Il dramma del mese

Vincent è morto di Fortunato Cerlino

Scritto da Administrator.

Vincent è morto è stato selezionato dall'Outis per la Mostra Mercato nel giugno 2000, è risultato finalista all'edizione 2001 del premio Enrico Maria Salerno e segnalato all'edizione 2001 del Premio Vallecorsi.

Motivazione della giuria del Premio Vallecorsi
"Fortunato Cerlino in “Vincent è morto” elegge a protagonista un giornalista scrittore pedofilo, condannato a morte, che affida al migliore amico i suoi sogni nel cassetto. La vicenda si sdoppia tra quanto avviene nella cella della morte e quanto invece si proietta virtualmente nei sogni del morituro. L’alternanza tra mondo reale e mondo onirico ha un ritmo incalzante con dialoghi in lingua alta e in lingua bassa che riflettono considerazioni non superficiali sulla legittimità della condanna capitale."

Note dell'autore:
Vincent è la possibilità negata, la storia di un grande uomo che muore suicida. La vendetta è un male che le società eticamente sviluppate non devono tollerare, perché sono queste a produrne le condizioni. Il bene commesso genera altro bene, il male commesso al contrario apre due possibilità ; generare ancora male o essere viatico di un bene maturato dalla sofferenza. Quando l’uomo condanna l’uomo non è soltanto concettuale che condanna se stesso. Dare la morte all’atto empio si può solo cambiandone la natura ma questo ha bisogno di fiducia in se stessi. Se è la morte che interrompe la vita, e di questo non sono convinto, per contro è vero che la vita mette fine alla morte. Se l’uomo è sintesi tra possibilità di percepire se stesso e necessità che questo avvenga, darsi la morte è negare entrambe le cose. Il carnefice è soltanto il nostro braccio armato, vittima delle colpe sociali e cancro visibile a condanna di tutti. Non si può combattere un sintomo, si può e si deve curare la malattia. A fallire non è il carnefice, ma la natura umana. Tutte le vite sono la nostra vita, e la nostra è tutte. La vittima, e mi perdoni chi è stato colpito dal dramma, non è in questo diversa dal colpevole. Il crimine non si consuma tra due soggetti, ma dal soggetto uomo che uccide se stesso e il paradosso sta nel fatto che si uccide tante volte senza riuscire a morire ; quando si arma la mano, quando da sicario agisce, quando colpito muore, quando dichiara la massima pena, quando la esegue. Le società non possono cedere alla vendetta perché sono i mandanti del delitto. Uccidere chi uccide, dov’è il senso ? Vincent vuole morire perché come la società che l’ha prodotto fugge il confronto con il suo male. Egli sente che continuare a vivere è dare fiducia ad un se libero dal male commesso, e questo richiede un coraggio che forse non appartiene all’uomo finito. Vincent si sostituisce a se stesso ; l’alibi , la complicità, gli è concessa da una società che nasconde Vincent nella morte, ma l’oblio è solo illusione, la colpa armerà la mano di altre vittime che uccideranno vittime. Inoltre la sbornia di sangue produce sete di sangue. Bisogna astenersi dalla pena di morte, perché questa è l’oppio dei popoli incoscienti di se stessi. La giustizia nasce dal perdono, nessun Dio solleverà la responsabilità di chi elimina un crimine eseguendo un crimine. Che Vincent viva dunque, colpevole com’è ! Prenda la responsabilità di guardarsi e divenire, ripartendo dalla sua colpa. Scelga se stesso ( Kierkegaard). " (...) Donna, dove sono quei tuoi accusatori, nessuno ti ha condannata ?" Giovanni 8.10
Fortunato Cerlino

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