I teatri di Palermo (sotto elezioni)

Tra meno di un mese, il prossimo 6 e 7 maggio, Palermo sarà chiamata alle urne. E, come spesso capita in campagna elettorale, la cultura torna con prepotenza al centro dell’agenda politica. Nel concreto i candidati sindaco come intendono ridare nuova linfa alla cultura cittadina? Artisti e operatori del capoluogo siciliano l’hanno chiesto ai diretti interessati nel confronto aperto organizzato al Teatro Nuovo Montevergini lo scorso 5 aprile. Più cultura nelle periferie, trasparenza nei bandi, stop ai finanziamenti indiscriminati, valorizzazione di giovani e artisti locali: sono queste alcune delle proposte emerse durante il faccia a faccia con Leoluca Orlando (Idv), Marianna Caronia (Cantiere popolare), Riccardo Nuti (Movimento 5 stelle), Alessandro Aricò (Fli ed Mpa), Massimo Costa (Pdl) e il generale Antonio Pappalardo (Movimento Il Melograno).  Tuttavia, al di là degli slogan e della facile propaganda, certo è che il Comune di Palermo da tempo si è sganciato nel sostegno alle attività culturali e in una situazione di depressione economica come l’attuale, osserva Mario Di Caro su “Repubblica”, «è difficile immaginare che anche un futuro sindaco illuminato decida di ristrutturare, affidare gratuitamente e finanziare i suoi spazi, come è accaduto in passato».  A farne le spese, naturalmente, anche i teatri, dalle sale maggiori, il Massimo e il Biondo in testa, alle rassegne di dimensioni più contenute; le ultime penalizzate, in ordine di tempo, sono state quella prodotta dal Montevergini e il Festival di Morgana ospitato nella sala piccola del Museo delle marionette, due realtà ben avviate, ma incapaci di produrre ricavi attraverso il solo sbigliettamento. L’equazione, spiega sempre “Repubblica”, è semplice: pochi posti a sedere uguale poche spese ma anche pochi guadagni. Di conseguenza, scarso appeal agli occhi di sponsor privati che preferiscono investire dove c’è una domanda forte. «Non ci sono nemmeno fondazioni bancarie che ci aiutino» ha dichiarato Rosario Perricone, direttore del Museo delle marionette «In passato lo ha fatto la Fondazione Banco di Sicilia ma adesso immagino abbia altre priorità».  Con tali premesse pare destinato al silenzio anche il Teatro Garibaldi, la sala da 100 posti inaugurata nel 1861 proprio dallo stesso generale. Chiuso nel 2005, su richiesta dell’amministrazione comunale, per un restauro conservativo – che, per altro, ne ha stravolto l’originale impianto architettonico – il teatro dove sono passati fior di artisti (Carlo Cecchi, Emma Dante, Wim Wenders, Peter Brook solo per citarne alcuni), oggi è sostanzialmente abbandonato al degrado. Inascoltata la denuncia di Matteo Bavera, direttore dello stabile, come pure le richieste del movimento “Pre/occupati Palermo”, il fronte siciliano dei lavoratori dello spettacolo. Ma tant’è.  Per uscire dall’empasse Giuseppe Marsala, portavoce dei Cantieri della Zisa (attualmente off limits), suggerisce di applicare modelli produttivi alle attività culturali. Qualche esempio? «C’è una fabbrica di birra che sarebbe disposta a trasferirsi in un capannone dei Cantieri» spiega Marsala «potrebbe cedere una parte dei ricavi alle attività culturali, magari in cambio di una convenzione di fornitura col bar che dovrebbe sorgere». Un'altra via potrebbe essere il progetto di riconversione energetica promosso dalla Comunità europea: un sistema di pannelli solari trasformerebbe i Cantieri in produttore di energia, al punto da poterla fornire ai capannoni, ma anche venderla, e col ricavato finanziare le attività culturali. Una forma di autofinanziamento, quindi, bisogna “solo” intercettare il contributo europeo…  Parafrasando Leoluca Orlando, uno tra i candidati in lizza alla poltrona di primo cittadino, «prima di diventare capitale della cultura nel 2019, Palermo deve diventare una città degna di questo titolo». Forza, il tempo stringe.



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