Quattro anni a Catania

Scritto da Angela Villa.

Seguo da qualche mese i lavori di un gruppo di artiste che stanno cercando di “fare rete” e rendere più visibile la drammaturgia femminile: rete per la parità di genere. Una sera d’inverno si apre una piccola luce e leggo il documento che Laura Sicignano (fa anche lei parte di questa rete) ha inviato a noi tutte a testimonianza del suo percorso nel Teatro Stabile di Catania. Scorrendo le pagine del documento si intuisce tutto l’amore e la passione di questi anni difficili. Anni di quarantene, di paura, di dolore per i tanti che sono venuti a mancare. Una testimonianza che mi ha colpito molto, per questo motivo, ho chiesto alla Direttrice Artistica di far conoscere questo suo lungo lavoro. Riporto le sue parole che ci permettono di comprendere realmente quanta dura fatica, c’è dietro le quinte di chi dirige un teatro, non sono solo rose e fiori, infatti, non mancano mai le polemiche e gli attacchi personali ma questo è quasi inevitabile per chi ricopre un incarico pubblico. Stiamo parlando del

Teatro Stabile di Catania, un teatro con poche risorse che ha subito un commissariamento nel 2016, Laura Sicignano subentra nel 2018 consapevole che deve rimboccarsi le maniche: “Il TSC ha poche risorse da dedicare alla sua missione, ovvero la produzione artistica. Le sue risorse sono erose dal debito pregresso e dagli elevati costi fissi. La strategia che ho individuato è stata quindi quella di produrre il massimo con il minimo, puntare sulle idee e non sugli apparati, sul rischio culturale e non sulle facili scelte, sulla qualità dei nuovi talenti e non su costosi "nomi", che comunque in una sala da soli 600 posti non potrebbero risollevare significativamente le entrate. Ho provato, nel poco tempo a mia disposizione e durante una pandemia, a creare una piccola eccellenza di alta qualità”
Che fare quindi? Poche cose ma buone, come si dice in genere: riorganizzare il lavoro, per ottenere una migliore efficienza gestionale; ricercare nuove fonti di finanziamento, come sponsor privati e - per la prima volta nella storia del Teatro Stabile di Catania - fondi europei; recuperare crediti per alcune centinaia di migliaia di euro e risolvere decine di vertenze legali; da maggio 2018 i dipendenti, gli oneri, le imposte e i creditori sono stati regolarmente pagati.
Tutto questo tra mille difficoltà compresi i tagli ministeriali del 2019 Ma perché il ministero ha tagliato i fondi al TSC? Chiara ed accurata la spiegazione della Direttrice: “Il criterio con cui il Ministero della Cultura (MIC) distribuisce i fondi ai teatri è comparativo. Come una gara, insomma, dove i teatri vengono divisi in gruppi, detti sottoinsiemi, all'interno dei quali si compete per "mangiare la fetta più grossa della torta", ovvero del budget del sottoinsieme. Nel 2019, il MIC ha stabilito che il contributo ai teatri "più forti" poteva aumentare fino al 10% dell’anno precedente (era il 5% nel 2018). Tre teatri nel sottoinsieme in cui è inserito il TSC ottengono l’incremento massimo concedibile per un importo complessivo di 250.557 euro, mentre il budget totale del sottoinsieme viene incrementato solo di 56.922 euro. La conseguenza è la riduzione del contributo del TSC di 211.287, il teatro più "debole". Incidono in questo conteggio, ma in misura esigua, le variazioni in più e in meno degli altri 3 teatri. Se il limite di incremento fosse rimasto al 5% come nel 2018, il TSC avrebbe subito una riduzione in ogni caso, ma di importo assai più contenuto. Insomma: il sottoinsieme dei 6 teatri in cui il TSC è inserito è come una stanza in cui 6 persone devono competere per mangiare una torta. Il più forte mangia la fetta più grossa. Se la regola del gioco permette ai più forti di mangiare fino al 10% in più dell'anno precedente, al più debole viene a mancare un bel pezzo della sua fetta!”
Perché un teatro viene ritenuto forte o debole dal Ministero? Quali sono i criteri? La risposta è sempre nelle capacità di reperire fondi, cosa molto complessa ma nonostante ciò Laura Sicignano è riuscita ad ottenere risultati soddisfacenti e a raggiungere precisi obiettivi:
    1. riportare i giovani a teatro
    2. valorizzare i nuovi talenti della regione
    3. coniugare la proposta artistica con la valorizzazione di siti di pregio e richiamo turistico
    4. realizzare produzioni a basso costo e di alta qualità, puntando sulle idee e l’innovazione.
Tanto lavoro è stato fatto ancora puntando sul sociale, sull’Università, sulle risorse del territorio, sulla comunicazione e l’immagine, molte attività a distanza durante la quarantena per rimanere vicino al proprio pubblico. Il documento si chiude con il saluto della Direttrice Artistica a cui auguro di continuare a trovare sempre fuori di sé ma soprattutto dentro di sé la forza di resistere, resistere, resistere.
“Oggi, con serenità e soddisfazione, saluto tutti, nella certezza di aver lasciato, grazie all’intenso lavoro svolto
con il CdA che mi ha nominata, un teatro migliore di quello che ho trovato al mio arrivo, che si pregia di:
un conto in banca decisamente in attivo, debiti pagati, spazi ristrutturati, un progetto UE, un progetto per i nuovi uffici, un progetto per il Teatro Machiavelli di UNICT, e, spero, altre cose meno tangibili, come l’etica del lavoro e la passione per il progetto. Ringrazio gli spettatori, i lavoratori, i soci e auguro al
pubblico della città un Teatro Stabile di qualità, dinamico, sensibile, contemporaneo, corretto e trasparente nella gestione dei denari pubblici. Un teatro rispecchia la società che lo esprime.”

Foto Antonio Parrinello

Stampa