Buonanotte mamma

Sulla balconata del teatro Ringhiera, in un quartiere complesso (Chiesa Rossa/Gratosoglio), arriva la quotidianità. Arriva la vita di ogni giorno, fatta anche di delusioni, rancori, speranze abbandonate. Due donne, una madre e una figlia, si confrontano si scontrano, fra pareti domestiche soffocanti. Il testo “Buonanotte mamma” è un atto unico con due personaggi in scena: Jessie Cates, una quarantenne divorziata e malata e sua madre vedova, Thelma. La figlia annuncia alla madre le sue intenzioni suicide fin dalle prime battute: dopo averle augurato la buonanotte, si chiuderà a chiave nella stanza e si ucciderà. Non è una minaccia o una richiesta di aiuto, è una decisione lucida e irreversibile. La madre disperata, cerca in tutti i modi di dissuaderla, racconta i suoi dolori, le sue amarezze. I vecchi fantasmi della vita familiare, piano piano entrano in scena e svelano un’altra realtà, ma la figlia non cede. L’annuncio della tragedia avviene con estrema fermezza.  E proprio per questo tutti fino all’ultimo si chiedono: riuscirà a fermarla?  “Buonanotte mamma” testo di Marsha Norman pluripremiato (Pulitzer nel 1983) fra leggerezza e drammaticità racconta due determinazioni: quella di una figlia decisa ad  uccidersi perché vede tutta la sua vita come un lungo fallimento, e quella di una madre che cercherà fino all’ultimo di fermarla. Ottima la traduzione di Laura Curino e la messa in scena della giovane regista Serena Sinigaglia.  Il testo è reso ancora più minimalista e scarno, eliminando l’introduzione e  le voci fuori campo, il ritmo cresce e la sensazione di soffocamento aumenta.  Tutto si svolge all’interno delle pareti domestiche. Una casa fatta di pizzi, nuvole sulle pareti, ricami sul divano e sulla lampada del soggiorno. Mobili dappertutto, sopramobili, caramelle per riempire i vuoti e scatole che ingombrano la scena. In quest’apparente  tranquillità, le parole arrivano come pugni nello stomaco. Più le parole aumentano, più cresce il racconto della reciproca sofferenza e più la casa si svuota, fino a crollare del tutto.  Testo di grande attualità. Basta leggere i  dati recentemente diffusi dall’European Publich Health Association e dalla terza sezione del Consiglio Superiore della Sanità. I suicidi sono in aumento. A pagare il conto, i paesi più deboli tra cui il nostro. Gli studi messi in luce dallo psichiatra Michel Debout, illustrano come il tasso dei suicidi in Europa, delle persone disoccupate, in condizione di precarietà, depresse, è aumentato del 40%.  Molto intensa e convincente la recitazione delle due donne. Drammaticamente reale la madre, più fredda e razionale la figlia. Applausi convinti per tutti.  Che cosa portiamo a casa dopo questo spettacolo nel giorno delle mimose? Qualche consapevolezza in più. La felicità non ci insegue, e spesso si maschera, dobbiamo indossare lenti speciali per saperla vedere.  Esiste una magia delle piccole cose, quelle che è riuscita a conservare la madre, ma bisogna saperla riconoscere. Nelle periferie delle nostre città, fra il cemento, i quartieri dormitorio, i rifiuti abbandonati, ogni tanto un pettirosso ci viene a trovare. Difficile addormentarsi in platea quando il testo parla, quando gli attori e la regia vivono, quando il teatro ci costringe a riflettere sulla nostra vita. Da vedere. In attesa del …Senato delle donne.

Foto di Angela Divo

TEATRO RINGHIERA MILANO
La Contrada – Teatro Stabile di Trieste / di Marsha Norman / traduzione Laura Curino / con Ariella Reggio e Marcela Serli / regia Serena Sinigaglia / scene Maria Spazzi
Da giovedì 8 a domenica 11 marzo - ore 20.45, domenica ore 16.00

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