Una proposta (in)credibile

Il vicecommissario dagli occhi cerulei, piuttosto glabro, occhialini sulla punta del naso, che d'ora in avanti chiameremo V. C., guarda fisso Daniele, con un cenno di appena celata intesa, dicendogli.
<<Ha capito bene la proposta del dottor Guadagnoli? Ci ha riflettuto sopra?>>.
Daniele annuisce col capo: è teso, un lieve pallore sull'ovale perfetto del viso, un appena percepibile tremolìo sul lato destro del labbro inferiore. Daniele è sui cinquanta, veste casual, appare sbadato, ma recepisce molto di quanto gli accade intorno, è come un felino, se gli interessa la preda è pronto al balzo, sennò se ne sta tra le sue, inoffensivo.
La sua preda migliore sono sempre stati gli spettatori, perché Daniele è un attore, un po' fuori dal giro del teatro di prosa, e un po' introdotto nel mondo delle fiction televisive, con qualche buona parte affidatagli, utile per tirare a campare dignitosamente.
Da giovane prometteva bene, quando il teatro era un'altra cosa da adesso, era una mission, una professione sacerdotale, e il suo primo Vescovo, duro, inflessibile ma anche innamorato degli artisti da lui ritenuti all'altezza, fu Giorgio Strehler. Il tempio fu il Piccolo di Milano. Via via col passare degli anni Daniele si mise nel mercato, ottenendo diverse scritture, facendosi notare per una sua singolare dote di transformista. Sapeva assumere indifferentemente parti maschili e femminili, di personaggi giovani e anziani, se non vecchi, svariava indifferentemente tra i vari registri, dal tragico al comico all'umoristico al surrealistico al grottesco, e così via. Un secolo fa lo si sarebbe definito un magnifico “promiscuo”! E sapeva anche recitare in italiano standard e in vari italiani regionali, prediligendo quello lombardo, naturalmente! In più non aveva difficoltà a praticare la pronuncia e la tonetica dialettali: milanese, veneto, napoletano, romanaccio.
Daniele aveva, ha, un forte limite caratteriale: la timidezza, che riusciva e riesce ancora a superare con una dose da cavallo di volitività. Tale limite gli ha sempre impedito di forzare le situazioni lavorative, di strappare contratti vantaggiosi, di ingraziarsi il tal regista o il tal direttore di teatro stabile, di avere rapporti omo con chi contava anche politicamente, di vincere il timore della coca e della sua dipendenza, per sniffarla nelle riunioni che contano, dove si decidono i destini di compagnie attori registi e maestranze varie.
Daniele disdegna di frequentare il suo giro professionale, raramente va alle prime dei colleghi, raramente frequenta salotti mondano-artistici e cerimonie pseudoculturali. Preferisce leggere, studiare, ha letto molto, un po' di tutto, ha una certa preparazione culturale che lo distingue da molti colleghi.
Daniele  frequenta i vecchi amici di un tempo: chi fa l'impiegato, chi il libero professionista, chi non fa niente che tanto campa uguale, chi fa il questurino... e proprio il questurino, che è nella segreteria del questore, una sera gli dice che cercano attori, nell'ufficio; e che al V. C. è stato demandato il compito di fare una selezione di nomi, a lui proposti attraverso la diretta e affidabile conoscenza dei suoi collaboratori. Cosicché l'amico di Daniele ha fatto il suo nome al V.C., che si è subito ricordato di lui, avendolo visto in una fiction di cui era divoratore insaziabile, sbracato sul divano del soggiorno di casa, avido di distrazioni leggére: basta che non siano fiction poliziesche o robba del genere, ché ne aveva piene le palle.
Il V. C. sfoglia un incartamento, illuminato da una lampada verde, mentre dalla finestra del suo ufficio una matassa di nubi grigioroseesulfuree fa cangiare agli ultimi raggi del sole le più svariate e multicolori tonalità, sembra una luce catastrofica che strozza il giorno che sta morendo.
Il V. C. guarda fisso di nuovo Daniele, e spinge con un che di familiarità la sua calata campana:
<<Il vostro curriculùm professionale, che esaminai assai attentamente, sottoponendolo anche al questore Guadagnoli, ci soddisfa molto. Le vostre capacità di novello Fregoli servono al caso nostro. Ora le devo scpiegare di che si tratta, insomma, qual è il nostro progetto, diciamo, scperimentale.>>.
Daniele lo guarda in silenzio, intuisce che è un momento chiave, non fa trapelare nulla, respira a fondo, si concentra col pensiero, come sulla scena, sulle proprie terga, nel loro centro.
<<Dunque, vi prego innanzi tutto di non far trapelare nulla all'esterno del nostro colloquio, chiaro? E' un fatto di... di coscienza civica, capito? Avendo voi dato l'assenso al vostro amico, mio collega,  nonché mio sottoposcto, di presentare il vostro curriculùm con firma autografa, sarete tra l'altro per molti mesi sottoposcto alla intercettazione delle vostre telefonate: è un semplice controllo, una garanzia che voi non diciate nulla a nessuno di questa cosa, capito?>>.
Daniele annuisce, senza far trapelare nervosismo alcuno, sa di non aver nulla da perdere, sa che rispetterà la richiesta di assoluta riservatezza.
<<A proposito di intercettazioni, voi sapete che 'scti cazzo di politici se ne inventano sempre una:  ci saranno restriziòòòni sui fondi destinati alle intercettaziòòòni. Questa nuova situazione ci costringe a inventarci nuove forme indagatorie, ma non è finita: i nostri collaboratori esterni chiedono denaro, denaro, denaro a palate, e agli Interni stanno raschiando il barile: bambole, non c'è una lira! Come direste voi, nel vostro gergo! Inoltre, i nostri infiltrati, essendoci poco ricambio, rischiano assai di essere alla fine riconosciuti da chi delinque; eppoi la criminalità è assai diversificata: orientali, slavi, cinesi, spacciatori di tutte 'e razze, magnaccia, sfruttatori, collaboratori di mafiosi, imprenditori del crimine, eccetera, eccetera! Un campionario da mettere in mosctra, eh!?
Insomma, venendo al punto, il questore vuol formare una squadra di attori che collaborino con noi, capaci di recitare 'na quasiasi parte! Di infiltrarsi con estrema credibilità tra le maje della criminalità, in modo tale da non desctare alcun sospetto! Di interloquire efficacemente con un delinquente, diventare suo amico, per prendere conoscienza di fatti e misfatti. La squadra sarà diretta da un nostro dirigente, pronto ad intervenire in quasiasi situazione di pericolo, anche con le armi se occorre. Mi seguite?!>>.
Daniele lo guarda, sta raccogliendo le idee, è molto sorpreso, gli sfuggono i contorni di una simile impresa.
<<Ovviamente è un progetto scperimetale, come vi ho detto prima, può funziona', comme no! In questo caso, si chiudono baracca e burattini, senza offesa per voi attori! Ma se funzionasse, voi avreste un obbligo contrattuale, almeno di tre anni di collaborazione: dovreste uscire dal giro dello spettacolo, dimenticarlo: vi inventereste delle scuse plausibili, cambierescte residenza: insomma, sarebbe una vita nuova. Capite?>>.
<<Capisco, certo, una vita nuova...>> fa Daniele <<ma...>>, e qui il V. C. lo interrompe:
<<Volete sapere del compenso, vero? Giusto, assolutamente, giusto, è un compito delicato, e non lo neghiamo, non privo di rischi! Nei primi sei mesi, diciamo di prova, è previsto un compenso di circa 50.000 euro netti! Non è poco, mi creda!>>.
<<No, non è poco, certamente>> fa Daniele, che dà un impercettibile colpo di tosse.
<<Che mi dite?>> fa il V. C., <<che ve ne pare? Vi prego di essere sincero...>>.
Passa qualche secondo, Daniele è confuso ma non lo fa trapelare, si limita a dire:
<<Sinceramente non mi aspettavo una simile proposta... Ci devo pensare... ci devo riflettere...>>.
<<Ma cierto>> fa il V. C. <<e a tal fine vi consegno un dossier riservatissimo, con tutti i dettagli dell'operazione; ve lo studierete, e poi, nel caso siate aperti alla proposcta, avrete un colloquio definitivo col dottor Guadagnoli. D'accordo?>>. Il V. C. porge  il fascicolo e la mano destra a Daniele.

Daniele è di fronte al questore, il dottor Guadagnoli: persona naturaliter austera, elegante, dal portamento fine, di una certa età, sguardo indagatore ma profondo, poche decise parole ma per lui del tutto appropriate.
Daniele è assolutamente concentrato, profondamente attento a parlare e a muoversi.
Fra i due si snoda il seguente dialogo:
Guadagnoli  Se lei è qui, vuol dire che ha deciso!?
Daniele   Non del tutto, signor questore, perché le devo fare un'ultima domanda.
Guadagnoli   Lei può immaginare che anche una minima esitazione deporrebbe a suo sfavore?
Daniele   Mi rendo perfettamente conto, signor questore, ma io sto ipotecando il mio futuro!
Guadagnoli   In che senso?
Daniele   Io vorrei sapere se, poniamo fra tre anni, potrò riprendere la mia professione di attore.
Guadagnoli   Lei si preoccupa del futuro, che nessuno di noi due può conoscere; si occupi del presente, si chieda se val la pena di vivere ciò che le offre il presente.
Daniele   Cioè se val la pena seguire, mi scusi, la sua “sperimentazione”?
Guadagnoli   Mi assumo ogni rischio che essa comporta, essendo certo di lavorare per il bene della nostra convivenza, credo fermamente nel bene comune, in una società in cui il male non trionfi.
Daniele   E vorrebbe che noi attori, componenti della sua squadra, partecipassimo a questo suo ideale “rischioso”, con la concreta possibilità di dover poi rinunciare a noi stessi?
Guadagnoli   Perché lei, come attore-attore, pensa di essere davvero soddisfatto, gratificato? Dal rapporto che ho avuto non mi pare che la sua carriera ora sia così sfolgorante: ho visto i suoi contratti poco remunerativi, le sue presenze televisive ridotte al contagoccie, la sua, come si dice oggi, visibilità, non così brillante.
Daniele   Non mi riferisco al successo, ma all'identità costruita in 25 anni di lavoro.
Guadagnoli   Mi pare che lei intenda un'identità lavorativa, professionale... e quella personale? Non mi dica che gli spettatori, il pubblico, la massa contribuiscano a che lei si costruisca una sua identità personale! Questo, mi permetta, è narcisismo, è gratificazione puramente psicologica.

Daniele vorrebbe alzarsi, prendere una boccata d'aria alla finestra, ma resta lì inchiodato alla sedia, si sente come denudato.

Daniele  Ma io non faccio l'attore, sono un attore.
Guadagnoli   Per noi è un gran bel trasformista e può servire benissimo al nostro progetto: le sue metamorfosi sono plastiche, adattabili a qualsiasi circostanza, pronte a qualsiasi evenienza. Lei può essere davvero utile alla società.
Daniele   Ma io mi sento utile anche al mio pubblico: posso fargli provare delle emozioni, dei pensieri, come minimo fargli passare qualche attimo di sano svago.

Guadagnoli si stacca dallo schienale della sua alta sedia-poltrona, lascia squillare il telefono, è in una penombra densa, e in piedi, aperti i palmi delle mani, scandendo quasi le parole:

Guadagnoli   Lei con noi può fare molto di più, può vedere frutti più consistenti e tangibili del suo lavoro, e soprattutto può, in un certo modo, continuare proprio ad essere un attore, più che a farlo, ci pensi bene! Essere attore e dare un aiuto vero, verificabile, alla società, dimostrando un alto valore civile!
Daniele   Sono confuso, lei mi confonde, lei forse ha ragione, e so che devo decidermi al più presto. Apprezzo le sue parole, ma temo che...
Guadagnoli   Teme che?...
Daniele   Temo che il suo idealismo non corrisponderà ai fatti.
Guadagnoli    O teme piuttosto che un qualche incidente o accidente...

Guadagnoli fa un segno di croce con l'indice e il medio della mano destra.

Daniele   Non credo che me ne dovrei vergognare!
Guadagnoli   Mi scusi se rido... vorrà dire che è morto da eroe, adempiendo al suo dovere fino in fondo!
Daniele   Lei parla di dovere, di eroismo, di bene comune, di senso civico... Ma io devo essere sincero fino in fondo... perché... vede, anch'io tramite il mio amico ho preso informazioni sul suo conto... lei non è del tutto credibile, e glielo posso dimostrare!
Guadagnoli   Me l'aspettavo, sa?, che venisse fuori con queste parole: ma lo sa che noi lavoriamo tra le fiamme dell'inferno, e ne veniamo inevitabilmente lambiti? No, no, ma che ne può sapere lei!?

Guadagnoli si asciuga la fronte appena imperlata, appena translucida, con un fazzoletto di carta che appallottola e getta, didascalicamente, con mano ferma e sicura al centro del cestino.

Guadagnoli   Conta andare al centro, colpire il bersaglio, questo conta, signor “attore”, al di là del nostro individualismo.
Daniele   Anch'io ho un mio centro da raggiungere, solo che le circostanze, il contesto di vita, i non valori di oggi...
Guadagnoli    Le impediscono di raggiungerlo, sporcano la sua identità più vera! E sente che non vive più davvero per essere un gran bravo ri-co-no-sciu-to attore!
Daniele   Diciamo che ora faccio l'attore per vivere. O forse sopravvivere. Vorrei farlo per dare più senso alla mia vita, tutto qui. Vorrei capire cos'è il teatro in me, non cosa sono io nel teatro! Non potrebbe essere questa una ragione di vita? Così forte da superare ogni ostacolo contingente? Così illuminante e decisivo per scoprire cos'è la vita in me? E trasmettere energie vitali agli altri?

Daniele capisce che è il momento per doversene andare, si alza, guarda intensamente Guadagnoli, sente di doverlo comunque stimare, e forse conoscere meglio.

Guadagnoli   Allora resta un punto solo su cui convergere! Cosa intende per “vivere”, una volta che si sopravvive! Siamo ancora alla pari, posso vincere io e convincerla a far parte del mio incredibile progetto; può lei convincere me delle sue buone ragioni per rifiutare la mia proposta, e inseguire la sua vera identità personale... prendiamoci ancora un po' di tempo per riflettere, e per decidere, e in ogni caso ci lasceremo, chissà, da buoni amici.

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