Occidente solitario

Grande attesa per lo spettacolo in scena dal 27 marzo al 1 aprile presso il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Il cast di OCCIDENTE SOLITARIO attira un pubblico nuovo e fuori abbonamento. Parliamo di Claudio Santamaria, Filippo Nigro, Nicole Murgia e Massimo De Santis. Attori conosciuti al pubblico non avvezzo al teatro grazie al meccanismo cinema-televisione, mezzi di comunicazione che permettono il confluire di spettatori a teatro al solo suono dei nomi di giovani attori italiani amati attraverso i film. E invece sono anche attori di teatro, ottimi attori di teatro, con ritmi e atmosfere diverse che ci rivelano il loro valore sulla scena. Ciò che non convince, purtroppo, è tutto il resto. Il regista Juan Diego Puerta Lopez sceglie di allestire questo testo su un palco in cui si ritorna a rispettare i tradizionali elementi del teatro di un decennio fa o del cosiddetto teatro “classico”: sipario, quinte, ambientazione in interno con muri, finestre, arredamento, porta a sinistra e destra per le entrare e uscite, canonici due atti con pausa  e chiusura sipario. Di certo, dopo anni e mesi di visione di spettacoli contemporanei, di sperimentazione o rielaborazioni contemporanee di classici, questo non ce l’aspettavamo. Il testo è scritto da un autore contemporaneo irlandese, Martin  Mcdonagh, per la traduzione di Luca Scarlini, tratto da una trilogia intitolata THE LEENANE TRILOGY. Il villaggio irlandese in questione colpisce la curiosità del drammaturgo per le numerose morti avvenute. La storia dei due fratelli in continua lotta per il possesso di ciò che in realtà non hanno, descrive una comunità,  un microcosmo ben definito, che diventa esempio invece di una società a largo raggio. Motivo di litigio è l’uccisione del padre da parte di uno dei due, in un contesto familiare inesistente: il figlio uccide il padre perché quest’ultimo lo schernisce sulla capigliatura. Ma esiste anche un contratto di cessione dell’eredità firmato dall’omicida affinché l’altro fratello stia zitto e nasconda il misfatto. In realtà i due litigano per motivi futili, le patatine, il whisky, le statuette sacre con cui uno dei fratelli riempie la casa. L’odio profondo e senza remore pervade la vita dei due, che appaiono fuori dalla logica comune, rozzi, animaleschi, a tratti con problemi mentali. Non esistono regole, non esiste un minimo risentimento, una minima dignità.  La “ragazzina” che  vive vendendo whisky a domicilio è l’unico personaggio femminile: provocante, ingenua, innamorata del prete. Quest’ultimo, poco religioso e molto ubriacone, viene coinvolto nella sozzura del paese e cercando di pacificare i due fratelli compie l’atto estremo. In realtà la sua morte diventa un tentativo di cambiamento dell’iter dello spettacolo. Tutti sperano nella conversione dei due fratelli che hanno giurato sulla lettera del prete morto, promettendo di provare ad avere un rapporto migliore, ma ovviamente sarebbe banale un cambiamento del genere. Speriamo invece che lo spettacolo prenda una piega diversa, ma il testo continua a non convincerci: turpiloquio, urla, rutti, botte. Durante l’intervallo diamo una rapida lettura alla cartella stampa: il regista afferma che la chiave di lettura di questo testo ce la indica Samuel Beckett quando afferma che “non c’è niente di più comico dell’infelicità”. In effetti l’ironia drammatica viene portata a limiti estremi ma ad un certo punto ci chiediamo cosa ci lascerà questo spettacolo. È pur vero che la violenza e la corruzione pervadono il mondo, distruggono le famiglie, i legami di parentela più stretti, riducono un prete ad essere ubriacone. Leenane diventa il luogo di perdizione sconosciuto al mondo intero ma pieno di tutto ciò che lo renderebbe degno di essere chiamato “inferno”. Un simbolo, un luogo comune, un antro in cui la vita si volge tra pinte di birra e whisky. Immagine di un’ Irlanda che niente ha dei prati verdissimi e delle leggende, ma che diventa simbolo della distruzione sociale contemporanea. Ci dimentichiamo subito di trovarci lì, poiché gli attori ci regalano cadenze romane che ci riportano in Italia. Il pubblico applaude il cast e anche noi, ma il nostro applauso è rivolto purtroppo solo alla loro interpretazione.

OCCIDENTE SOLITARIO
Nuovo Teatro Nuovo Napoli
27 marzo 1 aprile 2012
Gli Ipocriti e Associazione Teatrale Pistoiese
Occidente Solitario
di Martin Mcdonagh
traduzione Luca Scarlini
con
Claudio Santamaria, Filippo Nigro,  Nicole Murgia, Massimo De Santis,
scene Bruno Buonincontri, disegno luci Sergio Ciattaglia
costumi Caterina Nardi, musiche originali Riccardo Bertini (Mammooth)
regia Juan Diego Puerta Lopez

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