenti e decreti emergenziali; ci sembra piuttosto che questa sia l’ora della politica lungimirante.

A rendere difficile il compito è senz’altro la frammentarietà del comparto spettacolo dal vivo, acuita dall’assenza di una mappatura completa e attendibile, mappatura che non può più essere rimandata oltre e che può avvalersi oggi del supporto delle associazioni di categoria, degli Enti di rappresentanza, dei sindacati, della SIAE.

Tracciare un identikit preciso del settore è condizione necessaria per l’elaborazione di una strategia condivisa, organica ed efficace in risposta alla lunga crisi che stiamo affrontando.  

Comprendere e condividere le scelte adottate dal Governo faciliterebbe  gli operatori a riprogrammare una ripartenza plausibile.

Crediamo che questo eviterebbe di riempire le piazze di artisti legittimamente spaesati e infuriati, di inondare i rotocalchi, i social e le tv di appelli delle star della musica e del teatro, prestando il fianco alle destre più becere e ai detrattori dell’operato del Governo.

Durante questa emergenza sanitaria, il mondo dello spettacolo dal vivo ha dato prova di grande responsabilità, sia nel momento del lockdown sia in occasione della ripresa estiva; ha dimostrato di essere un interlocutore consapevole della situazione e come tale chiede di essere trattato, invitando il Ministro alla condivisone, all’ascolto alla trasparenza e alla chiarezza perché si possa procedere uniti verso l’agognata uscita dalla crisi.
FIRMA ORA LA PETIZIONE!
https://www.progettocresco.it/una-politica-di-sistema-un-sistema-politico-ora/

Residenza IDRA
Via Moretto, 78 - Brescia
www.residenzaidra.it
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030 291592 - 339 2968449

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TEATRO DEL LEMMING
Rovigo, 26 ottobre 2020

Cari spettatori, con rammarico vi annunciamo che la stagione VISIONI novembre-dicembre 2020 non potrà avere luogo in Teatro Studio a Rovigo a causa del DPCM del 24 ottobre, che, come sapete, prevede la sospensione di tutti gli spettacoli. Siamo dunque costretti a chiudere nuovamente al pubblico lo spazio di viale Oroboni che negli ultimi anni ha fatto avvicinare al teatro contemporaneo studenti del liceo, giovani, appassionati dell’arte in tutte le sue forme, proponendosi come un presidio culturale della città.
In questi giorni, sono affissi  a Rovigo i manifesti di lancio della nostra rassegna, che avrebbe dovuto animare il Teatro Studio fino a Natale: in parte si trattava di spettacoli che avrebbero già dovuto essere presentati nella prima parte dell’anno ma che erano stati bloccati dal precedente lockdown; in parte si trattava di eventi inediti, volti a divulgare la cultura sul territorio. Avevamo pianificato una campagna di comunicazione che prevedeva, inoltre, anche la distribuzione di flyer già andati in stampa e tante altre piccole azioni che annunciavano che, dopo il successo del Festival Opera Prima di settembre, eravamo pronti a riaprire il Teatro Studio, per nutrirci nuovamente di cultura assieme.
Ringraziamo l’associazione Festival Opera Prima, che a settembre ci ha permesso di aprire in tutta sicurezza il Teatro Studio e di contribuire alla realizzazione di un evento importante e ringraziamo voi, cittadini e spettatori, per esserci stati e per esservi fidati: il teatro è stato ed è un luogo sicuro, dove sono stati sempre rispettati tutti i protocolli e l’unico contagio possibile è quello dell’anima e del pensiero critico.
Siamo profondamente dispiaciuti, non solo perché tutto questo lavoro viene reso vano così, da un giorno all’altro e senza preavviso, ma anche e soprattutto perché l’intero settore teatrale, da giugno ad oggi, si è rimboccato le maniche ed ha pianificato una ripartenza rispettosa di tutte le normative previste, riuscendo a rianimare le piazze, le strade, le città, gli spazi al chiuso e all’aperto, riuscendo a portare comunità in un mondo costretto al distanziamento. Pensavamo che di questo le istituzioni ci fossero grati, pensavamo di aver svolto un servizio pubblico fondamentale, tanto più in un momento di crisi come questo, dove è importante non lasciarsi sovrastare dalla paura e avere il coraggio di continuare a guardare negli occhi i nostri vicini, anche se estranei.
La scelta di chiudere i teatri (senza per altro chiudere le chiese, gli stadi, le aziende, le industrie) avviene evidentemente perché il lavoro teatrale viene considerato inessenziale e perciò testimonia la crisi e l’orrore di una società che considera sacrificabili i luoghi culturali anche quando vengono messi in sicurezza. Allo stesso tempo, questa scelta impedisce a decine di migliaia di persone di lavorare, rendendo disastrosa una condizione già difficile e precaria.
Siamo così costretti a rimandare il nostro incontro in presenza, faccia a faccia, ma in questo mese di chiusura non ci fermeremo, continueremo ad immaginare nuovi progetti capaci di portare bellezza. Vi chiediamo quindi, cari cittadini, di non arrendervi neanche voi, di non accettare di essere trasformati in semplice capitale umano, ma di restare umani e cioè esseri pensanti fatti di un’anima e di un pensiero che necessitano sempre di essere nutriti.
 
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Anche le attrici della compagnia “ Le Donne del Muro Alto” che stanno seguendo il percorso di teatro sociale nel carcere di Rebibbia Femminile, realizzato dall’associazione culturale “Per Ananke”, hanno lanciato un appello a sostegno della riapertura dei teatri e della mobilitazione di oggi per le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e dei cinema duramente colpiti da questa emergenza COVID19 #assenzaspettacolare.

Qui il link dove poter scaricare il video:
https://wetransfer.com/downloads/a46ae721bebd3451bd386c0de574a70a20201029224844/d41602f22fc26a5843ddb1a8448719f720201029224914/b9636e

Il progetto “Le Donne del Muro Alto” è finanziato da Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio, con il contributo liberale della Banca D’Italia ed il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il laboratorio di scrittura drammaturgica e formazione dello spettatore è promosso da LazioEuropa.

La novità di quest'anno è che il percorso non si svolge solo all'interno dell'istituto penitenziario ma coinvolge anche le attrici con misure alternative alla detenzione, che avevano già frequentato il corso teatrale in carcere, e le ex detenute che hanno fatto parte della compagnia teatrale nata proprio a Rebibbia femminile.

Per il 2020, non sarà possibile mettere in scena gli spettacoli, ma tutto il lavoro svolto sarà racchiuso in due libri, in formato cartaceo e audio, scritti e recitati dalle allieve che hanno partecipato al progetto.

L’Associazione culturale “Per Ananke”
“Per Ananke”, attiva dal 2006 a Roma, e nella provincia a sud della Capitale, si occupa della diffusione della cultura teatrale ed artistica con particolare attenzione ai luoghi di disagio sociale. Dal 2010 si occupa di teatro e carcere, in collaborazione con enti pubblici e privati. Dal 2013 è impegnata nella realizzazione di laboratori teatrali nella Casa circondariale di Rebibbia Femminile. La conduzione dei laboratori teatrali e la regia degli spettacoli sono a cura di Francesca Tricarico.
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Assunta Gammardella

Ufficio stampa Per Ananke

Cell. 3297220702

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SINDACATI IN PIAZZA PER LA CULTURA: LE POSIZIONI DI CGIL, CISL, UIL.
da Agenzia DIRE
 
"Questo settore ha pagato duramente la crisi, e' stato chiuso prima di tutti" e "sappiamo gia' che il 2021 sara' un lungo deserto da attraversare". La denuncia arriva da Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil, che insieme a Fistel Cisl e Uilcom ha organizzato per il 30 ottobre presidi in tutta Italia, una manifestazione chiamata 'L'assenza spettacolare': a scendere in piazza lavoratrici e lavoratori del mondo dello spettacolo, contro le restrizioni decise dal Governo per far fronte all'emergenza sanitaria.
"Dobbiamo sostenere le imprese e i lavoratori- ha detto Bizi all'agenzia Dire - Bisogna uscire dalla logica di indennita' che tra l'altro non arrivano, dare contribuiti certi alle imprese. E poi vogliamo chiedere che si instauri un tavolo permanente con tutti i soggetti rappresentativi, in cui affrontiamo tutti i temi. Questo non e' stato fatto fino ad ora". E poi "c'e' il tema delle Fondazioni liriche, abbiamo bisogno di avere un contratto, sono senza dal 2006, e abbiamo bisogno che venga attuata la Legge Bonisoli, che prevede stabilizzazione all'interno delle Fondazioni, con la definizione delle piante organiche".
Bizi ha parlato di "lavoratori non stablizzati" che "hanno pagato duramente la crisi" e che "su di loro ha pesato piu' di altri" e sicuramente "resteranno senza lavoro, non verranno chiamati".
Per questo "chiediamo sostegno ai lavoratori, dobbiamo dare sostegno alle imprese, non tutte sono state coperte. Dobbiamo coprire un settore, un mondo difficile, che lo stesso ministero non conosce". Il futuro prossimo non sara' dei migliori secondo Bizi: "Nel 2021 non avremo nulla, c'e' gia un lockdown. Ripartiamo dove possibile. Questo nasca da una discussione che il ministero avvia, non si puo' lasciare tutto alle Regioni".
Per quanto riguarda i presidi, "rispetteremo tutte le disposizioni. Sappiamo che in Liguria il governatore impedira' di fare manifestazioni. Consegneremo ai Prefetti un documento unico. Cercheremo di coinvolgere le citta' che non potranno manifestare fisicamente".
Queste le citta' coinvolte. Trento: ore 10, via S. Croce; Trieste: ore 10.30, Piazza Unita'; Torino: ore 10, Piazza Castello; Bologna: ore 10, Piazza Roosevelt; Milano: ore 10, Piazza della Scala; Venezia: ore 10.30, Palazzo Ferro Fini; Firenze: ore 10, Piazza SS Annunziata; Roma: ore 10, Piazza Montecitorio; Perugia: ore 10, Piazza Italia; Ancona: ore 10, Piazza del Plebiscito; Pescara: ore 16, Piazza della Rinascita; Cagliari: ore 9.30, Piazza Palazzo; Napoli: ore 10, Piazza Del Gesu'; Bari: ore 10.30 Piazza Prefettura; Cosenza: ore 10, Piazza 11 settembre; Palermo: ore 10, Piazza Verdi; Catania: ore 9.30, Piazza Universita'.

CULTURA. UILCOM: RISCHIAMO LA DESERTIFICAZIONE DEL SETTORE
DI COLA: MISURE DEL DPCM INGIUSTIFICATE, SIAMO PREOCCUPATI

Le misure adottate con l'ultimo Dpcm "non le comprendiamo" e sono "penalizzanti, ingiustificate". A parlare e' Giovanni Di Cola, segretario nazionale Uilcom, a proposito dell'ultimo Dpcm che contiene le ulteriori restrizioni per il mondo dello spettacolo e della cultura, per contenere la pandemia. Per il 30 ottobre le tre sigle sindacali hanno organizzato dei presidi in tutto il Paese, contro la crisi del settore dello spettacolo e della cultura.
"I teatri e i cinema hanno dimostrato di essere sicuri. Si fa attenzione, i luoghi sono controllati- ha detto all'agenzia Dire- Si cerca di ripartire, nelle difficolta' che ci sono oggi questo rischia di essere un colpo di grazia. Il nostro timore grande e' che alla fine di questa emergenza, che nessuno sa quanto durera', non certo un mese, non avremo piu' nulla. C'e' il rischio di una desertificazione del settore. Noi chiededevamo l'allargamento delle regole, secondo noi c'era lo spazio, mantenendo le condizioni di sicurezza, per dare sostenibilita' alle attivita', come organizzazione sindacale, come discorso occupazionale. Quello che e' successo domenica crea grande preoccupazione".
Per quanto riguarda i presidi, "li avevamo organizzati per ampliare le regole. Ora e' doppiamente urgente. La logica che ci spingeva era 'sosteniamo la produzione, il lavoro'. Un sostegno diretto ai lavoratori era necessario per dare una copertura, per non escludere nessuno. Siamo a rischio sopravvivenza. Qui l'allarme non e' solo oggi. Il problema e' che c'e' il rischio che pure domani non avremo piu' niente".

CULTURA. CISL FISTEL: I LAVORATORI NON SONO TUTELATI
PEZZINI: IL NOSTRO PAESE NON HA UNA LEGISLAZIONE ADEGUATA

"Attraverso la tv abbiamo avuto un focus legato alle star che proclamavano situazioni di difficolta'. Abbiamo migliaia di persone che non sono star ma persone che con passione sono pronte ad offrire alla cultura del nostro Paese il proprio servizio, il proprio lavoro, non come le star che sono tutelate e protette e hanno la possibilita di garantirsi di arrivare a fine mese con le risorse economiche proprie. Hanno bisogno di essere riconosciute dal Paese, non a spot ma in maniera strutturale". A parlare, all'agenzia Dire, e' il segretario nazionale della Fistel Cisl, Gigi Pezzini, in vista dei presidi in programma in tutto il Paese, organizzati per tenere alta l'attenzione sulla crisi del settore dello spettacolo e della cultura.
"Da anni- ha detto Pezzini- sollecitiamo ministero e politica sui problemi storici e cronici del nostro settore. Questo Paese, nonostante la Costituzione, nonostante sia riconosciuto come un Paese produttore di cultura, non ha una legislazione adeguata. C'e' una cronicita' di questa situazione. La pandemia ha acutizzato la situazione, rendendola piu' evidente. Se sappiamo cogliere perlomeno l'evidenza, abbiamo le certezze che il settore vada protetto, sollecitato, finanziato in maniera adeguata soprattutto per il futuro. Non parliamo di momento di drammaticita' ma di strutturalita' per il futuro".
Pezzini ha poi spiegato di aver "esposto due o tre obiettivi nostri. Con i presidi daremo alle prefetture, ai rappresentanti del Governo sul territorio, un documento per sollecitare la situazione contingente e la storicita' di queste problematiche. Abbiamo il problema welfare, della tutela previdenziale di questi lavoratori, per questa discontinuita' operativa di lavoro, sia su contribuzione che su malattie". Abbiamo bisogno che questo Paese viaggi con le parti sociali, attente a evenziare le problematiche".

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OFF/OFF theatre di Roma

Teatri chiusi: "Da sempre chi lavora in teatro è un supereroe e noi, come i supereroi, ritorneremo in difesa di un bene primario, come lo è la cultura in scena", dall'OFF/OFF Theatre di Roma arriva il messaggio di fiducia e attesa per il ritorno nelle sale.
 
"Da sempre chi lavora con il teatro è un supereroe, e noi, come i supereroi, ritorneremo in difesa di un bene primario, come lo è la cultura in scena", con queste parole il Direttore artistico, Silvano Spada lancia un messaggio positivo di resistenza per il ritorno dell'OFF/OFF THEATRE che è solo rimandato al prossimo primo dicembre 2020 - quando avrà termine il periodo restrittivo di questo mese di novembre.
 
Il programma 2020-2021, realizzato nel segno di grandi nomi della cultura e dello spettacolo, si sarebbe aperto il prossimo 6 novembre con Enrico Lucherini, protagonista di "C'era questo, c'era quello", con Nunzio Bertolami per la regia di FIlippo Contri.
Alla presentazione stampa il Programma ha suscitato grande interesse dei media e del pubblico (con spettacoli già prenotati e biglietti già venduti) con la conferma dell'OFF/OFF THEATRE come uno dei luoghi più significativi del panorama teatrale romano, dove la sperimentazione artistica e la vivacità giovanile si fondono alla tradizione teatrale.
Nel Programma, Prosa, Concerti, Cinema, Burlesque ed Eventi tra cui spiccano i nomi di Milena Vukotic, Roberto Herlitzka, Mascia Musy, Galatea Ranzi, Iaia Forte, Francesco Di Leva e personaggi dello spettacolo e della TV, come Pino Strabioli, Alda D’Eusanio, Urbano Barberini e Danilo Rea, Mita Medici, Santino Fiorillo, Roberto Ciufoli, insieme a molti giovani autori, attori e registi, fino a concludersi con il ritorno al teatro dopo dieci anni, di Maurizio Costanzo, con “Abolite gli armadi. Gli Amanti non esistono più”.

La stagione dell'OFF/OFF, ripartirà quindi con uno dei protagonisti del teatro italiano, Roberto Herlitzka in "Donna di Porto Pim", testo omaggio all'autore Antonio Tabucchi, a cura di Teresa Pedroni (1-3 dicembre). Dal 4 al 6 dicembre uno spettacolo di Silvano Spada: “Maria José – L’ultima Regina d’Italia” con Elena Croce e, a seguire, ancora 30 spettacoli fino al 10 maggio 2021.
A grande richiesta verrà riprogrammato in gennaio lo spettacolo, protagonista Enrico Lucherini con i suoi aneddoti di 60 anni di carriera e, a maggio, lo spettacolo con Milena Vukotic, "Milena ovvero Emilie du Châtelet", per la regia di Maurizio Nichetti, con Vukotic nella figura della controversa du Châtelet, geniale mente matematica, con uno spirito libertino e amante di Voltaire. Analogamente previsto, in altre eventuali date, il ritorno in scena di Iaia Forte e Roberto Ciufoli.
Tra le altre iniziative culturali in programma, saltate per l’emergenza sanitaria, saranno riprese sicuramente  nei mesi successivi: Outsight_Landscapes, mostra collettiva di artisti italiani e tedeschi, a cura di Yvonne Andreini, in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania e l’Ambasciata d’Italia a Berlino, nata nell’ambito del festival di arte contemporanea IN/SU/LA, svoltosi a Ventotene, oltre alla serata di consegna del Premio Claudio Nobis, a cura della fondazione omonima, ad un attore/attrice under 35 votato dal pubblico nella stagione 2019-2020 del teatro di Via Giulia.

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L'ASSENZA SPETTACOLARE, Manifestazione Nazionale dei Lavoratori dello Spettacolo

MANIFESTAZIONE
per i Lavoratori
dello Spettacolo
Insegnanti di Danza?
Performer teatrali?
Maestranze dello Show Business?
RIMANIAMO UNITI !!!

L'ASSENZA SPETTACOLARE
30 ottobre 2020
nelle città di tutta Italia:
ROMA, MILANO, TORINO, VENEZIA, TRIESTE,
TRENTO, PADOVA, BOLOGNA, FIRENZE,
NAPOLI, PERUGIA, ANCONA, BARI, COSENZA,
PESCARA, CAGLIARI, PALERMO, CATANIA
e altre piazze italiane in via di conferma.

Manifestiamo insieme
rispettando le attuali normative sanitarie.
Organizzato da
Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.

Tutti i dettagli su
DanzaDance.com/assenza_spettacolare

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Lettera di Giuliana Pisano al Governatore della Campania Vincenzo De Luca

Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve
contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho
ricostruito molto, e ricostruire significa collaborare con il tempo, nel suo aspetto di
"passato", coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo quasi verso un più lungo
avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti.
Marguerite Yourcenar
Carissimo Governatore De Luca,
Le scrivo perché credo questo sarà il mio ultimo gesto prima di ritirarmi
completamente dalla vita sociale, civile, culturale; non perché sia un mio desiderio, ma
credo sia un desiderio del Palazzo. Non è un caso che io usi la parola Palazzo e non
politici o Stato: i primi non sono rappresentati degnamente da alcuni elementi indegni,
il secondo, lo Stato, perché mi hanno insegnato che lo Stato siamo noi cittadini. E qui
incomincio ad andare in confusione. Ma lasciamo perdere i miei ragionamenti e vengo
al dunque.
Mi presento. Sono Giuliana Pisano ( regista, drammaturga, insegnate di recitazione,
impostazione vocale, dizione), insieme a mio marito Salvatore D’Onofrio (attore) ho
fondato l'associazione Culturale AIROTS ( storia al contrario) e dirigiamo il Teatro dei
63, al centro di Napoli. ( Una chiesa non più aperta al culto che mi è stata affidata dalla
Curia di Napoli dopo aver vinto un bando del 2012).
Lei non ricorderà, ma ci siamo già incontrati due volte: la prima nel 2004 a Salerno.
Lei allora sindaco di Salerno venne ad assistere ad uno spettacolo della rassegna
Archivium, dedicato al cinquantesimo anniversario dell’alluvione che colpì la sua
amata città nel 1954. Io ero l’autrice del testo e la regista dello spettacolo. La seconda
volta ci siamo incontrati alla conferenza stampa per Quartieri di Vita organizzata e
diretta da Ruggero Cappuccio. Lei fu molto cordiale con i miei ragazzi concedendo
loro di fare una foto di gruppo.
Ma vengo al dunque.
Da quando è iniziata questa guerra contro il Coronavirus, io ho rispettato tutte le leggi
che Il Palazzo ha emanato: mi sono chiusa in casa, ho chiuso il mio Teatro, ho sospeso
la mia stagione teatrale (perdendo soldi che avevo anticipato per l’accoglienza delle
compagnie che provenivano da varie parti del Paese), ho sospeso tutti i corsi di
formazione teatrale che conduco ( bambini, adolescenti, adulti e attori) ho rinunciato a
vedere mia madre, la mia famiglia, i miei amici, ho perso due cugini per coronavirus,
Mario e Vincenzo, erano due fratelli, erano padri, erano mariti: uno è finito all’ospedale
San Paolo e l’altro al Loreto mare di Napoli; ho rinunciato a curarmi perché il mio
medico di base mi visita solo via whatapp perché ha paura. Bene.
In questi mesi ho ricevuto il bonus di € 600 di marzo al mese di aprile dopo aver
prodotto una valanga di documenti che grazie al mio commercialista sono riuscita a
produrre. Ad oggi, ottobre, sono ancora in attesa del bonus € 1000 dei mesi di aprile e
maggio. Bene.
Durante questi mesi la Regione ha riconosciuto € 2000 alla mia associazione. E di
questo ringrazio, ma comunque troppi documenti da produrre.
Contemporaneamente ho pagato le tasse, personali, comunali, le bollette, ecc. Il 30
Novembre pagherò le ultime tasse. Bene.
Poi il Palazzo ha detto che potevo uscire. Con delle regole. E io ho rispettato anche
quelle. Ho investito nel mio teatro di 80 posti ridimensionandolo a 20 posti con :
sanificazione, materiale per disinfettare le mani, termo scanner, mascherine. Ho
organizzato lo spazio per rispettare tutte le norme di sicurezza soprattutto per
mantenere le distanze tra le persone. Ho cancellato il corso dei Bambini perché
rischioso fare teatro con i piccoli che sono l’apoteosi della vita, della gioia, della voglia
di correre, di abbracciarsi. Ho organizzato una minirassegna da ottobre a dicembre
2020 con tre spettacoli : tre monologhi per mantenere le distanze di sicurezza anche in
palcoscenico. Bene.
Poi ... poi ... mi si dice che devo chiudere. Bene.
Chiuderò.
Però a questo giro, vorrei sapere qual è il progetto del Palazzo su di me: di vita o di
morte? Sono certa che mi si risponderà di vita. Allora io, prima come cittadina e poi
come teatrante Le dico, Governatore, che alle parole devono corrispondere dei fatti. Lo
dica per favore al Palazzo che noi Teatranti abbiamo delle famiglie da mantenere, delle
tasse da pagare, delle responsabilità da soddisfare. Noi teatranti siamo delle persone
con una grande dignità e lo abbiamo ampiamente dimostrato oggi come nel passato.
(Troppi suicidi ). Bene.
Non Le ruberò altro tempo perché il Tempo è prezioso.
Con la speranza di poterLa incontrare presto, magari a teatro
Le auguro Buon Lavoro e Buona Vita.
firmato
Giuliana Pisano

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TEATRO DELL’ELFO SULLA SOSPENSIONE DEGLI SPETTACOLI

Il Decreto della Presidenza del Consiglio del 24 ottobre impone ai teatri la sospensione degli spettacoli fino al 24 novembre. La direzione del Teatro dell’Elfo, pur comprendendo le gravi motivazioni che hanno determinato questo provvedimento, vuole ribadire che i teatri sono luoghi sicuri e necessari al ‘bene comune’.

«La decisione del governo di chiudere teatri, cinema e sale da concerto ci lascia senza parole. Dopo la costituzione di un comitato anti-covid, formato da esperti in sicurezza e medicina del lavoro, nonché da rappresentanti sindacali, che sovraintendesse alla riapertura delle nostre sale, dopo mesi spesi a investire energie economiche e organizzative per rendere il nostro teatro un luogo sicuro per gli spettatori e i lavoratori,  dopo aver ripensato la regia di tutti i nostri spettacoli in modo che anche chi stava sul palcoscenico non dovesse trasgredire le regole del distanziamento fisico e potesse lavorare senza rischi, ci viene comunicato da un giorno con l’altro l’obbligo di chiudere tutto senza nessuna motivazione circa la logica che sovraintende a questa decisione, senza nessuna verifica o nessun controllo sulla correttezza delle nostre procedure.  
La nostra sensazione è quella di essere trattati con un’indifferenza che ci addolora e che ci offende, un’indifferenza che getta in una situazione insostenibile migliaia di lavoratori già fortemente provati dalla precedente chiusura e ancora in attesa dei sostegni economici più volte annunciati, ma in moltissimi casi mai erogati. Il Teatro dell’Elfo, com’è sua tradizione, cercherà di fare in modo che questa situazione pesi il meno possibile sui suoi lavoratori. Stiamo studiando la possibilità di usare il tempo della chiusura per anticipare prove e attività collaterali sui progetti futuri, in modo che attori, tecnici, organizzatori non debbano affrontare una disoccupazione ormai insostenibile.
Quanto alla vendita di abbonamenti o biglietti per gli spettacoli in stagione, il danno è incalcolabile.

Ma in ogni caso vorremo si parlasse non solo di ristori e indennizzi, ma, anche e con altrettanta convinzione, d’investimenti a favore delle realtà, come la nostra, che producono e danno lavoro ad artisti e maestranze (le categorie più penalizzate). In questo modo si investirebbe in lavoro quello che altrimenti dovrebbe essere investito in sussidi. Vi chiediamo di investire su chi ha il coraggio di farlo per il bene comune».

Ferdinando Bruni, Elio De Capitani e Fiorenzo Grassi

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LA RESILIENZA TRASFORMATIVA
LE DONNE DEL NUOVO RINASCIMENTO E IL TEATRO

In questo periodo di lotta contro il virus, nello spettacolo dal vivo abbiamo imparato il significato di “resilienza trasformativa”: trasformare la resistenza passiva al trauma in opportunità di cambiamento. È quello che il coordinamento di tante piccole realtà di cinema e teatro, sotto la guida di istituzioni attente al bene comune, ha messo in pratica come soluzione dei problemi. Nella fase di uscita dal lockdown, superando la tentazione di ritornare al “prima”, abbiamo visto come fosse possibile riorganizzare il proprio sistema produttivo e distributivo con modalità e contenuti qualitativamente nuovi, tesi all’analisi e risoluzione della problematica sociale portata dal Covid19. E la Comunità del Teatro si è dimostrata efficiente come nessun’altra nel rivedere tutte le proprie regole, ricostruendo il sistema del rapporto con il pubblico, con barriere e distanziamenti rigidi, che qui si vengono veramente rispettati, fronteggiando l’emergenza con continui protocolli che hanno garantito, a detta di tutte le possibili analisi di tracciamento, che in questi mesi nei Teatri c’è stato contagio 0.

La XVI edizione del FESTIVAL DELL’ECCELLENZA AL FEMMINILE terminava la sera del 24 ottobre a Genova poco prima del nuovo decreto DPCM, con un programma   dal titolo FATTORE D LE DONNE NEL NUOVO RINASCIMENTO. La logica che ci ha guidato nel fare il programma è stata vera resilienza trasformativa, applicata a formule di spettacolo. Abbiamo previsto da subito il pubblico contingentato in alcuni casi fino a un massimo di 15 persone, con dirette streaming sui social, con la partecipazione dal vivo di artisti di altissimo livello internazionale, sui palcoscenici del Teatro Nazionale, di Palazzo Ducale e del Museo dell’Attore. Abbiamo sperimentato con il pubblico un rapporto straordinario proprio per l’obbligo di prenotazione e tracciamento, e “…siamo entrati in un rapporto solidale con lo spettacolo e gli artisti” – ha detto uno spettatore – “scoprendo la necessità di stare a teatro come quella di mangiare…”

La Comunità, che non sarà mai più quella di prima, ha bisogno di avviarsi verso un processo di “resilienza trasformativa”: una resilienza che vuole superare la tentazione di fare regole e riforme con le modalità e i metodi usati “prima”, fondati sull’idea di ripartenza basata sulla crescita quantitativa.  Fattore D vuole proporre una crescita qualitativa. 
Il decreto DPCM di ieri 24 ottobre annuncia di nuovo chiusura totale di Teatri, circoli culturali, e Cinema, mentre bar, ristoranti e luoghi commerciali in senso stretto - non necessari alla sopravvivenza, anzi forse molto meno necessari dei Teatri, dove il passaggio del contagio è certamente a più alto rischio - restano aperti anche se limitati negli orari. Non comprendendo il significato di tali regole, la Comunità dello spettacolo dal vivo rimane attonita. Il lavoro e il contributo di una categoria di lavoratori importantissima della società contemporanea, nelle regole del nuovo decreto, è dunque ritenuta dallo stato marginale e di nulla importanza?

Le Donne nel Nuovo Rinascimento sanno bene cosa sia l’esclusione dalla Storia, dalla Scienza, dal Potere, dalla Politica, sanno cosa sia essere una categoria, un genere, una parte invisibile della società senza peso e di nulla importanza, e non si spaventano. Dal palco del FESTIVAL DELL’ECCELELNZA AL FEMMINILE le donne chiedono al governo una riflessione sulle misure del Decreto del 24 ottobre e sulle ricadute che queste misure potrebbero avere, e avanzano alcune proposte.

La Resilienza è nel nostro DNA ed è naturale elaborare di fronte a questo nuovo decreto una proposta trasformativa che possa davvero portare ossigeno al Teatro nel pieno rispetto dell’emergenza del momento.

Se le Sale Teatrali e i Cinema devono chiudere l’esercizio per non creare affollamenti (decisione comunque ingiustificata per i motivi di cui sopra) resta però praticabile il Teatro chiuso, che potrebbe produrre e lavorare a porte chiuse nel tempo del lockdown, a ritmo serrato, dedicando alla ricerca, alla formazione e alla progettazione garantendo, come nelle industrie e nelle normali aziende, protocolli interni per gli artisti che lavorano. Le aziende lavorano con operai e dipendenti, il Teatro è un’azienda, perché dovrebbe fermare il lavoro creativo e performativo, se potesse farlo a queste condizioni?!

Ci potrebbero essere performance aperte al pubblico, con spettatori contingentati nel numero massimo di 15/20 ogni giorno, ripetendo il meccanismo, ma arrivando a tutti con dirette streaming e ogni altra forma di diffusione on line. In questo modo gli artisti, nei periodi di emergenza che sembrano preannunciarsi sempre più frequenti, potrebbero continuare a lavorare nei teatri chiusi, facendo formazione e ricerca drammaturgica, interdisciplinare, sull’utilizzo delle nuove tecnologie, sulle arti applicate alle arti performative e molto altro, il Teatro continuerebbe a creare linfa vitale per le società; un Teatro vivo, punto di riferimento che pulsa, che ci rassicura che la nostra anima è salva, e stiamo solo preparandoci a tempi migliori. Con una normativa emergenziale del FUS (Fondo Unico per lo spettacolo), lo stato potrebbe sostenere economicamente i Teatri e le compagnie in questo percorso, in cambio di giornate lavorative, di ricerca e di formazione; in questo modo il lockdown non sarebbe punitivo e mortificante per una vasta categoria di lavoratori che fanno del proprio lavoro una ragione di vita.  

È urgente cercare e attivare norme intelligenti, generatrici di energie positive, che dovranno ispirare alla rigenerazione morale e a nuovi modelli di lavoro. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di una welfare society piuttosto che di un welfare state; abbiamo bisogno di una sussidiarietà vera, rispettosa degli aspetti individuali e collettivi.

Per queste ragioni è arrivato il momento di scatenare la fantasia: vanno costruite e recuperate reti, occorre organizzare una rilevazione complessiva dei bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli fragili, e tra queste categorie le donne e gli artisti sono i più fragili, immaginando e organizzando risposte efficaci.

Il Festival dell’Eccellenza al Femminile
con
Stella Acerno, Marina Agustoni, Alessandra Alba, Adriana Albini, Ezel Alku, Laura Anania, Gaia Aprea, Gabriela Arrigoni, Massimo Bacigalupo, Giovanna Badalassi, Consuelo Barilari, Caterina Barone, Zoe Battifora, Sara Bertelà, Irene Bertuzzelli, Stefano Bigazzi, Diego Bonanni, Cristina Bonicco, Eugenio Buonaccorsi, Anna Buscarinu, Agostino Calcagno, Bruno Carrozzino, Gian Maria Cervo, Antonella De Biasi, Duska Bisconti, Bettina Bush, Marida Canobbio, Arianna Cesarone, Sara Damonte, Maria Grazia Daniele, Gianluca De Pasquale, Chiara De Poli, Zehra Dogan, Majoli Etta, Paola Funghini, Alessandra Gagliano Candela, Ginni Gibboni, Cinzia Gioia, Viola Graziosi, Roberto Guida, Orkide Izci, Linda Kaiser, Paola Lamberti, Carmen Lasorella, Patrizia Leopardi, Maram Al Masri, Danilo Macrì, Simone Manetti, Giuliana Manganelli, Gaia Martini, Gianni Martini, Elisabetta Mauti, Elisabetta Mazzullo, Elena Miraglia, Sara Monteverde, Virginia Monteverde, Silvia Neonato, Carla Olivari, Alessandra Pacetti, Eugenio Pallestrini, Laura Pantani, Bice Parodi, Rosalia Pasqualino Di Marineo, Federica Pendola, Cinzia Pennati, Maria Dolores Pesce, Graziano Piazza, Aurora Pittau, Ines Poncia, Laura Reni, Sergio Righetti, Simonetta Ronco, Elena Rosa, Cristina Sandei, Sonia Sandei, Ulrike Sauerwald, Chico Schoen, Pierluigi Scotto, Francesca Serrati, Marzia Spanu, Elettra Stamboulis, Marco Terrile, Rita Testa, Federico Valente, Cristina Vignale, Silvana Zanovello, Guido Zerega

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Lettera di Massimo Romeo Piparo presidente ATIP a
- Al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Giuseppe Conte
- Al Ministro dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo On. Dario Franceschini;
- Al Ministro della Salute On. Roberto Speranza;
- Al Commissario per l’emergenza Dott. Angelo Borrelli;
- Al Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico Dott. Agostino Miozzo;

Oggetto: Il nuovo DPCM emanato in data 24 Ottobre u.s. desta sconcerto e delusione nel settore dei lavoratori e delle Imprese dello Spettacolo dal Vivo Privato.

Nonostante i ripetuti accorati appelli rivolti alle Istituzioni attraverso ogni forma di comunicazione pacata e responsabile, il settore dello Spettacolo dal Vivo Privato sta subendo un’ennesima battuta d’arresto che potrebbe rivelarsi fatale per la sopravvivenza stessa dell’intero comparto.

Nella assoluta consapevolezza che l’emergenza sanitaria sia concreta, preoccupante e vada quindi affrontata con forza e determinazione, le Imprese che producono e organizzano Spettacoli dal vivo si sono adoperate con ogni mezzo, anche affrontando serie difficoltà di liquidità, affinché i propri spazi e le proprie attività fossero altamente rispondenti ai criteri indicati dal Governo attraverso il proprio organo consultivo (CTS).

Diamo atto al Governo di aver cercato di sostenere il settore annunciando sussidi e fondi di ristoro all’intero Settore della Cultura. Tuttavia rileviamo che la maggior parte dei fondi sono stati destinati al Cinema e alle Istituzioni Teatrali di carattere Pubblico, riservando parti marginali di intervento alle Imprese Private.

ATIP, unendosi al coro unanime della protesta di queste ore, chiede a gran voce di poter continuare a svolgere il proprio lavoro con serietà e rispetto delle regole, salvaguardia della salute e dell’incolumità dei propri lavoratori nonché del proprio pubblico, e invita formalmente gli esperti del Comitato Tecnico Scientifico, nonché  gli On.li Ministri Franceschini e Speranza, a fare visita ai nostri locali per accertarsi di persona dell’alto livello di sicurezza garantito, affinché possano rivedere con sollecitudine il provvedimento emanato: non ci sarà una seconda chiamata se oggi si vanificherà lo sforzo compiuto dalle nostre Imprese per la ripartenza –seppur già ampiamente contingentata- di un bene così prezioso come “la cura della mente e dell’anima” che solo la Cultura sa somministrare.

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Richiesta di C.Re.S.Co per la costituzione di un tavolo tecnico scientifico per il settore dello spettacolo dal vivo

 C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea,  ha inviato oggi, 25 ottobre, una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro Dario Franceschini e al Ministro Speranza in risposta alla chiusura di cinema e teatri contenuta nel DPCM 24/10/2020 (art. 1, m).
Pur comprendendo la gravità dell’emergenza sanitaria in atto e la necessità di contenere la diffusione del Covid_19, il Coordinamento apprende con immensa preoccupazione tale decisione.
Le imprese e i lavoratori del comparto hanno infatti dimostrato uno straordinario impegno nel rispetto dei protocolli sin dalle prime fasi della pandemia, rendendo i luoghi di spettacolo spazi estremamente sicuri, come dimostrato dai dati relativi alla diffusione del Covid_19 all’interno di cinema e teatri. La chiusura annunciata in queste ora vanifica gli immensi sforzi, anche e soprattutto economici, che sono stati affrontati per adeguare le strutture nel rispetto del distanziamento, per garantire l’occupazione del settore e per rassicurare i tanti cittadini e le tante cittadine che in questi mesi hanno partecipato agli eventi culturali proposti all’aperto e al chiuso in ottemperanza alle norme previste.
C.Re.S.Co, sulla scorta di quanto già vissuto nelle prime fasi dell’emergenza, ribadisce oggi con forza la necessità di prevedere nell’immediato adeguate forme di ristoro per il comparto, con particolare attenzione alle categorie più fragili. Le indennità previste per i lavoratori e le misure di ristoro destinate alle imprese finora si sono rivelate insufficienti a garantire la sopravvivenza del settore, pertanto sono state richieste immediatamente forme di tutela reali e strutturate, che vadano ben oltre la logica dell’ una tantum.
Per tutte le ragioni sopra descritte C.Re.S.Co ha richiesto l’attivazione immediata di tavoli specifici di confronto con i Ministri competenti.
 

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