Una proposta (in)credibile 3. Prove

La lettura del dossier impegna Daniele diverse ore, che scorrono rapide e intense nella massima concentrazione. Daniele le fissa nella mente secondo un suo ordine, così riassumibile:

1 l'incarico deve rimanere segreto;
2 l'incarico prevede solo il ruolo di fiancheggiatore di agenti underscore, e qualsiasi infiltrazione in ambienti ex lege non deve assolutamente favorire alcun crimine;
3 l'incarico è assunto in qualità di contrattista civile con referente il Ministero dell'Interno;
4 ne discende la proibizione di portare e usare armi di difesa e tanto meno di offesa;
5 l'incarico è attribuito con contratto annuale, rinnovabile di volta in volta, salvo recessione anche immediata del contrattista;
6 in quest'ultimo caso il contrattista libererà il Ministero da ogni responsabilità per eventuali rischi e danni conseguenti (ad esempio ritorsioni di qualche indagato o arrestato); la polizza assicurativa sulla vita e su lesioni personali cesserà a tutti gli effetti;
7  il fiancheggiatore avrà in un dirigente dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) l' unico referente per ogni problematica personale, mentre avrà in un ufficiale, o dell'Arma dei Carabinieri, o della Polizia di Stato, o della Finanza, il referente per ogni decisione operativa e per eventuali indicazione di norme legali e amministrative; è fatto divieto il rivolgersi ad alcun altro referente, compresi il vicecommissario V. C., e soprattutto il questore Guadagnoli;  
8 l'incarico prevede un mese di addestramento da effettuarsi presso le strutture della Dcsa (Direzione centrale per i servizi antidroga); ciò non comporta che il campo d'azione sia esclusivamente quello del traffico di sostanze stupefacenti;
9 nel mese di addestramento il fiancheggiatore sarà istruito sugli aspetti legislativi e amministrativi connessi all'attività da svolgere; gli verranno spiegati i margini di libertà e i limiti che deve rispettare nell'esercizio dell'attività; gli verranno spiegati su quali basi opera il crimine organizzato (interessi, relazioni con centrali criminali estere, flussi finanziari, canali di distribuzione delle droghe, famiglie mafiose, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Campania, alla Puglia, regole di comportamento interne ai gruppi criminali);
10 sosterrà test psicologici, training di resistenza fisica; verrà addestrato a varie abilità, come la capacità di memorizzare dati, di “osservare” e memorizzare i teatri delle operazioni, di sviare eventuali pedinatori, di affrontare e sostenere dialoghi con, e anche interrogatori da parte di, eventuali criminali; di cambiare rapidamente identità somatica e profilo esteriore dei tratti caratteriali; e infine di usare strumenti elettronici di tecnica ultra moderna, come radiotelefoni miniaturizzati, cimici, microspie, telecamere a fibra ottica: ogni documentazione prodotta dovrà essere esclusivamente consegnata all'ufficiale referente.

Daniele, dopo aver letto e riletto le fitte pagine del dossier, pensa di aver ben presente in ogni suo particolare il decalogo: si sente ormai pronto ad incontrare Guadagnoli per sciogliere ogni riserva, firmare il contratto, iniziare il corso di addestramento.

Guadagnoli si mostra tranquillo, sicuro che Daniele sarebbe tornato convinto di accettare l'incarico. Lo fissa con uno sguardo compiaciuto e compiacente, lo invita a sedersi, prende un foglio da un cassetto.
<<Per quello che vale, può gentilmente firmarlo?>>.
Daniele, perplesso, <<per quello che vale!?>>.
<<Guardi, nove su dieci, mi son fidato più di una parola data, convinta, direi sacra, che di una firmetta. Difatti, ad esempio, ero certo che lei tornasse con intenzioni affermative! Credo ormai di conoscere bene le persone, non mi dica presuntuoso!>>.
<<Non glielo dico, però lei, così, incute una certa soggezione, e io mi sento come... una palla di vetro su cui lei sa leggere il futuro!>> fa sorridendo con un filo di rimprovero.
<<No, non è questione di palla di vetro; se noi, io, puntiamo su una persona è perché l'abbiamo studiata molto prima d'incontrarla. Di lei sapevamo già molto, diciamo che lei per noi era da subito un soggetto da prendere in considerazione. Ci risulta che sul lavoro è estremamente affidabile; che è un  cittadino corretto, ma anche “critico”, quindi dotato di una capacità autonoma di giudizio; sappiamo inoltre che è una persona molto, molto discreta, al punto che lei rifiutò di fare un anno fa giusta causa a Mediaset per un contratto non rispettato, senza che nulla sia trapelato ufficialmente. Conosciamo il suo ottimo bagaglio culturale. E poi, soprattutto, siamo ben al corrente delle sue doti istrioniche, camaleontiche, trasformistiche!>>.
<<Ah si? E in che modo?>>.
<<Abbiamo avuto relazioni dettagliate da qualche critico o cronista teatrali, che l'hanno “visionata” in alcuni spettacoli, e in diverse repliche! Ad esempio, ha sostenuto con grossi risultati artistici, la parte dell'amico-rivale di... di... Leone, Leone Gala, nel Giuoco delle parti pirandelliano: esprimendo, appunto, amicizia, ma assieme sospetto, fastidio, odio, timore, arrendevolezza: ottima prova, sa?>>.
<<La ringrazio, si, naturalmente è vero, le critiche furono molto positive, per quello che possono valere le critiche!>>.
<<Per noi valevano, eccome, anche se capisco, sa, che oggi come oggi la cosiddetta arte teatrale son pochi ad apprezzarla e seguirla! Appunto, ora l'aspetto a dimostrare la sua grossa capacità su un terreno del tutto nuovo, giusto!?>>.
<<Già, siamo al dunque; diciamo che lei ha vinto! Anzi, mi ha con-vinto. E che mi sono sintonizzato sul suo sentimento del vivere, sulle ragioni vere del vivere! Però io glielo devo dire: in base a quanto precisato nel dossier, nel momento in cui una qualsiasi evenienza, un qualunque accadimento, o comportamento, intaccassero questo idealismo che lei mi ha iniettato, spero come un farmaco, non come un veleno, nella mia coscienza, io darò le dimissioni!>>.
<<Mi dispiace che lei assuma questa intransigenza aprioristica! Ma non ha letto come la nostra legislazione non concede nessun spazio ad atti violenti, come ogni atto passi al vaglio  di un magistrato? Lo Stato italiano è davvero garantista! S'informi in certi Paesi occidentali quali norme vigono e faccia il confronto! Negli Stati Uniti, ad esempio, formalmente si possono anche compiere determinati reati, pur di arrivare ad un obiettivo! Le assicuro che lei lavorerà per la giustizia senza dover cedere ad alcun compromesso o irregolarità! Glielo giuro, sul mio onore. Certo, un margine d'errore nelle azioni umane ci può sempre stare! Lei, sulla scena, non compie errori?>>.
<<Certo! Ma al massimo possono far storcere la bocca a qualche esigente spettatore. Diciamo che è più uno scrupolo personale dell'attore nei confronti di se stesso, uno smacco professionale, certo!>>.
<<Appunto, lei crede che noi non ci teniamo al rigore del nostro mestiere? Mettiamo pure il fatto che sul “teatro” dell'azione non sempre un nostro rappresentante riesce ad essere sereno: un figlio malato, un problema economico, ed ecco che la distrazione mentale può portare a commettere l'errore! Mi dica: lei deve vivere sulla scena un personaggio tranquillo, bonario, “filosofo”, ma poco prima dello spettacolo le è giunta una notizia molto spiacevole: è sicuro di “tenere” la parte per tutto lo spettacolo?>>.
<<Si, ne sono quasi certo, per come ho imparato il mestiere dell'attore, che per me è un “ministero” più che un “mestiere”. >>.
<<Guardi che volevo proprio questa risposta, sommamente gratificante per me; d'altra parte so bene che il cosiddetto “metodo” Stanislavskij, tramite le “azioni fisiche” vi permette di superare ogni ostacolo interiore che può impedire la buona riuscita della performance!>>.
Daniele è davvero molto sorpreso, intuendo la grande preparazione culturale di Guadagnoli.
<<Si, è così, certamente! Sono compiaciuto della sua competenza!>>
<<Bene, è ora che lei inizi a mostrare la sua, e le garantisco da parte mia la massima fiducia. Allora può firmare il contratto, gli aspetti burocratici e amministrativi, per così dire minori, del nostro rapporto li definirà col vicecommissario che ha già conosciuto. Possiamo stringerci la mano.>>.
Guadagnoli si alza, e i due si stringono la mano guardandosi con reciproca fiducia negli occhi.

Il V. C. comunica a Daniele col suo napolitaliano che il corso di addestramento inizierà l'indomani, in orario serale, presso gli uffici sulla via Tuscolana, poco prima del raccordo anulare. Gli raccomanda di usare sempre i mezzi pubblici, per rimanere il più possibile anonimo. Inoltre gli consegna un assegno con l'acconto, un cellulare di servizio, una tessera per la mensa, un abbonamento annuale alla metro. Come fosse un semplice impiegato, un travet del secolo passato, un anonimo lavoratore statale. Nulla doveva apparire in una dimensione speciale, o eccezionale, o chissà, eroica!, iniziava per Daniele un'avventura umile anonima socialmente sottotraccia! Dalle cronache della ribalta passava al nascondimento delle quinte, del tutto fuori scena!

Eppure qualche persona deve avvertirla, innanzi tutto il professor Batalli, che avrebbe capito subito la delicatezza della situazione e rispettata la segretezza. Alla figlia Ele avrebbe detto che aveva due film da girare all'estero, e perciò non l'avrebbe potuta incontrare per vari mesi; a Rita, per sicurezza, avrebbe dato la medesima notizia; alla compagna Grazia avrebbe detto una mezza verità, prospettandole una rarefazione degli incontri. Non aveva familiari stretti da avvertire, essendo figlio unico ed avendo perso da poco entrambi i genitori nel giro di un anno, evento che lo aveva spinto ad alcuni mesi di psicoterapia per superare un lutto piuttosto gravoso: oramai aveva anche perso di vista  lo psicologo. Giorgio, l'unico cugino con cui ha rapporti stretti, si era trasferito da poco all'estero, in Inghilterra, per un incarico triennale. Insomma, tutto sommato, Daniele avverte di essere bloccato in quinta, lontano dalla luce dei proiettori, consapevole di un lungo fuori scena.

Il mese di addestramento era volato via, senza particolari intoppi, superati i vari test, assimilate bene tutte le direttive e le informative teoriche, comportamentali, giuridiche, imparate a menadito le strutture e i nomi dei capi e dei sottoposti più in vista di varie organizzazioni criminali. Le prove più difficili risultarono essere la simulazione di un interrogatorio e quella di un pedinamento della sua persona: ad esse ripensava rivivendole con partecipazione emotiva ancora forte.
La prova dell'interrogatorio risultò molto ardua psicologicamente, quella del pedinamento impegnativa sul piano dell'improvvisazione e della velocità di pensiero ed azione, ma anche divertente. Della prima Daniele ha fissi nella memoria alcuni lampi, alcuni momenti, ma non la saprebbe ricostruire linearmente. Daniele si vede seduto e legato ad una sedia, in una stanza chiusa, disadorna, con un'unica luce accesa, molto intensa, quella di una lampada che lo colpisce sul viso. Di fronte ha due interroganti (A e B) gelidi come il ghiaccio e incombenti con la loro valanga di parole, di insinuazioni, di domande improvvise. La verità stabilita è che un certo maggiore Rossi aveva individuato un covo mafioso in via Mazzini: lui, Daniele, avrebbe dovuto resistere fino alla fine dell'interrogatorio senza svelarla. L'ambiente è molto caldo per aumentare il disagio e fino alla fine della prova Daniele non può bere. Da un altoparlante può giungere, all'occorrenza, la voce di un istruttore per dei consigli estemporanei. Naturalmente, essendo una simulazione, ciò che meglio deve ricordare, come finalità della prova, sono alcune regole di comportamento suggeritegli durante l'interrogatorio: prima delle quali, saper prendere tempo, ma evitando di dire <<non so>>, <<non ricordo>>:
A: <<Pezzo di merda, lunedi eri a piazza della Repubblica, alle 10 in punto, assieme al maggiore Rossi, davanti l'uscita della stazione della metro!>>.
Daniele: <<Quale lunedi? L'ultimo? O l'altra settimana ancora?>>.
B: <<Stronzo, l'ultimo, l'ultimo lunedi>>.
Daniele: <<Non può essere, se mi fate prendere il cellulare ve lo dimostro. C'è ancora il testo di un sms che ho inviato dal quale si capisce che>>.
A: <<Dai, prendilo!>>.
Dall'altoparlante: <<Ottimo, bene così!>>.
A Daniele viene spiegato come “smontare” mentalmente la cosiddetta “messa in scena” dell'ambiente in cui si svolge l'interrogatorio: deve, ad esempio, immaginare che la luce puntatagli sul viso sia l'equivalente di un proiettore molto fastidioso che deve sopportare sulla scena; pensare che il caldo derivi da un costume di scena particolarmente pesante; insomma deve immaginarsi una controscena, particolarmente appropriata a lui, per il mestiere che svolge. Gli viene suggerito di respirare secondo la tecnica yoga, per ossigenare maggiormente tutto il corpo, e per attenuare le tensioni muscolari. Gli viene suggerito, ad esempio, di simulare una sorta di svenimento per disorientare gli interroganti, o un eccesso di tosse, o qualche altro malessere.

A parti invertite, successivamente, sarà lui a dover condurre e sostenere l'interrogatorio: anche in questo caso gli son rimaste in mente alcune regole base, anche se, per quello che sarà il suo ruolo di fiancheggiatore, molto difficilmente gli potrà capitare di doverlo fare. La differenza fondamentale è che lui sa di essere vicino alla realtà fattuale delle cose, e che l'interrogato tenderà a mentire; sa che non potrà minimamente usare la forza. La tecnica da usare si affida molto all'arte retorica, alla capacità di suggestionare l'interrogato, di farlo cadere in contraddizione, di portarlo inavvertitamente dalla sua parte, con molta molta pazienza; Daniele ha il vantaggio di essere attore e di conoscere le tecniche drammaturgiche dello svolgimento di un dialogo teatrale: sa come si alza la tensione del confronto, come rallentarla, come scantonare dall'argomento principale per poi ripiombarci sopra; sa come alludere e illudere; come ribaltare il monopolio argomentativo del dialogo da un parlante a un ascoltatore; insomma è qui che dimostra come incida positivamente il suo essere attore, entusiasmando gli  istruttori!

Più buffo il ricordare la prova del pedinamento, in particolare un paio di momenti, naturalmente al netto degli aspetti di tecnica comportamentale che viene spiegata ad ogni partecipante al corso e che  Daniele stesso è certo di aver ben compreso.
Deve riuscire a seminare due pedinatori all'interno del centro commerciale di Cinecittà. I due fanno parte del team degli istruttori, che iniziano il pedinamento appena Daniele posteggia un auto in dotazione alla struttura. Daniele, studiata all'ingresso la pianta del centro, si dirige a un ampio negozio di abbigliamento, dove prende una giacca ed entra in un camerino apparentemente per provarsela; in realtà si toglie il suo pullover, rovescia la sua giacca indossandola, mette un paio di baffi finti grigi e degli occhiali dal disegno piuttosto datato, e, fra lo sbigottimento di un paio di commessi, restituisce la giacca del negozio, per poi uscirne, imitando perfettamente la camminata di una persona piuttosto anziana e mescolandosi subito a un folto gruppo di clienti di passaggio. Si ferma presso un bar convenuto, dove i due finti pedinatori non arrivano: prova brillantemente superata. Ricomincia un'altra fase della simulazione: Daniele, pur a vista, pone una notevole distanza verso i due. Questa volta non potrà entrare dentro un negozio. Pensa di affidarsi alla fortuna entrando in una toilette, nella speranza di trovare anche uno sgabuzzino con qualche tuta da lavoro e magari una pattumiera con rotelle: la buona sorte lo aiuta, indossa una tuta grigiastra, mette in testa un berrettino, afferra la pattumiera, quando entra un addetto alle pulizie piuttosto giovane e grassoccio che lo guarda interdetto:
<<Che, sei uno novo?>>.
<<Si, m'hanno messo in prova da oggi!>>.
<<Ah! Vabbè, datte da fa', ché so' tempi duri! Attento al caposervizio ch'è 'no stronzo!>>.
<<Vabbè, ce starò attento!>>.
Daniele esce, e trova dinanzi a sé, sorridenti ironicamente, i due pedinatori, che gli spiegano l'errore compiuto: non si era accorto di un tappeto mobile che ha consentito ai due di sopravanzare Daniele e di poterlo osservare comodamente. Risulta essenziale sempre il colpo d'occhio e la perlustrazione visiva a 360 gradi di tutta la zona circostante.

Il corso è finito, le prove superate, e Daniele dovrà attendere la prima missione: sa già che dovrà usare un nome falso, che da subito dovrà saper  maneggiare con destrezza i dispositivi elettronici in dotazione, e il cellulare in caso di chiamata urgente per improvvisi gravi motivi, sapendo che ogni movimento falso, o brusco li può rivelare ad un astante. Dovrà rivedere tutti gli appunti presi durante il corso, ripassare tutte le direttive, e soprattutto dovrà tenersi pronto in qualsiasi momento alla prima chiamata. Dovrà lavorare su se stesso per assorbire le tecniche di rilassamento, di autocontrollo, di concentrazione e prontezza mentale, dovrà compiere esercizi fisico-atletici per avere un corpo sempre pronto a qualsiasi movimento, o a qualsiasi sforzo. Insomma, dovrà intensificare quotidianamente quella preparazione che a teatro ancora pochi attori sanno svolgere prima dell'entrata in scena.

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