Canta o sparo

Dopo aver assistito ad alcune messe in scena di  testi santanelliani, soprattutto alla fine del lungo 2012, abbiamo voluto  iniziare anche questo 2013 napoletano con un testo di Manlio Santanelli. CANTA O SPARO, questo il titolo, per la regia di Fabio Cocifoglia. Partiamo proprio dalla regia  e dall’allestimento scenico, prima di arrivare ai  meritati complimenti agli attori, Antonella Morea, Roberto Azzurro, Yacoubou Ibrahim. Il titolo ci “minaccia”, perché questo sembra a prima vista, ma in realtà si tratta di una minaccia dolce-amara. Una scena a stelle e strisce, nel vero senso della parola, vista l’ambientazione fortemente americana che straripa di stelle e di strisce, fino a diventare kitsch, ridicola, irreale. La scenografia segue i colori della bandiera americana, con gigantografie di dollari e poster che riproducono il volto del protagonista, nello stile delle campagne elettorali made in USA; un juke-box colorato diventa complemento d’arredo e protagonista accanto agli attori. Il protagonista “umano” è invece  Mister Pitt, italo-americano di seconda generazione, o meglio, napo-americano, perché detto così in effetti è tutta un’altra storia. Bloccato su una sedia a rotelle per un agguato in un teatro, viene descritto come un boss ricchissimo e malconcio. La storia si evolve entro quattro mura. Qualche sparo e una torta-bomba richiamano il mondo esterno. Ma davvero quest’ultimo esiste? Forse il protagonista non è davvero malato? È tutta una farsa questa storia? Mister Pitt recita il suo malessere? Felicella, infermiera napoletana verace, cura le sue malattie intonando canzoni e guadagnando migliaia di dollari. In realtà questa trascrizione della trama sembrerebbe ridurre fortemente i piani intrinseci del lavoro di Santanelli, che di solito sono molteplici e profondi. Il testo appare permeato da un’ironia amara molto più accentuata del solito, come molto più accentuata è la comicità che viene  fornita  a grosse dosi al pubblico. I colori sgargianti, le luci, le musiche, tutto sembra grossolanamente “big”, per utilizzare il mistilinguismo santanelliano, ovviamente ridicolizzato dalla pronuncia dei personaggi: dall’inglese napoletanizzato al francese di influsso partenopeo ( ricordiamo la battuta di Gedeon, tuttofare di colore di mister Pitt: “Maronn  do Camerùn!!” , trasposizione africana della più comune esclamazione napoletana “Maron ro’ Carmine”.
Dietro l’apparenza scenica da “cafè chantant” di inizio ‘900, ci si chiede   “ma si può davvero comprare la felicità”? Qui la felicità è legata ai sentimenti: non si parla banalmente di amore ma di legami profondi  che fissano le loro radici nei ricordi, nei legami familiari, nel rapporto con la propria terra di origine. Se Mister Pitt si risana fisicamente e soprattutto psicologicamente al canto delle canzoni napoletane intonate dall’ottima attrice e sorprendentemente ottima cantante Antonella Morea ( peraltro la Morea domina dall’inizio alla fine il palscoscenico!), l’infermiera Felicella ritorna invece sui suoi passi e decide di tornare in Europa. La minaccia “canta o sparo!” non serve più. L’America diventa simbolo di una terra promessa, di una felicità a cui aspiriamo, di una ricchezza materiale che ogni volta che raggiungiamo, ci fa tornare inevitabilmente indietro verso ciò che è davvero prezioso. Gli attori Roberto Azzurro e Antonella Morea dimostrano grande esperienza e un perfetto affiatamento scenico, attraverso la regia di Cocifoglia che incastra perfettamente i tempi recitativi senza smorzare neanche per un secondo l’attenzione del pubblico. Ancora una volta uno spettacolo adatto a tutti ma l’importante compito di ogni spettatore è cogliere le piccole sfumature profonde che ci regala ogni volta Manlio Santanelli.

Piccolo del Teatro Bellini Napoli
11-20 gennaio 2013
Le Pecore nere e Positano Teatro Festival
presentano
CANTA O SPARO
di Manlio Santanelli
con
Antonella Morea, Roberto Azzurro, Yacoubou Ibrahim
regia
Fabio Cocifoglia
elaborazioni musicali a cura di Paolo Coletta

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