Animalie

Già l’idea è affascinante: ripercorrere le emozioni di un bambino quando visita uno zoo e ripercorrerle facendosi sorprendere dagli animali fantastici che le mitologie del mondo ed artisti visionari hanno inventato; provare a far vibrare tutte le corde di quell’innata capacità creativa che da sempre ha stimolato la mente umana osservando gli animali. Parliamo di “Animalie” lo spettacolo di testi, danza e musica, prodotto da Sosta Palmizi, diretto e costruito da Giorgio Gallione con in scena David Riondino (a legger testi tratti da Borges, Benni e Scialoja), Giorgio Rossi (a danzare) e Gabriele Mirabassi (a suonare meravigliosamente il clarinetto), che s’è visto sulla scena di Scenario Pubblico a Catania il 18 e  febbraio scorsi nel contesto della stagione di danza organizzata da “Zappalà danza” in partnership col Teatro Stabile Etneo. E tuttavia, seppur raffinatissimo, un recital di testi non sarebbe potuto diventare molto altro se, a far vibrare lo spettacolo, non ci fosse stata una sapiente, delicatissima e tutta teatrale tessitura di gesti, suoni, allusioni, rimandi. Si parte con le presenze e i suoni di quegli esseri chiusi nel loro fascino remoto e inaccessibile, scoperti da Borges: l’Abao Aqu, il Bahamut, lo Squonk; quindi gli animali fantastici che abitano l’Isola di Stranalandia, compagni di Osvaldo unico e bizzarro abitante di quella landa remota, il Cantango (meraviglioso cane che sa ballare benissimo il tango), il Birdjokey, l’Albatros poeta (bellissimo in volo, goffo a terra), il Topocagone, Coccodesia, la gallina coltissima che s’inalbera se le si rivolge il solito trisillabo ossitono (coccodé); per continuare con l’ infinita serie degli animali curiosissimi e colorati, piccoli ed enormi, grotteschi o tenerissimi che sono ammirati e presentati nella loro primigenia unicità o riscoperti a partire da insospettabili qualità e attitudini (la triglia fedelissima ai legami coniugali e il paguro che ama appropriarsi dei beni altrui). Il procedimento è apparentemente semplice: Riondino evoca un’animale fantastico e su questa vibrazione (la vibrazione di una musica fantastica e remota) si muovono le note danzanti di Mirabassi e i movimenti parlanti di Rossi, quindi, circolarmente, ecco aprirsi la possibilità di un altro essere, di un’altra presenza. Nulla di banalmente mimetico però, e non solo perché è ben difficile imitare esseri totalmente fantastici, ma perché si tratta di costruirne, disegnarne, suggerirne una peculiare realtà che ha la stessa impalpabile sostanza del sogno e come il sogno sa afferrarti, parlarti e, misteriosamente, cambiar rotta seguendo misteriose analogie e desideri segreti.

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