Il labirinto. Il mito di Arianna e il Minotauro

Scritto da Maria Dolores Pesce.

La danza,  è probabilmente uno dei modi più immediati ed efficaci per avvicinarsi al Mito, o meglio per penetrare il Mito, perché in fondo sono gemelli, essendo la danza e il magico cerchio coreutico che precede la trasfigurazione nella tragedia antica, il modo primigenio in cui il mito concepisce sé stesso e, tra molti travagli, viene partorito tra noi prima ancora che dentro di noi. E quale miglior metafora estetica, quasi inconsapevole, di questo penetrare, concepire e partorire del mito del Labirinto, il luogo profondo in cui precipitare ciò che non abbiamo il coraggio di guardare, ma in cui, proprio per questo, gli innumerevoli riflessi della natura e dell'anima dell'umanità trovano improvvisa rappresentazione, incarnandosi nelle suggestioni che ci penetrano e attraverso le quali cerchiamo i segni e i simboli, le stimmate della nostra spesso sfuggente avventura esistenziale e identitaria. Al centro il Minotauro il colpevole senza colpa, che assume su di sé l'indicibile e la sofferenza che questo indicibile

produce, rendendolo selvaggio e bestiale ma solo a causa dell'atrocità del proprio abbandono e della paura che ne consegue. Un capro espiatorio verso cui proviamo compassione e tenerezza, mista al terrore di noi stessi che il suo stesso esistere ricorda.
Sulla soglia Teseo, l'eroe, l'uomo nuovo che trasforma l'oscuro terrore della natura nella limpida e razionale prevaricazione del potere che, inevitabilmente, si legittima nel e con il tradimento e l'abbandono di chi è stato strumento della conquista di quello stesso potere.
Come Giasone e Medea, Teseo e Arianna.
Arianna appunto, il lato femminile che tutto nutre e che attraverso il movimento inarrestabile dell'amore, della natura feconda e produttiva, mette a disposizione dell'eroe lo strumento della sua conquista.
Ultimo ma non ultimo di queste quattro pietre angolari di un mito profondamente metamorfico, ma dentro di esse sempre contenuto, il filo, cioè la storia come appropriazione da parte dell'uomo del suo tempo, prima libero nella natura arcaica e misteriosa, la storia che indica il movimento verso il futuro dell'umanità, ma insieme la scelta che separa e ci rende estranei al mondo da cui siamo stati prodotti.
Quattro espressioni della natura e della condizione umana, unite e insieme separate dalla comune esperienza del contatto con il Labirinto.
Questa bella drammaturgia in danza si addentra dunque in quel luogo arcaico ma sempre presente e sperimenta un percorso fatto di gesti coerenti, l'uno nell'altro, che insieme tentano di forzare il cerchio che li rinchiude, per raggiungere chi vive al di là di quella oscurità.
Una coreografia  meravigliosamente dinamica, che, anche grazie ad una equilibrata contaminazione con i ritmi più spontanei dell'oggi, tra hip hop e break dance, riesce a piegare, fino quasi a spezzarli, i vincoli della gravità, elegante e capace di condividere il racconto con chi guarda e ascolta, recuperando in sé il senso delle parole che paradossalmente ci sono e le percepiamo, anche se fisicamente non le udiamo.
Notevole la qualità espressiva, su una base tecnica altrettanto apprezzabile, degli otto protagonisti che disegnano con estrema precisione simmetrica traiettorie e percorsi che si imprimono e si traducono nella più intima percezione dello spettatore, creando interiori peripezie.
Nell'insieme uno spettacolo molto bello e profondo, suggerito prima che ispirato da un racconto di Friedrich Durrenmatt e da una scultura di Italo Lanfredini. Sofisticate le musiche originali del maestro Massimo Buffetti, appositamente composte e arricchite da citazioni di Monteverdi, Pergolesi e Oake.
Coreografia e regia Arianna Benedetti. Produzione COB Compagnia Opus Ballet. Musiche Massimo Buffetti con citazioni di Monteverdi, Pergolesi e Oake. In collaborazione con Spring Art Development Label & Production e Autorivari APS. Interpreti Aura Calarco, Emiliano Candiago, Matheus De Oliveira Alves, Sofia Galvan, Ginevra Gioli, Stefania Menestrina, Riccardo Papa, Frederic Zoungla. Costumi Santi Rinciari. Consulenza drammaturgica Edoardo Bacchelli. Light design e direzione tecnica Laura De Bernardis. Assistenza alla coreografia Luca Lupi. Direzione artistica Rosanna Brocanello. Consulenza artistica Laura Pulin. Management Federico Grilli.
Organizzazione Margherita Fantoni. Foto e video Salvatore Abrescia.
COB Compagnia Opus Ballet. Direzione Artistica di Rosanna Brocanello.
In prima nazionale al teatro di Riffredi a Firenze, il 16 e 17 dicembre. Una sala piena per molte chiamate e altrettanti applausi.

Foto Enrico Gallina

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