Spettacoli Teatro della Cooperativa

Teatro della cooperativa di Milano presente i prossimi spettacoli in scena

22 | 27 novembre
GIOVINETTE
Le calciatrici che sfidarono il Duce
prima milanese
tratto dall’omonimo romanzo di Federica Seneghini e Marco Giani
regia Laura Curino
con Federica Fabiani, Rossana Mola, Rita Pelusio
collaborazione artistica Marco Rampoldi
adattamento drammaturgico Domenico Ferrari
con la collaborazione di Laura Curino, Rita Pelusio
scenografia e scelte musicali Lucio Diana
assistente alle scene e costumi Francesca Biffi
luci Valentino Ferro
assistente alla regia Francesca Biffi
co-produzione PEM Habitat Teatrali, Rara Produzione
con il sostegno di Fondazione Memoria della Deportazione e della Sezione ANPI Audrey Hepburn

1932. Decimo anno dell’era fascista. Fine estate.

Sulla panchina di un parco di Milano un gruppo di ragazze lancia un’idea, per gioco, quasi per sfida: giocare a calcio.
E una sfida lo era veramente ma, più che a loro stesse, al loro tempo, al regime, alla mentalità dominante che vedeva nel calcio lo sport emblema della virilità fascista.

Fondarono il GFC (Gruppo Femminile Calcistico), la prima squadra di calcio femminile italiana che in breve raccolse a sé decine di atlete.
Gli organi federali consentirono loro di allenarsi, ma non pubblicamente. Impose loro restrizioni assurde per preservare le loro “capacità riproduttive”: dovevano usare un pallone di gomma, indossare la gonna, passare la palla solo rasoterra e in porta dovevano far giocare dei ragazzini adolescenti.

Nonostante tutto ciò la loro avventura sportiva riuscì caparbiamente a resistere per quasi un anno, quando, proprio alla vigilia della loro prima partita ufficiale, il regime le costrinse a smettere di giocare.
Di questo pugno di ragazze, che a loro modo sfidarono il duce e la cultura del loro tempo, alcune si riciclarono in altri sport, altre uscirono dalla storia, altre ancora entrarono in una storia più grande, partecipando dieci anni dopo alla lotta partigiana.

La loro epopea ci viene raccontata da tre donne di oggi, appassionate di calcio, che si metteranno letteralmente nei panni di quelle “giovinette” per riviverne il sudore e gli entusiasmi, le fatiche agonistiche e le scelte politiche.
Un racconto portato avanti con ironia, leggerezza e poesia da un trio tutt’altro che canonico che sa mischiare comicità e narrazione per mostrarci come, pur a distanza di tanti anni e di tante battaglie, certi pregiudizi siano duri a morire e come alcune battute e commenti di oggi siano terribilmente simili a quelli di allora.

2 dicembre
STO DA DIO
di e con Renata Ciaravino
produzione Dionisi Produzione con RBSGROUP-Studio Internazionale di Architettura

Un ringraziamento speciale a Alessandro Rossi

Il Teatro della Cooperativa, come da tradizione, ospita anche quest’anno la comicità al femminile, e inizia con un evento speciale, proponendo Sto da Dio, di e con Renata Ciaravino.

Un giorno ho visto la foto di un lenzuolo appeso fuori al balcone di un palazzo. Sopra c’era scritto: STO DA DIO. Qualche tempo dopo, durante un lockdown pesante, davanti alla pattumiera del mio condominio ho incrociato la Signora Madau, 90 anni. “Buongiorno signora, come va?” le ho detto per cortesia pregustandomi: “Uno schifo”, “Sto da dio”, risponde lei con un sorriso.
Crisi, cortocircuito, euforia, ammirazione. Nel giro di pochi giorni volevo essere un lenzuolo appeso e una vecchia signora di 90 anni.
E io come sto, dopo questi due anni? E voi come state?
Per capirlo ho scritto questa stand up e l’ho chiamata Sto da Dio. Un filo autoironica, ma anche un sincero augurio di pronta guarigione a tutte e tutti noi: da tutto quello che ci frena, ci fa rimandare, dalla dipendenza affettiva, dalla dipendenza del giudizio degli altri, dalla dipendenza da tutte quelle cose che neanche sappiamo nominare ma sappiamo che ci sono e ci rovinano la vita. Ma una guarigione anomala, in cui non bisogna diventare niente, tantomeno perfetti. Secondo uno studio, nel corso dell’emergenza sanitaria da Covid 19, il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi o antidepressivi e il 21% ha riportato sintomi ansiosi. Il 10% ha avuto almeno un attacco di panico e il 20% presentava sintomi di disturbo post-traumatico da stress, mentre il 28% ha lamentato sintomi ossessivo-compulsivi… Allora mi sono immaginata una clinica in cui potersi riunire con tutte le nostre nevrosi conclamate, tutti insieme appassionatamente, per dirci come veramente stanno le cose. Risultato: sembra essere efficace (e anche divertente) svelarsi agli altri.

Renata Ciaravino

12 | 18 dicembre
IL RUMORE DEL SILENZIO
testo e regia Renato Sarti
con Laura Curino e Renato Sarti
disegni Ugo Pierri e Giulio Peranzoni
videoinstallazione Fabio Bettonica
musiche originali Carlo Boccadoro
assistenti alla regia Salvatore Burruano, Chicco Dossi
produzione Teatro della Cooperativa
con il sostegno del Comune di Milano
con il patrocinio di Associazione Piazza Fontana 12 Dicembre 1969, ANED, ANPI Provinciale di Milano e Istituto Nazionale Ferruccio Parri
con il contributo di CGIL, FLC CGIL, FISAC CGIL, FIRST CISL e UILCA UIL
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2019/2020, progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo
Si ringraziano Licia, Claudia, Silvia Pinelli e Piero Scaramucci
Testo finalista al 55° Premio Riccione per il Teatro

spettacolo inserito in Invito a Teatro

Una bella prova di narrazione costruita con grande sapienza drammaturgica, passione civile e capacità di indagare e restituire la dimensione tragica delle vite “normali” di uomini e donne travolte dalla strage di Piazza Fontana. […] La loro quotidianità, i diversi percorsi di vita, i legami familiari, la casualità che diventa destino. Eccoli, i “protagonisti” di una storia che non avrebbero voluto e dovuto vivere. Eccoli i piccoli, grandi gesti di dolore, il progressivo svelarsi dell’accaduto, la faticosa e incessante ricerca della verità […] restituisce alle vittime la parola sulla propria storia, sulla storia che il testo si impegna a raccontare.
Giuria del 55° Premio Riccione per il Teatro

Il 12 dicembre del 1969 alle 16.37, nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, esplose una bomba che causò la morte di 17 persone e ne ferì 86. Si cercò di far ricadere la responsabilità sui gruppi anarchici, si indicò ingiustamente Pietro Valpreda come “il mostro” della strage, anche se gli ideatori e gli autori erano da individuare negli ambienti della politica estera degli Stati Uniti e della CIA, dei neofascisti di Ordine Nuovo e della destra eversiva e in alcuni settori “deviati” dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, dell’esercito e degli apparati dello Stato. In seguito ai primi arresti il 15 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli, trattenuto illegalmente, morì precipitando dalla finestra di un ufficio situato al quarto piano della Questura di Milano.
Ricordare a più di cinquant’anni di distanza, con la forza di uno spettacolo teatrale, il tentativo della destra eversiva di imporre allora la legge dei carri armati attraverso il caos, le bombe e l’uccisione di innocenti è un atto doveroso innanzitutto nei confronti delle vittime delle stragi e dei loro familiari. Il testo, senza rinunciare a pochi, ma essenziali cenni riguardanti i fatti politici e processuali, si sofferma sulla tragedia, spesso dimenticata, delle vittime e dei loro cari, concentrando l’attenzione soprattutto sugli aspetti umani, quelli circoscritti alla sfera prettamente personale. Partendo da piccoli oggetti banali (una cintura, un pacchetto di sigarette, una macchina da scrivere), il quotidiano si trasforma in Storia, nella convinzione che il teatro, anche quando tratta temi come questo, sempre dai legami affettivi e dai sentimenti umani più profondi deve partire o, dopo un lungo percorso, arrivare.

Renato Sarti si farà tramite del dolore dei parenti di chi perse la vita nella strage e del mos maiorum del mondo rurale da cui provenivano: il lavoro, la fatica, l’attaccamento alla terra, alla famiglia e a quella Patria alla quale, come soldati, molti avevano dato un notevole contributo di sofferenza durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Laura Curino, attrice di grande spessore, darà voce alla testimonianza di Licia Rognini, moglie di Giuseppe Pinelli, uomo simbolo della tradizione anarchica libertaria e che nel 2009 fu riconosciuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come diciottesima vittima della strage.

TEATRO DELLA COOPERATIVA
via privata Hermada 8 – Milano – info e prenotazioni - Tel. 02 6420761
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.teatrodellacooperativa.it

BIGLIETTERIA
da martedì a venerdì 15.00 – 19.00
sabato 18.00 – 20.00 (nei giorni di replica)
domenica 15.00 – 16.30 (nei giorni di replica)
Il ritiro dei biglietti potrà essere effettuato fino a 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.
I biglietti sono acquistabili anche online sul circuito Vivaticket.

ORARI SPETTACOLI
(salvo diverse indicazioni)
martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 20:00
giovedì ore 19:30
domenica ore 17:00
Gorla fermata Gorla – ore 20.00
lunedì riposo

BIGLIETTI
intero 18 € - riduzioni convenzionati 15 € - under 27 10 € - over 65 9 €
giovedì biglietto unico 10 €
diritto di prenotazione 1 € (non applicato agli abbonamenti e ai biglietti acquistati online)

ALTRE RIDUZIONI
gruppi (10 o più) 12 €
Vieni a Teatro/Agis 12 € (martedì-mercoledì-domenica) 15€ (venerdì-sabato)
A Teatro in bicicletta 8 € mostrando in cassa un dispositivo di protezione (caschetto o luce segnaletica led)
scuole di teatro 10 € con tessera della scuola
precari, disoccupati e cassintegrati 9 €
disabili 9 € + accompagnatore (se obbligatorio) omaggio
Abitare e UniAbita 9 €

COME RAGGIUNGERCI
MM3 Maciachini / MM2 Lanza + tram 4 (fermata Niguarda Centro)
MM5 Ca’ Granda + autobus 42, 52
autobus 42, 51, 52, 83, 166, 172, BikeMi 313 (V.le F. Testi), 315 (Ca’ Granda), 322 (M5 Ca’ Granda)

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