Maldamore

Immaginate una moglie (Veronica, Tosca d’Aquino) che, origliando per caso una conversazione confidenziale di suo marito (Marco, Ugo Dighero), scopre di essere stata tradita. E poi immaginate che il confidente in questione (Paolo, Stefano Pesce) risponda confessando di aver commesso anche lui una simile leggerezza, lasciandosi andare ad una relazione extra-coniugale. A questo punto sappiate che, ad ascoltare queste chiacchiere tra uomini, c’è anche l’altra donna ingannata (Sandra, Michela Andreozzi). Facile prevedere l’effetto devastante che le notizie hanno nella vita delle due coppie. Ma l’esplosione delle famiglie, che poi in realtà sono legate perché Veronica e Paolo sono fratelli, è solo il punto di partenza per un’analisi di frustrazioni ed aspettative, debolezze e complessità, che porta alla costruzione di quattro personaggi forti. Angelo Longoni, che oltre a curare la regia è l’autore del testo, delinea con precisione i caratteri che porta in scena, offrendo allo spettatore un quadro molto sfaccettato. “Maldamore”, che è stato in scena al Teatro Golden di Roma fino al 2 dicembre ed è ora in tournée,  racconta l’evolvere di questi matrimoni, attraverso peripezie e incomprensioni, tentativi di riconciliazione e richieste di perdono. Le due coppie si scompongono, per trovare nuove coalizioni in un fronte femminile contrapposto a quello maschile, con inevitabili effetti comici. L’intreccio tra i protagonisti evolve in modo inaspettato, grazie a numerosi colpi di scena che rendono la pièce estremamente godibile. Al successo dello spettacolo contribuisce la indiscutibile bravura degli interpreti, tutti perfettamente a proprio agio in personaggi che sembrano ricalcati sui loro stessi profili. Tuttavia, il maggior pregio credo sia da individuare in un testo asciutto, in cui il meccanismo del comico funziona grazie a dialoghi incisivi e ad un ritmo incalzante. La regia privilegia la divisione in scene, scandite dal buio in sala e dalla musica di Sergio Cammariere. Ne deriva una frammentazione in sketch, che però non danneggia lo spettacolo, ma anzi lo rende facilmente fruibile. Il pubblico, che nella particolare struttura del teatro Golden si trova disposto sui tre lati della scena e immerso in un gioco di specchi e di luci, ha un contatto diretto con i personaggi. Per quanto i volti degli attori, la sgranatura in scene e la scenografia sembrino presagirne un futuro televisivo o cinematografico, Maldamore è un esempio di teatro che sa adeguarsi ai nuovi tempi e ai nuovi linguaggi, raccogliendo un pubblico numeroso ed entusiasta (a Roma sono state aggiunte varie repliche a quelle previste). Ma nella sua modernità il testo non dimentica la tradizione, anche italiana, della letteratura teatrale, con cui l’autore sembra spesso dialogare. Nel momento in cui il triangolo borghese si allarga verso più ampie figure geometriche, si intravede forse qualche riferimento ad un comico classico, che dà forza a tutta la struttura.


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