Per aspera ad astra "Ciò che resta"

Non era giusto che si fermasse, o meglio era giusto che non si fermasse, perché, come ha confermato con passione Renato Bandoli, l'occasione di dare alla immaginazione una nuova chance contro la repressione, di indicare una direzione verso la conoscenza e la consapevolezza, non poteva essere perduta, nonostante tutto. In fondo è tutto questo “Per Aspera ad Astra”, l'iniziativa di una decina di medie fondazioni bancarie, coordinate da ACRI, in varie carceri d'Italia, su stimolo e richiamo dell'ormai storica attività di Armando Punzo a Volterra, ma capace in questi anni di novità e di sguardi coerenti ma anche differenziati, come dimostrano in particolare i primi spettacoli della Compagnia degli Scarti che a quella esperienza si ispirano ma con originalità. Gli esiti ultimi di questa iniziativa sono stati presentati oggi in una conferenza stampa promossa dalla Fondazione Carispezia, che ne è stata il primo promotore, che ha avuto come protagonisti Andrea Corradino, suo presidente, Giorgio Righetti, Direttore Generale di ACRI,

Anna Rita Gentile, Direttrice della Casa Circondariale di La Spezia, insieme a Renato Bandoli e Enrico Casale, cioè alla Compagnia degli Scarti di La Spezia che conduce l'attività sul campo. Oltre a loro abbiamo potuto apprezzare gli interventi di alcuni detenuti protagonisti del progetto.
Una opera di Teatro e creatività innanzitutto, capace però di coinvolgere e interagire con vite costrette alla privazione della libertà. Come è stato spesso ricordato non si tratta tanto di una attività sociale di recupero come insegna la nostra costituzione, pur presente ed efficace, ma si svela soprattutto nella sua capacità di essere feconda, di scoperte e immaginazione appunto.
Si impara e si insegna nello stesso momento, nella interazione estetica, improvvisa e talora inaspettata, tra i detenuti diventati attori e gli artisti che si affiancano e ne favoriscono l'espressione e la capacità di scoprire dentro di sé cose che in nessun altro modo avrebbero potuto scorgere e comunicare.
Non beneficienza dunque, ma scoperta reciproca della libertà di esprimersi proprio nel luogo in cui questa libertà viene negata, a beneficio di tutti, dai detenuti, alle istituzioni carceriarie, al teatro e alla sua comunità.
Da qui, come in un comune obiettivo, la profonda interazione e sinergia, sottolineata da Enrico Casale, che si è creata nel tempo tra gli artisti della Compagnia Gli Scarti, i detenuti dellla Casa Circondariale di La Spezia, e i suoi esponenti, dalla Direttrice a tutti gli uomini e le donne della polizia penitenziaria.
Niente di miracolistico certo, ma un evento di lavoro e sudore che può trascinare lo spirito, ci ha ricordato ancora Renato Bandoli.
Così in tempi pandemici, non potendo aspettare riaperture che di mese in mese tardano e per non disperdere un lavoro importante e già iniziato, poiché per Aspera ad Astra non è solo teatro ma anche laboratori tecnici che offrono possibilità ai detenuti, la Compagnia degli Scarti ha deciso di realizzare, non la ripresa video dello spettacolo, bensì un film vero e proprio che proponesse l'esito dei laboratori in forma e linguaggio diversi e specifici.
Ne è nato il mediometraggio “Ciò che resta – appunti dalla polvere” già disponibile per chi volesse, e merita siano numerosi, sul sito www.progettocult.it.
È un percorso attorno e dentro all'umanità dell'uomo, quella umanità che si scopre forse ancora più forte proprio laddove è incatenata e repressa, una viaggio nell'uomo come polvere del tempo che casualmente si aggruma come un mulinello in identità improvvise e quasi occasionali, sottratte alla morte dal ricordo, dalla speranza e dunque dalla forza della immaginazione.
Girato tra le rovine industriali della Ceramiche Vaccari e le celle del carcere di La Spezia, e ispirato allo sguardo del grande artista Alberto Giacometti, vede i detenuti protagonisti immersi in una atmosfera sospesa tra la costrizione e la liberazione, che si alternano come in un respiro affannoso ma irreprimibile.
Una prova di regia, quella di Enrico Casale alle prese con il nuovo linguaggio espressivo, che ne conferma le qualità e l'arte. Una esperienza intensa per chi vorrà vedere il  mediometraggio, cui è da augurare giunga l'invito a partecipare a qualche festival cinematografico.
Da ultimo l'auspicio che, quando finalmente potrà andare in scena, per lo spettacolo si apra, magari grazie ad un desiderabile incremento nell'impegno finanziario delle Fondazioni, la possibilità di andare in tournée anche in altre città.

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