Corpo feroce: Col sole in fronte

Corpo feroce: Col sole in fronte (premio della Critica ANCT 2010) presenta una drammaturgia originale, una ricerca verso nuove forme di linguaggio, parole e gesti fusi insieme. Italiano, dialetto veneto, danza, acrobazia e gestualità, una miscela esplosiva che corre verso un finale senza parole, fatto di un unico gesto freddo, preciso. Una scrittura scenica che oscilla fra corpo feroce e parola veloce.  L’attore, quasi un atleta, volteggia, ondeggia, straparla, per raccontare una storia che qualche anno fa fece scalpore, uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana. Pietro Maso, reo confesso, aiutato da tre amici, il 17 aprile 1991, nella sua casa di Montecchia di Crosara, uccise entrambi i genitori, Antonio Maso e Mariarosa Tessari, servendosi di un tubo di ferro e di altri corpi contundenti. La motivazione? Intascare subito la sua parte di eredità. La storia offre spunti per riflettere sull’animo umano a partire dai nuovi mostri mediatici, colpevoli di orribili delitti, “prende forma una domanda: qual’è il segnale che dà il via al massacro? un black-out? Basta un colpo, tutto finisce e il giorno dopo vai in banca a prelevare ciò che ti spetta, poi  cerchi un modo per invocare il pentimento”. La scrittura fisica di Michela Lucenti si basa sui principi del teatro-laboratorio di Grotowski, movimenti convulsi del corpo, abbandono di ogni maschera, per uscire realmente “fuori di sé”, l’atto teatrale creativo come sincerità senza limiti. Maurizio Camilli porta in scena questa verità mostrando tutti i risvolti di un’anima violenta, in un dialogo senza parole, con una cameriera vittima silenziosa, come quella del testo di Thomas Bernhard, “Il Presidente”. Modelli teatrali significativi ispirano questo lavoro per rappresentare un vissuto sociale basato sul danaro, l’ambizione il desiderio di emergere e primeggiare. Alle spalle di questo giovane rampollo c’è un mondo, un modello culturale preciso. Una famiglia che ha costruito un impero finanziario sull’alluminio, che ha allevato un figlio di alluminio, “figlio di ferro e ruggine”, razionale, senza emozioni, lucido nella sua follia: “tutti voi dovreste fare così”…molta bravura e fisicità negli interpreti. Maurizio Camilli, gestisce bene questo difficile rapporto gesto-parola, in alcuni momenti scenici la parola diventa seconda e il gesto ne prepara l’esplosione, permettendoci di ricordare la  lezione brechtiana: il “gestus” scenico  mostra la totalità del personaggio e la sua relazione con il mondo. Ambra Chiarello, senza parole, sottolinea tutto il suo disprezzo per un mondo morto, privo coscienza, a cui è sottomessa. Una parete metallica con tappeti bianchi un salotto di lusso un luogo freddo, uno spazio instabile, ben lucidato, dove si moltiplicano le violenze. Nel finale gli attori ci salutano sulle note di una  canzoncina “voglio vivere così col sole in fronte”. Quel giovane, ha il sole in fronte e la notte nel cuore.

Teatro Elfo Puccini
Corpo feroce: Col sole in fronte
ideazione, drammaturgia e scene Maurizio Camilli
scrittura fisica e messa in scena Michela Lucenti
tecnicismi Francesco Traverso
con Maurizio Camilli e Ambra Chiarello
disegno luci Stefano Mazzanti
produzione Fondazione Teatro Due / Balletto Civile

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