Pin It

Caro Diario,

riporto sulle tue candide pagine i due pezzi che sono usciti su Chiamami città del 27 giugno e dell'11 luglio. Sperando tu non sia geloso ti lascio anche il link al sito del giornale: www.chiamamicitta.net

Eccoli:

SANTARCANGELO 12 : LA BUSSOLA

Avete presente le belle librerie ordinate? Schierano enciclopedie, atlanti, dizionari, collane: i libri tutti al loro posto, le coste ben allineate. Belle da vedere, non ti viene però di toccarle: togli un libro e quel vuoto è  una carie; allora ti affretti a ricomporre quella compattezza, quel senso di pieno, di completo, di definitivo. Di morto. Bene: Santarcangelo 12 non è una di quelle librerie; invece di riempire,  cerca di “creare uno slargo nel tempo dove qualcosa possa accadere” scrive Silvia Bottiroli, direttrice artistica, introducendo  Santarcangelo 12, che “ già dal nome dichiara un essere appena fuori dall’infanzia e uno stare nel presente”.
Incontro Silvia un pomeriggio di libeccio (il nostro garbino: leggete ‘Anemos. I venti del Mediterraneo di Fabio Fiori, fresco di stampa) nel surriscaldato ufficio del festival, assistiti da Chiara Vandi, angelo custode. Le chiedo quello che tutti,diretti al festival (13-22 luglio, si posticipa per non essere confusi nella/dalla Notte Rosa), stiamo cercando: delle ‘dritte’ per ‘comprare’ gli spettacoli migliori, comporre il nostro bouquet,  preparato per/da noi, nell’ennesimo mercato. Quasi subito, però, invece delle ‘dritte’, prende visibilità un ago che vibra, una bussola. Andate su santarcangelofestival.com, cliccate sui laboratori e selezionate le chiamate ai cittadini, che indicano la necessità di due artisti tra i maggiori, Virgilio Sieni e Richard Maxwell, di avere con sé dei ‘cittadini’ ( quanta bella politica, in questa parola!) per potere, letteralmente, ‘fare’ lo spettacolo. Sieni, per i suoi ‘Sogni’, cerca anziani e  bambini cui raccontarli   nelle stanze dello spettacolo, mentre Maxwell cerca, solo in Santarcangelo, trenta persone, le più disparate possibile, che affermino pubblicamente le cose in cui credono, per comporre con loro un ritratto di città: Ads (Santarcangelo), ads per advertisement, l’onnipresente pubblicità. La città oggi, la sua aria pubblica, questo è un primo filo: su questa traccia potete trovare  – diversissimi! –  le mappe di ZimmerFrei, la Petra genetrix di Filomela (nelle grotte di tufo, anima nascosta della città) e ancora John Cage/Fontana reMix di Francesco Giomi, compositore e regista del suono (ovvero:può una partitura di Cage influenzare la vita della piazza principale di Santarcangelo?), l’inglese Peter Liversidge con Proposals, proposte per Santarcangelo , per guardarla nella prospettiva di un altro universo possibile.Mi piace, posso seguire delle tracce! Eccone un’altra: il crinale tra ordinario e straordinario, gli oggetti comuni che contengono storie e i bambini, maestri nel farle uscire; e allora Hamelin con Gli sbarriti , Gyula Molnàr in Piccoli suicidi (Tre brevi esorcismi di uso quotidiano), Istituto Benjamenta in Arte per Nulla, dedicato a Federico Moroni, pittore e maestro santarcangiolese, Matija Ferlin, croato, in Sad sam/almost 6/, Mirto Baliani e Marco Parollo in Fuocofatuo.Suite A – Una collezione organizzata di oggetti…L’intreccio si infittisce, si intravvede il disegnodell’arazzo e io...ho finito la carta!Ci vediamo da Ginger e Fred,di Federico Fellini e Tonino Guerra, in ‘Piazza Grande’, la prima sera!

SE LA LENGUA LA MOR

I festival parlano: intendo i festival veri , lavori d’arte comune, non gli ‘eventi unici’ serializzati, tombe imbiancate del nostro Mulino Bianco quotidiano .I  festival nascono, crescono, si innamorano, esplodono, ristagnano, deperiscono, muoiono, rinascono - insomma sono vivi – e, naturalmente,  parlano. Parlano molte lingue: inglese, italiano, musica, francese,disegno, teatro,serbo-croato, danza, coreano, napoletano, siciliano e altre lingue del mondo; poi c’è la loro lingua, quella che li fa inconfondibili e impagabili – alla lettera. Se perde la sua lingua, il festival muore: Se la lèngua la mor/alòura e paeis l’è andè/ un’à piò storia. Così il santarcangiolese Nino Pedretti, aspro e delichèd ( Al Vousi, Einaudi, imperdibile tuttopedretti in dialetto). E’ morto giovane, nel 1981, ma è sempre più tra noi. Lo ha raggiunto poco fa, nel suo stile inimitabile (come si fa a morire il 21 di marzo, equinozio di primavera, giornata mondiale della poesia, tre giorni dopo il compleanno?) Tonino Guerra: le sue poesie, portate dalla sua voce nel tramonto (dalle 19.30), al Parco dei Cappuccini (ma quanto è più bello il nome popolare, il Monte di Piretta !), il 12, la sera prima del festival, nell’anfiteatro naturale lì recuperato .I luoghi del festival: la direzione, artistica e non, si è impegnata di brutto nello scavo di questa tradizione fondante, tra nuova vita ai luoghi ‘vecchi’ e la scoperta di tanti nuovi.Ganganelli, la Piazza Grande: io non ricordo per piazza Ganganelli – e sì che ne ho viste! -un programma così nutrito, chiaro, coraggioso e centrale : un punto di vista su tutto il festival, non l’intrattenimento per il popolo, mentre gli addetti ai lavori si avviano alle loro oscure grotte. Seguiamo la scaletta: al debutto Ginger e Fred di Fellini, soggetto e sceneggiatura del medesimo con Tonino Guerra e Tullio Pinelli,con Mastroianni e la Masina, venerdì 13, alle 21.30, se schéur, due ore; sabato 14 Codice Ivan in GIVE ME MONEY, GIVE ME SEX_What the hell is happiness (l’inglese da Grande fratello mi esime dalla traduzione), sulla ricerca ossessiva della felicità – nientemeno -  e sul come dovremmo vivere, spettacolo che utilizza strumenti che vanno dai cartelli da teatro agit-prop ai video, ripensato per la piazza (21.30, un’ora); domenica 15 è di scena Cèsar Brie (dalla avventurosa vita teatrale, dall’Odin alle Ande) con Karamazov, l’ultimo romanzo di Dostoevskij, anche questo ripreso per la piazza (21.30, due ore); lunedì16 si ritorna alle moving images del Cinema in piazza con Zimmerfrei, tra arte pubblica e video-arte,  sugli immaginari metropolitani di Milano, Bruxelles e Copennhagen (21.30, un’ora e tre quarti); ancora cinema, da leccarsi i baffi, martedì 17 con una eccezionale rassegna di film d’animazione (21.30, un’ora e dieci); la sera dopo, il 18, un film indispensabile di Alice Rohrwacher, Corpo celeste (21.30, un’ora e quaranta); ancora teatro da rivedere giovedì 19 con l’Accademia degli artefatti, una sicurezza, guidati da Fabrizio Arcuri, uno dei meglio, in Nascita di una Nazione (artisti e pubblico sopravissuti in epoca di guerra, that sounds familiar), di Mark Shopping and Fucking Ravenhill (21.30, un’ora); venerdì 20 un’altra area del festival, quella dei progetti speciali, qui dedicata a John Cage - musicista, sperimentatore  micologo e umorista - da Francesco Giomi, compositore e regista del suono con John Cage/Fontana reMix: una delle più note partiture di Cage, Fontana mix, per nastro magnetico, realizzata a Milano, tra il ’58 e il ’59, andando in giro a registrare rumori di ogni tipo, poi  maniacalmente  e aleatoriamente  rimontandoli, guidato dal lancio delle monetine dell’I Ching, viene sovrapposta alla mappa della ‘Piazza Grande’ di Santarcangelo  e…(21.30, durata un quarto d’ora); altro progetto speciale sabato 21, architettato da Zapruder filmmakersgroup (così vicini –Roncofreddo-  così lontani): I topi lasciano la nave, un invito all’ascolto ( i topi hanno un udito finissimo…)e un inchino alla bellezza della sottrazione e del vuoto: Santarcangelo 12 ‘si congeda con questa immagine che nel suo compiersi si cancella’. E così faccio anch’io: ci si vede in giro, a Santarcangelo! Magari in biblioteca, drì e’ Cuméun, aperta tòtt i dé mattina e pomeriggio, orario raddoppiato( e poi hanno il coraggiaccio di parlar male del ‘pubblico impiego’!), con il suo strambalato archivio di più di quarant’anni del Festival del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna.

Info , programma e blog critico su/da  Santarcangelofestival.com