Diario di provincia

Un luogo nascosto di quel nostro Sud talora protagonista, ma tante più volte comprimario di un immaginario nazionale standardizzato in tanto cinema del dopoguerra, e non solo in quello cosiddetto di Serie B. “Borgo medioevale, Comune d'Europa....Benvenuti....Arrivederci”, è questo il luogo scelto da Oscar De Summa, e poco importano qui a mio parere le rivisitazioni o le esperienze autobiografiche,  per innescare questa sua drammaturgia che muove dai toni di commedia, irriverenti e anche farseschi, per terminare la sua peripezia nel buio di una tragedia dalle connotazioni ultra-locali e ultra-temporali. De Summa interpreta il teatro di narrazione in una sua maniera singolare, un teatro ove la parola si mescola e si meticcia con la mimica farsesca di un volto spesso trasfigurato e la mobilità del corpo che si fa supporto e traduttore di senso. Un po' teatro di narrazione e, credo, un po' anche teatro di figura. La struttura narrativa esalta in effetti la sua già solida sapienza recitativa, così che la scena vuota si riempie e si articola con la cinetica dei movimenti che fa apparire, concreti e solidi di fronte ai nostri occhi, gli spazi evocati dal pensiero. Un ragazzo della dimenticata provincia pugliese, amata e odiata ma mai veramente estirpata dal ricordo, alle prese con il nulla di una routine che annienta le persone trasformandole, comicamente e tragicamente, in pupazzi dai tick sempre ripetuti, un ragazzo che sogna di cambiare per essere diverso, per essere unico, per ridiventare dunque persona. Muovendosi in quel limbo, opprimente e insieme protettivo come certe famiglie del sud, ci accompagna fino al limite della tragedia ed in essa ci ribalta e ci immerge. Lo scontro-incontro con i criminali divenuti padroni, la morte dell'amico ucciso per uno sgarro e la fuga-abbandono di quel ventre caldo forse ancora rimpianto, chiudono il ciclo e sono significativamente preceduti fin sul ciglio, dalla risata incontenibile di quel medesimo amico minacciato da una pistola puntata al volto. È una sorpresa per il pubblico forse ormai tranquillizzato dalla peripezia ironica e farsesca che i quadri narrativi, che si alternano come i quadri scenici di un teatro di pupari, hanno squadernato sulla scena, pubblico che si scuote e ritrova i suoi enigmi più profondi, sulla vita e sulla morte che l'accompagna, di nuovo irrisolti. Uno stacco, un ribaltamento, un irruzione del reale improvvisa e catartica che De Summa prepara con maestria sia drammaturgica che scenica. Uno spettacolo da vedere cui il pubblico ha tributato caldi applausi.

Email

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna