Repertorio: cosa buona e giusta?

Scritto da Valentina Gamna.

Uno spettacolo di repertorio è uno spettacolo che viene ripreso negli anni in modo sempre più o meno uguale a se stesso, è uno spettacolo che ha avuto fortuna di critica e di pubblico, è uno spettacolo che ce l’ha fatta, che ha sfondato. Talvolta, però, il meccanismo del repertorio può soffocare la scintilla teatrale dell’ “hic et nunc”, del “ora o mai più”, scintilla vitale, indispensabile per una rappresentazione autentica. La parola repertorio possiede una fastidiosa assonanza con “ripetere”, pertanto uno spettacolo di repertorio rischia di assomigliare a uno spettacolo ripetuto, come un cubo di Rubik risolto con fatica la prima volta e poi meccanicamente eseguito. Anche il cubo di Rubik, ripetuto meccanicamente, diventa noioso. Ma il Teatro non è un cubo di Rubik, il Teatro meccanicamente ripetuto non sarà solo noioso, sarà anche morto. Meglio, come dice quel genio di Peter Brook, sarà un teatro mortale. Non confondiamo però il repertorio con la morte, col cubo di Rubik o con la sterile ripetizione, cerchiamo di non condannarlo a priori, proviamo a far sì che il sistema teatrale italiano possa basarsi anche su una serie di spettacoli meritevoli rappresentati negli anni, nel mondo. Certo, la scintilla vitale del “ora o mai più” regala parecchie emozioni, ma sarebbe altrettanto emozionante rappresentare il proprio spettacolo “ora, ma anche domani e magari anche l’anno prossimo”. Per ipotesi mi metto nei panni dell’autore teatrale contemporaneo: preferirei che il mio testo venisse rappresentato con successo al Festival Tal dei Tali la sera del x/y/zzzz e poi chissà forse qualcosa ne viene fuori, oppure che venisse rappresentato al Festival Tal dei Tali, Tal dei Pali, Tal dei Sali per x y z anni? Domanda difficile, davvero. Sì, perché- squilli di tromba e rulli di tamburi- anche il contemporaneo può diventare repertorio. Caos, spettacolo cult di Quelli di Grock, ha 24 anni, è andato in scena in Italia e all’estero 1300 volte e tornerà a spruzzare d’acqua il palco del Teatro Leonardo di Milano dall’8 al 20 gennaio. Caos non è stato scritto da Carlo Goldoni né da William Shakespeare, ma da Valeria Cavalli e Claudio Intropido quand’erano poco più che ventenni e da attori poco più che ventenni è formato il cast totalmente rinnovato di quest’anno. Repertorio, dunque, ma con giovinezza. Questa credo che debba essere la linea guida del sistema produttivo teatrale italiano, copiando il modello vincente di paesi come Germania, Inghilterra, Stati Uniti d’America. Giovinezza può voler dire affiancare in cartellone a ogni spettacolo collaudato e atteso almeno due novità giovani per drammaturgia, regia, interpretazione; oppure lasciare che le nuove leve si inseriscano all’interno di uno spettacolo atteso e collaudato, come nel caso di Quelli di Grock. Uno spettacolo di repertorio è cosa buona e giusta solo se guarda al presente con lucidità e freschezza, creando un dialogo autentico con il pubblico di oggi e permettendo ai propri fratelli minori di diventare anch’essi un giorno, per merito e per fatica, spettacoli collaudati e attesi, spettacoli che ce l’hanno fatta, spettacoli di repertorio.

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