Estate teatrale veronese

Scritto da Maria Dolores Pesce.

Dopo le tradizionali e altrettanto classiche sfumature shakespeariane, Verona e la sua Estate Teatrale si colora di antico, con la delicatezza di un autunno imminente e la forza tragica di una parola che non tramonta. Un interessante programma di cinque spettacoli che si incastona, come un rosso diadema, alla cuspide di un evento che il direttore artistico Carlo Mangolini ha costruito anche quest'anno con sguardo attento ad un rinnovamento per così dire di qualità, che sappia cioè integrare la tradizione immortale con i fermenti di una modernità che in quella tradizione sanno trovare insieme giustificazione e stimolo creativo. Due gli spettacoli visti, entrambi il 7 settembre, tra il Museo degli Affreschi e il bellissimo Teatro Romano della città da tutti definita scaligera.

EDIPO in virtual reality
Quello che può essere definito, in linea con la visione della rassegna, un progetto di contaminazione aristica ed estetica profondamente riuscito. Lo spettatore è trasportato, o meglio si trasporta perché è lui che guida in fondo la peripezia, nella virtualità di un passato (miracolo consentito dalle moderne teconologie) costruito come la realtà di un sogno, o forse il sogno di una realtà. Un passato che si rivela così ricco del nostro presente e in esso così integrato da mostrare quasi di possederne la chiave. Il testo, originale e ben scritto, ci accompagna ma non ci imprigiona ed è capace di suscitare, mentre accompagniamo il nostro Edipo nascosto in questo suo apparire e sparire, suggestioni nuove che non ci eravamo accorti essere sempre state presenti in quella narrazione. Più che simboliche, le immagini che incontriamo e insieme inconsapevolmente cerchiamo dentro e fuori di noi sono quello che lì scorre da sempre, quasi un flusso automatico e surrealita. Spettacolo straniante e che talora sconcerta (e a volte anche fisicamente squilibra) mentre siamo sorpresi nello sforzo di ricostruire e riappriopriarci di una storia universale. Un Edipo per un solo spettatore portato ai giovani nativi digitali forse, ma che coinvolge e anche sorprende e spiazza molti altri.
Testo e regia di Sara Meneghetti, basato su Edipo Re di Sofocle. Con Mauro Bernard, Stefano Scherini, Anna Benico, Margherita Varricchio, Sabrina Carletti, Luca Meneghetti, Sara Betteghella, Jessica Grossule e Matteo Spiazzi. Musiche originali Stefano Soardo. Una produzione Ximula-Fucina Culturale Machiavelli. Nell'ambito del programma “Per chi crea”.

RESURREXIT CASSANDRA
Uno spettacolo raro, capace come è di unire la forza della parola con quella visionaria di una figuratività icastica, più che metaforica iconografica, miscelandola nelle sonorità musicali che assecondano, a volte improvvisamente, i cambi di ritmo della narrazione. Centro della scena e dunque della vita, nel suo fluire ultra-soggettivo, Cassandra, la profetessa inascoltata, che ancora una volta tenta di metterci in guardia, e dunque al riparo, dai pericoli che minacciano la sopravvivenza, prima degli abitanti di Ilio e poi di quelli del mondo intero. Un mondo in cambiamento in cui la storia sembra continuamente ripetersi e di cui Cassandra è instacabile sacerdotessa. Il tutto in un amalgama straordinariamente riuscito, come detto, tra il testo di Ruggero Cappuccio, aspro a ricordare le sonorità omeriche e forte da transitare i millenni, e la innovativa costruzione scenica e visuale di Jan Fabre che si arricchisce anche di un suo affascinante video. Al centro di tutto questo la presenza attoriale di Sonia Bergamasco che come una matrioska si svela man mano, un costume dentro l'altro, una suggestione dentro l'altra, una presenza che gestisce e  miscelandola con il canto arricchisce la parola, in suono e significato, e che quasi coordina il transito scenico come il centro di una attrattiva e mai immobile spirale. Così in una sorta di Ade che ci appare improvviso, ripercorriamo i limiti passati e attuali di una umanità incerta, ma anche la sua forza e la sua irriducibilità, di cui la sacerdotessa mai ascoltata, ma anche mai piegata, diventa il simbolo. Uno spettacolo ricco e profondo, all'interno del quale merita una citazione la molto creativa Nika Campisi che abbina nel suo costume inventiva ed efficacia scenica. Un successo.
Con Sonia Bergamasco. Ideazione, regia, scenografia, video Jan Fabre, testo Ruggero Cappuccio, musiche originali Stef Kamil Carlens, disegno luci Jan Fabre, costumi Nika Campisi, assistente alla regia Miet Martens, direzione tecnica Marciano Rizzo, fonico Marcello Abucci, direzione di produzione Gaia Silvestrini.
Produzione TROUBLEYN/JAN FABRE (B), Carnezzeria srls (IT), Napoli Teatro Festival Italia (IT), Teatro di Napoli - Teatro Nazionale (IT), TPE Fondazione Teatro Piemonte Europa (IT) in collaborazione con Aldo Miguel Grompone

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