L'insolita lezione del professor O.T.

Sui testi di Massimo Maraviglia non avevamo dubbi. Anche stavolta il viaggio attraverso le sue parole  diventa un percorso culturale e scenico avvincente. L’impressione che si ha davanti al suo spettacolo, L’INSOLITA LEZIONE DEL PROFESSORE O.T., in scena al Piccolo del Bellini di Napoli il 27 novembre, è quella di aprire un libro. Il tipo di scrittura, riportata in scena nella faticosa ed entusiasmante recitazione di Bruno Tràmice, ha una connotazione fortemente narrativa, più che drammaturgica,  e  regala agli spettatori l’impressione, soprattutto all’inizio, della lettura di un libro. Unico protagonista in scena, l’attore riesce ad interpretare contemporaneamente più personaggi, attraverso modulazione di voci, mai banalmente caricaturale.   Il professore O.T. sfoglia i suoi libri, e anche noi, dall’inizio alla fine dello spettacolo, sfogliamo le pagine di questa storia. Il suddetto professore piomba in un’aula e partendo dalle leggende, dicerie e fondamenti storici su Federico II arriva a Napoli. Ma se la sensazione iniziale è quella di racchiudere il tutto nella vicenda di un microcosmo famigliare, in realtà le tematiche trattate sono fortemente universali. Storia, filosofia, matematica ( basti pensare alla vita di Federico II descritta alla lavagna attraverso espressioni matematico- letterarie!)  diventano gli strumenti culturali per arrivare ad un punto. Nonostante questo testo ci fornisca una  molteplicità di informazioni, in realtà la sensazione principale è che il punto d’arrivo sia il dolore. Quella sensazione lacerante che non tocca solo la gente comune, ma anche i grandi personaggi storici e il mito. Di certo la connotazione umanistica è evidente, ma anche il pubblico non avvezzo a questi studi riesce a seguire appassionato  la vicenda. La bravura di Maraviglia sta in questo: spesso la sua analisi sull’uomo, che si scinde tra materialismo e la metafisica, tra la storia e il mito, non  si chiude nell’arido intellettualismo. Connotando la storia di una caratterizzazione partenopea contemporanea, porta tutti gli strati del pubblico ad estrapolare un insegnamento finale. Non pensate a banale volgarità dialettale o provincialismo campano. Quando la storia si evolve sul racconto della vita di due fratelli, divisi dalla morte di uno, per un errore camorristico, abbiamo storto il naso e pensato “non è che Maraviglia vuole presentarci la solita storia di teatro civile e di degrado?”. Ci siamo ricreduti subito. Quando il fratello rimasto in vita apre una botola di un basso e scende agli Inferi per parlare con il fratello morto, si apre un altro mondo, in tutti i sensi. Ed ecco che leggiamo tutta la mitologia sull’Ade, gli Inferi, i riferimenti danteschi, la cultura cristiana,  il tutto legato all’antropologia campana e meridionale e alle leggende della Napoli sotterranea. Persistente il filo sottile e lacerante del dolore. Una famiglia ricoperta dal dolore, un fratello che reagisce al dolore, un Federico II che porta l’amante al dolore e alla morte. Il binomio morte-dolore presuppone la rinascita. Quanto di elegante, sofisticato e  culturalmente elevato si potrebbe estrapolare da questo spettacolo! Per non parlare dell’ironia che smorza i toni, del rapporto meta teatrale del personaggio con il suo pubblico reale e immaginario, delle scelte registiche. Al centro della scena un cubo di legno che diventa cucina, ristorante, inferi. Una scenda dentro la scena con porte girevoli e specchi, con scelte luministiche talmente semplici quanto efficaci artisticamente ed emotivamente. Tornare a casa con delle riflessioni in mente è un grande regalo. E se il professore O.T. si chiamasse proprio Orfeo? Vi ricorda qualcosa?

La insolita lezione del professore O.T.
Piccolo del Bellini Napoli
27 novembre- 2 dicembre 2012
di Massimo Maraviglia
con Bruno Tramice
regia di Massimo Maraviglia
scene Armando Alovisi/costumi Alessandra Gaudioso/musiche originali Canio Fidanza/regista assistente e disegno luci Ettore Nigro/assistenza alla regia Lucia De Pascale/realizzazione scene Michele Bifari e Mauro Rea/fotografia Marco Maraviglia/grafica Marco Di Lorenzo


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