Taccuino Londinese (4)

Wastwater - Definita  un “Trittico ellittico”, quest’opera mette in discussione la vita privata di individui legalmente responsabili di minori. Specchio d’acqua piú profondo del Distretto dei Laghi nel nord dell’Inghilterra, Wastwater è la metafora perfetta per l’esplorazione di segreti nascosti. “Trittico” perché si compone di tre microstorie “ellittico” perché in ogni microstoria almeno un personaggio è legato all’altro per conoscenza. L’ambientazione in prossimitá del Terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow  si fa presenza oppressiva e assoluta che, con il ritmo regolare dell’assordante rombo degli aerei (realistici effetti sonori!), scandisce le nostre vite e le decisioni che ne segnano il corso. Quello che piú mi colpisce di questo giovane autore è la sua tecnica drammatica nel creare la tensione dell’attesa: attesa per la partenza di una persona cara; attesa di possedere uno sconosciuto; attesa dell’arrivo di uno sconosciuto e il desiderio che diventi una persona cara. Nella prima storia, Frieda (Linda Bassett), madre adottiva di Harry (Tom Sturridge), aspetta che il giovane sia pronto per partire per il Canada, in cerca di fortuna. Entrambi sono nel portico buio della casa di campagna. Mancano solo trenta minuti (la durata reale della scena) e Harry è impaziente di scappare ma allo stesso tempo avverte la frustrazione e l’impotenza di Frieda. Parlano d’altro, ripercorrendo scene di vita passata. Pian piano si scopre che Harry si sente responsabile di un episodio che ha segnato la sua vita: la morte del suo migliore amico in un incidente d’auto. Sebbene Frieda l’abbia protetto dalla legge, Harry ha bisogno di un nuovo inizio. Entrambi sanno che partire non risolverá molto, ma nessuno trova il coraggio di parlarne e ogni frase, pur trattando argomenti svariati, ha un sottotesto evidente. Il climax drammatico si raggiunge quando Frieda, dopo un fiume di parole superflue, trova la forza di pronunciarne appena tre “don’t go!” Ma Harry ha deciso e Frieda si sente imbarazzata e ritira la sua richiesta un po’ fuoriluogo. Harry raccoglie i bagagli. Sipario. Quando si rialza il sipario per la seconda microstoria, siamo in una lussuosa suite in un albergo dell’aeroporto. Due amanti al primo appuntamento sono incredibilmente tesi e nervosi. Sebbene attratti l’uno all’altra , spendono lungo tempo a chiacchierare del piú e del meno. Si raccontano: Mark (Paul Ready), è l’insegnante d’arte di Harry; Lisa (Jo McInnes), un poliziotto che si occupa della protezione dei minori. Ciò che mi sorprende è come la tensione sessuale, che tiene in piedi la scena, sia alterata dalla scoperta di anneddoti determinanti legati a Lisa: ex-eroinomane e attrice dilettante di filmati hard. Le aspettative sono ribaltate e ora Mark sembra non essere convinto della situazione. La scelta di rimanere o meno nella stanza pesa piú del previsto e diventa maggiormente complicata quando Lisa gli confida di provare piacere nell’essere picchiata. Cosa ci fa un insegnante mite e creativo come lui in una circostanza del genere? È affascinante il contrasto tra gli argomenti trasgressivi della discussione e l’assoluta decenza di una suite business class che fa eco alla presunta professionalitá di un ufficiale. Mark cede e le tira uno schiaffo… un altro…e un altro ancora. Lisa lo guarda con maniacale soddisfazione. Si baciano. Sipario. L’ultima microstoria è ambientata in un luogo spartano: un deposito vuoto nei sotterranei dell’aeroporto. Jonathan (Angus Wright), un altro insegnante di mezza etá, sta per concludere un affare con una giovane donna, Sian (Amanda Hale), ma è sconvolto dall’entitá dell’affare stesso che lo opprime. Sian è cosciente che il fatto che lui si trovi nel luogo dell’appuntamento conferma la sua scelta di andare avanti. Tuttavia, approfitta del suo stato di confusione per prendersi gioco di lui e spaventarlo a morte. La ragazza agisce con freddezza calcolata, quasi da psicopatica (non è di certo la prima volta che conclude questo tipo di affare). Inizia a compilare un modulo che per accertarsi che Jonathan sia una persona pulita, ma le domande che gli porge sono alquanto personali e a volte superflue. Lui tenta di opporsi ma lei lo minaccia con violenza e continua la tortura. Alla fine Jonathan le consegna i soldi e Sian gli punta contro una pistola e fa per sparargli. Lui grida terrorizzato ma lei esplode in una grassa risata, mostrandogli che l’arma è scarica. Sian, un tramite per il traffico di minori per adozione illegale, ha ricevuto lo stesso trattamento da bambina, prima di essere accolta da Frieda nella stessa casa di Harry. Il suo trauma però non è passato e ora non può far altro che infliggere la stessa pena a qualcun altro, punendo con sadismo gli acquirenti. Finalmente il complice arriva con la bambina selezionata, appena atterrata dalle Filippine, impaurita e diffidente. Sipario. Rombo di aereo. È singolare come l’ambientazione delle tre storie diventi sempre meno “umana”: la prima, una campagna; la seconda, una stanza anonima d’albergo; la terza, un asettico deposito. Una scenografia sempre piú scarna che commenta quella particolare decisione, le cui conseguenze rimangono con noi per sempre.

Wastwater – scritto da Simon Stephens, per la regia di Katie Mitchell
Al “Royal Court Theatre” dal 31 Marzo al 7 Maggio 2011

 

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