Il Presidente

Continua il ricco cartellone  del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Ad entrare in scena, dall’ 11 al 20 novembre, il nuovo lavoro del regista Carlo Cerciello. IL PRESIDENTE ovvero AMBIZIONE ODIO NIENT’ALTRO, questo il titolo, è tratto dall’opera di Thomas Bernhard, scritta nel 1975. La collocazione storica ci ricorda il periodo della banda anarchica austriaca Baader Meinhoff, ma in realtà ci riporta fortemente alla contemporaneità italiana. La volontà del regista è fortemente esplicitata. Niente è puramente casuale, anzi, fortemente voluto. Inutile dilungarsi sul titolo che già incuriosisce chi non ha visto e conferma il tutto a chi ha visto. Il Presidente in questione è visivamente assente all’inizio dello spettacolo ma la voce, le battute e le imprecazioni provenienti dalle quinte,  stimolano l’attenzione dello spettatore su questo personaggio. Sarà la moglie del suddetto ad introdurci al loro mondo, una bravissima Imma Villa nei panni di una donna corrotta, petulante, logorroica, che infastidisce il pubblico ma nello stesso tempo lo tiene incollato alla sua voce, alle fandonie che vomita continuamente dalla bocca. Riempie fisicamente e sonoramente la scena, sopperendo alla mancanza del personaggio principale. Il gigantismo della scena è innovativo e fortemente significativo. Il popolo viene guardato dall’alto in basso e l’arrampicata sociale viene sempre impedita, smorzata, resa scalata ardua e impossibile. La moglie del Presidente, dall’alto della sua visione reale sul palco, tormenta la serva, poiché l’idea è stata quella di collocarla in cima ad un’ enorme gonna-campana da cui ordina, comanda e blatera. Nella stessa posizione sopraelevata è posta anche la culla del suo amato cane, raffigurato in un quadro dai contorni di disegno infantile, con la corona in testa. L’animale muore di infarto dopo una sparatoria in cui rimane ucciso il colonnello, fedele servitore del Presidente e…della moglie, vista la sua relazione extraconiugale. L’obiettivo dell’attentato è il Presidente: gli anarchici sono i giovani e solo quelli. Il concetto di anarchia qui viene ampliato, al di là delle sue componenti estremiste e pericolose. Viene collegato alla volontà disperata dei giovani di reagire ad un Presidente-cane. La serva “scala” continuamente la gonna della padrona, quest’ultima intenta in uno sproloquio prima del ridicolo funerale al cane. Sono davvero questi i problemi di uno Stato?  Dalle viscere della gonna- campana-cappella- obitorio, nasce una scena dentro la scena. Una stanza con vasca piena d’acqua in cui il giovane Presidente ( ci si aspettava un vecchio viscido), si diverte con la sua attricetta di turno. Massaggi, soldi, champagne, Casinò, luoghi comuni dello sperpero presidenziale. Anche il Presidente, nei panni di Paolo Coletta,  si dilunga in un infinito, interminabile, monologo-sproloquio, in cui gli spettatori si perdono, si sganciano. L’estrema lunghezza di questa parte dello spettacolo rende l’inizio e la fine davvero distanti, sganciati, come se ci fosse un passaggio temporale da un’antichità ottocentesca ad una contemporaneità coeva. Sembra ritrovarsi davanti due spettacoli in uno, in cui i due personaggi parlano specularmente dell’altro. Mentre nella nostra mente, attraverso le parole della moglie che peraltro scompare fino alla fine, si crea un’immagine personalissima ed individuale del Presidente, ecco che ci appare un giovane capo dello Stato nato dalla commistione tra il testo e le scelte registiche.  Nonostante le tematiche siano attualissime e rendano partecipe tutto il pubblico, la linearità e originalità della prima parte dello spettacolo si perdono nella seconda. Una cesura netta sembra spaccare l’evoluzione temporale e discorsiva. Numerosi i riferimenti e le battute relative alla situazione lavorativa degli artisti, numerosi i riferimenti alle distinzioni di classe, ottime le scelte musicali e sonore, tra cui un brano che ricorda il siciliano “ Malarazza” nella versione Lautari- Carmen Consoli. Ma forse l’elemento più bello è la conclusione: i personaggi simbolo del popolo chiudono con una frase di Ulrike Meinhoff. Conclusione affidata alle donne del popolo, quelle che, secondo la moglie del Presidente, non cambieranno mai volto.  Nessuna maschera nasconde il popolo. Uno strattone al giradischi, la musica salta. Buio.

NUOVO TEATRO NUOVO NAPOLI
11-20 NOVEMBRE 2011

Teatro Elicantropo Anonima Romanzi
in collaborazione con
Le Nuvole Teatro Stabile di Innovazione di Napoli
presentano

Il Presidente
ovvero
Ambizione Odio Nient’altro
di Thomas Bernhard

personaggi e interpreti
Presidente, Paolo Coletta
Moglie del Presidente, Imma Villa
Signora Frolich, Paola Boccanfuso
Attrice, Cecilia Lupoli

scene Roberto Crea
costumi Daniela Ciancio
disegno luci Cesare Accetta
regia Carlo Cerciello

aiuto e realizzazione costumi Sandra Banco - assistente alla regia Marianna Liguori
assistente costumi Flavia Fucito - realizzazione scenografie Retroscena
assistente scenografo Michele Gigi -  foto di scena Andrea Falasconi
tecnico luci  Renato Zagari - tecnico audio  Amedeo Di Capua

gentile collaborazione
Giovanni Petrone, Gianni Ascione, Giusy Crescenzo, Cinzia Cordella, Valeria Frallicciardi

grafica  Marco Di Lorenzo

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