Teatro della Cooperativa

STAGIONE NIGUARDA 2022 | 23
   
Il Teatro della Cooperativa dedica la Stagione 2022/23 a Niguarda, combattivo quartiere della periferia milanese, che dal 2002 è sede della sala di Via Hermada. Un gesto che, nel centenario dell’annessione del piccolo borgo alla città di Milano, vuole ricordare un passato illustre, con un’attenzione particolare alla conservazione della Memoria Storica come chiave di lettura attraverso cui affrontare i fatti della contemporaneità, da sempre cari al teatro. Festeggeremo l’anniversario con tante iniziative legate al territorio, non per inseguire facili demagogie sulle periferie, ma per ribadire un percorso secolare di solidarietà, impegno civile, conquiste sociali e un processo di emancipazione in cui la cultura, l’arte, la musica e il teatro hanno avuto un ruolo fondamentale.

«Una domanda sorge spontanea - dichiara Renato Sarti, direttore del Teatro della Cooperativa - che funzione può svolgere il teatro dopo il Covid, con una guerra in corso, che rischia di stravolgere gli equilibri mondiali e con una realtà politica che tende decisamente a destra e non promette nulla di buono? Deve semplicemente continuare a essere luogo di partecipazione e di confronto in cui si piange, si ride, ci si emoziona, ma soprattutto deve aiutare a riflettere sulle sorti del mondo e dell’essere umano, con il palcoscenico a fare da specchio ai suoi eroismi e alle sue fragilità, nella recondita speranza che possa diventare più saggio e meno malvagio».

La Stagione 2022/23 del Teatro della Cooperativa delinea un fitto e variegato calendario, programmato da ottobre a giugno, in cui alla drammaturgia contemporanea, con un’attenzione particolare rivolta ad artisti emergenti e, soprattutto, al femminile, si affiancano spettacoli di stand up comedy e laboratori, senza tralasciare il teatro dedicato ai più piccoli: 29 titoli, di cui 19 produzioni, di cui 8 debutti nazionali, 9 ospitalità, di cui una prima nazionale, per più di 140 alzate di sipario.

45   sono   i   protagonisti.   Ai   grandi   nomi   della   scena   contemporanea  si   affiancano   quelli   di  artisti emergenti: Ippolita Baldini, Valerio Bongiorno, Walter Broggini, Giulio Cavalli, Renata Ciaravino, Antonio Cornacchione, Laura Curino, Marco Di Stefano, Federica Fabiani, Mattia Fabris, Alessandra Faiella, Lorenzo Falchi, Simone Faloppa, Giulia Lazzarini, Massimiliano Loizzi, Valentina Mandruzzato, Marta Marangoni, Cinzia Marseglia, Francesco Meola, Susanna Miotto, Rossana Mola, Flavio Oreglio, Alberto Patrucco, Alice Pavan, Rita Pelusio, Laura Pozone, Mico Pugliares, Jacopo e Dimitri Pugliese, Luca Radaelli, Renato Sarti, Arianna Scommegna, Sergio Sgrilli, Antonello Taurino, Francesca Zaira Tripaldi, Riccardo Trovato, Simone Tudda, Lucia Vasini, Nicola e Miriam Vicidomini, Debora Villa, Gabriele Vollaro, Fabio Wolf, Maria Luisa Zaltron, Fabio Zulli.

La Stagione 2022/2023 del Teatro della Cooperativa, da sempre attento ai temi legati alla Memoria Storica, si apre con la ripresa di Gorla fermata Gorla (20 e 22 ottobre-evento speciale), un classico di Renato Sarti, per ricordare – oggi più che mai – che cos’è l’orrore della guerra tramite il bombardamento del 1944, in cui morirono 184 bambini della Scuola Elementare Francesco Crispi di Milano. Lo spettacolo vedrà il ritorno sul palco di via Hermada di una delle signore del nostro panorama teatrale, Giulia Lazzarini, affiancata da Federica Fabiani e Marta Marangoni.

Nello stesso solco si inserisce anche la nuova produzione, Ottobre 22 (28/30 ottobre e 3/13 novembre-prima nazionale), un progetto in cui Renato Sarti ha collaborato sia con Sergio Pierattini, autore del testo e con lo storico Mimmo Franzinelli per ricostruire, a cent’anni di distanza, le vicende che hanno portato alla Marcia su Roma e per cercare di comprendere come l’analisi di quell’evento possa in qualche maniera aiutarci a evitare pericolose derive antidemocratiche, che portano ad azioni squadristiche come l’assalto alla sede della CGIL a Roma dell’anno scorso.
Legata allo stesso filo Giovinette - Le calciatrici che sfidarono il Duce (22/27 novembre-prima milanese), in cui un cast tutto al femminile, Federica Fabiani, Rossana Mola, Rita Pelusio, dirette da Laura Curino, racconta del GFC (Gruppo Femminile Calcistico), la prima squadra di calcio femminile italiana. Anche Matilde e il tram per San Vittore (24/29 gennaio), un altro lavoro scritto e diretto da Renato Sarti, che torna al Teatro della Cooperativa in una versione rinnovata dopo essere stata ospitata dal Piccolo Teatro, parla dell’importante ruolo delle donne nella resistenza.

Si rievoca la nostra storia più recente e contemporanea con Il rumore del silenzio (12/18 dicembre); Renato Sarti, che firma anche testo e regia, e Laura Curino danno vita alle storie delle famiglie delle vittime della strage di Piazza Fontana e a Licia Pinelli. Nell’occhio del labirinto-Apologia di Enzo Tortora (31 gennaio/5 febbraio-prima nazionale), è scritto e diretto dal giovane emergente Chicco Dossi e interpretato da un altro giovane talentuoso, Simone Tudda, “segnalato” dal Premio Hystrio alla Vocazione 2021. Lo spettacolo ripercorre la tragica vicenda giudiziaria di Enzo Tortora. Giulio Cavalli torna sul palco di Via Hermada con Falcone, Borsellino e le teste di minchia-Il ridicolo onore (17/22 gennaio), un intreccio di stand up comedy e giullarata, a 30 anni dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio ricordiamo Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quelli che hanno spezzato le proprie vite a causa della lotta contro la mafia. Un carnevale per Sole e Baleno (21/26 febbraio-prima nazionale), di Marco Gobetti e interpretato da Laura Pozone e Simone Faloppa, racconta di due giovani attivisti No TAV morti “suicidi”; mentre Poco più di un fatto personale (2/6 maggio-prima milanese), di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano, regia di Stefano Beghi, attraverso un viaggio a ritroso nell’adolescenza, un periodo fatto di sogni, speranze, ma anche di rabbia, paura e a volte violenza, ci narra delle Bestie di Satana. Infine Utoya (23/28 maggio), scritto da Edoardo Erba e diretto da Serena Sinigaglia, con Arianna Scommegna e Mattia Fabris, porta in scena le storie di tre coppie a diverso titolo collegate alla strage avvenuta sull’omonima isola norvegese.

Altri spettacoli della nuova stagione affrontano temi d’attualità e questioni delicate, usando spesso l’arma dell’ironia e la leggerezza della comicità: riprendiamo LINE (3/12 marzo) di Israel Horovitz, uno spettacolo diretto ancora una volta da Renato Sarti, che porta fino all’estremo la competitività, cifra e piaga della società occidentale; torna Massimiliano Loizzi con il suo nuovo spettacolo The King-L’ultima notte del Re (16/20 novembre-prima nazionale), che mette in scena la sua personalissima versione del Riccardo III di William Shakespeare in una riflessione-verità in tempo di guerra; mentre Antonello Taurino in (s)PERMALOSO-Quattro risate matte sull'infertilità maschile (24 marzo/2 aprile-prima nazionale) affronta uno dei grandi tabù del mondo maschile, l’infertilità. Il Teatro della Cooperativa, come da tradizione, anche quest’anno ospiterà la comicità al femminile. Rivedremo Ippolita Baldini nel suo spettacolo ironico e brillante Una marchesa ad Assisi (12/21 maggio), Renata Ciaravino nella sua stand up comedy Sto da Dio (2 dicembre-evento speciale), Debora Villa che darà vita ad un laboratorio comico, Terapia di gruppo, di cui sarà protagonista con 4 appuntamenti (6 febbraio - 13 marzo - 17 aprile - 15 maggio/evento speciale), Lucia Vasini e Cinzia Marseglia in Mozart 90 in blu (14/19 marzo), storia di due donne, due attrici, due amiche, sull’orlo di una crisi di nervi.

Il comico sul palco di via Hermada non è mai semplice intrattenimento, ma capacità e forza della risata di far riflettere, pur affrontando temi scottanti e facendo luce sul nostro passato. Flavio Oreglio sarà protagonista di Alla ricerca del Cabaret Perduto (14/19 febbraio-prima nazionale), tornano i Duperdu e il loro teatro–canzone con il nuovo spettacolo L’altro Brassens-Le traduzioni improbabili (6/11 giugno-prima nazionale) e Alberto Patrucco, affiancato da due musicisti, sarà il mattatore di Abbrassens (12/16 aprile-prima nazionale), una performance tra parole e musica, racconti e canzoni, dove al serrato ritmo del monologo umoristico seguono la genialità e l’ironia senza eguali di Georges Brassens, in alcune sue canzoni mai tradotte in italiano prima d’ora. Infine, Valentina Mandruzzato, Francesca Zaira Tripaldi, Maria Luisa Zaltron con Tutto è Kabarett (26/30 aprile-prima milanese), scritto da Riccardo Tabilio, incarnano tutta la poliedricità espressiva delle artiste da Kabarett, cabaret alla tedesca, come Marlene Dietrich, Claire Waldoff, Anita Berber; mentre Nicola Vicidomini in Fauno (13/15 gennaio-evento speciale) si spingerà fino all’umorismo più estremo.

Tornano, non ultimi, dopo il successo delle stagioni passate, i burattini di Renato Sarti nelle Avventure di Arlecchino e Brighella (appuntamenti in via di definizione-evento speciale), 4 spettacoli dal bosco dei Giganti alla corte di Alì Bubù, passeranno per mille luoghi incantati dal lontano Oriente fin sulla Luna. In baracca due giovani attori di Niguarda, Lorenzo Falchi e Gabriele Vollaro.

Ma altri burattini saranno protagonisti della nuova stagione: con Lear e il suo matto (4/6 aprile-prima milanese) Luca Radaelli e Walter Broggini portano in scena uno spettacolo di figura che ci restituisce un classico shakespeariano riletto e riscritto in un linguaggio aperto a tutti, ma pensato per gli adulti.

Tra gli eventi speciali, infine, la lettura di brani tratti da La Piazzetta (date in via di definizione), a cura di Massimo Cecconi e con Silvano Piccardi; una raccolta di racconti, ambientati tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del secolo scorso, che ruota attorno a un microcosmo milanese definito, appunto, La Piazzetta, anche se nella toponomastica cittadina tale non è. Un piccolo mondo, che attinge in parte alla memoria personale, ma, soprattutto, rimanda alla fantasia e alla memoria altrui.

FUORI NIGUARDA
Di questa rassegna fanno parte le produzioni del Teatro della Cooperativa che varcano i confini del Quartiere Niguarda per essere ospiti su altri palcoscenici milanesi e confermano le collaborazioni del teatro con altre realtà della città.
Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli risolveranno tutti i problemi del Bel Paese fondando un nuovo partito al Teatro Martinitt (5 aprile) con Noi siamo voi: votatevi!, Alessandra Faiella e Valerio Bongiorno torneranno in scena con Coppia aperta, quasi spalancata al Teatro Carcano (29 maggio) in occasione dell’anniversario della scomparsa di Franca Rame, mentre Renato Sarti e Laura Curino daranno vita al Piccolo Teatro Grassi (20/25 giugno) al reading Naufraghi senza volto, tratto dall’omonimo libro edito da Raffaello Cortina Editore, Premio Galileo 2019, scritto dall’antropologa forense Cristina Cattaneo.
RADICI // C’era una volta il quartiere che sarà
È un progetto di rigenerazione urbana partecipata, portato avanti dal Teatro della Cooperativa e volto a valorizzare l’identità di Niguarda, quartiere della periferia di Milano in cui ha sede il Teatro, e ad accrescere il senso di appartenenza degli abitanti a partire dal loro coinvolgimento attivo nello spazio pubblico.
Attraverso attività laboratoriali, aperte sia agli abitanti sia alle persone provenienti dal resto della città, la comunità verrà guidata da un’équipe di professionisti e artisti del quartiere verso l’esplorazione del paesaggio fisico, sonoro e visivo di Niguarda per realizzare interventi artistici partendo dallo spazio urbano.
Obiettivo del progetto è quello di creare nuove narrazioni, reali e immaginifiche, del quartiere di oggi e di quello che sarà, tramite i progetti personali sviluppati da ogni partecipante nel corso dei laboratori di fotografia urbana, soundscape design e orto urbano, che verranno tessuti insieme per creare delle opere collettive da restituire alla cittadinanza.
Tra le tappe conclusive del progetto è prevista una camminata teatralizzata audioguidata nel quartiere, Terra rossa, terra buona (date in via di definizione), a cura del regista Riccardo Tabilio, attraverso il coinvolgimento di un pubblico teatrale in un’attività performativa collettiva.

Il progetto è sostenuto da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando Per la cultura e vede il coinvolgimento di una rete eterogenea di soggetti del territorio e non solo: EUMM – Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord, Politecnico di Milano – DASTU Dipartimento di Architettura e Studi Urbani, A.N.P.I. – Associazione Nazionale Partigiani Italiani sezione “Martiri Niguardesi”, OrtoComune Niguarda, Cooperativa Abitare, Parco Nord Milano, Associazione Insieme nei Cortili.

EVENTO SPECIALE
20 e 22 ottobre
GORLA FERMATA GORLA
scritto e diretto da Renato Sarti
con Giulia Lazzarini, Federica Fabiani, Marta Marangoni
scena e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
produzione Teatro della Cooperativa

Il mattino del 20 ottobre del 1944, alcuni aerei della Air Force, dopo aver compiuto una missione nell’area nord di Milano, scaricarono alcune delle bombe residue sulla città. Una di queste, per una tragica combinazione, sfondò il tetto della Scuola Francesco Crispi di Gorla, si infilò nella tromba delle scale ed esplose nella cantina dove si erano rifugiati i bambini, uccidendone 184. Fu uno degli episodi più terribili di tutta la Seconda Guerra Mondiale, ma rischia di svanire dalla memoria della città: oggi, per i più, Gorla è solo una fermata del metrò.

Renato Sarti, autore e regista dello spettacolo, ha rievocato, con linguaggio teatrale, quel tragico evento, basando il suo lavoro sulle pubblicazioni, i documenti militari, i libri, gli articoli e, soprattutto, sulle testimonianze dei sopravvissuti.

Federica Fabiani e Marta Marangoni danno voce ai bambini che quel giorno persero la vita, mentre a Giulia Lazzarini, una delle attrici predilette da Giorgio Strehler e interprete di grande sensibilità, che al tempo viveva proprio vicino al quartiere di Gorla e ricorda perfettamente quei momenti drammatici, è affidata la testimonianza dei sopravvissuti.

28 | 30 ottobre e 3 | 13 novembre             spettacolo inserito in Invito a Teatro
OTTOBRE 22
prima nazionale
testo Sergio Pierattini
consulenza storica Mimmo Franzinelli
con Renato Sarti e Fabio Zulli
progetto e regia Sergio Pierattini e Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa
con il patrocinio di ANED, ANPI, CGIL Nazionale e Istituto Nazionale Ferruccio Parri

Ottobre 22 racconta gli eventi che resero possibile, nel contesto della grave crisi politica e sociale del 1922, la Marcia su Roma. Un dramma a due personaggi che indaga le contraddizioni e l’incapacità di una classe politica che consegnò il paese al fascismo.
Il testo si concentra sulla figura di Luigi Facta, l’ultimo Presidente del consiglio prima di Mussolini. Fu infatti questo liberale di vecchio stampo, fidato discepolo di Giolitti, ma bollato dalla maggioranza degli storici come incapace e inetto, che ebbe in mano, insieme a Re Vittorio Emanuele, le sorti del paese nel pieno dell’insurrezione fascista che precedette la chiamata a Roma di Mussolini da parte del sovrano e il successivo arrivo delle colonne in marcia verso la capitale. La mancata firma del re al decreto di assedio che avrebbe messo fuori legge Mussolini e fermato definitivamente le schiere fasciste è uno dei punti nevralgici della storia italiana sul quale ancora oggi ruotano molti degli interrogativi degli storici. Eppure, al suo arrivo a Roma la sera del 27 ottobre, Vittorio Emanuele aveva espressamente dichiarato allo stesso Facta che Roma avrebbe dovuto essere difesa ad ogni costo (questa affermazione, comportava, almeno nell’interpretazione del Ministro della guerra, Soleri, “manifestamente” l’adozione dello stato d’assedio). Facta aveva, con maggior fermezza, dichiarato ad uno dei suoi ministri che i fascisti avrebbero dovuto farlo a pezzi prima di arrivare alla capitale. Perché allora quel decreto non fu firmato?
Quando, tempo dopo, il deputato Egidio Fazio chiese a Facta delucidazioni su quello che era avvenuto durante l’incontro che vide la revoca dello strumento che avrebbe fermato Mussolini, l’ex Presidente del consiglio dichiarò che non avrebbe mai rivelato il contenuto del dialogo che era intercorso con il sovrano neanche se messo davanti ad un plotone di esecuzione.
Nella finzione drammaturgica questa spavalda evocazione si materializza nella pistola puntata su Facta da un giovane invalido, vittima della violenza squadrista. L’azione, espressione di quello che appare come un sequestro, si snoda, dopo le prime battute di un disorientato Facta, in un serrato processo non solo all’operato dell’uomo chiamato per ben due volte alla guida dei governi che precedettero l’avvento di Mussolini, ma all’intera classe politica liberale e democratica che non seppe per incapacità o non volle, per bieco opportunismo, opporsi all’avanzata fascista. Facta sembra per lunga parte del dramma un politico consumato e ribatte colpo su colpo alle accuse del giovane. La maschera di brav’uomo prestato suo malgrado alla politica e di strenuo difensore delle istituzioni e della legalità è tuttavia messa continuamente in discussione dalle incalzanti accuse del giovane, fino a svelare gli aspetti contraddittori e ambigui del suo operato politico.
Il distacco tra la persona ficta che il politico piemontese ha costruito di sé e che propone al giovane interlocutore e la sua natura doppiogiochista, intenta a tessere, nei giorni precedenti l’arrivo di Mussolini, un’improbabile trattativa con lo stesso nella vana speranza di essere ancora a capo di un esecutivo, ha una forte valenza drammaturgica e si trasforma in violenta lacerazione con l’incalzare dell’accusa più grave: quella di essere stato colui che ha convinto il re a non firmare il decreto di assedio e di essere in fondo un complice consapevole di Mussolini. Quando con l’ennesima ed ultima piroetta dialettica Facta riesce a respingere quest’ultimo assalto, un inaspettato e tragico epilogo mette fine al confronto. La scena finale darà un’ulteriore chiave di interpretazione del personaggio, quando, all’indomani di una notte popolata da brutti sogni, lo ritroveremo a fianco di un giovane dalle stesse sembianze del protagonista del suo incubo. È l’agosto del 1924 ed il giovane segretario gli annuncia la notizia del ritrovamento del cadavere di Giacomo Matteotti.
Sergio Pierattini si è avvalso della supervisione storica di Mimmo Franzinelli, autore del recente L’insurrezione fascista. Storia e mito della Marcia su Roma e di altri importanti contributi sulla storia del fascismo e della resistenza.
Sul palco Renato Sarti, nei panni di Facta, e Fabio Zulli, nel duplice ruolo del giovane sequestratore e del segretario del politico piemontese.
Nato dalla collaborazione tra Renato Sarti e Sergio Pierattini, il progetto s’inserisce all’interno dell’attività del Teatro della Cooperativa, che pone la memoria storica come uno degli elementi cardine delle sue produzioni e da sempre si impegna a raccontare eventi cruciali del XX secolo, offrendo lo spunto per una visione differente della storia e delle storie, indagandole, grazie alla ricchezza anche emozionale del linguaggio teatrale, da punti di vista inediti.

16 | 20 novembre
THE KING
L’ultima notte del Re
prima nazionale
il nuovo spettacolo di e con Massimiliano Loizzi
primo spettatore Renato Sarti
da Riccardo III di William Shakespeare
produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Mercanti di Storie

In un percorso ormai ventennale di satira, teatro civile e stand-up comedy, Massimiliano Loizzi, poliedrico e mattatore, si avvicina per la prima volta ad una nuova e, per lui urgente, forma di racconto:
“Il teatro di William Shakespeare è una fonte inesauribile di ispirazioni, un liquore dalle note magiche, con la sublime capacità di parlare della natura stessa dell’essere umano e noi commedianti siamo solo le spugne che se ne imbevono e prendono la forma che più serve al nostro mestiere per narrare il presente, raccontando storie antiche del passato.”

E così la società inglese dilaniata dai conflitti di interesse al termine della Guerra delle due Rose, combattuta nel 1400, diventa perfetta metafora per raccontare altre piccole e grandi guerre che stiamo vivendo, fatte di paura, povertà, incertezza, tradimenti, menzogne, false verità, e che da sempre accompagnano la lotta per la conquista e il mantenimento del potere.

Una tragedia forte e poetica in una versione riveduta e “scorretta”
Nella sua ultima notte da Re, Riccardo III, ospite di un onirico show fatto di 5 domande - le cui risposte che decideranno le sorti del suo destino - rivive la sua vita:
dalla sua infanzia, all’ascesa al potere in cui assolda e paga un indovino per diffondere false profezie che inducano il re ad eliminare il suo diretto avversario al trono per diventare, agli occhi di tutte e tutti, il suo legittimo possessore (propaganda, fake news e polarizzazione ante-litteram), fino a l'inarrestabile caduta del suo regno.
Uno spettacolo in bilico tra tragedia e satira, una riflessione sulla verità in tempo guerra, sulla nostra visione della pace e sul mestiere del commediante, ultima voce rimasta ad urlare la “verità”.
Perché, come diceva il maestro Jannacci, “il comico è tragico altrimenti non sarebbe comico”.

Riccardo III è un personaggio più che mai attuale, compositore di una guerra in tempo di pace, imbonitore, ammaliatore, amato e rinnegato al tempo stesso, il più devoto dei credenti, il più crudele dei guerrieri: falso, ipocrita e traditore perché è la società a volerlo così.
Attore, stratega, affabulatore, genio della menzogna venduta come verità, manipolatore: Riccardo parla e la sua parola si fa azione immediata. È l’attore e il suo pubblico, è la società dell’immagine e l’immagine stessa. È colui che influenza l’opinione pubblica ed è l’opinione pubblica.

The King racconta quello che stiamo vivendo sotto i nostri occhi in un momento storico, in cui il Bardo sembra aver scritto questa tragedia appositamente per noi.

22 | 27 novembre
GIOVINETTE
Le calciatrici che sfidarono il Duce
prima milanese
tratto dall’omonimo romanzo di Federica Seneghini e Marco Giani
regia Laura Curino
con Federica Fabiani, Rossana Mola, Rita Pelusio
collaborazione artistica Marco Rampoldi
adattamento drammaturgico Domenico Ferrari
con la collaborazione di Laura Curino, Rita Pelusio
scenografia e scelte musicali Lucio Diana
assistente alle scene e costumi Francesca Biffi
luci Valentino Ferro
assistente alla regia Francesca Biffi
co-produzione PEM Habitat Teatrali, Rara Produzione
con il sostegno di Fondazione Memoria della Deportazione e della Sezione ANPI Audrey Hepburn

1932. Decimo anno dell’era fascista. Fine estate.

Sulla panchina di un parco di Milano un gruppo di ragazze lancia un’idea, per gioco, quasi per sfida: giocare a calcio.
E una sfida lo era veramente ma, più che a loro stesse, al loro tempo, al regime, alla mentalità dominante che vedeva nel calcio lo sport emblema della virilità fascista.

Fondarono il GFC (Gruppo Femminile Calcistico), la prima squadra di calcio femminile italiana che in breve raccolse a sé decine di atlete.
Gli organi federali consentirono loro di allenarsi, ma non pubblicamente. Impose loro restrizioni assurde per preservare le loro “capacità riproduttive”: dovevano usare un pallone di gomma, indossare la gonna, passare la palla solo rasoterra e in porta dovevano far giocare dei ragazzini adolescenti.

Nonostante tutto ciò la loro avventura sportiva riuscì caparbiamente a resistere per quasi un anno, quando, proprio alla vigilia della loro prima partita ufficiale, il regime le costrinse a smettere di giocare.
Di questo pugno di ragazze, che a loro modo sfidarono il duce e la cultura del loro tempo, alcune si riciclarono in altri sport, altre uscirono dalla storia, altre ancora entrarono in una storia più grande, partecipando dieci anni dopo alla lotta partigiana.

La loro epopea ci viene raccontata da tre donne di oggi, appassionate di calcio, che si metteranno letteralmente nei panni di quelle “giovinette” per riviverne il sudore e gli entusiasmi, le fatiche agonistiche e le scelte politiche.
Un racconto portato avanti con ironia, leggerezza e poesia da un trio tutt’altro che canonico che sa mischiare comicità e narrazione per mostrarci come, pur a distanza di tanti anni e di tante battaglie, certi pregiudizi siano duri a morire e come alcune battute e commenti di oggi siano terribilmente simili a quelli di allora.

EVENTO SPECIALE
2 dicembre
STO DA DIO
di e con Renata Ciaravino
produzione Dionisi Produzione con RBSGROUP-Studio Internazionale di Architettura

Un ringraziamento speciale a Alessandro Rossi

Un giorno ho visto la foto di un lenzuolo appeso fuori al balcone di un palazzo. Sopra c’era scritto: STO DA DIO. Qualche tempo dopo, durante un lockdown pesante, davanti alla pattumiera del mio condominio ho incrociato la Signora Madau, 90 anni. “Buongiorno signora, come va?” le ho detto per cortesia pregustandomi: “Uno schifo”, “Sto da dio”, risponde lei con un sorriso.
Crisi, cortocircuito, euforia, ammirazione. Nel giro di pochi giorni volevo essere un lenzuolo appeso e una vecchia signora di 90 anni.
E io come sto, dopo questi due anni? E voi come state?
Per capirlo ho scritto questa stand up e l’ho chiamata Sto da Dio. Un filo autoironica, ma anche un sincero augurio di pronta guarigione a tutte e tutti noi: da tutto quello che ci frena, ci fa rimandare, dalla dipendenza affettiva, dalla dipendenza del giudizio degli altri, dalla dipendenza da tutte quelle cose che neanche sappiamo nominare ma sappiamo che ci sono e ci rovinano la vita. Ma una guarigione anomala, in cui non bisogna diventare niente, tantomeno perfetti. Secondo uno studio, nel corso dell’emergenza sanitaria da Covid 19, il 14% degli intervistati ha dichiarato di aver iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi o antidepressivi e il 21% ha riportato sintomi ansiosi. Il 10% ha avuto almeno un attacco di panico e il 20% presentava sintomi di disturbo post-traumatico da stress, mentre il 28% ha lamentato sintomi ossessivo-compulsivi… Allora mi sono immaginata una clinica in cui potersi riunire con tutte le nostre nevrosi conclamate, tutti insieme appassionatamente, per dirci come veramente stanno le cose. Risultato: sembra essere efficace (e anche divertente) svelarsi agli altri.

Renata Ciaravino

12 | 18 dicembre                        spettacolo inserito in Invito a Teatro
IL RUMORE DEL SILENZIO
testo e regia Renato Sarti
con Laura Curino e Renato Sarti
disegni Ugo Pierri e Giulio Peranzoni
videoinstallazione Fabio Bettonica
musiche originali Carlo Boccadoro
assistenti alla regia Salvatore Burruano, Chicco Dossi
produzione Teatro della Cooperativa
con il sostegno del Comune di Milano
con il patrocinio di Associazione Piazza Fontana 12 Dicembre 1969, ANED, ANPI Provinciale di Milano e Istituto Nazionale Ferruccio Parri
con il contributo di CGIL, FLC CGIL, FISAC CGIL, FIRST CISL e UILCA UIL    
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2019/2020, progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo
Si ringraziano Licia, Claudia, Silvia Pinelli e Piero Scaramucci
Testo finalista al 55° Premio Riccione per il Teatro

Una bella prova di narrazione costruita con grande sapienza drammaturgica, passione civile e capacità di indagare e restituire la dimensione tragica delle vite “normali” di uomini e donne travolte dalla strage di Piazza Fontana. […] La loro quotidianità, i diversi percorsi di vita, i legami familiari, la casualità che diventa destino. Eccoli, i “protagonisti” di una storia che non avrebbero voluto e dovuto vivere. Eccoli i piccoli, grandi gesti di dolore, il progressivo svelarsi dell’accaduto, la faticosa e incessante ricerca della verità […] restituisce alle vittime la parola sulla propria storia, sulla storia che il testo si impegna a raccontare.
Giuria del 55° Premio Riccione per il Teatro

Il 12 dicembre del 1969 alle 16.37, nella Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, esplose una bomba che causò la morte di 17 persone e ne ferì 86. Si cercò di far ricadere la responsabilità sui gruppi anarchici, si indicò ingiustamente Pietro Valpreda come “il mostro” della strage, anche se gli ideatori e gli autori erano da individuare negli ambienti della politica estera degli Stati Uniti e della CIA, dei neofascisti di Ordine Nuovo e della destra eversiva e in alcuni settori “deviati” dei servizi segreti, delle forze dell’ordine, dell’esercito e degli apparati dello Stato. In seguito ai primi arresti il 15 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli, trattenuto illegalmente, morì precipitando dalla finestra di un ufficio situato al quarto piano della Questura di Milano.
Ricordare a più di cinquant’anni di distanza, con la forza di uno spettacolo teatrale, il tentativo della destra eversiva di imporre allora la legge dei carri armati attraverso il caos, le bombe e l’uccisione di innocenti è un atto doveroso innanzitutto nei confronti delle vittime delle stragi e dei loro familiari. Il testo, senza rinunciare a pochi, ma essenziali cenni riguardanti i fatti politici e processuali, si sofferma sulla tragedia, spesso dimenticata, delle vittime e dei loro cari, concentrando l’attenzione soprattutto sugli aspetti umani, quelli circoscritti alla sfera prettamente personale. Partendo da piccoli oggetti banali (una cintura, un pacchetto di sigarette, una macchina da scrivere), il quotidiano si trasforma in Storia, nella convinzione che il teatro, anche quando tratta temi come questo, sempre dai legami affettivi e dai sentimenti umani più profondi deve partire o, dopo un lungo percorso, arrivare.

Renato Sarti si farà tramite del dolore dei parenti di chi perse la vita nella strage e del mos maiorum del mondo rurale da cui provenivano: il lavoro, la fatica, l’attaccamento alla terra, alla famiglia e a quella Patria alla quale, come soldati, molti avevano dato un notevole contributo di sofferenza durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Laura Curino, attrice di grande spessore, darà voce alla testimonianza di Licia Rognini, moglie di Giuseppe Pinelli, uomo simbolo della tradizione anarchica libertaria e che nel 2009 fu riconosciuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come diciottesima vittima della strage.

EVENTO SPECIALE
13 | 15 gennaio
FAUNO
di Nicola Vicidomini
con la collaborazione di Gennaro Di Maio, Rosario Vicidomini e Andrea Marziano
con Nicola Vicidomini
e con Miriam Vicidomini
musiche Piero Umiliani
maschere DEM
disegno luci Rosario Vicidomini, Andrea Marziano, Nicola Vicidomini
habitat acustico Nicola Vicidomini
suono Roberto Virtuoso
regia Nicola e Rosario Vicidomini
produzione Baracca Vicidomini e Laprimamericana

In seguito al successo di Scapezzo e Veni Vici Domini, il più grande comico morente torna in teatro con Il Fauno. Lo spettacolo, che ha registrato continui sold out al Teatro Vascello di Roma, è assimilabile a una possessione visionaria, autentico attentato all'uomo e al retaggio strutturale della sua narrazione, oscena apparizione di un Satiro con gambe caprine e zoccoli, puro sberleffo del senso teoretico.
Secondo Vicidomini «La comicità non è un riflesso del sociale, è manifestazione indecente, dionisiaca e amorale che sconquassa l’ordine proiettato dall’uomo sulle cose, (...) un cortocircuito tra quel caos meraviglioso che è la natura e il senso che la razza umana gli ha arbitrariamente proiettato».
Il Fauno si ridesta, cantando il fallimento universale, le risate del pubblico sono inconsapevole demolizione dell'io e di tutta la storia, pura catarsi nell’evocazione di un respiro divino assopito.
Aspetto inedito per uno spettacolo comico, l'interazione con un habitat acustico, I brani musicali inediti, composti e eseguiti elettronicamente dal Maestro Piero Umiliani - tra i maggiori musicisti italiani di tutti i tempi – scandiscono il respiro di un’azione sempre sospesa, affrancata totalmente dal corollario del reale. Le maschere, animali e demoniache, dello scultore DEM, contribuiscono a evidenziare il mistero ancestrale a fondamento dell’esistenza.
Amata dagli addetti ai lavori e da un pubblico quanto più variegato, l'opera di Nicola Vicidomini – che in Il Fauno dissolve ogni residuo di immaginario comune per consegnarsi totalmente alla visione – rappresenta, da diversi anni, una garanzia di divertimento estremo nel rigenerare la grande tradizione dell'umorismo europeo dall'omologazione linguistica e immaginifica imperante.

17 | 22 gennaio
FALCONE, BORSELLINO E LE TESTE DI MINCHIA (Il ridicolo onore)
di e con Giulio Cavalli
alla chitarra Federico Rama
produzione Teatro della Cooperativa

Giovanni ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: “Ci sono tante teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello. O quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero. Ma oggi signori e signore, davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti: Uno che aveva sognato    niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge…”
Paolo Borsellino a Giovanni Falcone

Il Teatro della Cooperativa ripropone Falcone, Borsellino e le teste di minchia (Il ridicolo onore), il monologo in atto unico di e con Giulio Cavalli. Lo spettacolo è un intreccio di stand up comedy e giullarata. L’attore sarà accompagnato in scena da Federico Rama alla chitarra.
A 30 anni dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio ricordiamo Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quelli che hanno spezzato le proprie vite a causa della lotta contro la mafia.
Ancora una volta un percorso nella memoria, per non dimenticare.

Ma non è forse che siamo tutti teste di minchia, noi che avevamo sognato di sconfiggere la mafia applicando la legge e parlandone dappertutto?

Perché ridere di mafia è antiracket culturale. E le mafie, come tutte le cose terribilmente serie, meritano di essere derise. Falcone e Borsellino li commemoriamo eppure non hanno nemmeno finito di raccontarci tutta la storia.  Ancora non sappiamo chi ha posato i fiori e chi ha posato le bombe.

Non se ne parla più, non ne parlano più. Le mafie sono scomparse dai radar del dibattito pubblico e della politica eppure le operazioni raccontano una realtà diversa. I mafiosi sono sempre gli stessi: hanno nomi e cognomi (che non vogliono che vengano pronunciati e invece li pronunciamo), sono goffi e imbarazzanti nelle loro storie e nelle loro intercettazioni (che noi leggiamo sul palco, cosa c’è di meglio?) e abitano tranquilli facendo finta di essere buoni cittadini.

Poiché ridere di mafia è il modo migliore per neutralizzarla e praticare la memoria di Falcone e Borsellino è il modo migliore per onorarli, ridere e ricordare sui palchi è il modo migliore per additarli e per cominciare a sconfiggerli (e costringere chi deve farlo a farlo).

Si rivendono come autorevoli boss, sono sempre le uniche vere teste di minchia.

24 | 29 gennaio                        spettacolo inserito in Invito a Teatro
MATILDE E IL TRAM PER SAN VITTORE
testo e regia Renato Sarti
dal libro di Giuseppe Valota Dalla fabbrica ai lager
con Rossana Mola e Marta Marangoni
scena e costumi Carlo Sala | musiche Carlo Boccadoro | luci Claudio De Pace
progetto audio Luca De Marinis
dramaturg Marco Di Stefano
produzione Teatro della Cooperativa | con il sostegno di ANED
e sostenuto da NEXT ed. 2017/18, progetto di Regione Lombardia in collaborazione con Fondazione Cariplo
con il patrocinio di ANPI, Istituto Nazionale Ferruccio Parri e ISEC
e dei Comuni di Albiate, Bresso, Cinisello Balsamo, Monza e Muggiò

In seguito agli scioperi − i più grandi nell’Europa occupata dai nazisti – che durante la Seconda Guerra Mondiale paralizzarono i maggiori stabilimenti a nord di Milano, centinaia di lavoratori di Sesto San Giovanni e dei comuni limitrofi furono arrestati e deportati nei lager. Uomini sottratti ai propri affetti, costretti a vestirsi rapidamente per poi sparire. Madri, mogli, sorelle e figlie si precipitavano inutilmente al carcere di San Vittore e in altri luoghi di detenzione di Milano alla loro disperata ricerca.

Scritto da Renato Sarti, il testo nasce dalle testimonianze raccolte da Giuseppe Valota, presidente dell’ANED di Sesto San Giovanni e Monza, recentemente scomparso, figlio di un deportato che perse la vita a Mauthausen.
Matilde e il tram per San Vittore mette in luce il non eroismo di migliaia di persone che si opposero al fascismo e al nazismo, pagando un caro prezzo. Lo fa attraverso le voci di quelle donne che si ritrovarono improvvisamente costrette a gestire da sole un quotidiano di fame e miseria, nel terrore della guerra e dei bombardamenti. Nel dopoguerra per molte di loro incominciò un periodo d’attesa ancor più terribile. Dei 570 deportati delle grandi fabbriche, 223 non fecero ritorno e 10 morirono per le malattie contratte nel lager. Sia per le mogli, le sorelle, le madri e le figlie di quegli uomini che non tornarono, sia per quelle che ebbero la fortuna di riabbracciare il proprio marito, fratello, padre e figlio, la vita non fu mai più quella di prima.

Viviamo tempi veramente bui. Le offese a Liliana Segre, l’abuso e lo stravolgimento delle immagini e dei simboli della deportazione non sono fatti marginali, ma la punta di un iceberg grande e inquietante. In tutto il mondo assistiamo al risorgere di pericolosi populismi, che fanno leva sugli istinti più beceri e viscerali, sulla xenofobia, sul razzismo e sulla paura dello straniero. Molti vorrebbero portare indietro le lancette della storia e in questa partita giocata contro l’oblio − lo sport nazionale più praticato − il Teatro della Cooperativa si schiera in modo inequivocabile per fare, come ha sempre fatto, la sua parte. E il modo migliore mi è sembrato quello di partire dalle donne, perché fin dalle tragedie greche la loro voce è quella che meglio di ogni altra riesce con un impatto teatrale a rievocare l’orrore della guerra, che sempre nuovo si ripete.

Renato Sarti

31 gennaio | 5 febbraio
NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO
Apologia di Enzo Tortora
prima nazionale
di Chicco Dossi
con Simone Tudda
primo spettatore Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa
spettacolo in allestimento
Da qualche ora le rotative di Via Chiatamone 65, Napoli, sede del Mattino sono ferme.
Sulle prime pagine dei giornali, che in quel momento sono caricati sui furgoni pronti a essere distribuiti nelle edicole di tutta Italia, campeggia un titolo a nove colonne:
BLITZ ANTICAMORRA. C’È ANCHE TORTORA.

Il monologo, scritto dal giovane emergente Chicco Dossi, e affidato ad un altro giovane talentuoso, Simone Tudda, “segnalato” dal Premio Hystrio alla Vocazione 2021, racconta la storia di Enzo Tortora, dall’infanzia alla sua Genova sconquassata dalle bombe all’approdo alla Rai e al successo televisivo grazie al varietà Portobello.
Durante un soggiorno di lavoro a Roma, Tortora viene prelevato dai carabinieri nel cuore della notte e portato in commissariato: i capi d’imputazione sono quelli di associazione camorristica e spaccio di droga, accuse, infondate e mai verificate dalla magistratura, mosse da pentiti di mafia. Seguiranno anni tra carceri e tribunali, nei quali Tortora si farà portavoce della battaglia per la giustizia giusta, per tutti quelli che, a differenza sua, parlare non possono.

EVENTO SPECIALE
6 febbraio – 13 marzo – 17 aprile – 15 maggio
TERAPIA DI GRUPPO
laboratorio di e con Debora Villa
Debora Villa è esaurita e fin qui, nulla di nuovo. Ma è anche saggia e sa perfettamente di non essere l’unica.
D’altronde il periodo non è facile. Dal lockdown alle code in posta; dall’incalzar del tempo al caro vita; dal traffico agli haters… paure, sogni, insicurezze, psicosi. I motivi per farsi venire un bell’esaurimento non mancano. E allora, non ci resta che ridere insieme alle nostre disgrazie.

Debora Villa dà vita, insieme ad amici e colleghi, ad un nuovo laboratorio comico.
Oltre ai professionisti ospiteremo chiunque abbia voglia di mettersi in gioco.
Durante la serata ci sarà uno spazio dedicato a tutti i dilettanti che si vorranno esibire con un pezzo comico, una canzone, una poesia, un balletto.
Requisito fondamentale è: essere sull’orlo di una crisi di nervi.

14 | 19 febbraio                         spettacolo inserito in Invito a Teatro
ALLA RICERCA DEL CABARET PERDUTO
prima nazionale
di e con Flavio Oreglio
primo spettatore Renato Sarti
produzione Teatro della Cooperativa

Il Cabaret è scomparso. Uno strano insieme di generi, come varietà, avanspettacolo, animazione da villaggio voudeville e burlesque, ne ha usurpato il nome. Ma una storia nascosta è tornata alla luce e Flavio Oreglio ce la racconta attraverso una narrazione coadiuvata da proiezioni documentali e performance rievocative.

Nello spettacolo, tra reading e monologhi, aneddoti e canzoni, Oreglio mette il pubblico a contatto con gli aspetti sorprendenti e curiosi di un’avventura che, attraversando l’Europa dalla fine dell’Ottocento a oggi, ha giocato a ping-pong con gli Stati Uniti e il resto del mondo e ha generato autentici capolavori artistici. È un continuum fatto di satira, grandi personaggi e illustri sconosciuti. È storia di parole, poesia, musica, disegni e canzoni, creati da artisti che hanno avuto il coraggio di portare la propria visione del mondo sui palchi di locali e teatri.
È la storia del Cabaret dalla nascita a Parigi nel 1881 fino all’esplosione del fenomeno in Italia negli anni Sessanta.

Lo spettacolo racconta la storia nascosta di un’indole mai sopita e mai doma, caratteristica degli spiriti liberi e critici, perennemente fuori dalle regole del tempo in cui si manifestano. Narra le vicissitudini di una torta (il cabaret) e dei suoi ingredienti, basandosi sui documenti dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano racconti nel libro L’Arte ribelle pubblicato da Sagoma Editore nel 2019.
Il cabaret non ha niente a che spartire con i comici, anche se nel cabaret spesso si ride, il cabaret è un’odissea letteraria, che va dai poeti del circolo “Les Hydropathes” di Emile Goudeau a Bertolt Brecht, dalle parole in libertà dei Futuristi alle frasi fulminanti di Marcello Marchesi, Achille Campanile ed Ennio Flaiano… è la gloriosa avventura della canzone d’autore, che parte dalla chanson canaille di Aristide Bruant e arriva a Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Walter Valdi e i Gufi passando dai maestri Georges Brassens, Boris Vian, Jacques Brel, senza dimenticare i Cantacronache e il Nuovo Canzoniere Italiano… è storia di teatranti, da Petrolini, Cecchelin e De Angelis al Teatro dei Gobbi, Paolo Poli e al trio Fo-Durano-Parenti. Prendendo spunto da tutto questo, Oreglio, con il suo stile inconfondibile fatto di canzoni, monologhi e letture, propone digressioni, osservazioni e chiacchiere che proiettano gli spettatori in una dimensione divertente, ma soprattutto ricca di autentiche sorprese.

21 | 26 febbraio
UN CARNEVALE PER SOLE E BALENO
prima nazionale
testo Marco Gobetti
con Laura Pozone e Simone Faloppa
co-direzione Gobetti/Pozone/Faloppa
disegno luci Alessandro Bigatti
produzione Aparte Ali per l’Arte in collaborazione con Lo Stagno di Goethe

Sole e Baleno si sono mascherati per andare insieme ad una sfilata di Carnevale: lei è un grillo, lui un maiale. Ma non andranno alla sfilata, rimarranno in casa, perché del tempo deve passare. C’è un tempo per tutto e loro quel tempo lo faranno passare raccontandosi i segreti, l’amore, il carro finto, la curiosità, la grammatica, i sogni, persino il carro vero… Perché?

Nel 1998 tre giovani anarchici torinesi occupanti di case sfitte, Silvano Pellissero, Maria Soledad Rosas detta Sole e Edoardo Massari detto Baleno, vengono arrestati per “attentati conto il TAV”: l’accusa, pesantissima, è di associazione eversiva con finalità di terrorismo. Silvano Pellissero sarà totalmente prosciolto da quell’accusa nel 2001. Sole e Baleno non potranno esserlo, perché morti – entrambi “suicidi”, lui in carcere e lei in comunità, dove scontava la misura cautelare – a pochi mesi di distanza una dall’altro, durante la campagna di criminalizzazione che con l’arresto colpì loro e l’intera area delle case occupate e dei centri sociali.

Perché Sole e Baleno scelgono qui di parlarsi in maschera, cercando il tempo utile a un racconto che superi presente, passato e futuro? Quale racconto passa, fra la loro morte e la lotta dei valligiani contro il TAV? Quale racconto lega la loro morte a ciascuno di noi a una nostra libertà possibile?
E la loro piccola storia privata alla grande storia universale?
Un carnevale per Sole e Baleno è un’onirica pièce teatrale, che, evitando scrupolosamente di dare risposte, offre strumenti e scatena in ciascuno l’urgenza di cercarle.
Fra gli strumenti offerti, non manca una rivelazione finale.

3 | 12 marzo                        spettacolo inserito in Invito a Teatro
LINE
di Israel Horovitz
traduzione Susanna Corradi
regia Renato Sarti
con Valerio Bongiorno, Francesco Meola, Rossana Mola, Mico Pugliares, Fabio Zulli
costumi Carlo Sala
luci Jacopo Gussoni
produzione Teatro della Cooperativa

Una scena nuda, una linea. Cinque persone in fila per non si sa bene quale evento, non è specificato e in realtà non è nemmeno importante. L’importante è essere i primi. Non per merito, non per efficienza, non per qualifiche: semplicemente, precedere gli altri. Questa è la premessa del surreale atto unico di Israel Horovitz, dai fortissimi echi beckettiani. Line, scritto nel 1967, parla della competizione, cifra e piaga della civiltà occidentale, ieri come oggi. Se poi si considera che la parola line in inglese ha anche il significato di battuta teatrale, si possono scorgere in questo testo echi legati al mondo dello spettacolo.

Quando la scena si apre, in fila c’è soltanto Flaminio: grezzo, non particolarmente intelligente, patito del pallone, ha passato la notte davanti alla linea bianca per accaparrarsi il primo posto. Le cose però cambiano non appena entra in scena Stefano, giovane tanto appassionato di Mozart quanto ossessionato dalla morte, che con la sua parlantina cerca subito di circuire Flaminio. Si uniscono poi l’ambiziosa Moira, che tenterà di imporsi usando le armi della seduzione e della sensualità, Dolan, il venditore filosofo, che cade sempre in piedi, e Arnallo, l’inetto e remissivo marito di Moira. Cinque ruoli per cinque personaggi dal carattere ben definito, in una sfida in cui ognuno ambisce a essere primo e a essere il protagonista della scena.
L’azione drammatica prosegue in un crescendo di tranelli, sotterfugi, conflitti e scontri, anche fisici, che culminano in un delirio assurdo e parossistico.

14 | 19 marzo
MOZART 90 in Blu
di e con Lucia Vasini e Cinzia Marseglia
partecipazione ai testi Giovanna Donini, Simona Angioni
regia Lucia Vasini
produzione MAT&TEO

Cinzia e Lucia: due donne, due amiche, due attrici. Al limite di una crisi di nervi.
Conosciute anni fa in una sera di pioggia, ora vivono sullo stesso pianerottolo e ogni giorno si incontrano per un caffè, un aperitivo, per farsi compagnia e pensare a nuove soluzioni per sbarcare il lunario.
Il pianerottolo si trasforma così in un set televisivo per acchiappare nuovi followers e diventare alla moda.
Si lanciano alla ricerca di nuovi linguaggi, ma alla fine si renderanno conto che le loro radici romagnole e pugliesi si riveleranno le loro armi vincenti.

E Mozart, cosa c'entra in tutto questo?
Come dice Giordano Bruno: “Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia”.

24 marzo | 2 aprile                    spettacolo inserito in Invito a Teatro
(s)PERMALOSO
Quattro matte risate sull’infertilità maschile.
Titolo provvisorio, ma tanto poi ne partoriamo uno migliore…
prima nazionale
di e con Antonello Taurino
regia Antonello Taurino
scritto con Carlo Turati
luci e audio Jacopo Gussoni
produzione Teatro della Cooperativa

Immaginate un uomo che, nella stessa mattina, riceve due notizie. La prima da una mail aperta distrattamente nella sala d’attesa di un oncologo: è il referto di un esame sulla fertilità maschile che aveva effettuato qualche settimana prima e di cui s’era pure scordato. Sentenza: sterilità. L’oncologo è quello che ha in cura suo padre; pochi minuti dopo, nel suo studio, riceve la seconda notizia sulla progressione della malattia: a papà restano solo pochi giorni.
Non più figlio, non più padre. In pochi minuti.

“Ma non era uno spettacolo comico?” Sì, aspetta: una sera di qualche anno dopo, quello stesso uomo sta per vedersi con la donna di cui è innamorato, che forse è quella giusta… ma che vorrebbe un figlio da lui. Come dirle che è impossibile? E come prenderà la notizia, ammesso che lui riesca a dirgliela?

In un mondo capitalista dominato dall’idea che “esisti solo se puoi produrre”, la sterilità è la sua negazione sul piano biologico. Soprattutto quella maschile resta un solido tabù (pur toccando un uomo su sette), a causa di questioni identitarie, retaggi culturali ed errate credenze sulla mascolinità cui si collega. E la medicina potrebbe offrire soluzioni, nel caso di intervento precoce: ma, mentre le ragazze solitamente affrontano la loro prima visita ginecologica già in preadolescenza, i ragazzi considerano un analogo al maschile come una sorta di messa in dubbio della propria virilità. Risultato? Che mediamente, un uomo in vita sua incontra un andrologo meno frequentemente di quanto non usi un bidet.
Ok, è una battuta, ma forse proprio perché provare a riderne di può aiutare a parlarne serenamente ed eliminare lo stigma. Insomma, non perdete questo esilarante spettacolo comico che racconta anche della vera essenza, proprio in quanto irrealizzata, della paternità.

Antonello Taurino

FUORI NIGUARDA | Teatro Martinitt
5 aprile
NOI SIAMO VOI: VOTATEVI!
di e con Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli
regia e consulenza drammaturgica Renato Sarti
voce “da Dio” Tony Rucco
assistente alla regia Chicco Dossi
consulenza Bruno Fornari
produzione Teatro della Cooperativa
spettacolo sostenuto nell’ambito di NEXT ed. 2018-19, progetto di Regione Lombardia
in collaborazione con Fondazione Cariplo

L’Italia come sempre è nel caos.
Maggioranze di varia natura non sono riuscite a risolvere i problemi endemici del Paese. Secondo Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli gran parte della colpa è dell’elevato numero di partiti politici e per questo propongono una geniale soluzione: fondarne un altro!
I nostri due eroi hanno deciso di scendere in campo, sì anche loro. Del resto nel nostro Paese, negli ultimi anni, la comicità e la politica sono sempre andate d’accordo e sembra ormai che solo il comico sappia parlare alla pancia degli Italiani e possieda il curriculum giusto per governare la Nazione.
Quindi, i due neopolitici, fautori di una nuovissima politica che non si è mai vista prima, hanno deciso di incontrare i loro potenziali elettori nei teatri di tutta Italia. I cittadini presenti in sala saranno invitati a confrontarsi con gli aspiranti candidati Cornacchione e Sgrilli sui temi del nostro tempo: ambiente, emigrazione, lavoro, scuola, cultura, sicurezza. «Abbiamo bisogno di attivisti pronti a collaborare con noi per creare un partito – se poi sarà un’associazione, un gruppo solidale, un dopolavoro ferroviario lo capiremo strada facendo – di sostenitori propositivi con cui decidere il simbolo, l’inno, in quale quartiere affittare la sede, quante penne acquistare e, soprattutto, con cui redigere l’atto costitutivo», così arringano i due salvatori della Patria.
«Il nostro programma lo fate voi, noi siamo per la gente, con la gente e in mezzo alla gente. Capito gente? Noi siamo uno di voi, anzi due. Noi siamo voi e voi siete noi. Insomma, decidiamo insieme chi siamo!».
Questa è la nuova politica.

4 | 6 aprile
LEAR E IL SUO MATTO
prima milanese
da William Shakespeare
di e con Luca Radaelli e Walter Broggini
traduzione e drammaturgia Luca Radaelli
figure e scene Walter Broggini
costumi Elide Bolognini e Graziella Bonaldo
luci Graziano Venturuzzo
musiche PAD Trio (Profeta – Aliffi – D’Auria)
produzione Teatro Invito/Walter Broggini

Leggendo Shakespeare ci si imbatte in una realtà fatta di contrasti: l’alto e il basso, l’elevato e il volgare, il comico e il tragico. Nella sua tragedia forse più cupa, Re Lear (scritta, tra l’altro, proprio a seguito di un’epidemia di peste, che aveva chiuso i teatri londinesi per un anno), Shakespeare toglie allo spettatore ogni certezza, ogni punto fermo. Il re dialoga con il suo matto e non si capisce chi dei due è il matto.
I figli apparentemente buoni sono cattivi e viceversa. Tutto è permeato di black humour.
Malgrado la famosa battuta “La maturità è tutto”, i personaggi reagiscono in modo infantile, sembrano quasi burattini nelle mani del destino: “Come mosche tra le mani di ragazzini crudeli noi siamo per gli dèi”. Perciò abbiamo immaginato di ridurre la scena elisabettiana a una baracca di burattini: Re Lear è un attore in carne e ossa che ha a che fare con i suoi fantasmi scolpiti nel legno.

In Italia si tende a dare ai burattini l’etichetta di teatro per bambini, dimenticando l'origine rituale e demoniaca delle maschere (Arlecchino, Brighella) e l’aspetto inquietante di alcuni personaggi del teatro di figura (Punch, Guignol…). Walter Broggini (burattinaio che ha girato tutta Europa col suo spettacolo di teatro di figura per adulti Solo) incontra Luca Radaelli (attore che già si è cimentato con Macbeth Banquet in un teatro scespiriano con oggetti) per dare vita a un Re Lear che trae linfa dal teatro popolare, dalla farsa, dal balletto indemoniato delle teste di legno. Brighella si identifica con il cattivo, il bastardo Edmund, il lombardo Pirù si appropria delle caratteristiche del Fool e del fedele Kent per accompagnare Lear nel percorso che lo porterà solo con la follia a essere saggio, così come, parallelamente, il deuteragonista Gloucester solo con la cecità riuscirà a vedere. In questa razza di mondo dove i ciechi guidano i matti.

12 | 16 aprile
ABBRASSENS
prima nazionale
di e con Alberto Patrucco
con Jacopo Pugliese (percussioni) e Dimitri Pugliese (ukubass)
produzione Teatro della Cooperativa

Abbrassens, scritto e interpretato dal comedian, cantante e autore Alberto Patrucco, è un recital che prende spunto dall’omonimo libro (Paginauno Edizioni), è un viaggio attraverso i tanti tesori presenti nell’opera di uno degli indiscussi padri della canzone d’autore. Un percorso che mette in risalto una sorprendente sintonia col presente e che ci restituisce tematiche sempre attuali non disgiunte da genio poetico, gusto dello humor e satira.
Una performance tra parole e musica, racconti e canzoni, dove al serrato ritmo del monologo umoristico seguono la genialità e l’ironia senza eguali di Georges Brassens, in alcune sue canzoni mai tradotte in italiano prima d’ora. Una magia che parte da lontano, dunque, per approdare sulla sponda della più stretta attualità. Uno sguardo disilluso che si colora, qua e là, di musica e poesia sul filo di emozioni colpevolmente  dimenticate. Niente celebrazioni brassensiane bensì l’idea di unire sensibilità molto affini, punti di vista che coesistono in perfetta armonia, proprio grazie al tessuto connettivo della musica. Il tutto, impreziosito dai virtuosismi di due valenti musicisti – Jacopo Pugliese alle percussioni e Dimitri Pugliese all’ukubass – e, ovviamente, dalle divagazioni satirico-umoristiche, cifra stilistica essenziale di Patrucco.

A poco più di un secolo dalla nascita di Brassens, un atto d’amore verso un artista che, senza alcun dubbio, è stato e continua a essere un fenomeno culturale e musicale “degno di nota”.

26 | 30 aprile
TUTTO È KABARETT
prima milanese
un progetto di Caffè Hertz ispirato a Alles ist Jazz di Lili Grün
con Valentina Mandruzzato, Francesca Zaira Tripaldi, Maria Luisa Zaltron
drammaturgia Riccardo Tabilio
regia Riccardo Mallus, Caffè Hertz
produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Caffè Hertz

Un treno attraversa l’Europa tra le due Guerre.
A bordo una ragazza viennese in cerca di fortuna: Elli che «di anni ne ha venti, ma ne dimostra sedici, e non ha paura di niente». Elli che vuole fare l’attrice. Giunta in una Berlino animata da quello sfrenato fermento artistico che prelude alla catastrofe, Elli troverà un gruppo di artisti – di amici – con cui fonderà un locale di Kabarett: il «Jazz». La storia di Elli, narrata nel fortunato romanzo Tutto è Jazz del 1933, richiama autobiograficamente quella della sua autrice, Lili Grün, ma la fortuna del libro non fu la stessa della scrittrice, ebrea viennese, che finì deportata e uccisa in un campo di concentramento. Con la memoria di Lili anche quella del romanzo finì nell’ombra, fino alla recente riscoperta e alla nuova edizione italiana ad opera della casa editrice trentina Keller, nel 2018. Il racconto di Elli-Lili è per Caffè Hertz la cornice per la creazione di un nostro Kabarett, con il desiderio di preservare la natura meravigliosa della storia («meravigliosamente allegra, e meravigliosamente malinconica» secondo The Magazine), ma accettando la responsabilità del senno di poi, cioè tentando l’operazione di un racconto ricco e storicizzato, immerso nel contesto del suo tempo, a partire dalla musica.
Tre donne – tre attrici, cantanti e musiciste – incarnano tutta la poliedricità espressiva delle artiste da Kabarett come Marlene Dietrich, Claire Waldoff, Anita Berber.
Tutto è Kabarett gioca su tre piani: quello della storia raccontata nel romanzo; quello della Storia, la storia del totalitarismo nazifascista, che ha annientato un’intera generazione di artisti e intellettuali come Lili Grün; e il presente, i nostri Anni Venti, con le loro urgenze, e con la necessità di fare della memoria materia viva.

2 | 6 maggio
POCO PIU’ DI UN FATTO PERSONALE
prima milanese
di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
regia Stefano Beghi
con Marco Di Stefano, Susanna Miotto, Alice Pavan, Riccardo Trovato, Fabio Zulli
suono Antonello Ruzzini
assistente alla regia Sofia Kretschel
un progetto di Karakorum Teatro e La Confraternita del Chianti
produzione Associazione Culturale Karakorum e Associazione Interdisciplinare delle Arti
con il contributo di NEXT – laboratorio delle idee per la produzione e la programmazione dello spettacolo lombardo 2021/22

Ogni adolescenza coincide con la guerra
Tre allegri ragazzi morti, Ogni adolescenza (2001)

24 gennaio 2004, Somma Lombardo. Una giovane coppia cerca di sbarazzarsi dell’auto di una ragazza barbaramente uccisa. Fanno parte delle cosiddette Bestie di Satana, una setta colpevole di tre omicidi e un’induzione al suicidio.
Marco Di Stefano, all’epoca allievo alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, qualche mese dopo apre il giornale e trova la foto del gruppo a tutta pagina. Marco Di Stefano sono io, e in quella foto, scattata a fine anni ’90 davanti al mercato comunale della Fiera di Sinigaglia, a Milano, io riconosco la metà delle facce. È l'estate del 2004. E di colpo mi sento adulto.
È da quel giorno che cerco di scrivere di questa storia, per dare risposte a delle domande che mi assillano. Qual è il punto di svolta che spinge un adolescente a diventare un assassino o un artista? Che cosa mi ha salvato da una vita di violenza, rabbia, rancore?
Ma soprattutto: potevo essere io?
Poco più di un fatto personale è un viaggio a ritroso nell'adolescenza. Un momento della vita molto particolare, fatto di aspettative, sogni speranze, ma anche di rabbia, paura. A volte violenza.
Poco più di un fatto personale è uno spettacolo su quel vuoto che tutti abbiamo sentito quando avevamo 17 anni e non sapevamo chi o cosa saremmo diventati. Un vuoto che ci spaventa anche oggi che siamo genitori, perché sappiamo che lo proveranno anche i nostri figli.
Poco più di un fatto personale è uno spettacolo sulla speranza.
Poco più di un fatto personale è uno spettacolo su di noi. Dedicato al fanciullo che eravamo e che ora è cresciuto. Ed è anche capace di prendersi in giro.
Uno spettacolo che fa ridere e piangere, perché così è la vita: buffa e spietata, come l'adolescenza.

Marco Di Stefano

12 | 21 maggio
UNA MARCHESA AD ASSISI
di e con Ippolita Baldini
collaborazione alla drammaturgia Emanuele Aldrovandi
regia Camilla Brison
costumi Rosa Mariotti
produzione Teatro della Cooperativa

Quando sembra che niente vada al proprio posto, la cosa migliore da fare è cercare di mettere a posto almeno sé stessi.
Roberta vorrebbe innamorarsi, ma non trova l’uomo giusto; vorrebbe imparare a gestire i timori e le insicurezze per la propria carriera artistica, ma si lascia sopraffare dagli eventi; vorrebbe conciliare le abitudini di una famiglia nobile con il mondo del lavoro, ma sembra che i due ambienti facciano di tutto per non capirsi a vicenda.
Per uscire da questa impasse, sceglie di intraprendere un cammino di fede. Ma anche trovare sé stessa in mezzo ai pellegrini che marciano verso Assisi non si rivelerà affatto facile.    
Ippolita Baldini torna in scena con il secondo capitolo delle peripezie della giovane Roberta, ancora alle prese con le sue insicurezze e i suoi dubbi. La ricerca di sé stessa questa volta porta Roberta ad Assisi, dove incontra un nuovo personaggio con cui confrontarsi oltre all’onnipresente mamma Marchesa, ovvero la Fede.
Un nuovo interlocutore che la aiuta a vivere e gestire al meglio la confusione che ha nella testa.

Uno spettacolo ironico e brillante, realizzato attraverso lo stile inconfondibile del racconto di Ippolita Baldini, che ci porta nel mondo aristocratico e confuso della protagonista, insieme a tantissimi nuovi personaggi (frati, suore, milanesi imbruttiti…).

Una storia privata che diventa strumento di una riflessione più ampia sul desiderio di capire chi siamo.

23 | 28 maggio
UTOYA
di Edoardo Erba
regia Serena Sinigaglia
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
scena Maria Spazzi
luci Roberto Innocenti
con la consulenza di Luca Mariani
co-produzione ATIR Teatro Ringhiera e Teatro Metastasio di Prato
con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia

È il 22 luglio del 2011, in Norvegia. Anders Behring Breivik scatena l’inferno. Otto morti con un’autobomba a Oslo, un diversivo, e poi Il vero obiettivo: 69 ragazzi laburisti uccisi uno a uno nell’isola di Utøya, il paradiso nordico, sede storica dei campeggi estivi dei giovani socialisti di tutto il mondo.
La narrazione restituita dai media fu distorta, faziosa e arbitraria: una delle tante tragedie causate da “pazzi” armati, come quelle che succedono spesso negli USA. Niente di più sbagliato. La strage fu pianificata per anni, con lucidità e coscienziosità al limite maniacale, e non fu contro un obiettivo a caso, ma contro il cuore delle giovani “promesse” del socialismo europeo: una strage politica.

Utoya è il tentativo di fare memoria e denuncia senza fare teatro civile, è a pieno titolo una tragedia contemporanea, perché quanto narrato è accaduto davvero.

Dopo il 1989 il mondo è diventato un posto molto più complicato da interpretare, e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto
Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione, che se non ci dà tutto il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia.

Edoardo Erba

FUORI NIGUARDA | Teatro Carcano
29 maggio
COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA
di Dario Fo, Franca Rame
con Alessandra Faiella, Valerio Bongiorno
regia Renato Sarti
scene e costumi Carlo Sala
musiche Carlo Boccadoro
disegno luci Luca Grimaldi
produzione Teatro della Cooperativa

Dario Fo e Franca Rame hanno scritto Coppia aperta, quasi spalancata in un periodo in cui l’Italia, grazie ai movimenti di contestazione e soprattutto al contributo di quello femminista, subiva grandi mutamenti: venivano approvate fra l’altro le leggi sul divorzio, sull’aborto e sull’annullamento del delitto d’onore.

Sono passati quarant’anni ma il loro testo è tutt’altro che superato, anche perché secoli di repressione e di machismo non spariscono al primo colpo di tosse e le conquiste civili vanno sempre difese. Lo spettacolo conserva intatta la sua attualità e porta il pubblico, soprattutto quello maschile, a riconoscersi nel personaggio in scena e a dire: “Caspita, ma quello sono io”. Bisogna però avere il coraggio di ammettere che quel tentativo fallimentare di coppia aperta, di “corna democratiche”, spesso nasceva dalla becera ipocrisia.  “Prima regola perché la coppia aperta funzioni, deve essere aperta da una parte sola: quella del maschio! Perché se la coppia aperta è aperta da tutte e due le parti ci sono le correnti d’aria!”

Mettere in scena oggi questo spettacolo significa non solo ricordare Franca Rame, una donna straordinaria che ha pagato fino in fondo le sue scelte, ma anche rendere omaggio alla sua intelligenza e al suo talento. Proprio perché il compito non è dei più semplici, ci siamo affidati alla bravura e alla verve di Alessandra Faiella, una delle regine del far ridere facendo pensare, erede di quella tradizione che ci ha regalato personaggi straordinari come Tina Pica, Ave Ninchi, Mariangela Melato e Franca Valeri. Sul palco, accanto ad Alessandra, che ha avuto la fortuna di lavorare all’inizio della sua carriera proprio con la coppia Fo-Rame ne Il Papa e la strega e di ricevere il generoso aiuto di Franca per la messa in scena di Sesso? Grazie, tanto per gradire!, c’è un attore di lunga esperienza nel teatro comico come Valerio Bongiorno, capace di superare la caratterizzazione superficiale e di dare al ruolo del marito il giusto spessore. La regia di Renato Sarti sa valorizzare i sincronismi perfetti di una macchina teatrale che prevede, fin dalla scrittura, il coinvolgimento del pubblico e che, in un susseguirsi continuo di dialoghi serrati, situazioni ai limiti del paradosso e colpi di scena tragicamente comici, parla delle dinamiche sentimentali presenti nelle coppie oggi come ieri. Lo spettacolo denuncia l’arretratezza emotiva, culturale e affettiva di certi uomini sempre arrazzati e soprattutto pronti a menar le mani, quando non a far di peggio, e valorizza la sensibilità e l’ironia di donne come Antonia, eroina di tutte le mogli tradite e trascurate, capace di dire: “Tutte ’ste storie di letto, letto, sempre letto! Con tutti i mobili che ci sono per casa…”.

6 | 11 giugno
L’ALTRO BRASSENS
Le traduzioni improbabili
prima nazionale
di e con Duperdu - Marta M. Marangoni e Fabio Wolf
scenografie e costumi Sunomi la costumeria sociale di Minima Theatralia
produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione Minima Theatralia | Duperdu

Avreste mai detto di sentir cantare George Brassens in russo, in greco o addirittura in latino?
In effetti ci troviamo di fronte al cantautore più tradotto al mondo.

Un poeta che in Francia è più popolare di quanto i Beatles non lo siano in Gran Bretagna. Anche l’Italia vanta traduttori illustri, come Nanni Svampa, che ha avuto l’intuizione di tradurre in dialetto milanese, lingua che possiede la musicalità del francese. Famoso Il mio concerto per Brassens con cui ha lanciato i Duperdu agli esordi, affidando al duo l’apertura del suo tour e battezzandoli col nome Duperdu: un magistrale esercizio di traduzione dall’originale Duo perduto. Il Maestro dei Gufi ha saputo trasportare la deformante ironia brassensiana delle banlieue parigine nelle periferie milanesi, dove ha incontrato la coppia di cantautori milanesi.

I suoi capolavori sono divenuti riferimento per moltissimi cantautori, che gli hanno inviato audiocassette da tutto il mondo: un inestimabile archivio internazionale che il Maestro ha donato ai Duperdu in occasione delle loro nozze, in quanto testimone insieme alla moglie Dina.

I Duperdu hanno fatto tesoro di tale eredità e propongono qui pillole di questa sterminata produzione, scegliendo le versioni più insolite e sorprendenti come le trasposizioni spagnole di Ibáñez o le giapponesi di Higashino, le interpretazioni del russo Avanesov, gli arrangiamenti degli americani Asleep at the Wheel. Non mancheranno citazioni degli innumerevoli italiani, che hanno tradotto nel loro dialetto e, naturalmente, le famosissime traduzioni svampiane. I Duperdu arricchiscono questo straniante carosello con le personalissime versioni che hanno osato comporre, contagiati dal sacro fuoco della traduzione.

Ecco l’occasione per stravolgere il vostro immaginario brassensiano!

FUORI NIGUARDA | Piccolo Teatro Grassi
20 | 25 giugno
NAUFRAGHI SENZA VOLTO
lettura teatrale di Renato Sarti
tratta dal libro Naufraghi senza volto (Raffaello Cortina Editore)
di Cristina Cattaneo (responsabile Labanof, Università degli Studi di Milano)
con Laura Curino e Renato Sarti
video e immagini Mattia Colombo, Jacopo Loiodice, Valentina Cicogna
musiche Carlo Boccadoro
produzione Teatro della Cooperativa
si ringraziano Gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti & Democratici al Parlamento Europeo, Casa Comune e Radio Popolare

Certe persone non hanno diritti né da vive né da morte

È raro soffermarsi a pensare alla sofferenza di chi ha una persona cara, che ha intrapreso un viaggio alla ricerca di un futuro migliore e non sa se ce l’abbia fatta, se stia bene, se lo rivedrà mai.

Si chiama “ambiguous loss” (perdita ambigua) il sentimento che provano i parenti delle persone scomparse, un lutto che non si riesce a elaborare, perché non c’è la presenza di un corpo a confermarne la morte. Se si aggiungono vuoti normativi e inadempienze delle istituzioni, la possibilità di avere una risposta si fa ancora più remota; al dolore si aggiunge la rabbia e il problema diventa anche sociale.

È questo il contesto in cui opera il Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano, diretto da Cristina Cattaneo, antropologa, medico forense e autrice di Naufraghi senza volto (Raffaello Cortina Editore, Premio Galileo 2019). Questa autentica crociata, coadiuvata anche da diverse organizzazioni di volontariato, dalla Marina Militare e dalla Croce Rossa Internazionale, è raccontata nel libro attraverso i naufragi dell’ottobre 2013 e del 18 aprile 2015. In quest’ultimo caso, la nave affondò con circa novecento persone a bordo e l’equipe del Labanof effettuò sui 566 corpi recuperati le analisi autoptiche, la catalogazione dei vestiti e degli oggetti ritrovati e mise i risultati al servizio dei familiari dei dispersi, per permettere loro il riconoscimento delle vittime. Il Labanof è riuscito a realizzare un piccolo miracolo: «restituire una storia, un’identità̀ e perfino la dignità» alle vittime senza nome dei naufragi del Mediterraneo. Ora è fondamentale che la politica faccia la sua parte e il “paradigma Labanof” diventi prassi a livello nazionale ed europeo.

EVENTO SPECIALE
appuntamenti in via di definizione
LE AVVENTURE DI ARLECCHINO E BRIGHELLA
testo e regia Renato Sarti
aiuto regia Chicco Dossi
in baracca Lorenzo Falchi e Gabriele Vollaro
produzione Teatro della Cooperativa

Dopo il successo riscontrato durante le scorse stagioni, presenteremo degli appuntamenti fissi con i burattini, in cui il Teatro della Cooperativa accoglie anche gli spettatori più piccoli: regalare un sorriso ai bambini è cosa bella, affascinante e utile!
Proporremo 4 spettacoli di Renato Sarti, Arlecchino e Brighella nel Bosco dei Giganti, Arlecchino e Brighella sulla luna, Arlecchino e Brighella nel paese di Tarluk e Arlecchino e Brighella e il Sultano Alì Cacà.
Questi spettacoli portano in scena storie originali, che avvicinano i bambini al teatro e alla Commedia dell’Arte. In baracca Lorenzo Falchi e Gabriele Vollaro, due giovani artisti che con passione e abilità infondono vita ai burattini.

ARLECCHINO E BRIGHELLA NEL BOSCO DEI GIGANTI
Colombina è innamorata di Lindoro. Il vecchio Pantalone, invaghito di lei, chiede l’aiuto del mago Cin Ciun Cian affinché trasformi il povero Lindoro in un serpente. Da qui prendono il via le divertentissime imprese nel Bosco dei Giganti della strampalata coppia Arlecchino e Brighella: con l'aiuto della Fatina e dei bambini e delle bambine del pubblico, riusciranno a salvare l’amore dei due amanti.

ARLECCHINO E BRIGHELLA SULLA LUNA
L’inseparabile duo Arlecchino e Brighella sbarca sulla Luna! Dopo l’ennesimo pasticcio, una bastonata del vecchio Pantalone spedisce i nostri eroi nello spazio, dove incontreranno la civiltà lunare: qui non ci sono guerre e non si inquina. Arlecchino e Brighella faranno tesoro di questa esperienza, per provare a portare un po’ di pace nella loro Venezia

ARLECCHINO E BRIGHELLA NEL PAESE DI TARLUK
Arlecchino e Brighella, licenziati dall’avaro e burbero Pantalone di cui erano servitori, rispondono a un bando lanciato nientemeno che dal lontano Oriente dal potente sultano Alì Bubù. Vedremo i nostri eroi destreggiarsi nel paese di Tarluk tra sultani innamorati, esilaranti travestimenti e spietati giannizzeri, fino al grande ritorno a Venezia sul dorso della balena.

ARLECCHINO E BRIGHELLA E IL SULTANO ALÌ CACÀ
Il potente sultano Alì Cacà è in visita a Venezia per chiudere un importante affare con l’avaro Pantalone, il quale ordina ai suoi fedeli servitori, Arlecchino e Brighella, di preparare un lauto banchetto. I due pasticcioni rovinano la cena e Pantalone li manda all’inferno: sentendosi chiamato in causa, ecco che arriva proprio Belzebù che, ingannato dal vecchio spilorcio, trascina i nostri eroi negli inferi. Seguiranno mille peripezie che vedranno i tentativi dei nostri eroi di tornare nella loro amata Venezia.

EVENTO SPECIALE
date in via di definizione                                    
TERRA ROSSA TERRA BUONA
performance itinerante audioguidata nel quartiere Niguarda
prima nazionale
a cura di Riccardo Tabilio

Un percorso teatralizzato audioguidato, una camminata urbana attraverso il quartiere, Terra rossa terra buona si propone di recepire e di restituire il lungo sviluppo di Radici// C’era una volta il quartiere che sarà, attraverso il coinvolgimento di un pubblico teatrale in un’attività performativa collettiva.

Lo sviluppo drammaturgico di Terra rossa terra buona, curato da Riccardo Tabilio, si avvarrà dei materiali raccolti durante i laboratori del progetto, della collezione di interviste alla cittadinanza niguardese, dei paesaggi sonori realizzati nel workshop dedicato e del percorso di mappatura partecipata Niguarda Art Map, per esplorare una rete di luoghi del quartiere e insieme raccontarne il possibile futuro.

L’utilizzo “aumentato” dell’audioguida permetterà agli spettatori di ascoltare una narrazione originale, ricca e coinvolgente, e insieme di ragionare, giocare e prendere posizione. Conoscersi e conoscere i luoghi che attraversano e che vivono.
I partecipanti, in movimento per le strade di Niguarda, saranno guidati a interrogarsi sul passato partendo dalle sue tracce e sui futuri possibili, scoprendo i semi dei cambiamenti in corso in un quartiere in transizione e su sé stessi: su come saremo e come vorremmo essere nel tempo che sarà.

Una performance itinerante per un massimo di 40 spettatori che debutterà nella primavera del 2023.

Nel corso del 2023 Radici // C’era una volta il quartiere che sarà, progetto di rigenerazione urbana partecipata sostenuto da Fondazione Cariplo, volto a valorizzare l’identità del quartiere Niguarda e ad accrescere il senso di appartenenza degli abitanti a partire dal loro coinvolgimento attivo nello spazio pubblico, volgerà al termine.
Il Teatro della Cooperativa, attraverso laboratori di fotografia urbana, di soundscape design, di mappatura partecipata e di orticoltura condivisa, ha coinvolto la cittadinanza al fianco di équipe di professionisti e artisti per realizzare interventi artistici partendo dallo spazio urbano.

Questo percorso è stato condotto parallelamente da un gruppo di lavoro del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, coordinato da Paola Savoldi e composto da Anna Campriani, Lisa Carobin, Chiara Milella. Il loro contributo ha consentito lo sviluppo di ulteriori indagini focalizzate sugli obiettivi di Radici.

Durante il mese di dicembre 2023, presso la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano, si terrà l’esposizione della mostra conclusiva destinata agli elaborati fotografici realizzati durante i laboratori.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
date in via di definizione                                
lettura brani tratti da LA PIAZZETTA
di Massimo Cecconi
con Silvano Piccardi

Una raccolta di racconti, ambientati tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del secolo scorso, che ruota attorno a un microcosmo milanese definito La Piazzetta, anche se nella toponomastica cittadina tale non è.
Un piccolo mondo che attinge in parte alla memoria personale ma, soprattutto, rimanda alla fantasia e alla memoria altrui.
In questo luogo vivono personaggi che entrano ed escono dalle storie come meglio gli aggrada, portando un piccolo o un grande apporto, secondo disponibilità.
Va da sé che, mentre la Storia è supportata da documenti, la memoria possiede solo sé stessa e, benché risulti ogni tanto cagionevole e fumosa, altre volte attenta e vigile, le piccole storie che tiene a mente sono resoconti più fedeli e veri di quelli della Storia con la S maiuscola di cui diviene però complice e testimone.
Per elaborare questo estremo lutto, o forse per compiere il delitto perfetto, non resta dunque che inventarsi la memoria propria e anche quella altrui.

Almeno nelle intenzioni, la scrittura deve molto alla lezione di Gadda, Tessa, Perec, Soriano e alle canzoni più stranianti e strazianti di Jannacci, ed è anche un piccolo omaggio a “Miracolo a Milano” di De Sica e Zavattini.
L’ambizione è quella di ricostruire un’atmosfera, con relativa colonna sonora, alla ricerca di un tempo perduto, ovvero quello che passerete a leggere questi racconti.

Massimo Cecconi
STAGIONE NIGUARDA 2022|2023
TEATRO DELLA COOPERATIVA
via privata Hermada 8 – Milano –  info e prenotazioni - Tel. 02 6420761 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - www.teatrodellacooperativa.it
BIGLIETTERIA
da martedì a venerdì 15.00 – 19.00
sabato 18.00 – 20.00 (nei giorni di replica)
domenica 15.00 – 16.30 (nei giorni di replica)
Il ritiro dei biglietti potrà essere effettuato fino a 30 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.
I biglietti sono acquistabili anche online sul circuito Vivaticket.

ORARI SPETTACOLI
(salvo diverse indicazioni)
martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 20:00
giovedì ore 19:30
domenica ore 17:00
Gorla fermata Gorla – ore 20.00
lunedì riposo

BIGLIETTI
intero 18 € - riduzioni convenzionati 15 € - under 27 10 € - over 65 9 €
giovedì biglietto unico 10 €
spettacoli di burattini biglietto unico 5 €
diritto di prenotazione 1 € (non applicato agli abbonamenti e ai biglietti acquistati online)

EVENTI SPECIALI
GORLA FERMATA GORLA – biglietto unico 20 €
STO DA DIO – biglietto unico 12 €
FAUNO – biglietto unico 12 €
TERAPIA DI GRUPPO – biglietto unico 15 €

ALTRE RIDUZIONI
gruppi (10 o più) 12 €
Vieni a Teatro/Agis 12 € (martedì-mercoledì-domenica) 15€ (venerdì-sabato)
A Teatro in bicicletta 8 € mostrando in cassa un dispositivo di protezione (caschetto o luce segnaletica led)
scuole di teatro 10 € con tessera della scuola
precari, disoccupati e cassintegrati 9 €
disabili 9 € + accompagnatore (se obbligatorio) omaggio
Abitare e UniAbita 9 €

COME RAGGIUNGERCI
MM3 Maciachini / MM2 Lanza + tram 4 (fermata Niguarda Centro)
MM5 Ca’ Granda + autobus 42, 52
autobus 42, 51, 52, 83, 166, 172, BikeMi 313 (V.le F. Testi), 315 (Ca’ Granda), 322 (M5 Ca’ Granda)

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