Alfredino

Fabio Banfo, narra un dolore indimenticabile nella nostra memoria collettiva, la morte di Alfredino. Interpreta con bravura la folla intorno al pozzo : il pompiere, lo scavatore, il venditore di panini, il vigile, il giornalista, gli eroi amati dal bambino, Mazinga e Goldrake, il presidente Pertini, la madre e l’Angelo che gli ha dato l’ultima carezza…Tre giorni di attesa e di speranza, nella prima diretta televisiva a reti unificate, un evento mediatico che avrebbe dovuto documentare un salvataggio in diretta e che alla fine si è trasformato nell’incapacità di risolvere una situazione di estrema emergenza. Metafora della storia italiana. Era il 1981, a novembre il terremoto in Irpinia faceva tremila morti, qualche giorno prima c'era stato l'attentato al Papa, lo scandalo della P2, le BR progettavano ultimi sequestri, tutto fu inghiottito dal pozzo. A quarant'anni esatti dalla tragedia, la vicenda ci appare come lo specchio dell'Italia. Narrazione, cronaca, poesia, all’interno di un monologo teatrale che scorre come un fiume in piena, passando da un

personaggio all’altro, una scrittura multipla nello stile e nei contenuti, carica di azione scenica. "Sono nato nello stesso anno di Alfredino. Il 1975. L'anno della morte di Pier Paolo Pasolini. Il poeta con cui ho iniziato ad amare la poesia, l'impegno civile. Il poeta che ha cantato le periferie romane, le borgate, e che ha profetizzato pochi anni prima di Vermicino, il ruolo che avrebbe avuto la televisione nella dissoluzione della cultura popolare italiana. Ho cercato di trattare questa vicenda con la massima sensibilità, partendo dalla mia identificazione di bambino e dall'idea che se non fosse caduto in quel pozzo, Alfredino, avrebbe fatto un cammino parallelo al mio, ascoltando la stessa musica, vivendo le stesse esperienze. Ho cercato di curare un poco il dolore con la poesia. Di riportarlo in vita, attraverso di me, con me. Era tutto quello che potevo fare per lui". Con queste parole Banfo ci conduce con sguardo critico in un periodo storico difficile dal punto di vista sociale e politico. La regia di Serena Piazza ha il pregio raro di mantenere sempre viva l'attenzione del pubblico in un ritmo armonico fra scene e dialoghi. I giochi di luce completano la drammaturgia scenica, regalando momenti di buio e luce a seconda dello svolgimento della vicenda. Emerge la capacità di Banfo di essere in tante voci e tanti sguardi, regalando emozioni e riflessioni. La mancanza di organizzazione e coordinamento dei soccorsi fece emergere l’esigenza di una nuova struttura organizzativa per poter gestire le situazioni di criticità, negli anni successivi nacque, infatti, la Protezione Civile. Ancora un po’ di giorni, per vedere questa piccola perla, per capire i risvolti di questa complessa vicenda che ha scosso tutti quelli che come me, hanno seguito la diretta con la speranza in cuore ma il messaggio più importante è rivolto ai giovani: comprendere come sia importante nel paesaggio italiano così complesso dal punto di vista idrogeologico, l’opera di prevenzione e cura dei nostri fragili territori. Non basta la volontà della cura, occorre un “fare” intelligente, come avviene in questo monologo teatrale.

ALFREDINO
L'Italia in fondo a un pozzo
di Fabio Banfo
da un'idea di Fabio Banfo e Serena Piazza
Milano, Teatro Elfo Puccini 21 giugno 2021
Uno spettacolo di Effetto Morgana; produzione Centro Teatrale MaMiMò.

Foto Nicolò Degl'Incerti Tocci

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