Il seme della violenza

Matthew Shepard ha 22 anni, nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 1998 viene caricato su un pick up da un paio di coetanei, portato in un luogo disabitato di Laramie, nel Wyoming, derubato del portafogli e delle scarpe, legato a una staccionata e violentemente percosso fino alla morte. Verrà ritrovato agonizzante 18 ore più tardi da un ragazzo che passeggiava con la sua bicicletta. Il volto è irriconoscibile, coperto di sangue raggrumato e ferite, solcato da due rivoli di lacrime. Un crimine di odio, Matthew è omosessuale. I suoi assalitori odiano gli omosessuali, lo ammettono durante le indagini. La comunità di Laramie si spacca, diventa intollerante nei confronti dei giornalisti accorsi, dello stigma nazionale, dei predicatori estremisti che invocano la punizione divina sui gay, si meraviglia, si dichiara innocente. Moisés Kaufman parte da New York con i compagni del Tectonic Theater Project per immergersi in questa fetta di mondo campagnolo dove nessuno chiude a chiave le porte di casa e tutti si conoscono. Interviste, incontri con le

persone di Laramie, chiacchiere, pregiudizi, analisi, ripensamenti. Nasce un bellissimo testo, in scena all’Elfo Puccini di Milano fino al 2 luglio 2021 (regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia), ispirato e impaurito, determinato e tagliente.
Quella comunità piccola e indifesa si scopre improvvisamente cruenta e piena di pregiudizio. C’è chi lo nega, c’è chi ne va fiero e c’è chi ne acquisisce consapevolezza e attua la trasformazione dentro di sé. Siamo tutti brava gente, siamo tutti un po’ carnefici.
Il testo è tutto giocato sul filo di generi diversi, il reportage giornalistico, l’intervista-ritratto, l’anti-idillio che contrappone la campagna segretamente cruenta e ottusa a una città aperta e tollerante ma troppo lontana per riuscire a proteggere.
La morte di Matthew diventa il rito collettivo della consapevolezza, la vittima sacrificale si staglia sulle coscienze ferite dei benpensanti, la spietatezza ideologica del predicatore millenarista, certo machismo abbietto e tanta superficialità si scontrano con la violenza che azzera tutto.
 Non fu una morte invano, ma divenne il punto di svolta della consapevolezza nazionale che la violenza gender contro le persone gay e lesbiche è strutturale, diffusa, socialmente accettata e consapevolmente derubricata. L’insulto, la risatina, l’emarginazione fino alla violenza mortale sono le molte facce della stessa medaglia.
La legge americana che punisce con aggravanti i crimini d’odio verso le persone omosessuali è intestata a Matthew Shepard ed è stata promulgata dal presidente Obama. Molti anni fa.

Foto Laila Pozzo

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