• Home
  • Risorse
  • Recensioni

Recensioni

Drammaturgia contemporanea in scena                                                             

Cerca una recensione

Antigone

È, questa interessante drammaturgia, un attraversare il confuso e tempestoso mare della contemporaneità, non per niente definita liquida da Zygmunt Bauman, sostenuti e quasi protetti dal vascello di uno dei più classici testi dell'antichità classica, quell'Antigone sofoclea che costruita sul sottile discrimine tra individualità e legge costituisce, attraverso i tanti secoli che ha transitato, una vera e propria miniera di suggestioni ed interpretazioni. Se di quel vascello mantiene fedeltà alla struttura narrativa, il lavoro dei drammaturghi produce una destrutturante revisione incistando e travestendo quel testo con i segni della nostra modernità, evidente ma insieme oscura, che proprio attraverso quel lavoro di smontaggio/montaggio assume nella profonda fedeltà e sincerità, come ha intuito Edoardo Sanguineti, rinnovati significati e rinnovata luminosità. Lo spettacolo può così accostarsi e scivolare prossimo ad alcuni tra i temi più significativi della società italiana, dalla violenza sulle donne alle migrazioni, dal modello Riace alle morti di stato, temi che nello schema etico ed estetico della tragedia di Sofocle trovano appunto una misura di paragone, un riferimento ed un giudizio soggettivo e

Email

Cucù

“L’Amore è come la casa, come il pane: non se ne può fare a meno, ci tocca di diritto”. Su questa frase si sviluppa, si incentra la breve ed intensa pièce “Cucù”, scritta e diretta da Francesco Romengo, prodotta da Officina Tea(l)tro di Palermo e messa in scena a Catania, nella sala del Teatro L’Istrione, diretto da Valerio Santi, all’interno della stagione di prosa “Così è se vi pare”. Il lavoro, premio miglior regia al Festival Teatri Riflessi nel 2015 e al Festival Nazionale di Teatro Città di Leonforte nel 2016, è interpretato da Nicola Notaro e Gabriele Zummo. Su una scenografia povera, ma d'effetto (una lampada, un’edicola votiva, l’insegna del negozio, un ring segnato di bianco che stabilisce lo spazio) e che contribuisce a raccontare l’esistenza dei due personaggi all’interno di una bottega - una “putia” di orologi - si muovono - in stretta simbiosi - Peppino, nevrotico e balbettante orologiaio e Nicola, garzone di bottega, vedovo e squattrinato, ma più propositivo ed aperto alla speranza ed

Email

Ragazzi di vita

Emanuele Trevi, drammaturgo, e Massimo Popolizio, regista, si incamminano per vie e viuzze delle borgate di una Roma che non esiste più, una Roma tragica e sofferente, infelice forse come l'attuale travolta da un insolito destino, ma di una infelicità diversa, la Roma che Pier Paolo Pasolini nel suo primo romanzo rappresentava con ferocia ma anche con affetto, un malinconico affetto che vedeva persistere in quella umanità giovane e vitale una ingenuità quasi bontempelliana, una ingenuità smascherante e sincera ma intrisa già dei segni della sua dispersione e disperazione nella modernità nascente. Erano e sono, quelle di Riccetto, Agnolo, il Begalone, Alvaro e tutti gli altri, i grumi di sangue e vita nascosti dietro le maschere che si facevano benevole in una Roma ufficiale,

Email

Ottocento

Se il novecento è il secolo breve, questo Ottocento firmato da Elena Bucci e Marco Sgrosso, potrebbe essere definito il secolo della grande letteratura, dei grandi personaggi e delle grandi tragiche figure femminili nate dalle penne degli autori francesi, russi, inglesi e americani. Come si accenna in alcune battute dello spettacolo è anche il secolo dei fermenti ideali e rivuluzionari e delle prime battaglie civili, dell'arte figurativa che prende strade diverse, dopo l'invenzione della fotografia, da quella di  ritrattistica della natura, il secolo della rivoluzione industriale e delle ingiustizie sociali, il secolo della crisi delle monarchie. Ma il notevole lavoro di scrittura scenica di Bucci e Sgrosso s'incentra, in questo spettacolo, soprattutto sui grandi romanzi e il teatro dell'ottocento, immaginando una coppia che esplora le stanze di un vecchio palazzo incontrando gli spiriti dei personaggi di Ibsen, Dumas figlio, Cechov, Tolstoj, Bronte, Mann e Dostoewskj, i versi di Emily Dickinson e Charles Baudelaire, le atmosfere dei racconti gotici di Poe e Mary Shelley. I due attori rivivono in scena quei grandi romanzi, i racconti e i personaggi, raccontandoli con maestrìa o interpretandone drammaticamente alcune scene, con un sottofondo musicale molto discreto e con una sobria drammaturgia di luci ed immagini proiettate sul fondoscena. Il viaggio fantastico in quel mondo lontano, ma con tanti echi che giungono al presente, non solo per il posto che almeno alcune di queste opere occupano nella vita di ciascuno di noi, è intenso ed avvolgente, suggestivo e in alcuni momenti coinvolgente. Forse lo spettacolo potrebbe anche essere più potente se le musiche non fossero solo il tappeto per il recitato ma, a tratti, ne prendessero il posto e se venissero utilizzate maggiormente le immagini sullo sfondo. In conclusione, molti applausi per due grandi attori al servizio della grande letteratura dell'ottocento.

CTB Centro Teatrale Bresciano
collaborazione artistica Le Belle Bandiere
OTTOCENTO
progetto, elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso
interpretazione Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia Elena Bucci, con la collaborazione di Marco Sgrosso
disegno luci Loredana Oddone
drammaturgia e cura del suono Raffaele Bassetti
spazio scenico Elena Bucci
macchinismo Carlo Colucci
assistente all'allestimento Nicoletta Fabbri
collaborazione ai costumi Marta Benini
realizzazione Manuela Monti
foto di scena Umberto Favretto

Email

Faustbuch

Faust e l'immortalità, ovvero il mito della giovinezza e del successo in una epoca in cui il successo e l'immortalità sono un passaggio televisivo che ti renda famoso, il più famoso del mondo, per i prossimi quindici minuti, come diceva Andy Warhol. Enrico Casale dunque utilizza il mito di Faust e scomoda Marlowe, prima di Goehte, per rappresentare una contemporaneità miope, dalla vista corta e dagli orizzonti asfittici che sforna i talenti (quelli mentali e quelli monetari) in ripetuti e ripetitivi freak show che coltivano il nulla per alimentare un nulla senza qualità. Fausto/Faust è un uomo ossessionato, schiavo di paure e pulsioni figlie del desiderio di successo, un successo scambiato per un paradiso e che lo condurrà inevitabilmente all'inferno. Ma, come dice Mefistofele l'inferno è qui, in un mondo divenuto un immenso mercato, dove si vende l'anima della propria essenziale identità per le maschere fasulle di ruoli proposti e imposti da imbonitori all'apparenza onnipotenti. Dietro un

Email

Chi vive giace

Roberto Alajmo è un scrittore siciliano che qualcuno definirebbe “adulto”, ovvero uno di quei narratori che, pur avendo studiato, compreso a fondo e fatta propria la lezione dei grandi letterati, scrittori e drammaturghi della nostra isola dei secoli scorsi, non la ripete e crede che non esistano (che non esistano più o forse che non siano mai esistite) “sicilitudini” “lucielutti”, “corde pazze”, irredimibilità, impronte caratteriali e/o antropologiche definite e indelebili, ombre che provengano dal mondo arabo o dal mondo greco addirittura… et quod vides perisse, perditum ducas… Ecco, magari su queste cose ci si può ancora trastullare in qualche conferenza di provincia, ci si può scrivere qualche libro, l’ennesimo, ma avrà un sapore stantio e difficilmente dirà cose attuali e davvero necessarie. Perché questa premessa? Perché solo uno scrittore così potrebbe aver scritto un testo come “Chi vive giace” ovvero un testo in cui, con leggerezza persino svagata, con ironia e intelligenza dissimulata e

Email