Arti liberali

Il LAC DI LUGANO promuove cultura da anni e lo fa nuovamente in questo particolare periodo storico in cui, chiusi nelle nostre case, abbiamo possibilità di assistere ad un format teatrale ARTI LIBERALI a cura di Carmelo Rifici. Il format, parte integrante del programma LAC edu, sostenuto da UBS, rientra fra i progetti promossi dalla Clinica Luganese Moncucco, partner di ricerca del LAC. RSI Radiotelevisione Svizzera è Official Broadcaster dell’evento.  Domenica 6 dicembre Romeo Castellucci e Nicholas Ridout, sono stati i protagonisti del terzo appuntamento, dedicato al linguaggio. Romeo Castellucci è regista teatrale e di opera lirica, creatore di scene, luci e costumi, celebre per aver dato vita ad un teatro fondato sulla totalità delle arti. Artista caro al LAC, è stato ospite del centro culturale in numerose occasioni tra cui ricordiamo una seguitissima lectio magistralis e lo spettacolo Democracy in America andato in scena ad inizio 2019; venerdì 4 e sabato 5 dicembre, avrebbe dovuto

presentare il suo ultimo lavoro: la videoinstallazione dal titolo Il Terzo Reich, bombardamento di segni, oggetti, parole, che, affastellandosi raggiungono una sorta d’ipnosi in cui la democrazia assomiglia tanto a un totalitarismo. Nicholas Ridout è professore di teatro alla Queen Mary University di Londra. La sua area di ricerca è dedicata al teatro sperimentale specialmente in Europa; ai rapporti tra il teatro e i movimenti politici; alla relazione tra teatro, arti visive e letteratura. È autore di volumi tra cui Scenes from Bourgeois Life(2020), Passionate Amateurs: Theatre, Communism and Love (2013), Theatre & Ethics (2009), The Theatre of Socìetas Raffaello Sanzio (con Claudia Castellucci, Romeo Castellucci, Chiara Guidi e Joe Kelleher (2007). Ha preso parte a giornate di studio e simposi presso il Live Art Development Agency, il Barbican Centre London e la Whitechapel Gallery di Londra. Il successo che ha premiato i dialoghi tra Fabiola Gianotti e Paolo Giordano e tra David Quammen e Telmo Pievani, si è rinnovato anche in questo caso con un pubblico numeroso collegato in streaming. Sandra Sain, responsabile di produzione della Rete Due della RSI Radiotelevisione Svizzera, introduce gli argomenti con la sua abituale eleganza e delicatezza ponendo domande significative sull’essenza del teatro e sulla sua natura, sul rapporto fra teatro e linguaggio, sul significato del teatro rispetto alla comunicazione.
Per Ridout il teatro è “molte cose in molti posti diversi, in periodi diversi” Il teatro nel tempo si è trasformato ma ha sempre avuto una funzione sociale e politica, un modo per avvicinare lo spettatore a mondi sconosciuti. Per Castellucci il teatro rappresenta una scoperta continua e una sorpresa poiché egli stesso si è avvicinato al teatro per caso, partendo da percorsi visivi e performativi. Il teatro è un’arma potente, l’unico linguaggio in grado di duplicare la vita e questo rappresenta un atto rivoluzionario ma anche pericoloso per chi lo fa e per chi lo guarda, pericoloso perché la verità è sempre un’arma a doppio taglio. Il teatro racconta una verità e nasce da un’urgenza, una necessità. Si affronta anche un tema molto contemporaneo, quello della comunicazione. Esiste una reale comunicazione fra spettatore e attori? In realtà no, si tratta di una comunicazione illusoria, lo spettatore assiste sì ad un atto comunicativo e ne è testimone, ma questa comunicazione riguarda ciò che si svolge in scena; tuttavia questo suo “assistere” può renderlo maggiormente critico sul significato della comunicazione e in tal modo potrà riconoscere le forme subdole di comunicazioni che, nella nostra società contemporanea, sono molteplici. Il teatro in tal senso può agire sul processo di crescita culturale dello spettatore, sulla sua capacità di comprendere la differenza fra linguaggio e comunicazione: “Sarebbe bello scoprire in che maniera sono rose le parole del roseto” scriveva Saramago in “Questione di parole”.  Che cos’è, quindi, il linguaggio teatrale? È l’orizzonte qualcosa di estremamente prezioso che osserviamo da lontano, che ci sfugge continuamente e che vorremmo raggiungere. L’incontro si chiude con la speranza di rivedere i teatri realmente aperti al pubblico. E che sia questo, un orizzonte raggiungibile. Sarebbe anche meraviglioso non accontentarsi dell'orizzonte e cercare l'infinito. Può il teatro mostrarci l’infinito?

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