Gender Bender

Tra gli intrattenimenti e gli appuntamenti autunnali della città di Bologna che preferisco c’è senza dubbio il Gender Bender Festival (29 ottobre – 5 novembre 2011). L’evento ideato da Daniele Del Pozzo è promosso da Il Cassero, gay lesbian center di Bologna e, da nove anni, è tra le rassegne più interessanti legate alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale. Inoltre, da cinque anni il festival è gemellato con Soggettiva, rassegna di cultura lesbica contemporanea, curata e organizzata dall’associazione ArciLesbica Bologna e fa parte della Rete dei Festival del Contemporaneo che animano Bologna insieme a Future Film Festival, Angelica, BilBolBul, Biografilm, Fiasco e Netmage. Quest’anno il programma di Gender Bender ha offerto una serie di sguardi inediti e retrospettive di artisti nazionali e internazionali contemporanei, capaci di tracciare la cifra di una ricerca in divenire, senz’altro interessante per il pubblico. Le esperienze creative tanto più innovative quanto simboliche e provocatorie, hanno dialogato tra loro e, nell’osservare le pratiche esperenziali più complesse, hanno prodotto visioni e immaginari sempre più stimolanti nei contenuti, molto più intensi nei colori e nelle forme. Il festival è diventato infatti, ad oggi, uno strumento prezioso per indagare e approfondire le complesse trasformazioni sociali e i rapidi cambiamenti della cultura contemporanea. E l’ispirazione di questa nona edizione intitolata "La Traviata Norma" è partita proprio da quei meccanismi psicologici che determinano le contraddizioni e le consuetudini del nostro paese, gli stereotipi e i tabù della società contemporanea. Un omaggio quindi all’Italia nel suo 150° anniversario e a Mario Mieli, protagonista del movimento per la liberazione gay negli anni Settanta. Gli appuntamenti si sono articolati in proiezioni cinematografiche, spettacoli di danza e teatro, performance, mostre e installazioni di arti visive, incontri, conversazioni e convegni di letteratura, concerti, live set e party notturni.

Il focus sul cinema giapponese ha offerto una visione inedita dell’anima contraddittoria e trasgressiva del Sol Levante con tre ritratti cinematografici intensi, divisi tra elogi e critiche, tra cui le due anteprime nazionali Miwa, a Japanese Icon del regista Pascal-Alex Vincent, un ritratto di Miwa Akihiro, cantante e attrice più famosa del cinema giapponese degli anni Sessanta (in realtà un uomo) e il documentario Il était une fois... L’empire des sens del regista David Thompson, che ricostruisce L’Impero dei sensi di Nagisa Oshima. Il film del 1975, che divise pubblico e critica a causa delle esplicite e reali scene di sesso tra i protagonisti, venne censurato e additato di volta in volta come opera d’arte e prodotto pornografico. Il documentario raccoglie le testimonianze e i pensieri della scrittrice Catherine Millet e della regista Catherine Breillat. A chiudere questa tre giorni di documentari, Pyuupiru 2001 – 2008, del regista Daishi Matsunaga, la straordinaria retrospettiva sulle vicissitudini umane ed evoluzioni artistiche di una creativa della moda, transgender, costumista, performer, fotografa, tra i nomi più interessanti e originali emersi in Giappone negli ultimi anni. Il documentario di Matsunaga, amico d’infanzia di Pyuupiru, mette a nudo l’artista e il suo lavoro, mostrando l’intimità (infantile), l’audacia e la difficoltà di questo ragazzo giapponese in conflitto col corpo maschile con cui è nato. Il percorso di metamorfosi, oltre la performance art e la chirurgia, è accompagnato dall’evoluzione del lavoro artistico e performativo.
I costumi realizzati quasi fossero sculture confondono la linea di demarcazione tra creatore e creazione e le apparizioni in pubblico diventano la rappresentazione della vera identità che si cela dietro e dentro i turbamenti dell’anima, trasformati in arte. Il documentario si conclude con le riprese dell’installazione e performance art di Pyuupiru alla Triennale di Yokohama 2005.

La sezione arti performative di Gender Bender e Soggettiva dedicata a coreografie di danza, spettacoli di teatro e performance sulle identità e sulle differenze di genere ha raccolto quest’anno tanti nuovi ingredienti, un parterre di attori, attrici, autori teatrali della scena nazionale e internazionale, un inevitabile successo di pubblico. La Merda / Secondo studio decalogo del disgusto # 1, uno spettacolo di Cristian Ceresoli con la collaborazione di Marta Ceresoli, porta in scena una straordinaria Silvia Gallerano, in un monologo il cui intento è quello di dare spazio alla poesia, intesa come azione. Ampiamente applaudito da tutto il pubblico del Teatrino degli Illusi di Bologna, questo spettacolo pluripremiato (Premio della Giuria dei Giornalisti e Premio del Pubblico – Giovani realtà del Teatto 2010, Secondo Premio Dodicidonne Atcl Lazio 2010) e dedicato ai 150 dell’Unità d’Italia, mette a nudo la protagonista, una giovane donna “brutta”, e i vari personaggi che dalla sua voce prendono forma. Nuda, seduta su una sgabello da circo, ‘si offre’ tragicamente al pubblico in sala, accompagnandolo al proprio posto sulle melodiche note di un lagnoso inno nazionale. Un lavoro che riflette attraverso la parola sulla rivolta e il tentativo di uscire dalle consuetudini e dagli stereotipi tipici del nostro paese: come l’ostinata corsa verso il successo e l’affermazione sociale, la ricerca della perfezione secondo i canoni di bellezza dettati dalla tv e dagli spot pubblicitari, la smania di apparire imposta dalle copertine patinate e dai ritocchini non solo fotografici. La Merda è una tragedia in tre atti e primo studio di dieci che andranno a comporre un Decalogo del Disgusto di cui è in fase di sviluppo il flusso di coscienza #2 sulla violenza politica negli stadi e sul movimento ultras. Per chi volesse vederlo, lo spettacolo torna in scena in Inghilterra all’Edinburgh Fringe Festival (3-26 agosto 2012).
A chiudere questa nona edizione di Gender Bender non poteva mancare l'ultimo lavoro della compagnia Ricci/Forte che, reiventando il mondo delle fiabe dei fratelli Grimm, irrompe sulla scena con Grimmless. Sei performer, tre ragazzi e tre ragazze, un  "progetto politico sulla fantasia" per fermarsi e riflettere, saccheggiare il presente e liberarlo dalle idiosincrasie del quotidiano, senza sconti nè racconti o personaggi fantastici. Finiti i tempi delle favole per bambini, Stefano Ricci e Gianni Forte portano a Gender Bender  orchi, fate e principi azzurri, gli eroi della nostra infanzia, trasformati in icone di un presente dilaniato tra realtà e fiction. E così la casetta di marzapane di Hansel e Gretel diventa il plastico di ‘Porta a Porta’, le mele di Biancaneve hanno perso tutta la magia e il sentiero nel bosco è illuminato da fari, non raggi di sole, tra trolley colorati, feticci e oggetti che assolvono ad una duplice funzione, beffarda e catartica. La scena è archetipo in cui hanno origine e si incontrano le presenze delle fiabe, non del lieto fine, ma quelle ombre e belve del presente, portatrici di violenza. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere uccisi e le streghe cattive, vinte. Ricci/Forte ci guidano a riflettere sui mostri della contemporaneità, rivelandone la crudeltà e l’inevitabile disincanto alla realtà.

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