Bestiame etimologico

Interessante e “balsamica” drammaturgia che, quasi per sua propria intima natura, porta a compimento, domenica 29 aprile al Chatel Allemand del Parco Culturale Le Serre di Grugliasco, “L'alba del Narrare”, non un festival né una rassegna teatrale, ma una 'occasione' come la definiscono gli ideatori, Alfonso Cipolla e Giovanni Moretti. Una occasione per ripensare, senza infingimenti ma anche senza costrizioni ideali o ideologiche,

il teatro come accadimento incentrato sulla parola che si fa immagine e guida della narazione di noi, come singoli e come comunità. Un rito semplice e profondo che ha radici ricche di linfa nelle tradizioni orali, nella poesia del reciproco incontrarsi per costruire 'cultura'. Bestiame etimologico è una favola all'apparenza leggera ma, come una vela, solidamente ancorata alla parola che si fa struttura e senso di una navigazione inaspettata fino alle radici di una umanità che si definisce nel e attraverso il liguaggio. È la peripezia del piccolo pesce di nome Logos che, perduto il fiume natio, approda sulla terra e dialoga, socraticamente, con gli animali di terra e dell'aria (gli animali non parlano con la bocca ma “grattandosi” e vibrando). La parola che si relaziona e narra, comprende e costruisce un mondo, fatto, in senso proprio, insieme alla rondine “Fos”(luce), al vitellino “Edonè”(piacere), alla tartaruga “Ananche”(necessità), alla balena “Spes”(speranza), al bue “Diche”(giustizia) e alla cornacchia “Tuche”(sorte). Ciascuno con la propria narrazione, che si dipana come i giorni della creazione, come le stazioni di una via sacra. Narrazioni ricche di allusioni e suggestioni, di grande voglia e capacità di 'inventare', che non riportiamo perchè chi avrà occasione di vedere lo spettacolo non sia privato del suo personale stupore. Alla fine della via sacra il pesciolino Logos ha costruito un mondo di parole e, tramite queste, di eventi, e ha imparato a parlare con la bocca. Perde pinne e zampette e si erge su due soli arti, mentre tutti gli animali spaventati, ormai incapaci di comprendere, fuggono. Cosmogonia metaforica costruita con parole lievi e struttura di favola, a recuperare forse la primitiva struttura della nostra stessa conoscenza e quindi della nostra essenza, la drammaturgia va oltre il solito teatro di narrazione, facendosi immaginifica e colorata. In scena l'autore, Marco Gobetti, e Giovanni Moretti su cui si articola soprattutto il peso della dimensione un po' trasfigurata della narrazione, in un dialogo a due. Bravi comunque entrambi, ma qualche parola in più per Moretti che con la voce e la mimica facciale ha una straordinaria capacità di realizzare davanti a noi la forza, appunto immaginifica, del narrare. Un successo scandito dagli applausi che conferma la validità dell'intera iniziativa.

 

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