La cultura fa crescere il paese

Parafrasando Beckett, la condizione dell'uomo sembra essere quella dell'attesa di qualcosa che non arriverà mai e questo è sembrato, fino ad oggi, il destino della legge quadro per lo spettacolo dal vivo. Fino ad oggi, perchè il 15 marzo 2012 si è compiuto un passo in avanti verso una possibile definizione della tanto agognata legge con l'allestimento di un convegno dal titolo: La cultura è sviluppo, la cultura è progresso: una legge per lo spettacolo dal vivo come opportunità di crescita economica. La conferenza, tenutasi a Roma presso l'Università LUISS Guido Carli, ha visto la partecipazione di diversi esponenti politici bipartisan, Lorenzo Ornaghi (Ministro per i Beni e le Attività Culturali), Pier Ferdinando Casini (UDC), Dario Franceschini (PD), e l'intervento di alcuni operatori dello spettacolo, Valentina Aprea (Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati), Mario Caligiuri (coordinatore della Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni) e molti tra artisti e registi teatrali. La suddivisione in tre sessioni ha permesso una ripartizione equa degli interventi che hanno toccato temi quali: La legge quadro dello spettacolo dal vivo: un'attesa lunga cinquanta anni, che ha potuto vantare della partecipazione di Gabriella Carlucci, prima firmataria e relatrice della Legge, nonchè componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, e di Emilia De Biasi, co-firmataria della Legge e componente della stessa Commissione; La legge quadro dello spettacolo dal vivo: una valutazione sistemica nel quadro degli aiuti pubblici, sessione presieduta da Giancarlo Giorgetti, presidente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati; e infine La legge quadro dello spettacolo dal vivo: testimonianze degli operatori del settore. Incerte sono state le parole del Ministro Ornaghi che non si sbilancia nel dare garanzie alla richieste ricevute: «Faremo il possibile per chiudere rapidamente, sebbene i tempi tapidi, soprattutto in cose politiche, non possano essere garantiti», evidenziando però alcuni aspetti salienti del testo-legge: il ruolo dello Stato e il rapporto con le Regioni, da sempre indefinito e burrascoso, il fondo perequativo e il sostegno per i giovani. Argomenti questi già trattati molte volte in questi anni e di cui spesso si parla troppo senza darne il giusto valore. «Dalla prossima settimana – continua il Ministro per i Beni e le Attività Culturali – si riunirà un tavolo con il Ministero dell'Economia e il Mibac sulla legge per lo spettacolo dal vivo e saranno affrontati problemi non facilmente risolvibili». Più incalzante ed esigente è il Presidente dell'Agis, Paolo Protti, che con la sua testimonianza mette in luce i punti oscuri, le mancate prese di coscienza e gli interventi necessari affinchè si arrivi a una risoluzione efficace: «Come Agis abbiamo presentato alle varie istituzioni una serie di proposte tecniche, molte delle quali a costo zero, che però ancora non hanno trovato accogliemento». Tra i suggerimenti presentati dall'Agis troviamo un necessario ampliamento del numero dei componenti degli organi delle istituzioni culturali e la formulazione di una norma sui loro compensi, costi assorbiti dalle economie di gestione delle singole istituzioni e la costituzione di una norma che escluda i contributi ordinari alle attività dello spettacolo dal pagamento dei diritti d'autore. Di fondamentale importanza per Protti sono gli strumenti di defiscalizzazione, che fungeranno da incentivo per quei privati che vogliono sostenere le attività culturali senza ricadere «nell'errata percezione di assistenzialismo che si ha di questo settore», e il ripristino dell'indennità di disoccupazione, indegnamente eliminata dal precedente governo. E' forte la volontà di andare oltre e diventa una necessità. Sopravvivere non basta più e il settore dello spettacolo dal vivo sente il bisogno di nuova linfa vitale: «occorre trovare una copertura finanziaria che vada oltre le risorse del Fus – continua Protti – che riescono a garantire soltanto la sopravvivenza del settore». Buone sono le intenzioni e fa ben sperare vedere tanta partecipazione al convegno, ma come un tarlo fastidioso non si può non pensare ai vincoli e ai limiti che imbrigliano il settore dello spettacolo dal vivo, legami burocratici certo ma anche mentali, frutto di una tendenza a piangersi addosso non proprio rara. La limitatezza del sistema dipende anche da questo e concludo questo intervento lasciando i lettori nella speranza che cambiando, al più presto, le leggi che regolano il mondo teatrale si arrivi ad avere più fiducia nella cultura e nelle abilità artistiche, perchè in fondo "Cultura è Sviluppo, Cultura è Progresso".

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