Hilda

Chi è Hilda? Un nome in scena… continuamente cercato, rincorso, desiderato. Hilda è capacità di donarsi completamente, capacità  che nessuno dei due personaggi ha. Hilda è l’anima buona, per questo non compare mai. Hilda è come Godot. Una borghese radical-chic è ossessionata da una donna che vuole assumere a tutti i costi come cameriera, Hilda, moglie di Frank. Il giovane proletario si reca a casa della donna

per trattare l’affare e resta imprigionato nelle maglie di un potere che sa solo soffocare, trasformare, corrompere tutto quello che tocca. Un re Mida alla rovescia. Frank perderà la moglie e la stima in se stesso. La ricca borghese, raggiungerà il suo scopo, ma a quale prezzo? Nessun prezzo nessuna reale trasformazione, crescita, la ricca donna è specchio di una borghesia fissa, immobile, sempre uguale a se stessa, persa nelle sue manie. In uno spazio scenico circoscritto, simile agli spazi ideati da Strehler  i due personaggi si sfidano, si attraggono, la casa del giovane proletario non a caso è immagine riflessa della casa della ricca borghese. Pochi oggetti di scena che, secondo la diversa funzione, si trasformano. Una sedia diventa: un divano, un letto, le sbarre di un carcere. Il testo basato su dialoghi grotteschi e ai limiti dell’assurdo, è accompagnato da una partitura musicale composta con piccoli oggetti ed eseguita dal vivo da una piccola cameriera dagli occhi sognanti, ben interpretata da Francesca Garolla. L’autrice Marie NDiaye è nata a Pithiviers in Francia il 4 giugno 1967 da padre senegalese e madre francese, vincitrice del prestigioso Premio Goncourt nel 2009, sceglie una lingua scenica ossessiva e ripetitiva, per raccontare una società arrogante, immobile, corrosa da uno sfrenato individualismo da un cieco narcisismo. L’autrice,  concentra l’attenzione sulle dinamiche di coppia, di società, per svelarne i giochi spesso cinici e impudenti. Il testo scorre in modo piacevole, diventando tuttavia prolisso e ripetitivo negli ultimi quadri, che richiedevano, probabilmente, qualche revisione. La messinscena, infatti,  è sempre una scrittura  su una scrittura, quella del regista, dello scenografo, dell’attore. Federica Fracassi nel ruolo della ricca borghese rende al massimo tutte le sfumature del personaggio, con mimica facciale, gesti ossessivi e toni di voce ben modulati, determina al meglio il ritmo e il senso del discorso scenico, accompagnata da un’ottima spalla, Alberto Astorri. Di fronte a un personaggio così isterico, che a tratti fa sorridere, a tratti indispone, che cosa resta da fare? (Piccolo consiglio di lettura) “Le serve” di Jean Genet, saprebbero molto bene, cosa fare.

HILDA
7 / 26 novembre 2012
Teatro i
Premio della Critica e Premio Ubu 2011 a Federica Fracassi come miglior attrice protagonista
foto Lorenza Daverio
di Marie NDiaye
traduzione di Giulia Serafini
regia Renzo Martinelli
con Alberto Astorri, Federica Fracassi e Francesca Garolla
in collaborazione con Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia e Institut Français Milano

 

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