Rigenerazione. Dal carcere al teatro e ritorno

Anche quest'anno la giornata mondiale del teatro cade quando i teatri, nonostante spiragli di speranza accesi di recente per essere subito spenti, sono chiusi, senza spettacoli e senza pubblico. Chiusi in sè stessi verrebbe da dire, perché comunque la creatività non si è, non potendo esserlo, fermata e accumula come una batteria l'energia che speriamo presto sarà di nuovo messa a disposizione di tutti, della cultura italiana e delle sue comunità che rischiano altrimenti di appassire del tutto. Non a caso dunque è stata scelta la giornata di oggi, vigilia di quella citata ricorrenza, per presentare, nel corso dell'evento “Rigenerazione. Nuove sperimentazioni dentro e fuori dal carcere” organizzato da ACRI (l'associazione delle Fondazioni Bancarie) che lo supporta, la nuova stagione, la terza, di Per Aspera ad Aspera che, come noto, è un progetto che interessa 12 realtà carcerarie italiane (dell'attività di quella di La Spezia la nostra rivista ha recentemente scritto) e circa 250 detenuti, impegnati in un percorso, non tanto di animazione o recupero come si dice, quanto di creatività, una creatività rinnovata e feconda capace di influenzare, essendone influenzata, l'intera prassi teatrale italiana e il mondo che la esprime. È singolare e anche

significativo che questo progetto sia continuato anche in questo anno di pandemia e che ponga oggi le premesse per sviluppare i propri esiti artistici nella aspettativa e in direzione della auspicata riapertura dei circuiti istituzionali e no.
È singolare ma forse iscritto nella sua stessa genetica ove si consideri, come è stato sottolineato, che paradossalmente il carcere è una sorta di ribalta naturale, un luogo in cui il bisogno di cultura e di arte, di bellezza dunque, forte in ognuno di noi, si amplifica anche quando è inconsapevole.
Nel carcere si fa teatro, un teatro che cerca e aspira alla libertà e alla liberazione, e di questo processo beneficiano non tanto e non solo i detenuti, al di là della possibilità di acquisire strumenti di personale crescita, ma soprattutto la società civile nel suo complesso.
Questo è uno degli esiti concreti, ad esempio, di trent'anni di attività, a Volterra, del Teatro della Fortezza di Armando Punzo, attività che ora meriterebbe di essere premiata, finalmente, con la concessione di un Teatro Sabile, finora assente, all'interno della Fortezza.
Sarebbe infatti il momento che la continuità artistica e creativa di una iniziativa che ha saputo tra l'altro promuovere e trainare un movimento, quello di “Per Aspera ad Astra” che ora gemma in svariate parti d'Italia, fosse riconosciuta in una struttura stabile, in grado di consolidare produzioni altrimenti molto legate alla occasionalità e destinate pertanto alla dispersione, cui magari affiancare anche la possibilità di portare quegli stessi spettacoli in giro per l'Italia.
E non mi si risponda che ora il movimento teatrale italiano e le sue istituzioni hanno ben altri problemi, questo giusto riconoscimento è infatti, a mio avviso, una parte non del problema ma della sua risoluzione.
All'evento in una diretta streaming presentata da Andrea Delogu, hanno partecipato il presidente di ACRI, Francesco Profumo, Giorgia Cardaci la vicepresidente della neo nata UNITA Unione Italiana Interpreti Teatro e Audiovisivi (che ha di nuovo e giustamente portato all'attenzione la situazione ormai insostenibilie di molti artisti e lavoratori dello spettacolo anche al di là della pandemia), Bernardo Petralia Capo Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria, ed alcuni protagonisti e testimoni diretti, da Enrico Casale regista della Compagnia degli Scarti di La Spezia a Micaela Casalboni drammaturga del Teatro dell'Argine, da Aniello Arena a Ibrahima Kandij portatori e narratori di una esperienza intimamente commovente, fino ad Armando Punzo che si è collegato in video con un breve messaggio.
Il Ministro Franceschini, impossibilitato ad intervenire per contestuali impegni politico-istituzionali ha inviato una lettera di incoraggiamento e di speranza.

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