Associazione teatrale pistoiese

ASSOCIAZIONE TEATRALE PISTOIESE
Le STAGIONI 2021 2022

PROSA
prosa – danza – eventi speciali

MUSICA
stagione sinfonica - 17^ edizione
stagione pistoiese di musica da camera  - 60^ edizione

Dopo l’anteprima rappresentata dal cartellone “Vetrina d’Autunno’ che ha visto, tra ottobre e dicembre, una programmazione di spettacoli e concerti a Pistoia e a Pescia, l’Associazione Teatrale Pistoiese presenta ora le sue Stagioni teatrali (prosa – danza – eventi speciali) e musicali (Sinfonica e Cameristica) curate, rispettivamente, da Saverio Barsanti e dal M° Daniele Giorgi.
Si sono, infatti, conclusi i lavori di adeguamento dell’impianto elettrico che hanno impegnato la storica sala del Teatro Manzoni, necessari alla sua riapertura in piena sicurezza e la programmazione può finalmente tornare a svolgersi nella sua naturale sede.

Un cartellone ampio ed articolato, ricco di contenuti e proposte, arricchito da produzioni di prosa dell’Associazione Teatrale Pistoiese e da quelle dell’Orchestra Leonore, compagine costituita da musicisti eccellenti attivi in prestigiosi ambiti cameristici e con esperienze in importanti orchestre internazionali. Le Stagioni propongono prime nazionali ed esclusive per il nostro teatro, nonché artisti di assoluto livello e prestigiose ospitalità internazionali.
Oltre al Teatro Manzoni, gli appuntamenti saranno in programma al Piccolo Teatro Mauro Bolognini e, per la musica, anche al Saloncino della Musica di Palazzo de’ Rossi e al Convento di San Domenico.

Le STAGIONI dell’Associazione Teatrale Pistoiese sono realizzate e rese possibili grazie al fondamentale sostegno dei due soci fondatori di ATP, Comune di Pistoia e Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, del Ministero della Cultura, della Regione Toscana, con il prezioso contributo di Far.com, Toscana Energia, Publiacqua e Unicoop Firenze, partner istituzionali di tutta l’attività.

L'accoglienza del pubblico sarà, come sempre, organizzata avendo cura  della massima sicurezza di tutti. Le normative nazionali vigenti dispongono che l’accesso del pubblico agli spettacoli sia condizionato all’esibizione del Green Pass rafforzato, in corso di validità (ad esclusione dei minori di 12 anni e dei soggetti esenti per patologie pregresse) e all’utilizzo della mascherina per l’intera durata dell’evento.

L’emergenza Covid-19, non ancora pienamente sotto controllo, ha suggerito tuttavia di procedere con particolare prudenza; pertanto non è stata attivata una campagna abbonamenti, riservando comunque agli abbonati della stagione 2019/2020 la prelazione sull’acquisto dei biglietti.

Il Teatro è luogo privilegiato di coesione sociale; anche per questo, l’Associazione Teatrale Pistoiese, convinta di venire incontro alle aspettative della nostra comunità, ha optato per una politica di prezzi molto accessibili, con una speciale attenzione nei confronti delle generazioni più giovani.

Le STAGIONI / Prosa 2021/2022
prosa – danza – eventi speciali
direzione artistica: Saverio Barsanti

ESCLUSIVA REGIONALE
TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 10 dicembre (ore 21)
sabato 11 dicembre (ore 21)
domenica 12 dicembre (ore 16)
CASA DI BAMBOLA
di Henrik Ibsen                             
regia Filippo Dini                        
con Filippo Dini, Deniz Özdoğan, Orietta Notari,
Andrea Di Casa, Eva Cambiale, Fulvio Pepe
Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale / Teatro Stabile di Bolzano
con il sostegno di Fondazione CRT
Scritto nel 1879 durante un soggiorno ad Amalfi, Casa di bambola suscitò grande indignazione al suo debutto al Teatro Reale di Copenaghen ma divenne ben presto uno dei testi più frequentati del Novecento. “Il mistero che avvolge la donna, da sempre, nella letteratura, come nella pittura e in definitiva, in tutte le arti, è perennemente legato al giudizio dell’uomo su di lei – dichiara Filippo Dini nelle sue prime note di regia –. La definizione del suo mistero non la si può scindere da colui che lo ha inventato e quindi dichiarato e demonizzato, ovvero l’uomo. La Nora di Ibsen nasconde un segreto, che se scoperto e interpretato dalla logica maschile, rappresenterebbe una colpa… Esattamente come le necessità inoppugnabili di Antigone si scontravano con le leggi altrettanto inoppugnabili di Creonte, così i coniugi Helmer smarriscono il loro amore (o presunto tale), di fronte al reciproco mistero, incapaci di trovare una soluzione all’enigma millenario che si cela tra i due sessi… Non credo nell’interpretazione, molto frequente in passato, di una Nora che si libera da un marito pedante e ottuso, ma credo piuttosto in una interpretazione più contemporanea di un legame che si dissolve a causa di una reciproca diffidenza, nata dall’incomprensione mai risolta tra uomo e donna. La cronaca ci ha abituato alle efferatezze e alle violenze generate da questa incomprensione; i “mostri” di tali episodi sono sempre accolti e talvolta molto amati dalle proprie vittime. Fino a quando continueremo a chiamarli mostri e fino a quando continueremo a parlare di masochismo riferendoci alle vittime, temo continueremo a leggere terribili notizie della brutalità maschile sulla donna. Ibsen, con straordinario anticipo sulla storia, ci metteva in guardia in merito a ciò che sarebbe potuto scaturire da quella mancanza di reciproca comprensione: quel vuoto fra i due sessi, quella differenza di coscienze ha generato l’epoca contemporanea e ha detonato una guerra fredda disperata, caotica e spesso fatta di ottusità, rancori, passività, prepotenza e fragilità che non sappiamo più definire. Oggi sappiamo che le regole di ieri erano sbagliate, siamo chiamati a fare chiarezza, a riconoscere le nostre personali specifiche miserie.” (Filippo Dini)

TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 17 dicembre (ore 21)
sabato 18 dicembre (ore 21)
domenica 19 dicembre (ore 16)
IL MALATO IMMAGINARIO
di Molière
adattamento e regia Guglielmo Ferro
con Emilio Solfrizzi
Lisa Galantini
Antonella Piccolo, Sergio Basile, Viviana Altieri, Cristiano Dessì,
Pietro Casella, Cecilia D’Amico
e con Rosario Coppolino
Compagnia Molière / La Contrada - Teatro Stabile di Trieste
in collaborazione con Teatro Quirino - Vittorio Gassman
Il teatro come finzione, come strumento per dissimulare la realtà, fa il paio con l'idea di Argante di servirsi della malattia per non affrontare "i dardi dell’atroce fortuna”. Il malato immaginario ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti. La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, identificando di conseguenza il ruolo del malato con un attore anziano o addirittura vecchio, ma Moliere lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 anni, proprio per queste ragioni un grande attore dell'età di Emilio Solfrizi potrà restituire al testo un aspetto importantissimo e certe volte dimenticato. Il rifiuto della propria esistenza. La comicità di cui è intriso il capolavoro di Moliere viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo, Moliere, come tutti i giganti, con geniale intuizione anticipa modalità drammaturgiche che solo nel ‘900 vedranno la luce. Si ride, tanto, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui. (Guglielmo Ferro)

PICCOLO TEATRO MAURO BOLOGNINI | Pistoia
sabato 18 dicembre (ore 21)
ATLANTE LINGUISTICO DELLA PANGEA
concept e regia Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini,
Daniele Pennati, Giulio Santolini
scrittura Daniele Villa
Sotterraneo con il contributo di ERT – Emilia Romagna Teatro, Fondazione CR Firenze
Nel mondo esistono “parole intraducibili”, concetti complessi raccolti in vocaboli unici che non esistono in altri idiomi: in lingua inuktitut, la parola iktsuarpok significa “il senso di aspettativa che ti spinge ad affacciarti ripetutamente alla porta per vedere se qualcuno sta arrivando”; in giapponese tsundoku significa “impilare un libro appena comprato insieme agli altri libri che prima o poi leggerai”; in bantu la parola ubuntu significa “posso essere una persona solo attraverso gli altri e con gli altri”. Sotterraneo ha selezionato decine di questi vocaboli – universali e culturospecifici al tempo stesso – e ha dialogato online con altrettanti parlanti madrelingua sul significato e l’uso di queste parole nella cultura di provenienza. Queste brevi “lezioni di intraducibilità” sono divenute la traccia per uno spettacolo che mette in scena le parole stesse, trasformando un piccolo dizionario in una sorta di drammaturgia atipica. L’intero spettacolo inoltre è attraversato dall’impossibilità di dar corpo ad alcuni concetti a causa delle limitazioni Covid, che da pure restrizioni si trasformano in una risorsa scenica in grado di mettere in campo un pensiero sulle relazioni umane e l’incomunicabilità, ora che la nostra specie è posta di fronte alla necessità di cooperare davvero su scala globale.

TEATRO MANZONI | Pistoia
mercoledì 22 dicembre (ore 21)
BAYADERE – IL REGNO DELLE OMBRE
di Ludwig Minkus e Michele Di Stefano
balletto in un atto per 12 danzatori
musiche originali Lorenzo Bianchi Hoesch
danzatori Lisa Cadeddu, Matteo Capetola, Carmine Catalano,
Alice Catapano, Beatrice Ciattini, Matilde Di Ciolo, Roberto Doveri,
Veronica Galdo, Mattia Luparelli, Aisha Narciso, Niccolò Poggini, Paolo Rizzo
Nuovo BallettO di ToscanA
Direttore artistico: Cristina Bozzolini
Bayadere è un balletto intriso di esotismo idealizzato, sia nella trama melodrammatica che nell’estetica dell’insieme. Nella tradizione la sua scena più celebre, il Regno delle Ombre, si presenta borderline al limite tra il reale e l’aldilà, dove le ombre che appaiono sono come congelate nella loro tragica condizione e i movimenti che compiono sono rituali; l’atto esprime una visione che esula dal contesto e che apre a un passaggio di puro movimento, astratto e lucido nella sua semplicità formale.
Il mio interesse è rivolto proprio al potenziale compositivo che questa scena contiene, non per replicarla ma per scatenare tutta la sua forza dinamica ed anche per restituire all’allucinazione di Solor la sua vera natura psichedelica. Pensato per un ensemble di talenti giovanissimi, questo nuovo Regno delle Ombre così misteriosamente carico di suggestioni, appartiene ai tempi eccezionali che stiamo vivendo, perché fa riferimento a qualcosa di perduto e a qualcosa di possibile allo stesso tempo, qualcosa che riguarda la presenza dei corpi e l’intreccio delle loro traiettorie, in uno spazio che non è più soltanto un al di là ma è un presente che desidera essere reinventato con delicatezza e passione.  (Michele Di Stefano)

TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 14 gennaio (ore 21)
sabato 15 gennaio (ore 21)
domenica 16 gennaio (ore 16)
IL PURGATORIO
La notte lava la mente
di Mario Luzi
drammaturgia Sandro Lombardi e Federico Tiezzi
regia Federico Tiezzi
con Alessandro Averone, Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Giampiero Cicciò,
Francesca Ciocchetti, Salvatore Drago, Martino D’Amico,
Giovanni Franzoni, Francesca Gabucci, Leda Kreider,
Sandro Lombardi, David Meden, Annibale Pavone, Luca Tanganelli, Debora Zuin
Associazione Teatrale Pistoiese/ Fondazione Teatro Metastasio/Compagnia Lombardi-Tiezzi
Campania Teatro Festival / Teatro di Napoli - Teatro Nazionale
A distanza di trent’anni dalla sua teatralizzazione del poema dantesco, Federico Tiezzi torna ad allestire, in modo totalmente nuovo, tre spettacoli basati sulle drammaturgie allora create da Edoardo Sanguineti, Mario Luzi e Giovanni Giudici. Tiezzi ha scelto di iniziare dal Purgatorio perché è la cantica dell’amicizia e dell’arte: i personaggi sono soprattutto musicisti, pittori e poeti, l’arte è ciò di cui si discorre, l’arte è forse la strada della salvezza. La cantica dibatte problemi di poesia e di fede, di legami di fraternità e di attività artistiche. Tutto prelude al grande incontro con Beatrice nel Paradiso Terrestre, dove la fanciulla amata da Dante, maternamente lo rimprovererà per aver perduto la «diritta via» della conoscenza. Il Purgatorio è anche la cantica della speranza: quella speranza di cui il momento storico presente ha bisogno più di ogni altra cosa, quella speranza che è volontà di un mondo diverso e anelito e movimento verso una migliore coscienza della realtà. Quella speranza che è trasformazione e aspirazione al bene. Nel Purgatorio, come scrive Luzi «esiste il tempo»; nel Purgatorio splende lo stesso sole che illumina la terra abitata: e le notti succedono ai giorni, i tramonti alle albe, mentre le anime parlano della vita passata con la nostalgia e la dolcezza di personaggi beckettiani. Sembra di essere ancora nello spazio storico dell’uomo, sulla Terra, ma toccato dalla grazia divina che dà alla vita, nella sofferenza quotidiana, dolcezza e appunto speranza. In questo luogo dove il tempo esiste (mentre nelle altre due cantiche c’è solo l’eternità della sofferenza o della beatitudine) il poeta, affaticato, può ben pensare di addormentarsi e di sognare. Ed è la presenza dei sogni a fare una delle peculiarità di questa cantica, che si distende nella regia di Tiezzi come una grande seduta psicanalitica. Scrive Tiezzi: «La visione del mondo e dell’uomo che ci si offre dalle pagine della Commedia, opera che contribuisce alla nascita della cultura europea, nel punto di snodo tra l’evo antico e quello moderno, è tra le più vaste e profonde della letteratura di ogni tempo, nella sua consapevole capacità di abbracciare con l’umano tutta la realtà. Le radici della nostra cultura – filosofia, etica, estetica, politica, teatro – affondano nel poema. La poesia di Dante coglie e tramanda lo spirito profondo di quella cultura nella quale l’Europa ancora attinge le ragioni interiori del suo stesso esistere. Con questo lavoro vorrei mostrare come Dante non sia solo il teologo, il moralista, il politico che negli anni di scuola ci è stato mostrato: ma anche l’appassionato ricercatore di quella che lui stesso chiama l’umana felicità, cioè la piena realizzazione dell’uomo».
Lo spettacolo, cofinanziato e patrocinato dal Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, è realizzato in coproduzione da Associazione Teatrale Pistoiese, Fondazione Teatro Metastasio, Compagnia Lombardi Tiezzi, Campania Teatro Festival, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale; in collaborazione con l’Accademia della Crusca, l’Università per Stranieri di Siena, l’Opera di Santa Croce, l’Opera di Santa Maria del Fiore, la Certosa di Firenze/Comunità di San Leolino e Fondazione Sistema Toscana/Manifatture Digitali Cinema Prato; con il sostegno del Ministero della Cultura e con il contributo della Regione Toscana e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 28 gennaio (ore 21)
sabato 29 gennaio (ore 21)
domenica 30 gennaio (ore 16)
IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA
(L’affaire de rue de Lourcine)
di Eugène Labiche
regia e adattamento Andrée Ruth Shammah
con Massimo Dapporto, Antonello Fassari,
Susanna Marcomeni
e con Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Christian Pradella, Luca Cesa-Bianchi
Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana
“Un uomo si sveglia e si ritrova uno sconosciuto nel letto, entrambi hanno una gran sete, le mani sporche e le tasche piene di carbone ma non sanno perché, non ricordano niente della notte precedente. Lentamente i due tentano di ricostruire quanto accaduto, ma l’unica cosa di cui sono certi è di essere stati entrambi ad una festa di ex allievi del liceo. Di quello che è accaduto quando hanno lasciato il raduno non sanno niente. Da un giornale apprendono che una giovane carbonaia è morta quella notte e tra una serie di malintesi ed equivoci si fa strada la possibilità che i due abbiano commesso quell’efferato omicidio. Una situazione paradossale, un po’ beckettiana brillantemente costruita da un gigante della drammaturgia come Eugène Marin Labiche. Non è un caso che questo testo sia stato scelto da registi come Patrice Chereau, che l’ha messo in scena nel 1966 in Francia e da Klaus Michael Grüber in Germania. Appena l’ho letto ho pensato che sarebbe stata una grande s da, un’opportunità per una regia sorprendente. Pensando a questi due personaggi, profondamente diversi l’uno dall’altro: uno ricco, nobile, elegante e l’altro rozzo, volgare, proletario che devono confrontarsi con quello che credono di aver fatto, ho pensato subito a Massimo Dapporto e Antonello Fassari, un’accoppiata con cui non ho mai avuto l’occasione di lavorare – e che non ha mai lavorato assieme – ma che credo perfetta per dare vita a questa storia. Io la vivo come una scommessa, come la possibilità di dare vita ad uno spettacolo leggero e divertente ma allo stesso tempo profondo; una ri essione sull’insensatezza e l’assurdità della vita”. (Andrée Ruth Shammah)

PRIMA NAZIONALE
TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 4 febbraio (ore 21)
sabato 5 febbraio (ore 21)
domenica 6 febbraio (ore 16)    
SERVO DI SCENA
di Ronald Harwood                     
traduzione Masolino d’Amico
regia Guglielmo Ferro                        
con Geppy Gleijeses, Maurizio Micheli, Lucia Poli
e con Roberta Lucca, Elisabetta Mirra, Agostino Pannone, Antonio Sarasso
Gitiesse Artisti Riuniti / Teatro Stabile di Catania
OMAGGIO A TURI FERRO NEL CENTENARIO DELLA NASCITA
Inghilterra, 1940: un gruppo di vecchi attori si prodiga a tenere alto il morale degli inglesi e porta in giro nei teatri il repertorio di Shakespeare, recitando persino sotto gli allarmi aerei. Il capocomico di questa compagnia, un attore anziano e stanco, ormai sul viale del tramonto ma capriccioso, dispotico e vanitoso, continua a recitare perché è la sua unica ragione di vita: sostenuto dal suo “servo di scena” Norman che in realtà gli fa da segretario, consigliere, suggeritore, amico e lo difende persino dall’invadenza altrui, oltre che spronarlo quando si avvilisce… Considerata una delle commedie più importanti del Novecento, racconta la giornata “finale” di un attore, un grande interprete di “Re Lear” sulla scena, ma nella vita seduttore invecchiato. Lo affianca un “servo di scena” – aiutante, vestiarista tuttofare – che rappresenta l’irrazionalità dell’amore, della tenacia, della dedizione. Tutto questo mentre le bombe tedesche stanno martorizzando le città inglesi nel ’42. È un grande inno all’amore per il teatro, all’illusione che la civiltà possa sconfiggere le forze oscure della guerra che incombe tutto intorno… oggi come ieri. Servo di scena di Ronald Harwood è una delle più belle commedie contemporanee, successo strepitoso in tutto il mondo, che ora riproporremo in Italia in una edizione “monstre”, interpretata da tre dei nostri attori più significativi e poliedrici: Geppy Gleijeses, Maurizio Micheli e Lucia Poli. Lo spettacolo sarà diretto da Guglielmo Ferro, che già diresse questa pièce in un’edizione che vide, nel ruolo del Sir, Turi Ferro.

TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 18 febbraio (ore 21)
Sabato 19 febbraio (ore 21)
domenica 20 febbraio (ore 16)
SE QUESTO È UN UOMO
dall’opera di Primo Levi (pubblicata da Giulio Einaudi editore)
condensazione scenica a cura di Domenico Scarpa e Valter Malosti
uno spettacolo di e con Valter Malosti
ERT Teatro Nazionale / TPE - Teatro Piemonte Europa / Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale /
Teatro di Roma -Teatro Nazionale  
La voce di Primo Levi è la voce che più di ogni altra ha saputo far parlare Auschwitz: la voce che da oltre settant’anni, con Se questo è un uomo, racconta ai lettori di tutto il mondo la verità sullo sterminio nazista. È una voce dal timbro inconfondibile, mite e salda: «considerate che questo è stato». Nel centenario della nascita di Levi, Valter Malosti ha firmato la regia e l’interpretazione di Se questo è un uomo portando per la prima volta in scena direttamente il romanzo, senza alcuna altra mediazione, e la voce di questa irripetibile opera prima, che è il libro di avventure più atroce e più bello del ventesimo secolo. Una voce che nella sua nudità sa restituire la babele del campo – i suoni, le minacce, gli ordini, il rumore della fabbrica di morte. La condensazione scenica del testo è stata curata da Domenico Scarpa e dallo stesso Malosti. La voce è quella del testimone-protagonista, ma i suoi registri sono molti. La voce di Se questo è un uomo contiene in realtà una moltitudine di registri espressivi, narrativi, percettivi e di pensiero. Questi registri, questi fotogrammi del pensiero nel suo divenire sono la vera azione del testo. Riflessioni, guizzi, rilanci filosofici e psicologici, flash-back e flash-forward, “a parte” cognitivi.
«Volevo creare un’opera – dice Malosti – che fosse scabra e potente, come se quelle parole apparissero scolpite nella pietra. Spesso ho pensato al teatro antico mentre leggevo e rileggevo il testo. Da qui l’idea dei cori tratti dall’opera poetica di Levi detti o cantati. Da qui ha preso le mosse l’idea di utilizzo dello spazio. Una sorta di installazione d’arte visiva più che una classica messa in scena teatrale». Con Margherita Palli Malosti ha immaginato un cortocircuito visivo tra la memoria del lager e le «nostre tiepide case». Il progetto sonoro, curato da Gup Alcaro, è fondamentale in questa riscrittura scenica: Se questo è un uomo è infatti anzitutto un’opera acustica. A fare da contrappunto di pura e perfetta forma i tre madrigali originali creati da Carlo Boccadoro a partire dalle poesie che Levi scrive nel 1945-46, immediatamente dopo il ritorno dal campo di annientamento. Ma risultano fondamentali nel comporre la drammaturgia visiva il disegno luminoso di Cesare Accetta e i contributi video di Luca Brinchi e Daniele Spanò.
Progetto realizzato in collaborazione con Centro Internazionale di Studi Primo Levi, Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi, Polo del ‘900 e Giulio Einaudi editore in occasione del 100° anniversario dalla nascita di Primo Levi (1919 – 1987).

PRIMA NAZIONALE
TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 4 marzo (ore 21)
sabato 5 marzo (ore 21)
domenica 6 marzo (ore 16)
ZIO VANJA
di Anton Čechov
adattamento e regia Roberto Valerio
con (o.a.) Federica Bern, Pietro Bontempo, Giuseppe Cederna,
Ruggero Dondi, Vanessa Gravina, Massimo Grigò, Elisabetta Piccolomini
Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
In una tenuta di campagna c’è una tavola apparecchiata per il tè sotto ad un vecchio pioppo. Poco più in là, dondola un’altalena. L’atmosfera tranquilla e serena non rispecchia il tumulto disordinato dei cuori. La vita quotidiana e monotona che Vanja, sua nipote Sonja, l’anziana maman Marija, Telegin e il dottor Astrov, conducono in quella residenza di proprietà del professor Serebrjakov, viene stravolta dall’arrivo dello stesso illustre accademico e dalla sua bellissima seconda moglie Elena...  Questi personaggi non sono eroi o eroine, ma persone semplici che ci raccontano il semplice flusso della vita. Della vita di tutti noi. Ed è per questo che ci sentiamo così vicini ed empatici a queste anime smarrite.  Le loro passioni sono le nostre passioni, i loro slanci, le loro delusioni sono le stesse emozioni che accompagnano la nostra vita. Ogni personaggio insegue un proprio pensiero, una propria ispirazione. Ognuno declama i propri sogni, le proprie sofferenze, che non si incontrano però mai con quelle degli altri personaggi. Parlano a se stessi. I dialoghi non sono mai un vero scambio, un vero dialogo. I personaggi sembrano intrappolati in soliloqui che denunciano la loro incapacità di comunicare.  Ogni personaggio anela al bello, al riscatto, all’amore: tutti però incapaci di agire. Così come in Beckett i due clown Vladimiro ed Estragone attendono Godot, così i personaggi di Čechov attendono, invano anch’essi, la felicità e un futuro migliore. I personaggi vivono in una cappa di noia dalla quale non sembrano intenzionati a fuggire. Vorrebbero fare qualcosa per reagire alla propria insoddisfazione e in alcuni momenti sembrano anche riuscirci, ma poi ritornano al punto di partenza. Zio Vanja si può allora definire il dramma delle occasioni mancate, della rinuncia a cogliere l’opportunità di cogliere le occasioni per cambiare la propria vita. Zio Vanja è una commedia basata su un vero e proprio meccanismo di inerzia.
“Quando non c’è vita vera, si vive di miraggi” dice zio Vanja. E allora spesso i personaggi attraverso il bere (vodka o vino) cercano uno stato di ebrezza, di ubriachezza che dia loro la possibilità di evadere dalla realtà. Nella commedia si beve molto, ben 17 volte i vari personaggi sono invitati dall’autore a bere.  Attraverso il bere si realizza una vita illusoria, inventata, artificiosa. Si contrappone alla non-vita reale, quotidiana.  Tanto grandi sono i sogni nell’ebrezza dell’alcool, altrettanto grande è l’incapacità di agire nella vita di tutti i giorni. All’interno del testo, troviamo un continuo balenio di spunti burleschi e tragicomici: il ridicolo tentativo di Vanja di uccidere il Professore Serebrjakov con un colpo di pistola, il penoso tentativo di suicidio dello stesso Vanja con una bustina di morfina, il goffo corteggiamento alla bella e ambigua Elena da parte sempre di Vanja, le ubriacature notturne, le tante piccole stranezze che coltivano tutti i personaggi e che li rendono degli amabili stravaganti bislacchi… Čechov considerava  Zio Vanja una commedia, quasi un vaudeville. “Tu sei il re dei buffoni” dice il dottor Astrov a Vanja.
D’altronde i buffoni, i clown, gli eccentrici, non sono l’immagine della solitudine e della tristezza?
Uno spazio vuoto.  In primo piano una vecchia credenza ed un tavolo come elementi stilizzati necessari allo svolgersi delle quotidiane azioni di campagna. Un velatino quasi sul fondo svela di volta in volta elementi onirici e iperealistici: un’altalena che scende dal cielo, una botte di vino gigante per l’ubriacatura notturna, un pianoforte che ricorda l’infanzia di Elena, un albero di beckettiana memoria…
Una messinscena che oscilla  tra realismo e onirico. Tra dramma e commedia. Tra risate e pianti.
Tra malinconie cecoviane ed energia pura. Uno spettacolo dove le immagini, i suoni e la recitazione trovano unione nella tragicommedia della vita. (Roberto Valerio)

TEATRO MANZONI | Pistoia
martedì 29 marzo (ore 21)
mercoledì 30 marzo (ore 21)
giovedì 31 marzo (ore 21)
LA CLASSE
di Vincenzo Manna
regia Giuseppe Marini
con Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Carmine Fabbricatore
e con Edoardo Frullini, Valentina Carli, Andrea Monno, Cecilia D’Amico, Giulia Paoletti
Società per Attori / Accademia Perduta Romagna Teatri / Goldenart Production
I giorni di oggi. Una cittadina europea in forte crisi economica. Disagio, criminalità e conflitti sociali sono il quotidiano di un decadimento generalizzato che sembra inarrestabile. A peggiorare la situazione, appena fuori dalla città, c’è lo “Zoo”, uno dei campi profughi più vasti del continente che ha ulteriormente deteriorato un tessuto sociale sull’orlo del collasso ma, paradossalmente, ha anche portato lavoro, non ultima la costruzione di un muro intorno al campo per evitare la fuga dei rifugiati. Alla periferia della cittadina, in uno dei quartieri più popolari, a pochi chilometri dallo “Zoo”, c’è una scuola superiore, un Istituto Comprensivo specializzato in corsi professionali che avviano al lavoro. La scuola, le strutture, gli studenti e il corpo docente, sono specchio esemplare della depressione economica e sociale della cittadina. Albert, straniero di terza generazione intorno ai 35 anni, laureato in Storia, viene assunto all’Istituto Comprensivo nel ruolo di Professore Potenziato: il suo compito è tenere per quattro settimane un corso di recupero pomeridiano per sei studenti sospesi per motivi disciplinari. Dopo anni in “lista d’attesa”, Albert è alla prima esperienza lavorativa ufficiale. Il Preside dell’Istituto gli dà subito le coordinate sul tipo di attività che dovrà svolgere: il corso non ha nessuna rilevanza didattica, serve solo a far recuperare crediti agli studenti che, nell’interesse della scuola, devono adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile. Tuttavia, intravedendo nella loro rabbia una possibilità di comunicazione, Albert, riesce a far breccia nel loro disagio e conquista la fiducia della maggior parte della classe. Abbandona la didattica suggerita e propone agli studenti di partecipare ad un concorso, un “bando europeo” per le scuole superiori che ha per tema “I giovani e gli adolescenti vittime dell’Olocausto”. Gli studenti, inizialmente deridono la proposta di Albert, ma si lasciano convincere quando questi gli mostra un documento che gira da qualche tempo nello “Zoo”: foto e carte di un rifugiato che prima della fuga dal paese d’origine aveva il compito di catalogare morti e perseguitati dal regime per il quale lavorava. Il regime, grazie all’appoggio di alcune nazioni estere, nell’indifferenza pressoché totale delle comunità internazionali, è impegnato in una sanguinosa guerra civile che sta decimando intere città a pochi chilometri dal confine europeo. È il conflitto da cui la maggior parte dei rifugiati dello “Zoo” scappano… È quello l’Olocausto di cui gli studenti si dovranno occupare. La cittadina viene però scossa da atti di violenza e disordine sociale, causati dalla presenza dello “Zoo”. Le reazioni dei ragazzi sono diverse e a tratti imprevedibili. Per Albert è sempre più difficile tenere la situazione sotto controllo…

PICCOLO TEATRO MAURO BOLOGNINI | Pistoia
sabato 23 aprile (ore 21)
UNA VITA PER UN’IDEA
La storia di Silvano Fedi
scritto, diretto e interpretato da Tommaso De Santis
presentato da Teatro per la Coscienza
realizzato grazie alla A.S.C.D. Silvano Fedi
con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia

Una vita per un’idea, la storia di Silvano Fedi è uno spettacolo teatrale ispirato alla vita del combattente partigiano, secondo le memorie dei compagni impegnati con lui nella Resistenza. Perché raccontare Silvano Fedi? Perché farlo oggi? Forse perché riscoprire una figura ispiratrice, profondamente legata alla città eppure così abbandonata col passare degli anni, può portare alla rinascita di importanti valori persi nel tempo. Uno su tutti, quello del ricordo. Un’ora di viaggio attraverso le testimonianze dei compagni sopravvissuti. Un piccolo atto di riconciliazione con una memoria che, come ogni cimelio del passato, ha bisogno di essere rispolverata per tornare a splendere e ad incantare. NOTE DI REGIA L’incontro casuale con la figura di Silvano Fedi risale ormai a oltre tre anni fa, quando mi capitò tra le mani la sceneggiatura di un film sulla sua vita. Fu grande lo stupore nel constatare che non conoscevo affatto questa storia. Un nome che, in un modo o nell’altro, faceva parte della mia vita da sempre, era per me un mistero. L’idea di questo spettacolo, il primo seme, trae origine da questo stupore, dall’immediata domanda che attraversò la mia mente: “Perché ricordare?”. Da quella iniziale domanda alla realizzazione dello spettacolo sono passati altri due anni, finché è stato possibile portarlo in scena al Centro Culturale ilFunaro di Pistoia nel 2018. La scelta di creare un allestimento estremamente semplice ed essenziale nasce da un’esigenza ben precisa: rendere il racconto l’unico vero protagonista. Le vicende storiche si susseguono in un flusso continuo fino a culminare nel messaggio profondo delle azioni di Silvano Fedi e delle Squadre Franche Libertarie, ben immortalato in un breve brano di Tolstoj, autore amato dal combattente partigiano. Questa storia, in fin dei conti, è anche la nostra storia. Chissà che conoscere la propria storia non sia anche un modo per conoscere meglio se stessi. (Tommaso De Santis)                                        

eventi speciali

TEATRO MANZONI | Pistoia
lunedì 14 marzo (ore 21)
ALICE CANTA BATTIATO
Carlo Guaitoli pianoforte
Il programma prevede brani dalle diverse fasi musicali di Franco Battiato a partire dal 1980, anno in cui è iniziata la collaborazione artistica tra i due artisti e include ovviamente le canzoni che hanno scritto o cantato insieme, anche più recentemente nel tour “Battiato e Alice” del 2016. Una scaletta di 19 brani, cantati con una voce intensa e potente, che negli anni non ha perso il suo smalto, abbinata ad una presenza scenica che ha catturato gli spettatori fin dal primo istante. Così per ‘Luna indiana’, È stato molto bello’, ed ‘Eri con me’. “Avevo chiesto a Franco una canzone mistica – ha detto Alice – riferendosi a quest’ultimo brano. Mi ha detto che aveva bisogno d’ispirazione, ma dopo tre giorni mi ha chiamato e me l’ha fatto ascoltare”. E ancora ‘L’animale’: “un ricordo speciale – ha dichiarato Alice – perché Battiato nel 2016 mi ha chiamato sul palco a cantarla per la prima volta”, e ‘Io chi sono’, “non solo una canzone, ma un’esperienza che Franco ci ha voluto donare per il nostro cammino evolutivo”. Poi i brani più celebri scanditi dal ritmo degli applausi: Povera patria, Il vento caldo dell’estate, I treni di Touzer, cantata insieme a Battiato nel 1984 all’Eurovision Song Contest, fino a La cura. Dopo una lunga standing ovation, tre bis: Prospettiva Nevsky, la storica Per Elisa, vincitrice del Festival di Sanremo 1981 e L’era del cinghiale bianco.

TEATRO MANZONI | Pistoia
venerdì 8 aprile (ore 21)
ARISA – TOUR 2022

TEATRO MANZONI | Pistoia
giovedì 28 e venerdì 29 aprile (ore 21)
SAMUSÀ
scritto da Virginia Raffaele, Giovanni Todescan,  
Francesco Freyrie, Daniele Prato con Federico Tiezzi         
regia Federico Tiezzi
con Virginia Raffaele
ITC 2000
Dopo anni particolarmente intensi che l’hanno vista protagonista in tv, Virginia Raffaele è tornata al suo primo amore, il teatro. “Sono nata e cresciuta dentro un luna park, facevo i compiti sulla nave pirata, cenavo caricando i fucili, il primo bacio l’ho dato dietro il bruco mela. Poi il parco ha chiuso, le giostre sono scappate e adesso sono ovunque: le attrazioni sono io e siete voi. Tutto quello che siamo diventati stupisce quanto un giro sulle montagne russe e confonde più di una passeggiata tra gli specchi deformanti”. “Prendete posto altro giro altra corsa”. Con Samusà, Virginia Raffaele ha sorpreso il pubblico con l’ironia e la bravura che l’hanno resa una delle artiste più amate e apprezzate del panorama italiano degli ultimi anni. Il racconto di Samusà si nutre dei ricordi di Virginia e di quel mondo fantastico in cui è ambientata la sua infanzia reale: il luna park. Da lì si sviluppa in quel modo tutto della Raffaele di divertire ed emozionare, stupire e performare, commuovere e far ridere a crepapelle. La regia si avvale della grande firma di Federico Tiezzi. Il testo si sviluppa per quasi due ore in un continuo alternarsi di biografia romanzata e incursioni contemporanee.
orario spettacoli
feriali ore 21, festivo ore 16 

Le STAGIONI dell’Associazione Teatrale Pistoiese sono realizzate e rese possibili grazie al fondamentale sostegno dei due soci fondatori di ATP, Comune di Pistoia e Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, del Ministero della Cultura, della Regione Toscana, con il prezioso contributo di Far.com, Toscana Energia, Publiacqua e Unicoop Firenze, partner istituzionali di tutta l’attività.

Le normative nazionali vigenti dispongono che l’accesso del pubblico agli spettacoli sia condizionato all’esibizione del GREEN PASS RAFFORZATO in corso di validità (ad esclusione dei minori di 12 anni e dei soggetti esenti per patologie pregresse) e all’utilizzo della mascherina per l’intera durata dell’evento.

Teatro Manzoni - Corso Gramsci 127 | Pistoia
Piccolo Teatro Mauro Bolognini - Via del Presto, 5 | Pistoia

PREVENDITA

Biglietteria Teatro Manzoni
Corso Gramsci, 127 Pistoia
0573 991609 – 27112
orario di apertura: dal martedì al giovedì 16/19
venerdì e sabato 11/13 e 16/19
prevendita online su www.bigliettoveloce.it
La biglietteria sarà aperta anche un'ora prima della rappresentazione presso la sede dell’evento.
Durante il primo intervallo, ove presente, sarà possibile acquistare i biglietti per le prevendite in corso.

BIGLIETTI
 spettacoli prosa, danza > teatro manzoni     

                            INTERO   RIDOTTO (*)    UNDER_14    UNDER_30     
PLATEA e POSTO PALCO 1°/2°/3° ordine centrali   18,00           15,00                  5,00            10,00
POSTO PALCO  1° /  2° / 3° ordine laterali                13,00           11,00             5,00        10,00    
GALLERIA e POSTO PALCO 3° Ordine laterale       10,00             10,00             5,00            10,00

(*) RIDUZIONI: Over65, possessori della Carta Fedeltà Far.com, soci Unicoop Firenze, abbonati stagioni ATP 2019/2020 (prosa Manzoni, sinfonica e cameristica, Lamporecchio), iscritti Scuola di Musica e Danza “Mabellini”, tesserati il Funaro, iscritti FAI, CRAL, Associazione culturali convenzionate con l’Associazione Teatrale Pistoiese.

 spettacoli prosa  > piccolo teatro mauro bolognini

                    INTERO   RIDOTTO (*)    UNDER_14     UNDER_30     
POSTO UNICO numerato                   12,00           10,00           5,00                10,00

(*) RIDUZIONI: Over65, possessori della Carta Fedeltà Far.com, soci Unicoop Firenze, abbonati stagioni ATP 2019/2020 (prosa Manzoni, sinfonica e cameristica, Lamporecchio), iscritti Scuola di Musica e Danza “Mabellini”, tesserati il Funaro, iscritti FAI, CRAL, Associazione culturali convenzionate con l’Associazione Teatrale Pistoiese.

Gli studenti universitari, possessori della Carta “Studente della Toscana”, avranno diritto all’ingresso ridotto a euro 8,00. Il posto verrà assegnato, dietro presentazione della carta, in base alla disponibilità della pianta.
Non cumulabile con altre riduzioni.
Eventi speciali  > virginia raffaele – alice – arisa teatro manzoni

PLATEA e POSTO PALCO 1°/2°/3° ordine centrali             30,00  
POSTO PALCO  1°/2°/3° ordine laterali    25,00
GALLERIA     15,00           
            
I biglietti per gli spettacoli potranno essere acquistati anche con il bonus ministeriale 18App e con la Carta del Docente

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