Teatro I

Teatro i
Ottobre – Dicembre 2022

Dopo la pausa estiva, riprendono le attività di Teatro i, la realtà milanese diretta da Federica Fracassi, Francesca Garolla e Renzo Martinelli. 6 i titoli in cartellone dal 20 ottobre al 12 dicembre, per una programmazione sempre attenta alla drammaturgia contemporanea e alle nuove realtà artistiche del panorama teatrale nazionale. Si riparte con due spettacoli prodotti da Teatro i: in prima assoluta debutta giovedì 20 ottobre, Esequie solenni, di Antonio Tarantino, in scena fino all’8 novembre, con Elena Arvigo ed Emanuela Villagrossi, per la regia di Renzo Martinelli; a seguire, Lamentazioni per San Siro (11-16 novembre), di Angela Dematté, con Alice Redini, per la regia di Athos Mion, un allestimento che nasce dalla call per registi e registe under 30 lanciata da Teatro i la scorsa primavera, con la collaborazione di Teatro delle Moire. Tra le ospitalità: Kiva (18-21 novembre), di Masque Teatro, con Eleonora Sedioli, per la regia di Lorenzo Bazzocchi; Due volte Tito - Sopravvivere alla tragedia (25-28 novembre), per la regia Virginia Landi, con Francesco Aricò, Diana Bettoja, Federico Gariglio, Valeria Girelli; Benji Adult Child - Dead Child (2-5 dicembre) di Claire Dowie, con Chiara Tomarelli, per la regia di Pierpaolo Sepe; Dall'altra parte - 2+2=? (9-12 dicembre) uno spettacolo di Putéca Celidònia, coprodotto con Associazione Cranpi.

6 spettacoli che interrogano la Storia, la Politica, la Filosofia, la Scienza, la Società. 6 spettacoli in cui il tempo collassa. 6 spettacoli dove le generazioni si scontrano o non si incontrano proprio. Bolle di resistenza, di riflessione e di grazia in un presente tritacarne. Agglomerati di gesti e pensieri che si ostinano e sostano mentre tutto va velocissimo. Anche feste. Anche riti. Anche funerali. – dichiara la direzione artistica di Teatro i.

Al via giovedì 20 ottobre (in scena fino all’8 novembre) la nuova produzione di Teatro i, diretta da Renzo Martinelli: Esequie solenni di Antonio Tarantino, con Elena Arvigo ed Emanuela Villagrossi. Le protagoniste sono due donne. Due vedove. Leona deve andare al funerale del suo compagno appena trapassato, Franca ha perso il marito molti anni prima. Per entrambi sono state preparate esequie solenni. I loro uomini non erano persone qualunque, ma i capi dei due grandi partiti di massa che hanno ricostruito l'Italia nel dopoguerra. Alfieri di due ideologie inconciliabili la cui partita si gioca su un equilibrio precario. Franca e Leona si incontrano così sulla linea del fronte, a metà strada fra i palpiti del cuore e gli orridi squarci della storia. Più la vicenda politica tenta di sopraffare quella privata, più entrambe affondano nell’irrealtà delle supposizioni. Le loro parole si mescolano in un torbido vortice dove ruotano piccoli cliché da thriller e sopra la linea di galleggiamento del dramma interiore affiora un’esteriorità posticcia di telefonate anonime, pedinamenti immaginari, stanze dai tagli d’ombra hitchcockiani e oscuri mostri piangenti. L’Italia e il suo dopoguerra, la sua giovane repubblica, diventano una ridicola pantomima al di fuori del tempo, una maledizione da cui fuggire o per cui rinchiudersi a vita. E in un Paese così, dove gli uomini sono eleganti cadaveri da esposizione o grigi esecutori materiali, chi può salvarsi sono due donne: intrappolate nei doveri di genere, dibattute tra cura e annientamento, indecise se essere levatrici o assassine. Si raccontano mentre attorno il cerchio si stringe, dibattendosi nella speranza inconfessabile di una salvezza in vita, di una redenzione privata. Ma in questo paese dove tutto è rituale solenne, dove ci si stringe gli uni agli altri solo di fronte al giusto tributo di sangue, dove ha sempre ragione chi muore, essere vivi è una disgrazia che Franca e Leona devono affrontare per scoprire come liberarsene.

Dopo il successo di pubblico riscosso dalla mise en espace a Teatro i, lo scorso giugno, dall’11 al 16 novembre, torna sul palco di Teatro i Alice Redini, a interpretare Lamentazione per San Siro, scritto da Angela Dematté, per la regia di Athos Mion: un allestimento che nasce dalla call per registi e registe under 30 lanciata da Teatro i la scorsa primavera, con la collaborazione di Teatro delle Moire. Redini, che quest’anno si è aggiudicata il Premio Hystrio Mariangela Melato, interpreta l’attrice-autrice che, dopo aver raccolto diverse testimonianze degli abitanti di San Siro, propone al pubblico i monologhi che ha scritto, basati sulle stesse testimonianze, sulle registrazioni originali delle interviste fatte, e sulle domande e riflessioni ancora aperte. Il testo, scritto dalla Dematté dopo un’esperienza reale di drammaturgia nel quartiere, attraversa la vita di cinque personaggi che raccontano come dagli anni Settanta si è sviluppata la vita attorno al quadrilatero di Selinunte. L’interprete si destreggia tra i vari personaggi, in un sapiente gioco di rottura e ricostruzione della quarta parete. “L’atto del raccontare, del decidere cosa raccontare è un atto di ricerca della propria identità. Ma bisogna sentirsi degni di farlo. Le persone di periferia non si sentono degne. Stanno al margine, fuori dalla storia. Non entrano nella storia che sarebbe come dire: non escono dall’utero. Hanno paura di uscire dall’utero. Mentre ero lì nel quartiere a fare le interviste una studiosa del politecnico studiava la mobilità degli abitanti verso il centro città. Non ci vanno quasi mai. C’è un disamore di fondo, un non sentirsi degni di essere, con cui entro profondamente in empatia. Ecco perché mi è arrivata la decisione di mettere in scena un’autrice, una ricercatrice che non sa decidere come raccontare. Non riesce ad uscire dal ventre accogliente, nutriente e materno della raccolta, della ricerca di storie.”
A seguire, in programma dal 18 al 21 novembre, Kiva, una produzione Masque Teatro, con Eleonora Sedioli, per la regia di Lorenzo Bazzocchi. Kiva è un’indagine sul movimento. L’azione viene scomposta nella somma di eventi singolari all’interno della medesima sequenza ritmica. La parcellizzazione dell’azione in cluster isolati permette, a chi osserva, di cogliere l’istante iniziale e finale delle micro-azioni producendo una sorta di diffrazione dei corpuscoli di movimento elementari. Ciò rinnova, da step a step, la sensazione di inizio e fine, di slancio e acquietamento, di nascita e morte. A guidare la ritmica dell’azione nel suo complesso è il concetto freudiano di “rimozione” e “ritorno del rimosso” nell’accezione warburghiana di sopravvivenza. Il concetto diviene motore del fare performativo portando con sé, nel momento in cui si lascia il vuoto per abbracciare una nuova creazione, elementi consci ed inconsci, sopravvenienze e dimenticanze, certezze anticipate e abbandoni. Masque teatro nasce nel 1992. La forza visionaria del loro teatro si esprime nel complesso dialogo che la compagnia sviluppa tra il discorso filosofico, la creazione di prodigiose architetture sceniche e il fondamentale ruolo della Figura.

Dal 25 al 28 novembre, in scena una produzione de Il Teatro delle Donne – Centro Nazionale di Drammaturgia: Due volte Tito – Sopravvivere alla tragedia, per la regia di Virginia Landi, con Francesco Aricò, Diana Bettoja, Federico Gariglio, Valeria Girelli. Un bambino senza nome gioca in mezzo alle macerie: è l'unico sopravvissuto alla catastrofe che ha distrutto il mondo del Tito Andronico. In scena, un coro di quattro attori ripercorre criticamente la vicenda della tragedia, mosso dalla necessità di raccontare al bambino la sua storia. Lo spettacolo nasce dall’urgenza di portare alla luce gli aspetti violenti del nostro presente attraverso un’operazione di riscrittura del Tito Andronico di Shakespeare. “Rileggiamo la tragedia nel tentativo di far emergere e criticare i condizionamenti sociali e i modelli che fondano la cultura occidentale. La violenza che si consuma tra le pagine del Tito è la stessa violenza che, in maniera ora visibile ora invisibile, scaturisce dal sistema patriarcale alla base della nostra società.  Il Tito Andronico parla di un mondo in crisi, orfano dei suoi punti di riferimento, in cui i figli faticano ad emergere e a trovare una strada indipendente da quella dei padri. Ereditano una cultura violenta e crudele, ma nonostante questo non si assumono la responsabilità di criticare il modello ricevuto. In un momento storico di forte crisi, Due volte Tito ci obbliga a interrogarci sul nostro futuro: come si porta avanti un processo di crescita, ma anche di rottura con una società fondata su modelli che non ci rappresentano più? Che cosa dobbiamo fare?”. In scena, un coro di quattro attori appartenenti alla generazione dei Millennials ripercorre criticamente la tragedia guidando il pubblico all’interno della vicenda.
 
Dicembre ha inizio con lo spettacolo Benji Adult Child- Dead Child di Claire Dowie, in programma dal 2 al 5 dicembre, con Chiara Tomarelli per la regia di Pierpaolo Sepe; una produzione Associazione Nazionale Inarte. Benji racconta di un grave disagio psichico, mettendo in scena una personalità scissa che per esistere in una collettività oppressiva deve crearsi un amico immaginario. Attraverso il racconto della sua vita, dall’infanzia, piano piano si disvelano le emozioni più profonde di questa giovane donna, entrando nel vortice del suo pensiero e del suo disagio. Qual è il confine tra normale e no? Quale forza e azione ha l’ambiente circostante nella crescita della propria identità, più o meno solida? Claire Dowie è scrittrice, attrice, poetessa e pioniera dello stand-up theatre, una delle figure più anticonformiste del teatro contemporaneo e fra le più acclamate della scena londinese odierna. Esplosiva, penetrante e leggera, la sua drammaturgia dà luogo a una sorta di manifesto impietoso e spassoso. Essa indaga, a metà fra un’autobiografia ribalda e talvolta dolorosa, sempre con l’attenzione ai mutamenti della società, uno dei temi chiave della nostra tormentata fine di secolo e millennio, che tante ansie e preoccupazioni genera in molti: il tema dell’identità.

Ultimo appuntamento, dal 9 al 12 dicembre, con Dall’altra parte – 2 + 2=? uno spettacolo della compagnia napoletana Putéca Celidònia: drammaturgia e regia di Emanuele D’Errico, con Emanuele D'Errico, Dario Rea, Francesco Roccasecca; spettacolo vincitore del Premio Giovani Realtà del Teatro 2019. Tre gemelli eterozigoti si incontrano nell’utero materno. Sono appena stati concepiti e realizzano di essere tre geni, consapevoli che con il passare del tempo e l’avvicinarsi della nascita perderanno gradualmente neuroni fino a raggiungere la totale incoscienza natale.
“Un giorno mi imbatto in uno studio scientifico che desta la mia attenzione: Marian Diamond, neuroscienziata e professoressa della University of California, dimostra che il 50/75% dei neuroni viene perso durante lo sviluppo prenatale e si continuano a perdere neuroni lungo tutto l’arco della vita. Da qui abbiamo iniziato a immaginare tre feti che al momento del concepimento sono all’apice della propria genialità. Sono nati così i primi stralci di drammaturgia rubati spesso dalla nostra vita quotidiana, dai nostri caratteri e da quel rapporto così fraterno e per questo così complesso, nonostante il sangue non fosse lo stesso. Tutto è iniziato con una corda di canapa di circa dieci metri che ci teneva legati in modo indissolubile. Da questo legame fisico e metaforico è nato il processo di ricerca, sperimentando la sensazione di questo impedimento in tutte le sue sfaccettature.”

Teatro i
Via Gaudenzio Ferrari 11, Milano
02.8323156
www.teatroi.org

PREZZI
Intero | 20 euro
Convenzionati | 14 euro
Under 26 / Studenti | 13 euro
Scuole di teatro | 13,50 euro
Over 65 | 10 euro
Amici di i | 5 euro sulla seconda replica e 12 euro per tutte le altre repliche
Giovedì vieni a teatro in bicicletta | 9 euro

ORARI
Lunedì, Giovedì, Venerdì ore 21
Martedì chiuso
Mercoledì, Sabato ore 19:30 - Domenica ore 17

Stampa Email