Toledo-suite

Scritto da Emanuela Ferrauto.

Dal 23 al 27 novembre Enzo Moscato torna in scena nella sala Assoli del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Dopo il successo di COMPLEANNO, Moscato presenta il suo recital tra musica e teatro: TOLEDO-SUITE. In effetti si tratta davvero di un viaggio musicale in cui si mescolano canzoni popolari, atmosfere partenopee, citazioni teatrali ricche di personaggi multiformi e di autori importanti, varie epoche e multilinguismo. Il tutto tenuto insieme da un unico filo conduttore: il quartiere Toledo. I personaggi vivianeschi si mescolano a quelli ruccelliani, le immagini del Moscato di Piece Noire si intrufolano, le sonorità e le ricerche linguistiche tanto amate dall’autore, dal francese alle lingue orientali, colorano la musica di sottofondo. Il concetto di “suite”, inteso come composizione musicale, viene rispettato anche visivamente, come se esistesse una struttura di “base” fissa in cui si mescolano e miscelano elementi diversi. In questo modo si rende vana la possibilità di dare un percorso fisso a questo spettacolo, di darne un inizio ed una fine come ci si aspetterebbe. Bisogna trovarsi lì e assorbire tutto ciò che emana per comprenderlo a fondo. In effetti il recital è un genere che può essere amato o meno, che può piacere solo ad una fetta di pubblico, mentre gli spettatori non avvezzi fanno fatica ad addentrarsi in questa tipologia di messa in scena. Molti affermano di apprezzare maggiormente il Moscato “chansonnier”, altri lo proferiscono come autore. L’idea è stata quella di ambientare il tutto in un’atmosfera ovattata, ricca di ombre e chiaroscuri, scelta spesso amata da Moscato. In scena due musicisti, il chitarrista Claudio Romano e il violinista Paolo Sasso, sapienti artefici dell’arte musicale che in questo lavoro fa da collante e base fondamentale. Le collaborazioni di cui si avvale Moscato sono quelle di Pasquale Scialò, per la direzione e composizione musicale, Tata Barbalato per i costumi e Mimmo Paladino, per le immagini sceniche. Quest’ultime vengono proiettate su una maglia quasi trasparente che divide, come una quarta parete semi visibile, la scena dal pubblico. Immagini, disegni, nomi di grandi autori citati da Moscato, da Brecht, Weill, Duras e altri, vengono “disegnati” virtualmente su questa parete trasparente. L’effetto non è quello di distacco, bensì quello di immagine onirica che incuriosisce il pubblico. Sbirciamo attraverso delle tende immaginarie nelle case del quartiere Toledo, tra le persiane, nella serrature, incontriamo prostitute,  musica, odori, profumi, suoni. Il tutto viene presentato come se uscisse dalla mente e dai ricordi di chi racconta, senza il frastuono violento che caratterizza la città napoletana. Questo perché forse il quartiere Toledo non è solo Napoli, ma rappresenta il mondo intero con le sue tipologie umane. Da Napoli arriviamo in Germania, in America, nei cafè-chantant, in Oriente, per tornare tra i vicoli, tra la guerra, ascoltando Viviani e i suoi ricordi, immagini di un tempo che è stato, dove il clamore e il rumore appaiono sbiaditi. Partendo da un microcosmo simbolico riusciamo a sbarcare nel mondo intero. Immancabile la presenza della ricerca linguistica, non parliamo solo delle lingue straniere, soprattutto il francese, ma del lavoro approfondito sulle sonorità delle parole, a qualsiasi lingua esse appartengano. E non solo. La ricerca musicale con il recupero di antiche canzoni di tradizione napoletana è preponderante. Il contrasto tra l’utilizzo di canzoni antiche, dialetti, lingue straniere, accostamenti tra Kurt Weill e la canzone “Cerasella” per esempio, sono tutti elementi che caratterizzano il lavoro di Moscato. Il pubblico partenopeo coglie soprattutto le citazioni musicali di una tradizione conosciuta, ma il pubblico “straniero” fatica ad affondare nelle molteplici radici di questo spettacolo. Ci sarebbe molto da cogliere e servirebbe un background culturale adatto. Forse una sola visione del lavoro non basta. Ma un elemento mette d’accordo tutti: l’emozionante interpretazione della canzone “Scalinatella”. Moscato di certo non è un cantante ma la sua timbrica vocale, rauca, stirata, a volte stonata, rappresenta il suo mondo musicale, dalle venature stridenti che “bruciano” il pubblico.

Foto Pasquale Palmieri

NUOVO TEATRO NUOVO NAPOLI
23-27 novembre 2011
Compagnia Teatrale Enzo Moscato
Fondazione Tramontano Arte
presentano
Toledo-Suite
di e con Enzo Moscato
immagine sceniche Mimmo Paladino
composizioni originali, elaborazioni musicali Pasquale Scialò
chitarra Claudio Romano, violino Paolo Sasso
costumi Tata Barbalato

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