Kan ya ma kan

Spettacolo sfortunato, o meglio reso tale, questo KAN YA MA KAN, prodotto da Osservatorio Palestina, con un testo e regia di Luisa Guarro, consulenza culturale di Omar Suleiman. Del “fattaccio” in effetti ci eravamo accorti tutti, prima di entrare in platea. È vero. Di solito ci occupiamo del testo, messa in scena e attori. Ma stavolta un piccolo accenno alla questione, chiamatela “gossip” o “verità di cronaca”, dobbiamo farlo.

Il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli ospita dal 15 al 25 febbraio questo spettacolo, però improvvisamente le ultime repliche vengono annullate. Ci giunge voce che questioni legali nascono tra la compagnia, la regista Luisa Guarro e la direttrice artistica del teatro, Laura Angiulli. Non solo. Una lunga mail ci spiega la situazione: spettacolo annullato, biglietti che riportano il nome di un altro spettacolo, diritti che vanno e vengono. La compagnia e la regista rivendicano una giusta causa. Aspettiamo chiarimenti in merito. Il delicato spettacolo è ispirato a Palestina Fiabe a cura di Wasim Dahmash e Favole dal mondo arabo a cura di Inea Bushnaq. Bisogna cogliere il significato profondo di questi testi, rielaborati per la scena, senza distaccarsi mai dalla collocazione geografica e culturale in cui nascono e da cui provengono. Cerchiamo quindi di calarci in atmosfere oniriche, con sfondi di deserti e montagne create dalla manipolazione di particolari reti metalliche. Il sole, la luce accecante, quella di luoghi a metà tra realtà e sogno, si mescolano a musiche emozionanti. Non possono mancare la principessa, il principe, la magia, l’amore contrastato, la dote, la vita nel suo percorso fiabesco. Il Ghul, essere mostruoso che niente ricorda dei nostri mostri contemporanei, mescola mitologia a fantasia, cultura orientale e classicismo greco. Colui che succhia il sangue delle vittime non è il banale “Dracula” contemporaneo, ma è spiritualmente molto più profondo. È l’essere che si insinua dentro l’uomo togliendogli non solo la vita ma la vitalità profonda. Un male  putrescente che segue, subdolo, le sue vittime, rendendosi ombra. I testi vengono portati in scena con un particolare studio sulla gestualità e sul corpo. Una sensualità, accennata a tratti,  colora i corpi e li rende vivi, vitali, di una vitalità pulsante. In scena gli attori Ettore Nigro, Loretta Palo, Antonio Grimaldi, Omar Suleiman. Favole raccontate attorno al fuoco, nelle tende, nei villaggi. Storie che ricordano una cultura basata sull’oralità e la trasmissione mnemonica, in cui le varianti di racconto vengono ornate da elementi sempre diversi in base alle occasioni e ai narratori. I topos di partenza rimangono tali in molte culture ma l’ornamento e le ambientazioni, la spiritualità e i “sapori” cambiano. Il bello sta proprio in questo, nel fatto che questi sapori siano diversi dai nostri. Non parliamo solo di sapori “scenici”e culturali, ma l’idea di trasformare l’ingresso del teatro in una piccola tenda, tra colori e tappeti, colpisce gli spettatori. Omar Suleiman, anch’egli in scena, con la sua voce vellutata, chiude questo delicato e raffinato spettacolo in cui si fonde tutta la bellezza di un mondo che non conosciamo davvero. Purtroppo. Ci invita ad assaggiare tea e dolci arabi che lui stesso serve agli spettatori, in un’ospitalità d’altri tempi. L’atmosfera si prolunga quindi anche oltre la scena, colpendo tutti i nostri sensi. Questo il nostro contributo ad una scelta coraggiosa, fortemente osteggiata. Gli esiti ci sono sconosciuti, ma di certo leggere le parole di Omar Suleiman che afferma di non voler più occuparsi di teatro, ci fa riflettere. Non vorremmo che l’arte venisse ancora una volta bloccata da beghe legali.  Non vorremmo neanche concludere con le parole “Game Over”, così come la scelta registica ripropone nello schermo, sulla scena, a fine spettacolo. La vita di ogni personaggio infatti viene segnata, durante tutto lo svolgimento della pièce, attraverso un indicatore di energia, proprio come nei videogames. Antico e contemporaneo si mescolano, stridendo fortemente. Questa è la bellezza sconsacrata dell’Oriente.

KAN YA MA KAN
كان يا ما كان
Galleria Toledo Napoli
15-25 febbraio 2012
Testo e regia LUISA GAURRO
Consulente culturale OMAR SULEIMAN
Ispirato a Palestina Fiabe a cura di Wasim Dahmash e Favole del mondo arabo a cura di Inea Bushnaq.

 

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