Un pasticciaccio

Scritto da Viviana Dasara.

Un pasticciaccio, il testo di Gadda ha preso La Cattiva Strada Il panorama teatrale italiano, intorno alla metà degli anni settanta, ha visto nascere una nuova generazione che ha attraversato e reinventato, rispetto al teatro “ufficiale”, la scena teatrale seguendo un percorso dentro e fuori dai teatri. Diversi sono stati i momenti che hanno determinato questo processo, ancora oggi in atto, a partire dalle cantine romane tra la fine degli anni sessanta e settanta, il terzo teatro e la post-avanguardia nella seconda metà degli anni settanta e per tutti gli anni ottanta, fino alla sperimentazione, ai cosiddetti teatri della soglia degli anni novanta. Confrontandosi con il panorama contemporaneo, i suoi simboli, i suoi limiti e le sue contraddizioni, numerosi gruppi hanno scelto di ridefinire il teatro come occasione privilegiata d’espressione, come possibile forma di aggregazione ed esperienza di esistenza comunitaria a tempo pieno. È il caso della compagnia teatrale La Cattiva Strada che gestisce a Roma il teatro Studio Uno (in via Carlo della Rocca, 6), immerso nel multietnico e vivace quartiere di Torpignattara. Un'officina d'idee in cui si organizzano spettacoli, laboratori, corsi e la promozione di giovani compagnie. L’esperienza artistica e personale di questo gruppo ripercorre infatti le tracce di quel percorso legato alla nascita di piccole realtà locali, spazi e compagnie dell'avanguardia teatrale romana, che hanno animato la scena per almeno un decennio. Da due anni il teatro Studio Uno propone un cartellone estivo che nell’edizione 2010 ha visto coinvolte venti compagnie per cinque settimane di programmazione.  Dal 21 giugno al 17 luglio ci sarà la terza edizione di questo appuntamento con  la rassegna teatrale "Linee d'Orizzonte", direzione artistica Marco Zordan e Alessandro Di Somma. Dal 7 al 12 giugno, invece, è andato in scena "Un pasticciaccio", spettacolo in due atti per 15 spettatori a sera, originale messa in scena di Lorenzo Montanini, affiancato alla regia da Velia Viti, sull'omicidio di Liliana Balducci e il tentativo di smascherarne l'asssassino. Liberamente ispirato a "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" da Carlo Emilio Gadda, del testo originale ha mantenuto le varianti dialettali (articoltate e dettagliate anche nell'uso della gestualità) e l'intreccio tra i generi come la tragicommedia. Come nel romanzo lo spettacolo si articola in un groviglio di fili da disbrogliare e si chiude con interrogativi senza risposta. In scena, tutti raccolti a semicerchio, gli spettatori e otto bravi attori: Marco Bilanzone, Eleonora Cucciarelli, Alessandro Di Somma, Maria Antonia Fama, Lucia Nicolini, Eleonora Turco, Diego Venditti, Sonia Villani, che hanno saputo offrire al pubblico diversi punti di vista del racconto, tipicamente picaresco, e un autentico coinvolgimento fatto di sguardi, ammiccamenti, parole sussurrate al buio nelle orecchie. Uno spettacolo da camera-studio, allestito in una piccola stanza ad archi, in un energetico tourbillon di comici siparietti e personaggi a tratti costruiti come se fossero espressione e archetipi della fantasia felliniana. È questa la magia del teatro, che svela 'trucchi' ed espedienti narrativi di una messa in scena semplice e dal vivo, non ricorre a effetti ottici o sonori ma al contrario rappresenta un'esperienza volutamente e teatralmente diversa. Come diversa può essere la particolarità di offrire allo spettatore, assieme al prezzo del biglietto, un aperitivo nel foyer-cortile esterno al teatro.



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