Ad alta voce

Ad Alessandria gli autori leggono ad alta voce... «Perché leggere ad alta voce? Per la meraviglia», sostiene Daniel Pennac nel suo saggio “Come un Romanzo”. Ma si potrebbe anche dire perché è divertente, stimola la capacità espressiva, la memoria storica (un tempo lo si faceva continuamente) di concentrazione,  favorisce le relazioni. Insomma, come dimostrano diversi studi, sono molteplici i benefici della lettura ad alta voce. Un’attività che con l’avvento della tv, prima, e delle nuove tecnologie, poi, viene sempre meno praticata (se non in ambito scolastico), ma che, visti i numerosi aspetti positivi, varrebbe la pena di recuperare. Claudio Braggio ha creato un’iniziativa rivolta agli autori in cui leggono sé stessi. Una scrittura ad alta voce...Lo spirito dell’iniziativa, un micro festival rimasto unico nel panorama culturale e dello

spettacolo alessandrino (comunque raro, considerando l’altrove), era racchiuso nel motto “Leggiamo per legittima difesa”, in cui nel corso di otto anni si sono riconosciuti oltre 150 autori accolti sul palcoscenico del circolo culturale “L’isola Ritrovata”, dove nel 2011 ha creato e quindi condotto con l’amico Franco Galliani sino al 2015 e poi coll’amico Omid Maleknia sino al 2019. Oltre un centinaio di serate culturali in forma di spettacolo, denominate dapprima “Vi Piace? (scrittura ad alta voce)” e quindi “Scrittura ad alta voce”. Braggio ci racconta questa singolare esperienza e le finalità che la sorreggono. «La memoria è come un orologio spezzato e soprattutto quella del periodo contemporaneo corre il rischio d’esser gettata via, per quella sua caratteristica ibrida dell’essere troppo vicina al presente e non ancora consegnata alla storia. “Frammenti di Memoria Contemporanea” è una mia idea per non disperdere il patrimonio culturale immateriale, essendo questo un valore indispensabile per costruire il futuro. Leggere libri è il vero atto rivoluzionario dei nostri tempi, non soltanto una legittima difesa; mentre scriverli è il tentativo di compiere un atto sovversivo, che potrebbe rimanere solitario se non trovi il modo di condividerlo, magari scrivendo ad alta voce.» Un’idea originale che avuto diversi tentativi di imitazione, purtroppo tutti quanti mal riusciti, perché in apparenza sembra facile presentare nell’arco di un paio d’ore autori pubblicati, chiamati a presentare la loro ultima fatica, ed esordienti, colmi di speranze ben riposte e talvolta sospinti da pure velleità. La regola sovrana era che tutti avrebbero dovuto scrivere “ad alta voce” ovvero leggere passaggi delle loro opere edite oppure inedite dinanzi ad un nutrito pubblico di appassionati, creando emozioni intensamente condivise. Il luogo che ha messo a disposizione il palcoscenico, già ben sperimentato in campo musicale (molti i cantautori, pressoché tutti quelli che hanno partecipato al prestigioso “Premio Tenco”), è il circolo culturale L’Isola Ritrovata, creato nel cuore della vecchia Alessandria il 7 marzo 2007 da Mariuccia Nespolo ed Ezio Poli, il presidente coltiva da anni buona musica e dell’ottima cucina. L’appuntamento col micro festival avrebbe dovuto avere cadenza mensile, ben presto diventata quindicinale per le richieste di pubblico e partecipanti, sebbene negli ultimi tre anni la cadenza è davvero stata mensile. Nessuna distinzione fra opere in prosa, teatrali, poetiche o saggistiche, per incontri in cui veniva offerta agli scrittori la possibilità di confrontarsi con un pubblico, che svolgeva un ruolo attivo nella valutazione degli scritti, magari semplicemente esprimendo un voto di gradimento. Ad ogni partecipante erano stati assicurati almeno 15 minuti di intervento. Non erano previsti rimborsi spese o gettoni di presenza, ma la gioia di far spettacolo insieme era ben condivisa. Ma adesso che la pandemia ha chiuso teatri ed associazioni come mantenere in vita il progetto? Si spera in un prossimo decreto che oltre ad aprire bar e ristoranti si ricordi anche dei teatri e dei luoghi culturali dove le persone comunque mantengono il distanziamento e la mascherina tutto il tempo della manifestazione, apriamo quindi tutti i luoghi di culto, anche quelli culturali... Ancora una volta, i templi della cultura rimangono in fondo alla fila. L’Italia è il paese della cultura e della bellezza, se si va in un museo si potrebbe andare anche a teatro, pensiamo ai tanti teatri di quartiere e di periferia che non comportano grandi spostamenti di persone su mezzi pubblici, dove le persone si recano semplicemente a piedi, proprio come quando si va in chiesa, quanto quanto hanno perso quelle comunità?

Milano, 1 Febbraio 2021

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