Campo Teatrale

Campo Teatrale di Milano

stagione 2021-22

Dal 19 al 31 Ottobre 2021
César Brie
NEL TEMPO CHE CI RESTA
REGIA DI César Brie
CON César Brie, Marco Colombo Bolla, Elena D’Agnolo, Rossella Guidotti, Donato Nubile
PRODUZIONE
Campo Teatrale/ Teatro dell'Elfo
Un cantiere abbandonato a Villagrazia, il luogo dal quale partì Paolo Borsellino per andare
incontro alla morte. In questo cantiere un uomo fa rotolare per terra delle arance. Tra le
lamiere appaiono quattro figure che il profumo delle arance ha tolto dalle ombre. Si chiedono
dove sono, quale è la terra in cui si trovano. Si riconoscono. Sono le anime di Giovanni
Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e Agnese Piraino Leto. L’uomo che ha
lanciato le arance si presenta. É Tommaso Buscetta, il pentito di mafia. Le anime delle due
coppie e del pentito si raccontano in questo cantiere abbandonato.
Ricordano, denunciano, si interrogano, in un amaro viaggio attraverso quello che è
successo prima e dopo la loro morte. La lotta alla mafia, le vittime, i tradimenti, i pensieri, le
vicende personali e pubbliche, la trattativa, l’isolamento, le menzogne, il senso di dovere e
l’amore si intrecciano in questa ricostruzione di ciò che è accaduto e di ciò che continuerà
ad accadere.

Dal 9 al 14 Novembre 2021
Beppe Casales
IL MONSONE
REGIA DI Beppe Casales
CON Beppe Casales
Un ragazzo indiano di nome Harjeet viene in Italia per lavorare. Diventa velocemente vittima
del caporalato che gestisce il lavoro agricolo nell’agro pontino. Harjeet è l’ultimo anello di
una catena di sfruttamento che parte dalle grandi catene dei supermercati e finisce nelle
serre dove si coltiva la verdura. Harjeet però a un certo punto si ribella e denuncia il suo
padrone. Da qui parte un processo al contrario, dove la vittima diventa il colpevole. Da qui
parte uno spettacolo di teatro canzone che cerca di raccontare, con la leggerezza della
musica, la dignità calpestata del lavoro.

Dal 16 al 21 Novembre 2021
Evoè Teatro/Liv Ferracchiati
FUCK ME(N)
SCRITTO DA
Giampaolo Spinato - il professore animale
Massimo Sgorbani - tracce mnestiche di un padre di famiglia
Roberto Traverso - sunshine
ADATTAMENTO E REGIA
Liv Ferracchiati
CON
Giovanni Battaglia
Emanuele Cerra
Paolo Grossi
Quando Emanuele Cerra mi ha proposto questi tre monologhi mi è subito sembrato evidente
che c’era la possibilità di insinuarsi nella gabbia sesso-genere e nelle sue connessioni col
Potere, declinato in diverse forme. I tre testi hanno in comune il racconto di come,
inconsapevolmente, può avvenire un certo apprendistato all’essere uomini, nel senso del
ruolo di genere.
I protagonisti appartengono a diverse tipologie di maschile tossico: un professore animale,
vittima della sua bulimia di sesso e potere; un uomo devoto alla violenza, incapace di
verbalizzare la sua frustrazione; infine, un padre, che dichiara, sempre più apertamente, la
sua intolleranza e gelosia nei confronti del figlio. Questi personaggi appaiono a prima lettura
tre mostri, disperati, senza luci.
Leggendo tra le righe però si può intravedere il percorso che li ha portati ad essere quel che
sono, la storia di ognuno, infatti, emerge per contrasto. I carnefici, ingiustificabili in ogni caso,
sono stati a loro volta vittime di un sistema culturale tramandato di padre in figlio. Bisogna
che nascano nuovi padri e nuovi figli, che si interrompa la trasmissione di certi falsi saperi,
occorre una liberazione, anche se
dolorosa.
Insieme alla Compagnia Evoè!Teatro ho lavorato proprio su questo: sullo spogliarsi da certi
orpelli del maschile e del femminile, quegli orpelli che ci rendono mostri, perché ci
stereotipano e ci limitano. Ogni parte di costume che viene tolta in scena è una convenzione
sul maschile o sul femminile che si schianta a terra. Il lavoro di montaggio delle tre
drammaturgie rende i tre monologhi un testo unico e crea una dimensione simbolica in cui i
tre personaggi si confrontano e si confessano.
Bisogna spogliarsi delle maschere, scavare fino ad arrivare a noi, almeno tendere alla
ricerca dell'autentico. Liv Ferracchiati

Dal 2 al 3 Dicembre 2021
SIMONE FALOPPA
IL BALLERINO E L’IDEALE
Un'ipotesi di spettacolo su Pietro Valpreda
DI e CON Simone Faloppa
IN COLLABORAZIONE CON Rita Pelusio e Domenico Ferrari
PRODUZIONE Circolo Alekseev
Tutti i movimenti e le stagioni di lotte civili subiscono repressioni, piangono i loro morti e
hanno i loro capri espiatori giudiziari. La mia generazione è stata repressa nel sangue dei
fatti di Seattle e del G8. La generazione del maggio '68 venne dilaniata da 247 aggressioni
neofasciste e 147 attentati dinamitardi nel solo 1969:
era l’alba della strategia della tensione.
52 anni fa, l'Italia visse l'equivalente traumatico americano dell'assassinio di Kennedy:
la bomba in piazza Fontana. Neanche 2 giorni dopo la strage di Stato, era già
mediaticamente pronto il colpevole perfetto, il mostro dinamitardo da dare in pasto ai
pennivendoli e ai benpensanti: il ballerino anarchico Pietro Valpreda. Insieme ad altri 4
compagni, venne prevelato e schiaffato in isolamento nel carcere di Regina Coeli. Rimase
in carcere trenta mesi, privo di un regolare processo, vittima di un castello di accuse
premeditate, montate a farsa. Dietro le sbarre provarono a seppellirlo vivo e suicidarlo.
Eppure lui scrisse disperatamente pile di quaderni, registrando tutti i particolari e gli elementi
probanti della sua innocenza, per non dimenticare niente. E danzò, per tenere i muscoli e la
mente in allenamento.

Dal 9 al 15 Dicembre 2021
Eco di Fondo/Compagnia Caterpillar
SONO SOLO NELLA STANZA ACCANTO
CON Edoardo Barbone, Eugenio Fea
REGIA Giacomo Ferraù
DRAMMATURGIA Tobia Rossi
CO-PRODUZIONE Eco di fondo / Compagnia Caterpillar
Due gamer adolescenti iniziano a sospettare che un loro compagno di gioco on line, assente
da qualche giorno, sia il ragazzo suicida di cui parlano tutti i media.
Il dubbio fa precipitare i due ragazzi in un vortice da cui emergono solo confessando bugie,
paure, desideri e segreti indicibili ma anche scoprendo un contatto più intimo e diretto con
l’altro, pur non essendosi mai visti, protetti dagli avatar e da un mondo virtuale che si rivela
mostruosamente simile a quello reale.
Un racconto dolceamaro di crescita e scoperta di sé che riflette non solo sulla piaga sociale
del bullismo, ma su ombre e contraddizioni del nostro presente.

Dal 11 al 23 Gennaio 2022
César Brie
RACCONTAMI DI DOMANI
TESTO E REGIA DI César Brie
CON Vera Dalla Pasqua e Rossella Guidotti
Questo spettacolo è un viaggio per l'universo femminile, spiato dalla serratura del bagno.
Il tema è l'amicizia tra due donne. Nel bagno conversano, si sistemano, si preparano.
Scoprono i cambi dei loro corpi, si confessano, si lavano il corpo e l'anima.
In questo bagno gli oggetti più umili ci interpellano, diventano compagni di scena. Il volto
dell'amica ci guarda attraverso lo specchio affinchè il reale, rannicchiato ed invisibile ci si
riveli come quelle verità che si possono confidare solo in segreto.
"Dov'è il bagno?" Chiediamo con timidezza. "In fondo" "E' la verità?"
A volte appare in fondo, quando due donne si chiudono in bagno.

Dal 1 al 6 Febbraio 2022
Usine Baug
TOPI
REGIA E DRAMMATURGIA Usine Baug
CON Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo
Vent’anni fa, una città sul mare, odore di basilico e lacrimogeni, in sottofondo Manu Chao
ed esplosioni.
Il signor Canepa abita in centro, ma in quei giorni di luglio ha altre cose per la testa e se non
fosse per i suoni e le grida che entrano dalle finestre non si accorgerebbe nemmeno di
quello che accade di fuori. Topi, piccoli e invisibili come fantasmi, hanno invaso il palazzo
ed se ne stanno lì a sgranocchiare mele e carote.
Bisogna liberarsene e in fretta, prima che arrivino gli ospiti...
In Topi il fittizio ed il reale si incontrano per raccontare di nuovo il G8 di Genova cercando
di offrire una riflessione più ampia di quella veicolata dai media ufficiali. Attraverso
testimonianze reali e personaggi inventati, ricostruzioni sonore e trasposizione scenica,
vogliamo offrire una molteplicità di prospettive diverse e complementari per rendere la
complessità di quei giorni e aprire delle crepe nell’immaginario collettivo: perché certe ferite,
anche se ben nascoste, non si rimarginano mai.

Dal 15 al 20 Febbraio 2022
Luca Stetur
MACBETH. L’ULTIMO VOLO
DI E CON LUCA STETUR
CON LA COLLABORAZIONE DI Claudio Morganti e Rita Frongia
“Qualcuno inventò la ghigliottina a scopo umanitario.
Fu per rendere istantaneo il “tempo del trapasso”.
Ma qualcun altro giurò che quelle teste tagliate non morivano subito. Il “tempo” è faccenda
per vivi.
Lo spettacolo inizia dove finisce il film Macbeth di Roman Polanski. La lama di Mac Duff
ha appena staccato il corpo dalla testa di Macbeth. Quando la testa rotola, gli occhi
guardano. Vedono il mondo roteare. Il cielo è la terra e la terra è il cielo. Il bello è brutto e il
brutto è bello.
Nel volo, occhi e cervello terribilmente abbracciati perché soli, vedono e sognano un
eterno attimo di quiete, di ritrovamento del sonno, di contemplazione estetica della vita
vissuta.
Alla fine sarà silenzioso suono, in quanto inizio di tutto. Le orecchie sono le ultime a
morire.
E' così che inizia, con una corona, una lampadina, un pigiama.
Come un sogno.
Come un incubo.
Come una risata.
Come la vita.
Come la morte.”
Luca Stetur

Dal 24 al 27 Febbraio 2022
Domesticalchimia
SONNAMBULI
REGIA DI Francesca Merli
CON Davide Pachera e Laura Serena
Lui e Lei (una coppia senza nome) vivono insieme nel segno dell’amore. Sono giovani ma
sul filo del rasoio, in altre parole, tra pochi anni non lo saranno più.
Ciò che li accomuna è un’insoddisfazione cronica nei confronti della vita, sempre troppo
arida di eventi e prospettive nei loro confronti. Per esorcizzare la noia e le giornate che si
ripetono sempre uguali, i due mettono in piedi delle vere e proprie “rappresentazioni”, che
vanno dalla coreografia danzata andando perfettamente a tempo, alla messa in scena di
situazioni di ogni sorta, ai tentativi di suicidio simulati (in realtà neanche troppo simulati).
A rendere il tutto ancora più complicato, ci pensa l’inquilino che vive nel seminterrato, un
misterioso personaggio che ogni giorno, puntualmente, produce un rumore insopportabile
al quale i due non riescono a dare una spiegazione. E sarà proprio questa
presenza/assenza disturbante a risvegliare in Lei il ricordo di un evento traumatico che la
porterà a compiere un gesto inaspettato.
Sonnambuli è un lavoro che prova a indagare alcune sfaccettature della perversione
contemporanea. In una relazione a due così intensa e profonda, dove i personaggi fanno di
tutto pur di non affrontare il fallimento della separazione, vengono a galla i nodi che
impediscono alla coppia di trovare la propria dimensione di normalità.
Cos’è, allora, davvero perverso? I tentativi fantasiosi che i due mettono in atto pur di
andare avanti, o l’accanimento disperato nel voler a tutti i costi restare uniti, fare uno,
quando in realtà le contingenze richiederebbero di prendere una decisione più
coraggiosa? Fino a che punto si è disposti a farsi del male per non cadere nella “trappola”
dell’addio?

Dal 8 al 13 Marzo 2022
César Brie
BOCCASCENA
CON Antonio Attisani Giulia Bertasi César Brie
TESTO César Brie Antonio Attisani
Boccascena ovvero Le conseguenze dell’amor teatrale
Due uomini di teatro si incontrano per caso dopo tanto tempo, in un altrove che sembra un
palcoscenico.
Non se ne rendono conto, ma una figura – forse un regista, forse un custode, forse il loro
erede – li guida in un flusso di memoria in cui riversano la scarsa sincerità di cui sono capaci,
scoprendo di essere stati legati l’un l’altro lungo tutto il corso della vita.
La loro è stata un’amicizia ruvida, senza compiacimento né complicità, entrambi sulle tracce
di un teatro necessario a sé stessi e al mondo.
In questo ritrovarsi che rischia di sprofondare nell’ironia e nel disincanto, è l’enigmatico
Servo di scena che parla suonando a suggerire i temi privati e universali che hanno
interpretato, chissà se bene o male.
I racconti dei due, che si riconoscono nel Gatto e la Volpe, diventano un viaggio che li porta
a fare i conti con se stessi, con le differenze tra loro, con visioni e vicende dell’eterno
passato, un viaggio che attraversa opere, scuole, maestri, colleghi, amori, colpe, malattie.
Memorie ferite.
L’esercizio della sincerità è la loro ultima recita, costellata di incidenti, una musica incostante
nella quale affiorano le conseguenze dell’amore assoluto per un teatro popolato da mille
personaggi ma soprattutto, in quest’ultimo passaggio, dal Gatto e la Volpe, l’anziana coppia
che vorrebbe giustiziare simbolicamente quel Pinocchio diventato il “bravo bambino” che
nella realtà storica ha invece vinto.
La scombinata narrazione procede per salti e cadute, da un’allegra antipatia iniziale
all’ultima uscita di scena, uno sconsolato matrimonio.
Per astra ad aspera. Fine teatro mai.
Questo lavoro è stato scritto da un vecchio attore e un vecchio professore durante la
pandemia che ha rinchiuso tutti in casa per molti mesi. I testi di Volpe non sono stati scritti
da Volpe e i testi di Gatto non sono stati scritti da Gatto. È tutto molto più confuso, grazie
anche a ciò che è accaduto durante le prove.
Scrivere il primo copione è stato un esercizio di amicizia, di fiducia, di confronto e
polemica con il mondo, di accordo e disaccordo, un esercizio che ha permesso ai due di
vivere la solitudine della peste nel calore della creazione. E avere provato nell’illegalità e in
clandestinità è qualcosa di cui i due vecchi vanitosi vanno fieri.

Dal 16 al 20 Marzo 2022
ECO DI FONDO/CESAR BRIE
ORFEO ED EURIDICE
TESTO E REGIA Cèsar Brie
CON Giacomo Ferraù e Giulia Viana
E se lei ritornasse? E se lei si svegliasse un giorno? E se un mattino aprisse gli occhi? E’ il
tuo canto che la tiene in vita? Lasciarla andare significa ucciderla? O è lasciar andare la tua
di speranza? Lasciarla andare significa ucciderla? O è il canto di amore più straziante? Il
gesto più puro, l’amore che si afferma nella perdita? Orfeo è rauco. Euridice è sorda. Orfeo
con la sola forza del suo canto prova a strappare la sposa Euridice dal regno dei morti.
La forza e la poesia del mito si intrecciano in questo lavoro con due temi controversi:
l’accanimento terapeutico e l’eutanasia. Senza offrire risposte, lo spettacolo interroga lo
spettatore sulla forza e la grandezza del sentimento d’amore. César Brie

Dal 22 al 27 Marzo 2022
Collettivo Treppenwitz
SCIU’ SCIU’. Broken Becomes Beautiful
DI Carla Valente
REGIA DI Carla Valente/ Simon Waldvogel
CON Carla Valente
Sono partita dalla mia storia personale con l’obiettivo di trasformarla attraverso la creazione
artistica in un pensiero universale. Sciù Sciù è il nome con cui da bambina mi chiamava mia
nonna. Un vezzeggiativo napoletano che vuol dire carina, dolce come un pasticcino, è un
modo per tornare a se stessi, ritrovarsi e creare nuove possibilità di esistenza.
Sono nata con una malformazione alla mano, una patologia che consiste nella mancanza o
riduzione delle dita centrali nota anche come Oligodattilia. Possono esserci diverse cause,
ma la più plausibile dopo anni di ricerche effettuate con i miei genitori, alcuni medici e
giornalisti potrebbe essere la dismissione della centrale nucleare del Garigliano che si trova
a circa trenta km da Gaeta, città in cui sono nata. A Gaeta e nei paesi limitrofi vi è un alto
tasso di tumori, leucemie e malformazioni agli arti probabilmente causate dallo
smantellamento della centrale disattivata nell’82.
Nelle vasche di accumulo dove confluiscono gli scarichi della centrale che convergono con
il fiume Garigliano sono stati riscontrati valori di cobalto e cesio elevati. Ogni cosa è stata
contaminata, i pozzi, le acque sotterranee, il mare del Golfo di Gaeta. Ancora oggi non vi è
un sito di rigenerazione delle scorie radioattive. Una Chernobyl italiana di cui pochi sono a
conoscenza, una catastrofe di cui si sa poco, un mostro che genera malattia e sofferenza.
Sciù sciù è un collage tra le rotture che ognuno di noi ha dentro.
La costruzione del collage diviene il nucleo di tutto lo spettacolo, attraverso la creazione di
un’opera si decostruisce e ricostruisce il pensiero.
Il collage diviene atto riflessivo e metacognitivo mediante il quale con la stessa tecnica di
realizzazione (tagliare, prelevare, incollare, riassemblare) si ricostruisce una nuova
prospettiva.
Collage come metafora e spazio per mettere in relazione, trovare legami, dissonanze,
giustapposizioni e sovrapposizioni, ricreando una narrazione altra. Frammenti del reale,
strappati al loro universo, ritagli del mondo prendono forma e una diversa possibilità di
coesistere.
Ritagli di giornale, vecchie fotografie, pezzi di poesie, video dell’infanzia, video
documentaristici, scarti che divengono poesia.
Ho scavato nella mia infanzia e nel luogo dove sono nata, ho deciso di usare io stessa la
videocamera con mio padre e filmare la centrale Nucleare del Garigliano, registrare le
telefonate con i miei genitori, riprendere filmati dei momenti emblematici della mia infanzia,
fotografie, diari di bambina, la mia collezione di barbie.
Ho provato a ricostruire il filo della narrazione cercando di spostare il punto di vista,
osservandolo ad una distanza tale da poter far emergere aspetti e aprire nuovi scenari.
Collage, visione interiore attraverso cui le immagini concrete e della memoria si
cristallizzano con una forma, canale per entrare in una realtà sottile, incontro di elementi
diversi che iniziano a vivere e suggerire un racconto.
Sciù Sciù - Broken Becomes Beautiful diviene attraverso il collage un’esplorazione, una
ricerca, un percorso, un elogio alla vita imperfetta attraverso la fragilità, la vulnerabilità che
appartiene ad ognuno di noi. Le perle nascono dalle ostriche che vivono nella profondità del
mare, attaccate alle rocce e si formano quando un oggetto estraneo entra nella cavità. Da
una ferita, da un’intrusione di un granello di sabbia può nascere una forma ancora più bella
di bellezza interiore e esteriore. L’intrusione di qualcosa fa nascere la madreperla.
Le cicatrici diventano gioielli.

Dal 5 al 10 Aprile 2022
Campo Teatrale
IL BUCO
CREAZIONE COLLETTIVA DI
Marta Annoni, Marco Colombo Bolla e Lia Gallo
CON Marta Annoni e Marco Colombo Bolla
Regia Raul Iaiza
Dramaturg Simone Faloppa
Io... io ho un buco. Qui. In mezzo alla pancia. Non so bene quando è spuntato. So che
prima non c’era. Ero io, tutta intera. Poi all’improvviso ho sentito come uno spiffero. Avete
presente quando si lasciano le finestre leggermente aperte d’inverno? O semplicemente
quando da sotto la porta un filo di freddo striscia per entrare in casa? Ecco. Questa
sensazione di essere attraversata da un filo freddo. Ad un certo punto lo spiffero è diventato
la bora baltica e ho dovuto alzare il vestito. Il buco era lì, nero come l’inchiostro, come la
pece nero, nero come... E uno cosa può fare quando vede un buco in mezzo alla pancia?
Non potevo mica andare dal mio dottore e dirgli “Scusi dottor Pasqualini, Ho un buco qui”.
Ho provato a cancellarlo... ma un buco non si cancella. Un buco si tappa. Forse. E
comunque questo buco è ancora qui. Ecco. E credo di esserci caduta dentro.
Forse tutti sono caduti in un buco almeno una volta nella vita; ci sono buchi piccoli come
capocchie di spillo, ci sono buchi grandi come tombini, come crateri, come voragini o buchi
neri. Il Buco è la storia di qualcuno e di tutti, è la storia di chiunque ha vissuto momenti
difficili e ha sentito il mondo corrodersi attorno a sé o ha sentito sé stesso sparire. Il buco
può essere un lutto, un trauma, una perdita, un vuoto, un inciampo, la depressione, una crisi
esistenziale, un disturbo alimentare. Non importa che volto, che nome assuma questo
gigante invisibile di fronte al quale ci si sente un peso piuma. Si sta lì, a pugni alzati, soli,
senza parole per poter spiegare e chiedere aiuto. E se invece bastasse abbassare la
guardia? Se dal nero potesse farsi largo un filo di luce?

Dal 19 al 24 Aprile 2022
Alma Rosè
STABAT PATER. Viaggio tra padri combattenti
UN PROGETTO DI Manuel Ferreira ed Elena Lolli
CON Manuel Ferreira e Gioele Cosentino
REGIA di Claudio Orlandini
Stabat Pater è un progetto che vuole raccontare di padri che cercano una risposta a un
dolore che ha segnato la loro vita e il loro ruolo di genitore. Padri di figli che non parlano,
non camminano, non ridono come tutti gli altri bambini.
Padri che si sono sentiti derubati due volte: la prima quando si sono sentiti privati del figlio
che sognavano, la seconda volta quando si sono sentiti derubati del loro ruolo, quello di
insegnare al figlio a fare tante cose, di portarlo nel mondo. Saranno invece tante le cose che
il figlio non potrà fare e anche il mondo che si troverà davanti non lo faciliterà.
Il progetto vuole dar voce a storie vere, raccolte attraverso le nostre interviste e i nostri
incontri, testimonianza viva di quei padri “combattenti” che ogni giorno si misurano davanti
alle esistenze fragili dei loro figli e che hanno saputo trasformare il loro dolore in un nuovo
progetto di vita. Storie che ci mettono davanti alla fragilità maschile, spesso nascosta o
ignorata perché ancora tabù. Eppure è proprio da quella che si costruisce una forza.
Tra confessioni fatte di rabbia e di amore, di smarrimento e di forza, i nostri sono padri che
attraversano gli abissi dell’insicurezza e della disperazione, per poi risalire e rinascere
insieme ai loro figli con nuovi sguardi e nuovi orizzonti.
PADRI COMBATTENTI
Un Padre che tutti i giorni accudisce il proprio figlio. Non più solo la madre, c'è anche lui.
Vestirlo, dargli da mangiare, caricarlo in macchina, portarlo a scuola. É faticoso perché il
figlio non è più così piccolo, è una sorta di palestra a vita.
É cosi che scorre la mattina di un giorno come un altro, ma di un padre diverso dagli altri
dentro casa nel momento dell'accudimento e fuori casa, per strada, nel parcheggio, a
scuola, in ufficio, nel nostro mondo.
Vorremmo che nel nostro spettacolo si sposassero insieme immagini di vita quotidiana e
momenti universali. Piccolo e grande, sacro e profano.
Scandisce il tempo della narrazione una voce che recita uno “Stabat Pater”: versi che hanno
attraversato secoli e che ci mettono davanti a quel senso di sacralità che avvolge il dolore,
la vita, il filo che unisce padre e figlio, la fragilità interiore e quella di una esistenza limitata
dalla disabilità.
In scena due protagonisti: un attore nel ruolo del padre e un danzatore in quello del figlio,
corpo narrante senza voce. Indifesi, entrambi e legati da un rapporto indissolubile, fatto di
tensioni e di sentimenti.
Via via, a piccoli passi, lo spettacolo ci accompagna dentro le storie di padri esemplari,
immerse in mari estremi e profondi. Quella che agli occhi del mondo è una ferita incolmabile,
fastidiosa da guardare perché a tutti ricorda la vulnerabilità della nostra vita, è anche forza
costruttiva. Battaglie solitarie di padri comuni impegnati nel cercare di diffondere un nuovo
sguardo sulla vita e sulle relazioni, nella realizzazione di progetti reali, concreti.

Dal 3 al 8 Maggio 2022
Fartagnan Teatro
HUMAN FARM
CON Federico Antonello, Luigi Aquilino, Michele Fedele e Matteo Giacotto
In un futuro non molto lontano, un imprenditore visionario, finanziato da una cordata di
potenti multinazionali, ha creato in un laboratorio segreto una nuova tipologia di lavoratore
destinata a rivoluzionare per sempre il mondo del lavoro.
Il problematico, fragile e cagionevole essere umano sta per essere sostituito dal ben più
docile, prestante e ubbidiente Umanzo.
I pregi degli Umanzi rispetto agli esseri umani sono innumerevoli: Gli Umanzi lavorano
senza sosta e soprattutto senza chiedere in cambio nulla. Parole come malattia, ferie,
maternità e stipendio per loro sono del tutto prive di significato. Per vederli saltare di gioia,
basta sventolare davanti ai loro occhi uno dei loro amati buoni pasto.
Ma il maggior pregio degli Umanzi riguarda l’essere totalmente bio degradabili. Una volta
terminato il loro ciclo lavorativo infatti nessun costo per l’azienda, nessun costo per la
società, gli Umanzi possono essere macellati, cucinati e dati in pasto ai loro simili per
animare simpatiche feste aziendali.
A contrastare questo entusiasmante progresso, nel laboratorio segreto arriva un giovane e
arrogante giornalista precario convinto di poter cambiare il mondo con un reportage. Dove
lo porterà la sua incoscienza?
Benvenuti nella Human Farm.

Dal 10 al 15 Maggio 2022
MATTIA FABRIS
BLUE JOHN CANYON
CON Mattia Fabris
ALLA CHITARRA Mattismo Betti
Qualche giorno di ferie, un viaggio organizzato che salta e Aron, un giovane ingegnere
Ufficio Stampa Campo Teatrale: Roberta Ursino
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 320 0799908americano, ne approfitta per dedicarsi alla sua passione di sempre: le scalate.
Arrampicatore esperto che non teme di uscire in solitaria, improvvisa un’escursione nel Blue
John Canyon, nello Utah. Lascia detto solo quando ritornerà, ma non dove è diretto: una
leggerezza che si trasforma in un pericolo mortale. Mentre scende in un canyon, sceglie un
appoggio instabile e si ritrova sul fondo, con il braccio bloccato dal peso di un enorme
masso. A nulla vale provare a smuovere la roccia o inciderla con il coltellino multiuso. Presto
Aron deve arrendersi all’evidenza: è intrappolato, ha cibo e acqua per un giorno solo e
nessuno sa dove si trova. Quanto può sopravvivere un uomo nel deserto?
Questa è la storia di quelle 127 ore che Aron ha passato intrappolato nel canyon prima di
un finale che sarebbe impensabile anche solo da immaginare. Quelle 127 ore diventano per
Aron l’occasione per una grande riflessione sulla vita e sulla morte. Diventano per Aron uno
spietato pretesto per ritrovarsi di fronte a sé stesso, al proprio ego, per riflettere sul proprio
destino e su quanto lui stesso ha fatto per ritrovarsi in quella condizione, sulle sue
responsabilità. Sono infine anche l’occasione per riconoscere il valore dei propri affetto,
dell’amore che lo lega alle persone che ama e di quanta forza questo può recare....una
forza che lo porterà a scegliere di vivere e a scegliere, per farlo, di affrontare una decisione
ai limiti del pensabile, quella di amputarsi il braccio dopo 5 giorni di prigionia in quel budello
di roccia e liberarsi dalla morsa che lo ha intrappolato.
La storia di Aron non si riduce ad una semplice soria di sopravvivenza, ma assume caratteri
universali e più ampi, nei quali ognuno di noi può riconoscere qualcosa di sé della condizione
umana.
Queste le parole con cui Aron conclude la sua testimonianza: “Quell’incredibile incidente nel
Blue John ha cambiato la mia vita, Quelle 127 ore nel Blue John sono state anche la più
grande esperienza spirituale della mia vita.
Ho imparato tantissimo da quella grande avventura e non ho rimpianti. Tutto quello che è
accaduto ha rafforzato semmai la mia convinzione che la vita ha senso se seguiamo fino in
fondo i nostri talenti, la nostra passione. A costo di dover fare una scelta estrema, tagliare
di netto con qualcosa da lasciarsi alle spalle, nel passato.
Ogni addio è anche un modo coraggioso e potente per ricominciare”.

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