Occupy Teatro Coppola!

Chi credeva fosse un caso isolato, dovrà ricredersi: l’occupazione del Teatro Valle ha fatto scuola. E l’ondata di protesta cominciata oltre 6 mesi fa nella più antica sala di Roma si sta espandendo a macchia d’olio anche in altri luoghi. Dopo il Marinoni di Venezia e il blitz al Pac di Milano, ora è la volta di Catania, che di fronte all’indifferenza delle Istituzioni ha deciso di uscire da quest’impasse solo con le proprie forze.

Dal 16 dicembre scorso un gruppo di lavoratrici e lavoratori siciliani della cultura e dello spettacolo – come si definiscono nel loro manifesto – si sono improvvisati muratori, carpentieri ed elettricisti per restituire alla città e ai fasti del passato il Teatro Coppola, il primo stabile pubblico del capoluogo etneo, ricavato da un ex magazzino portuale nel 1821. Devastato dai bombardamenti del 1943, lo spazio di via dei Bastioni è stato poi ricostruito, ma mai completato. Per anni laboratorio del Teatro Massimo Bellini, avrebbe dovuto diventare la sala prove dell’orchestra della Fondazione lirico-sinfonica, ma il progetto di riqualificazione avviato nel 2005, a fronte di un budget di 224mila euro, si è arenato pochi mesi dopo l’avvio dei lavori per il fallimento della ditta cui erano stati dati in appalto. La ristrutturazione dell’edificio, ribattezzato il “teatro dei cittadini”, è passata così nelle mani dei catanesi. “Mettiamo in piedi quello che ci serve, senza aspettare che qualcuno lo faccia per noi” ha dichiarato il cantautore di origini etnee  Cesare Basile, che è diventato un po’ il portavoce del gruppo di cui fa parte anche l’Arsenale, la federazione siciliana delle arti e della musica. Prosegue Basile: “Qualcuno in città si chiede se siamo comunisti, fascisti, pescatori di frodo o guardie svizzere. Noi ci chiediamo dove trovare mattoni, grassello e legname”. Richieste  concrete, insomma, “per dimostrare che anche senza meccanismi di appoggio politico, delega o rappresentanza, si possono costruire percorsi virtuosi di riappropriazione degli spazi cittadini” come spiegano sulla pagina Facebook gli indignados del Coppola. La ricerca di materiali e manodopera passa, inevitabilmente, attraverso il tam-tam della Rete, dove nel frattempo si moltiplicano gli attestati di stima anche di tanti volti noti come Dente, Fiorella Mannoia, Frankie Hi Energy, Manuel Agnelli. Ancora pochi segnali, invece, sul fronte istituzionale: l’unico intervento, per ora, è stato quello di Manlio Messina, presidente della Commissione cultura del Consiglio comunale di Catania che precisa in un comunicato stampa: “Pur non potendo in generale condividere lo strumento dell’occupazione, ritengo che l’occupazione diviene giustificabile extrema ratio quando siamo d’innanzi a una politica sorda alle grida d’aiuto della cultura, e soprattutto quando si tratta di un’occupazione “aperta” di alto valore socio-culturale, con la cittadinanza invitata ad assistere e prendere parte alle attività culturali che gli artisti occupanti mettono quotidianamente in scena”. Mentre la programmazione dello stabile occupato prosegue ad oltranza, tra assemblee, incontri e spettacoli di ogni genere, un’altra città si accinge a raccogliere la sfida lanciata, mesi or sono, dal Valle di Roma: occupiamo un teatro in ogni città! Dal 6 all’8 gennaio, infatti, a Palermo è prevista una tre giorni per riappropriarsi dei Cantieri culturali alla Zisa in nome di una cultura intesa, finalmente, come bene comune.

 

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