Psicosi delle 4.48

Un testo ossessivo, claustrofobico, di grande pathos in cui l’interprete, una straordinaria Micaela Esdra regala agli spettatori in sala una grande prova d’attrice, una autentica serata di teatro puro, quello che spesso manca oggi nelle nostre sale teatrali. Ci riferiamo allo spettacolo “Psicosi delle 4.48” di Sarah Kane che Micaela Esdra ha portato in scena al Piccolo Teatro di Catania, in apertura di cartellone della struttura di via Ciccaglione, diretta da Gianni Salvo.  Il lavoro, in circa 80’ intensi, crudi, spietati, è una produzione dell’Associazione culturale Gianni Santuccio di Roma, per la regia asciutta, essenziale, senza fronzoli, di Walter Pagliaro, nella traduzione di Barbara Nativi e con una interprete davvero straordinaria come Micaela Esdra, consegna al pubblico del “Piccolo” una autentica gemma di teatro. La pièce esalta il lato depresso, suicida, disperato, della protagonista, la scrittrice e drammaturga britannica dell'ultimo '900 Sarah Kane suicidatasi davvero a soli 28 anni, nel 1999. Intrigante, anche se ossessiva, claustrofobicamente scura, la scenografia dove spicca un letto (con la protagonista sdraiata su materasso e guanciali), che nel finale si muove e si avvicina al proscenio ed a terra tante frasi in "biglietti d'addio".  In scena per più di un’ora Micaela Esdra, su un letto di sofferenze, propone al pubblico, attento, incuriosito, a tratti frastornato dalla vicenda narrata, in un monologo feroce e disperato, il vero e proprio testamento drammatico dell’autrice inglese che ha poi realmente messo in pratica il suicidio, così precisamente scandagliato nella sua scrittura teatrale. Ed in “Psicosi delle 4.48”, testo messo in scena per la prima volta nel gennaio 2000, si parla della morte della Kane in un’ora che non è insolita, dato che secondo alcune statistiche, le 4.48 sembra l’ora più adatta ad assecondare il suicidio. Nella sua sofferta, coinvolgente interpretazione Micaela Esdra narra della depressione psicotica, di quello che succede nell'animo di una persona quando si dissolvono completamente le linee di confine tra la realtà e le diverse forme dell'immaginazione, fino al punto di non riuscire più a percepire la differenza tra la vita sognata e quella da svegli. “Non si sa più dove finisce l'individuo – recita la Esdra, nei panni della Kane - e dove comincia il mondo”. Lo spettacolo, continua alternanza tra affermazione e rifiuto di sé, fa la radiografia progressiva del distacco dal mondo, scandito da affermazioni, dure, ossessive e da cataloghi di psicofarmaci. Il regista Pagliaro imposta il lavoro sull’interrogativo posto dalla Kane, ovvero quali possono essere le cause del suicidio: mancanza di amore, solitudine insopportabile, soprattutto dopo l’abbandono di colui che si ama. La fine di un amore nutrito da Sarah Kane per una sua coetanea e il conseguente abbandono sono le cause della confessione struggente di Psicosi 4.48. Un monologo doloroso, che punta direttamente al cuore, una radiografia del progressivo distacco dal mondo reso con grande intensità, pathos da Micaela Esdra che alla fine raccoglie, con merito, i reiterati applausi del pubblico del “Piccolo” di Cata. Una apertura di stagione all’insegna del vero teatro.



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