Incontro con Balletto civile

È del 1° settembre 2012 l’anteprima nazionale (con disparate repliche a seguire) di TROIAPARADISE al Magna Graecia - Teatro Festival Calabria diretto da Giorgio Albertazzi: nuovo spettacolo ideato da Michela Lucenti per il suo affollato ensemble di performer del Balletto Civile, coprodotto con l’associazione Scena Nuda di Reggio Calabria e la Fondazione Teatro Due di Parma. Produzione che giunge in coda

a un’estate fitta di lavoro e successi per il gruppo in oggetto, il quale aveva anticipato tale ricco periodo con un’importante serie antologica dei suoi più recenti lavori andata in scena lo scorso giugno al Teatro Elfo Puccini di Milano, sotto il titolo di “Corpo feroce”. Una rassegna in cui, per un paio di settimane, si è avuto modo di assistere in sequenza a un quartetto di messinscene diverse e tuttavia caratterizzate da comuni denominatori in grado di dare voce e plastica articolazione corporea a un discorso compatto, benché fervido di parecchie stratificazioni, sul senso e le possibilità di costruttiva azione da parte di una comunità di individui spersi nel mondo deidealizzato e povero di coesiva etica socio-politica qual è quello odierno. Di qui la parabola disperante – però sporca di tremori della mente e di vibrazioni di una psiche inarrendevole ai freddi utilitarismi della società – del WOYZECK “ricavato dal vuoto” dei nostri giorni e dal classico testo di Georg Büchner, tradotto da Alessandro Berti e reinventato in termini di scenica fisicità tra sincopanti azioni recitate e danzate, trafitte da squarci pregni di svariante onirismo alternativo alle rigidità sterili indotte dai rappresentanti dei poteri imperanti. Un’analoga tensione alternativa, di vivace contrapposizione, trapela poi dall’esplosione coreutica e generazionale dei trenta/quarantenni protagonisti di un inedito SACRO DELLA PRIMAVERA (tolto all’aura della matrice originale di Stravinskij) in cui si rivendica tutta la necessità espressiva di un’altra giovinezza, libera da schemi e condotte imposti o tramandati strumentalmente ai fini di mantenere un ordine che sia solo e soltanto quello costituito, quando la vita chiede piuttosto affrancata autenticità di espressione ed emancipante movimento inventivo che ne perpetui l’onda. Autenticità ed emancipazione denudate in modo inconsulto e fuori dai canoni nel monologo COL SOLE IN FRONTE, manifestazione agghiacciante di alienato solipsismo e violenta carica edonista da parte di un giovane rampollo del nostrano nord-est industriale che ciononostante si presenta e parla con brillantezza, scherza con impudenza su fatti drammatici, si dà al ballo e al canto, alla stregua di molti dei vari entertainer dell’etere in grado di attrarre le masse sull’enfasi del proprio simulacro di rassicurante baldanza. Mentre nell’AMORE SEGRETO DI OFELIA – dall’epistolario drammatico immaginato e scritto da Steven Berkoff – campeggiano la fragilità e il tenue vitalismo profondo dell’eroina shakespeariana e del suo “dolce” Amleto: creature di struggente verticalità interiore, sospese delicatamente a terra fra microfoni volanti tramite cui avviene lo scambio a distanza dell’abbraccio verbale di amorose lettere fantastiche, concatenandovi in mezzo degli intarsi coreografici dove far rifluire la danza delle reciproche tensioni verso l’altro. Alla fine soccomberanno sotto la volta immane del loro amore, troppo espansivo e totale perché le grette norme e le limitate categorie dell’agire politico intorno a essi (evocato nell’ombra e dai righi cupi dei versi) possano comprenderlo o contenerlo senza mutilarne fatalmente il travolgente empito, di cui gli stessi amanti – così conculcati – paiono invero non saperne governare la rivoluzionaria forza. Doveroso, a parer mio, soffermarsi a tratteggiare un quadro di massima inerente aspetti, temi e poetiche ravvisabili nell’arte di Michela Lucenti e dei suoi compagni, attraverso un complesso così unitario di opere come quelle appena viste: allo scopo, se non altro, di introdurre opportunamente il lettore all’articolata audio-intervista (di cui si può ascoltare l’Mp3 in calce a queste righe) che mi hanno concesso proprio nel bel mezzo della loro kermesse antologica presso il summenzionato teatro milanese, e che ora l’occasione dettata dal debutto di TROIAPARADISE rende senza meno attuale. Un incontro avvenuto in una maniera sostanzialmente anomala e segnato da un insieme di imprevisti preliminari (la Lucenti vittima di un furto, Maurizio Camilli alle prese con problemi tecnici tanto improvvisi quanto ineludibili), da cui ne è derivata una sequela di arrivi alla spicciolata dei diversi membri della compagine, in un qualche modo presi nella trama di tali complicazioni. Il colloquio, in ogni caso, non ne ha risentito in quanto ha piuttosto assunto un piglio informale e movimentato, volentieri scherzoso e simpatico tale da non rendere seriosi i vari argomenti affrontati, sebbene le risposte dimostrino consapevolezza, rigore e decisione rispetto ai motivi e alle sfide che questi implicano. Vale la pena ascoltare il prisma di voci che compongono la briosa comunità di giovani artisti qui presentata: non solo per scoprire i sorrisi e le risate che può schiudere la piccola sorpresa finale che descrive le reali modalità in cui è avvenuta la conversazione, ma al contempo per ribadire quanto sia necessaria la copartecipazione diversificata di molteplici personalità, esperienze e idee, affinché si doti il Divenire di una più ampia ricchezza di prospettive e di opzioni praticabili. Una prassi, cioè, di nomade e liberatoria pluralità a fronte delle invasive visuali a senso unico degli omologanti apparati di dominio e controllo che imprigionano il nostro oggi.

 

 

 

Clicca per ascoltare l'intervista

Foto Marco Caselli Nirmal

Links:
www.ballettocivile.org
www.compagniascenanuda.it
www.teatrodue.org
www.magnagreciateatrofestival.it







 

Email

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna