Farout festival

La parola d’ordine è, rallentare, godere di un bel paesaggio, ascoltare con calma chi ci parla, compiere gesti lenti, per esempio ascoltare musica con un vecchio giradischi…quante cose si possono imparare o rimparare attraverso il lento braccio di un giradischi. Sei obbligato a fare tutto con calma, devi alzarti più volte per riascoltare un brano o l’atro lato del disco, non c’è più la frenetica ricerca in rete di un brano musicale (che ti porta da un luogo all’altro senza ascoltare nulla realmente) ma la calma pace di un gesto antico. Questo è quello che ci propongono gli artisti della seconda edizione del festival Farout, imparare a vivere con calma e lentezza il nostro tempo. Tutto questo grazie alle associazioni che operano e agiscono nel centro BASE. Un centro culturale poli-funzionale che produce innovazione sociale e contaminazione culturale tra arti, imprese e tecnologia nel cuore di zona Tortona, a Milano. Il nome non è stato scelto a caso, Farout: il pianeta più distante del sistema solare

scoperto ad oggi. Letteralmente, “molto lontano, non convenzionale, non abituale”. Come il pianeta a cui è dedicato, il festival nasce dal desiderio di osservare la Terra dal suo punto più lontano. Dalle periferie dai luoghi di emarginazione, che sono anche i luoghi da cui nascono idee, le difficoltà ci spingono ad usare un pensiero maggiormente divergente, bisogna farne tesoro, non abbandonarsi alla disperazione. Numerosi gli artisti coinvolti in FAROUT Live Arts Festival 2022: Gianmaria Borzillo, Institute of Radical Imagination (IRI), Elisabetta Consonni, Corps Citoyen / Milano Mediterranea, Silvia Costa, Fra De Isabella, Leonardo Delogu e Valerio Sirna / DOM, Effetto Larsen, Cosimo Ferrigolo, Gaia Ginevra Giorgi, Edoardo Lazzari / Extragarbo, Maddalena Fragnito e Valeria Graziano, Emke Idema, Kaleider, France Distraction, Le Cannibale, Nobodys, NONE Collective, MOMBAO, Muta Imago, Giorgia Ohanesian Nardin, Lucia Palladino, Milo Rau / IIPM, 6000 Highwayman / Teatro di Sardegna.
In questa seconda edizione le proposte artistiche ruotano intorno al tema del tempo.
“Il periodo pandemico ha aperto un’ampia serie di domande sul tempo - non solo verso quello della catastrofe, ma anche e soprattutto verso il possibile tempo recuperato, riappropriato e verso altri ipotetici usi del tempo. Qual è il tempo che non possiamo misurare? Quello di cui non possiamo parlare? Quale tempo stiamo fuggendo? Quale stiamo reclamando? Cosa c'è oltre il pensiero della fine del tempo?” Il palinsesto si articola tra arti visive, performance, musica, teatro e danza. Fra le proposte, i lavori di Giorgia Ohanesian Nardin e Gianmaria Borzillo riscoprono la coreografia come rito di aggregazione e contemplazione, gli armonografi giganti di Kaleider scandiscono la giornata disegnando, Belinda Annaloro, Antoine Defoort, Julien Fournet, Halory Goerger, Sébastien Vial / France Distraction e Nobodys ci accompagnano in una dimensione contemplativa e dilatata del tempo tra terme filosofiche e saune meditative, mentre Emke Idema con la sua scuola dei mondi non vissuti e i DOM, intervengono attraverso percorsi nello spazio pubblico per dilatare e dare durata allo spazio. Le opere di Lucia Palladino e di 6000 Highwayman / Teatro di Sardegna mettono il ritmo del gioco e la pratica della condivisione al centro del recupero del tempo sociale, i Muta Imago indagano il riverbero e l’eco dell’incontro tra suono e corpo, Fra de Isabella racconta il tempo come storia anagrafica dei suoi 18 anni. Ancora, Emanuele Braga, Gabriella Riccio / Institute of Radical Imagination & Anna Rispoli, esplorano nuove forme di vita post-capitalistiche attraverso una performance militante partecipativa e l’opera di Effetto Larsen celebra il tempo presente tramite la presa di coscienza della fugacità dell’esistenza. Il collettivo Extragarbo produce cortocircuiti temporali tramite dispositivi partecipativi e dissidenti, Maddalena Fragnito e Valeria Graziano riflettono sul tempo del lavoro che scandisce la vita e Milo Rau esplora il tempo della rivoluzione, mentre, scanditi in sera, notte e alba, gli eventi di Le Cannibale indagano la relazione tra suono e pubblico nei tre momenti del festival.
Il programma si arricchisce grazie alla partecipazione delle Artiste e degli Artisti Associati di BASE Milano, tra i quali la compagnia teatrale Corps Citoyen, la coreografa e performer Elisabetta Consonni e il duo musicale MOMBAO che, a partire da quest’anno e fino al 2024, avranno un ruolo fondamentale di co-creazione e realizzazione della produzione artistica di BASE Milano. Tre le dimensioni di tempo analizzate:
• Tempo SOSPESO con le azioni e gli spettacoli di lunga durata, le installazioni che
prevedono la possibilità di prolungare lo stare nello spazio scenico, la zona dedicata agli
incontri, i talk e le attività di approfondimento;
• Tempo PERFORMATIVO dedicato agli spettacoli con partiture che variano dai pochi
minuti alle tre ore;
• Tempo SCHOLÈ una serie di incontri, talk, laboratori, scuole temporanee all'interno del festival, che possano offrire un terreno di sperimentazione in risposta al contesto attuale e generare nuove occasioni di apprendimento per professionisti e pubblico.
Le tematiche del filosofo Byung-Chul Han rappresentano il filo rosso di tutto il Festival. Cosa manca oggi nella nostra visione sul Tempo?
«Oggi al tempo manca una struttura stabile. Non è una casa bensì un flusso incostante: si riduce a una mera sequenza di presente, episodico, che precipita in avanti. Nulla gli offre un sostegno e il tempo che precipita in avanti non è abitabile.»
Che fare? Riprendendo un verso della poesia di Pavese (titolo di una delle performance del festival), continuare a combattere a resistere, perché il tempo è sempre tiranno, a volte vorremmo che non  inisse mai, a volte non passa mai… dipende da chi ci sta vicino. Ma dipende anche da noi e dalla nostra capacità di cogliere bellezza: “Finché ci trema il cuore”.

Milano Farout Festival Dal 1° al 9 ottobre 2022

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