Il marito invisibile

Questa ultima commedia di Edoardo Erba ci da innanzitutto la percezione di un emergere, o meglio di un riemergere, nella fisica presenza della scena, e dunque anche della vita, di identità ed esistenze che si erano forse perdute nella virtualità cui ci hanno costretto gli ultimi, e più che noti, avvenimenti. Ma, lo spettacolo, non racconta di pandemie, piuttosto, come nella migliore ispirazione di questo drammaturgo, utilizza un accadimento contingente, un evento che sorprende e impegna più di quanto ci saremmo aspettati, per intercettarvi qualcosa di più profondo e universale che lo comprende, ma insieme lo supera. E neppure parla della rete e delle sue modalità, piuttosto utilizza del web la grammatica spezzata, e la sintassi un po' disarticolata che ne consegue, per ricostruirne i tratti nella sapiente trama drammaturgica che si espone sul palcoscenico, sfuggendo quasi (la rete o il web) a se stessa. È ormai diffuso, infatti, l'utilizzo anche negli spettacoli dal vivo (termine peraltro un poco

burocratico) dei nuovi media e dei linguaggi che padroneggiano, ma in questo caso non si tratta di semplici supporti quanto di una sorta di efficace ribaltamento nel loro opposto, dalla virtualità distaccata alla presenza concreta, dal video al teatro in quanto tale.
Come nelle sue corde Erba costruisce dunque una situazione consueta, quasi banale (due vecchie amiche che comunicano in chat sui social) e lo fa con una ironia che, rivelando le aporie e dissonanze dell'apparenza del reale, spinge ad un comico che emerge e coinvolge con forza il pubblico senza mai scendere nel farsesco, anzi riproponendo nella narrazione un profondo umorismo, nel senso che a questa parola ha dato ad esempio Pirandello.
Dunque la commedia racconta di un invisibile marito e amante conteso e fedifrago, membro di una comunità di invisibili che ci circonderebbe e sarebbe in crescita continua, un popolo tenuto nascosto secondo il migliore (o piuttosto il peggiore) complottismo odierno, tra l'altro alimentato anche dalle vicende pandemiche.
Alla fine, di paradosso in paradosso, le due amiche … ma sta agli spettatori scoprire, divertiti, quanto è sul punto di accadere.
Così, sotto l'apparenza di un presunto colpo di scena, si mostra infine una ben più inquietante e anche triste realtà, quella degli invisibili che effettivamente ci circondano perchè la vita li rifiuta o perchè loro rifiutano la vita, una vita che sembra perdere ogni appeal mentre i valori si disperdono e i sentimenti, insieme all'anima profonda dell'umanità, si dissociano in bit e suoni digitali in un mare di immagini e di suoni che, senza alcuna coerenza, alla fine ci padroneggiano.
Una coazione a dissolversi che prende sempre più campo e di cui il drammaturgo, tra una risata e l'altra, ci dà nuovi e anche preoccupati avvertimenti.
Una bella commedia che Erba dirige con efficacia, mescolando i linguaggi e sfruttandoli in ogni loro potenzialità, in particolare quando utilizza una finta navigazione tra gli innumerevoli social a disposizione, per dare senso a pause e necessarie sospensioni.
La costruzione scenica trova poi nelle due bravi interpreti, Maria Amelia Monti e Marina Massironi, una indubbia efficacia di recitazione, ricca di spontaneità.
Scene e costumi, pur nella loro semplicità e elegante sobrietà, danno pieno il senso della commedia nei suoi diversificati sviluppi che, con coerenza, sono iscritti nelle singolari ed efficaci soluzioni figurative.
Di Edoardo Erba, con Maria Amelia Monti e Marina Massironi. Scene Luigi Ferrigno, costumi Nunzia Russo, musiche Massimiliano Gagliardi, luci Giuseppe D’Alterio, video Davide Di Nardo, Leonardo Erba. Regia Edoardo Erba.
Al Politeama Genovese, ospite per la stagione 2021/2022, il 21 e 22 dicembre. Molte risate a scena aperta, molti gli applausi.

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